Dove mi sono interrotto?

A volte, qualcuno mi domanda

 

 

Ma dove prendi spunto per gli articoli?

Oggi ho deciso di rispondere a questa domanda.

Per farlo, ho scelto di condividere con voi questa scena del film Amadeus, dove Wolfgang Amadeus Mozart sul letto di morte detta ad uno stupito Antonio Salieri una parte della sua ultima opera, partendo dal punto in cui il genio della musica si è interrotto: il famoso Requiem
Come Salieri, qualcuno potrebbe rimanere sorpreso per come lo faccio. Non mi paragono certo al genio della musica ma, come Mozart in questa scena, molte parole mi vengono quasi istintive. Impossibile, quindi, riprendere un discorso interrotto tempo prima: tutto apparirebbe artificiale.

Se la musica si basa su sette elementi di base (le note), la scrittura ne ha ventuno: le lettere dell’alfabeto. Tramite ventuno lettere, possiamo comporre tutto ciò che vogliamo. Di certo, abbiamo un limite posto da due vocabolari. Il primo è il dizionario che tutti conosciamo: a meno che non vogliate creare una sorta di neolingua come fece Orwell in 1984, dovete fare affidamento su quello.

Il secondo vocabolario è quello personale: non potete conoscere tutte le parole esistenti nella lingua italiana, perciò dovete arrabattarvi con quelle che conoscete. I luoghi (se vogliamo chiamarli così) dove conoscere nuove parole sono molteplici:

  1. I dialoghi con una persona
  2. Un libro
  3. In qualche caso, anche la televisione

Ci sono, poi, delle regole da seguire. In musica non saprei se è possibile trasgredirle. In scrittura è relativamente semplice. Una volta capito da dove partire, potete fare una variazione sul tema come meglio credete. Il vostro scritto è il vostro percorso: nessuno deve dirvi da dove partire.

Il resto è tutto istinto: è quello che Mozart paragona al fuoco in questa scena.

Non sorprendetevi, quindi, se non mi vedrete mai prevedere scalette o scrivere brutte copie: per me la scrittura è così.