Per la vittoria non basta il talento….

Una vittoria di Pietro Mennea
Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita

La passione per i mass-media, la comunicazione e lo sport (da spettatore) mi hanno portato a vedere gli sportivi come dei superuomini: persone che inseguono la vittoria riuscendo ad andare avanti (nello sport come nella vita) nonostante tutto. Purtroppo, le varie vicende di doping degli ultimi anni hanno incrinato questa mia visione: ci sono persone che barano.

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Non sono le grandi promesse ma le piccole attenzioni…

Grandi Promesse Piccole Attenzioni
Non sono le grandi promesse ma le piccole attenzioni che ti fanno capire di poter contare su una persona

Non ho scuse: un piccolo incidente di percorso mi ha obbligato a cambiare l’immagine di questa sera all’ultimo momento, anche se era tra le mie promesse. Comunque, la frase è la stessa, ed è ciò che conta:

Non sono le grandi promesse ma le piccole attenzioni che ti fanno capire di poter contare su una persona

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Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai…

Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme.
Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme.

 

Amo Charles Bukowski ed ho  sempre amato questa sua  frase:

Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme.

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Chi vuole il cambiamento? Chi vuole cambiare?

CambiareCambiamento
Chi vuole il cambiamento? Chi vuole cambiare?

Non siamo in campagna elettorale: perché parlare di una vignetta satirica in cui un candidato a chissà quale carica chiede ai suoi sostenitori

Chi vuole il cambiamento?

Ricevendo una generale alzata di mano, il candidato prosegue chiedendo

Chi vuole cambiare?

Gli occhi bassi dei personaggi fanno ben capire come siano demoralizzati dalla proposta.

Cambiare è difficile:

  • Fino a quando è un semplice proposito, siamo ben proposti a farlo
  • Quando passiamo dalle parole ai fatti, dipende quasi esclusivamente dalla nostra forza di volontà

Qualcuno può obiettare che ci sono molti fattori esterni che ci possono ostacolare: non posso negarlo, anche perchè ci sono cascato anch’io molte volte. Accetto anche l’obiezione che – a volte – ci sentiamo soli contro tutti: sono caduto personalmente in questo tranello infinite volte in passato.

Molto dipende dalla forza di volontà: più forza di volontà abbiamo dentro di noi, più è probabile che riusciremo a cambiare. Trovare un alleato o un’alleata che ci aiuti nel nostro obiettivo è un buon carburante e un vaccino contro chi vuole solo succhiarci le energie per costringerci a desistere.

Anche questo, credetemi, lo so per esperienza….

 

 

Almeno una volta ogni tanto, anziché la cosa giusta, bisognerebbe fare la cosa che rende felici

CosaGiustaRendeFelici

 

Ho già parlato del concetto di felicità in questo blog in almeno tre occasioni:

Lo faccio spesso perché il concetto di felicità  è diverso da persona a persona. Il paradosso della società moderna è ben riassunto dalla frase di oggi:

Perché almeno una volta ogni tanto, anziché la cosa giusta, bisognerebbe fare la cosa che rende felici

La cosa giusta è decisa dalla società, la cosa che rende felici è decisa da noi: le due cose possono non coincidere. Per farvi un  esempio, mi vengono in mente le adozioni gay:

  • La società vorrebbe che un bambino crescesse con un padre ed una madre: questa è la cosa giusta
  • Una coppia omosessuale vorrebbe adottare un bambino: questa è la cosa che rende felici

Notate anche voi la differenza dei concetti, vero?

Ammetto di riuscire a trovare dei momenti di felicità quasi ogni giorno, ma non ho ancora trovato il modo di essere felice tutto il giorno. Forse perché non ho ancora trovato la cosa che rende definitivamente felice, sentendo di più la necessità sociale di fare la cosa giusta.

Spero, un giorno, di riuscire ad invertire questa mia tendenza.

