Sono stanco, Capo

 

Adoro il cinema: in circa due ore, una persona (il regista) collaborando con altre persone (attori, costumisti, truccatori, montatori) racconta una storia.

Spesso un film ha i suoi momenti di culto: una scena che resta scolpita nella testa dello spettatore, uno spettacolo nello spettacolo.

Una delle mie scene preferite al cinema è sicuramente un semplice primo piano di Michael Clarke Duncan nel film il miglio verde

Poco prima di finire sulla sedia elettrica, il condannato a morte John Coffey spiega al capo dei secondini Paul Edgecombe (impersonato da Tom Hanks) perchè vuole morire, dicendo

Sono stanco, capo. Stanco di andare sempre in giro solo come un passero nella pioggia. Stanco di non poter mai avere un amico con me che mi dica dove andiamo, da dove veniamo e perché. Sono stanco soprattutto del male che gli uomini fanno a tutti gli altri uomini. Stanco di tutto il dolore che io sento, ascolto nel mondo ogni giorno, ce n’è troppo per me. È come avere pezzi di vetro conficcati in testa sempre continuamente. Lo capisci questo?

Chi non sarebbe stanco di una situazione del genere? Eppure, bisogna ammetterlo:

  • è difficile avere un amico vero con cui trascorrere del tempo
  • gli uomini si fanno male a vicenda
  • non sappiamo dove andiamo
  • non sappiamo da dove veniamo
  • non sappiamo perchè

A prima vista, può sembrare che non sia così, ma basta riflettere un po’ più a fondo per rendersi conto che è l’esatto contrario.

John Coffey è molto sensibile in questo: noi lo siamo molto meno o – forse – ci siamo desensibilizzati a poco a poco.

Comunque, non tutto è perduto: possiamo ancora rimediare, basta rendersene conto

 

Ma che ne sanno gli altri, di tutto quello che ho passato senza lamentarmi

Ma che ne sanno gli altri, di tutto quello che ho passato senza lamentarmi
Ma che ne sanno gli altri, di tutto quello che ho passato senza lamentarmi

La frase di stasera potrebbe sembrare un modo di dire abbastanza comune, ma è stata inserita nel testo di Bonny e Clyde del rapper Sac1

Ma che ne sanno gli altri, di tutto quello che ho passato senza lamentarmi

Sinceramente, credo sia un problema che abbiamo un po’ tutti: quando cresciamo, ci impongono e ci aiuto imponiamo di essere forti. L’interpretazione più comune di questa frase può essere riassunta dal verbo sopportare.

Purtroppo, a volte, estremizziamo il concetto giungendo a non lamentarci mai di nulla.

Detto in altri termini, non sfoghiamo le emozioni  che, presto o tardi, reclameranno il loro spazio.

Questa è la causa principale delle nostre difficoltà ad avere buoni rapporti con gli altri: le emozioni negative ci logorano dentro, incupendo il nostro umore e facendoci apparire egoisti e – forse – anche egocentrici.

La soluzione sarebbe semplice:

  • Fidarci di più degli altri
  • Aprirci di più

Purtroppo, siamo ancora molto diffidenti verso il prossimo.

 

Il regalo più grande che puoi fare a qualcuno è il tuo tempo…

Il regalo più grande che puoi fare a qualcuno è il tuo tempo, perché quando regali a qualcuno il tuo tempo, regali un pezzo della tua vita che non ti ritornerà mai indietro
Il regalo più grande che puoi fare a qualcuno è il tuo tempo, perché quando regali a qualcuno il tuo tempo, regali un pezzo della tua vita che non ti ritornerà mai indietro

Non credo che Paolo Ruffini abbia pubblicato sul suo profilo Facebook una frase di Benjamin Disraeli pensando alla brexit. Credo, piuttosto, che il comico abbia scelto questa frase per la sua bellezza e profondità. Del resto, si sa, i comici e gli artisti in generale hanno una certa predisposizione nell’apprezzare le caratteristiche proprie delle materie umanistiche.

