Sappiamo con certezza quello che gli altri sono per noi…

 

AltriPerNoiNoiPerAltriAnonimo

Sappiamo con certezza quello che gli altri sono per noi. Ma non sapremo mai, fino in fondo, quello che noi siamo per gli altri

Viviamo in un’epoca paradossale, definita era della comunicazione, in cui abbiamo perso l’abitudine della comunicazione per eccellenza: quella orale dal vivo.

L’anonimo, per far conoscere questo suo pensiero, ha dovuto postarlo sul web:

Sappiamo con certezza quello che gli altri sono per noi. Ma non sapremo mai, fino in fondo, quello che noi siamo per gli altri

Me lo immagino vittima di una lotta fra conscio ed inconscio capace di causare un’isteria persino a Sigmund Freud.

Vi suggerisco un esperimento: la prossima volta che venite a Milano, fate un giro con i mezzi pubblici osservando come si comportano le persone. Ecco l’elenco incompleto dei casi umani che incontrerete:

  • Il frettoloso: parte perennemente in ritardo e – per risparmiare tempo – staziona davanti alle porte del mezzo pubblico, cercando di guadagnare quel decimo di secondo che pare separarlo tra la vita e la morte
  • Il lettore di giornale: se il frettoloso è Caino, il lettore di giornale è Abele. Seduto abbastanza comodamente al suo posto, spia di tanto in tanto a che punto è del viaggio per non sbagliare fermata. Partito con sufficiente anticipo, ha abbastanza tempo per se stesso
  • L’Iqualcosa-Addicted:  praticamente identico alla specie precedente, con la differenza che si trastulla con un gadget tecnologico, sovente di marca Apple

Lo so: Milano è una metropoli che anonimizza le persone…ma non crediate che i piccoli paesi siano poi molto diversi.

Non pensate che manchi qualcosa? Io ci vedo la poca voglia di conoscere l’altro, di condividere i propri pensieri senza ripetere a memoria ciò che abbiamo letto.

In una frase: manca la voglia di sapere (almeno, in parte) ciò che noi siamo per gli altri.