 

 

Sono quel genere di amico…

AmicoNascondiCadavere

Questa frase mi è stata spedita oggi via whatsapp da un collega: anche lavorando otto ore al giorno, riusciamo a trovare dei momenti ludici.  Peccato non conoscere l’autore di questa frase, i toni usati mi ricordano la pagina Io ti maledico

Sono quel genere di amico che ti aiuterebbe a nascondere un cadavere,ma se mi tradisci ricorda: io so come nascondere un cadavere

Fughiamo subito i dubbi: non so nascondere un cadavere! Ammettendo che lo sappia fare, avrei davanti due scelte:

  1. Aiutare l’amico, con il rischio di essere accusato di concorso in occultamento di cadavere
  2. Non aiutare l’amico a nascondere il cadavere, uscendone pulito a livello giudiziario

Tralasciando i reati, però, io mi sento quel genere di amico: il rimorso di coscienza per non aver aiutato l’amico sarebbe più forte della paura di essere condannato .

In cambio chiedo solo un po’ di amicizia. Questa mia richiesta è stata raramente presa in considerazione. Spesso mi sono trovato nella situazione in cui si faceva solo ciò che voleva l’amico, mai quello che volevo io,obiettando vari tipi di scuse. La mia psicanalista ha elencato varie ipotesi:

  • Potrei aver confuso semplice conoscenze per amicizie
  • Potrei non essere stato abbastanza convincente
  • Potrei avere usato un tono sgarbato

Può essere tutto questo…e anche altro: non dico di aver sempre ragione io, anzi. Una cosa che mi dispiace è che raramente (per educazione o antipatia…chi lo sa?) la gente non mi ha mai parlato come un amico fraterno, ma come un padrone dei miei pensieri.

 

 

Non puoi sapere dove vai, se non sai da dove vieni

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Non sorprendetevi se vedete un’immagine così povera per una frase così bella. Non trovando lo spezzone del film che mi interessava su youtube:

  1. Ho dovuto arrangiarmi 
  2. Non sono molto bravo con la grafica
  3. Apprezzo la semplicità
  4. Mi ha permesso di ricordarvi l’indirizzo del mio blog
  5. Consolata dovrebbe aiutarmi a trovare un logo per la mia immagine

Mentre Alex Hitch Hitchens/Will Smith corteggia Sarah Melas/Eva Mendes portandola ad Ellis Island, i due parlano del proprio passato. Come tutti gli americani, i due hanno un antenato che è giunto nel Nuovo Mondo come immigrato.  Hitch è riuscito a trovare la firma di arrivo dell’antenato di Eva su un registro. Pochi attimi prima di mostrarla ad Eva, recita la frase:

Non puoi sapere dove vai, se non sai da dove vieni

Questa frase potrebbe essere stata pronunciata da Socrate: trovo che abbia qualcosa di filosofico, perché invita a conoscere il passato come se fosse una parte di sé stessi.

In effetti, il passato è una parte di noi stessi: ciò che possiamo definire la nostra identità. Forse è per questo che la psicanalisi si concentra tanto sugli eventi passati.

Non occorre una psicanalisi per capire che gli eventi passati ci hanno forgiato come siamo ora. La psicanalisi va più a fondo: descriverla qui sarebbe troppo lungo ed è forse per questo che molti miei conoscenti non si sono mai sdraiati sul lettino e non capiscono perché io lo faccia.  La psicanalisi mi ha dato una nuova chiave di lettura ai miei eventi passati.

Pazienza se il percorso che sto facendo richiede tempo e denaro: il fine ultimo (essere sereno) non ha prezzo!

Il mio non è un invito a sdraiarsi tutti sul lettino, ma a trovare il tempo di guardarsi dentro, per capire

  1. Da dove veniamo
  2. Dove andiamo

Vi pare poco?

Non so cosa dirvi davvero….

 

Un piccolo scambio di battute con i miei vicini di tavolo in pizzeria mi ha fatto venire in mente la scena del film Ogni maledetta domenica con Al Pacino che vi propongo stasera: da molti è considerato un video motivazionale, dato il contesto. Io lo considero incoraggiante, non saprei cosa dirvi di più.

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