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Un grosso no

 

Mi hanno insegnato ad essere accondiscendente, ma non posso esserlo di fronte alle tragedie degli ultimi giorni a Nizza ed in Turchia: sono veramente incazzato!

Non preoccupatevi: non intendo fare nessuna azione sconsiderata….Voglio solo gridare il mio Grosso No sfruttando una testo di Eros Ramazzotti.

Nonostante avessi ampia scelta su youtube, ho scelto il video più semplice: la semplice scritta NO sull’asfalto crepato dal sole. Personalmente, mi sarebbe piaciuto vederla scolpita su pietra: da un maggior senso di definitivo. Forse l’autore del video temeva di essere troppo funereo.

Sembra un brano anticipatorio, considerando che è stato pubblicato nel 1993. La strofa finale mi dona un po’ di speranza

sarà la verità
a non tacere mai, a non scappare mai…

La cosa è solo vagamente consolatoria: spesso la verità richiede tempo, ma io sono fiducioso.

Keep calm and…

Keep Calm and....
Keep Calm and….

Negli ultimi anni, si usa molto spesso l’espressione keep calm and seguita da un incitamento. L’origine di tale espressione è curiosa: vi invito a leggerla.

Quando ho visto le scritte sulle bustine di zucchero colorate, le frasi mi sono piaciute subito

Keep calm and dream on

Traducibile come

Mantenete la calma e sognate

unita alla frase

Keep calm and sweeten the day

che possiamo tradurre come

Mantenete la calma e addolcite la giornata

Mi ricordano tre cose che facciamo raramente:

  • Mantenere la calma
  • Sognare
  • Addolcire la giornata

Ho parlato molte volte del sogno in questo blog, molto meno spesso ho parlato dell’importanza del mantenere la calma e dell’addolcire la giornata.

Entrambe le cose sono difficili per una persona ansiosa e pessimista come me, soprattutto quando non riesco a trovare un modo per rilassarmi: fortuna vuole che ci sono la fotografia e la scrittura ad aiutarmi.

Fotografia e scrittura sono due hobby artistici, perciò aiutano l’attività onirica e sono attività piacevoli (almeno per me): per questo riescono ad addolcirmi la giornata.

Anche se non ce ne rendiamo conto, sognamo tutte le notti: non si possono decidere i propri sogni, ma possiamo allenarci a ricordarli. Il ricordo di un sogno piacevole può aiutarci a mantenere la calma in caso di necessità.

 

L'amour plus fort que la haine

L'amour plus fort que la haine
L’amour plus fort que la haine

Nelle ultime ore sono rimasto molto colpito dall’attentato di Nizza. Mi sembrava giusto dedicare – nel mio piccolo – spazio a questa tragedia sul mio blog.

Dopo aver superato quei pochi secondi di sconcerto, ho esclamato “È lei!” quando ho trovato l’immagine di stasera. Non un’immagine qualunque: la copertina del giornale satirico Charlie Hebdo del 9 novembre 2011, primo numero pubblicato dopo la ripresa delle pubblicazioni, sospese a seguito degli attentati.

Un bacio appassionato fra un imam e un vignettista satirico davanti a uno sfondo di macerie sormontato dalla scritta

 L’amour plus fort que la haine

Ammetto di averla tradotta con Google per essere preciso, ma il significato era già comprensibile a prima vista

L’amore più forte dell’odio

Non credo sia necessario analizzarla: credo, piuttosto, che non ci sia nient’altro da aggiungere.

When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

WhenEverthingGoesPeopleStandFamilyJimButcher
When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

La frase di stasera mi ha colpito fin da stamattina

When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

Putroppo,  Jim Butcher è un autore poco noto in Italia: non avendo trovato nulla in italiano, spero scuserete la traduzione poco fedele che farò

Quando tutto va al diavolo, le persone che ti restano vicino sono la tua famiglia

Il significato è abbastanza chiaro: la nostra famiglia affettiva può non coincidere con la nostra famiglia biologica. Cio è vero non solo nel caso in cui siamo stati adottati, ma anche quando troviamo al di fuori della nostra famiglia qualcuno che ci comprenda pienamente.

Essere compresi non è semplice. Occorre trovare qualcuno che

  • Ci apprezzi così come siamo, con i nostri pregi ed i nostri difetti.
  • Pensi a noi ogni tanto, magari facendo una telefonata

Se fate un elenco, vi accorgerete che troverete qualcuno così, ma non saranno molti: teneteveli stretti.

 

L'abitudine è la più brutta delle malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice.

L'abitudine è la più brutta delel malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice.
L’abitudine è la più brutta delel malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice.

Devo confessarvi una cosa: sono malato!

La mia malattia si manifesta con i seguenti sintomi:

  • Routine
  • Eccessivo autocontrollo
  • Preoccupazione generalizzata se qualcosa non va come previsto
  • Difficoltà di immaginare un futuro diverso

Non è l’ansia, ma l’abitudine. Come dice la frase di stasera

L’abitudine è la più brutta delle malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice

Non accetto il fatto di non essere felice: è proprio per questo che sto affrontando un percorso. Una certa tranquillità della ripetizione, per dirla con le parole del protagonista di un famoso film, è normale ed è ciò che chiamiamo routine quotidiana.

Io mi trovo in una situazione paradossale: la routine è diventata una gabbia da cui voglio uscire, ma anche di cui mi sono circondato perchè mi fa troppa paura ciò che è diverso.

Per questo ho accettato di non essere felice.

Stay The Night

L’estate è tradizionalmente un periodo tradizionalmente dedicato alle vacanze. Nell’immaginario trasmesso dai film statunitensi questo vuol dire:

  • Surf
  • Feste con falò sulla spiaggia
  • Canzoni

Il norvegese Ray Kay, grazie alla sua residenza nordamericana,  nel video  girato per la canzone Stay the night di James Blunt rispetta tutti i canoni dello stereotipo senza risultare indigesto.

Non mancano nemmeno l’amore estivo, rappresentato da casti baci appena accennati, e lo sport acquatico americano per eccellenza: il surf.

Chi non ha mai sognato un’estate così, specie se paragonata all’estate tipica italiana?

Una persona la conosco: sono io! Dovendo scegliere tra una settimana in spiaggia ed una visitando una città, sceglierei sicuramente la seconda! Quest’anno la meta sarà Berlino.

Anche il testo parla d’amore: non una scelta e nemmeno uno sviluppo originale, ma sicuramente il risultato finale è orecchiabile.

In sostanza, a me il risultato finale piace, forse a voi no….Ma, come dicevano i latini

De gustibus non disputandum est

 

L'Italia è un Paese malato di mente…

L’Huffington Post ha pubblicato oggi un’intervista dal titolo

L’Italia è un Paese malato di mente. Esibizionisti, individualisti, masochisti, fatalisti

in cui lo psichiatra Vittorino Andreoli analizza un paziente molto particolare: l’Italia e gli italiani.

Il medico individua quattro sintomi che accomunano tutti gli italiani:

  • Masochismo nascosto: l’italiano gode nel trattarsi male, ma vuole apparire sempre il migliore in tutto per celare il sintomo
  • Individualismo: l’italiano pensa più a sè stesso (o alla propria famiglia) che agli altri
  • Recita: l’italiano è malato di protagonismo
  • Fede nel miracolo: l’italiano non spera, anzi è sicuro che in un prossimo futuro accadrà qualcosa che risolverà la situazione del paese

Lo ammetto: mi riconosco in almeno la metà dei sintomi…Il che mi fa sentire normale in un Paese anormale.

Quest’intervista può far riflettere molti lettori, che decideranno in coscienza se modificare il proprio comportamento o continuare a vivere come hanno sempre fatto.