Hoppípolla

Ogni tanto, navigando in internet,  mi capita di vedere dei video che usano come colonna sonora delle canzoni che non avevo mai sentito prima: spesso sono inglesi, altre volte italiane, più raramente in una terza lingua.

Fu un video amatoriale a farmi conoscere la canzone Hoppìpolla ed il gruppo islandese Sigur Ròs. Putroppo, il video originale sembra essere sparito da youtube perciò stasera ho dovuto ripiegare su Vimeo.

Rispetto alla media dei video italiani, la vicenda raccontata dalle immagini è molto più aderente al testo, raccontando le avventure di due gruppi di anziani che giocano come bambini.

Non posso negare che – dopo un iniziale sorriso – la vicenda raccontata dalle immagini mi ha fatto molto riflettere: invidio quelle persone che riescono a mentenere uno spirito leggero, nonostante l’età e le avversità. Viceversa, odio profondamente chi finge di essere così.

Tuttavia, non è mai troppo tardi per rimediare: basta avere il coraggio di affrontare le proprie paure e – se necessario – farsi aiutare. Ho capito che ciò può servire anche per relazionarsi con gli altri.

Non tutti quelli che vagano si sono persi

 

Non tutti quelli che vagano si sono persi
Non tutti quelli che vagano si sono persi

Non ho mai molto amato il genere fantasy, ma comunque conosco John Ronald Reuel Tolkien e non nego che ogni librocontenga frasi che fanno riflettere.

Se pensiamo alla frase di stasera

Non tutti quelli che vagano si sono persi

potrebbe essere inserita in un qualsiasi racconto di viaggio.

Se pensiamo alla storia, l’uomo è stato nomade per millenni e solo successivamente è diventato stanziale.

Tuttavia, mi piace accostare questa frase soprattutto alla vita. Siccome non possiamo conoscere il futuro, potremmo dire che ogni giorno vaghiamo alla ricerca della nostra identità e di qualche risposta. Eppure, come dice Tolkien, non ci siamo persi.

Non dimentichiamo, poi, le persone che conosciamo ed incontriamo ogni giorno: potrebbero essere loro a fornirci le risposte che cerchiamo.

 

 

 

 

Un mundo novo

Motto delle Olimpiadi di Rio 2016
Un mundo novo

Diversamente dal solito, stasera non analizzerò frasi o immagini storiche, ma un motto: quello delle Olimpiadi di Rio, che cominceranno stanotte, all’una ora italiana.

Un mundo novo

Anche se so che è facilmente intuibile, la traduzione italiana sarebbe

un mondo nuovo

I motti sono un po’ i precursori degli slogan pubblicitari:

  • Brevi
  • Facilmente memorizzabili
  • Efficaci

A volte, velatamente o meno, sono anche giochi di parole: Rio non fa eccezione. Invertendo fra loro la prima e la seconda parola si ottiene, infatti

Un nuovo mondo

Non occorre certo cercare su internet o fare un grosso sforzo mnemonico  per ricordarsi

I colori seguono lo stesso principio. Io spero di poter vedere l’oro, l’argento e il bronzo sul tricolore e poter dire, parafrasando Marco Civoli

Il cielo è azzurro sopra Rio

 

Sarebbe bello parlare con i bambini che eravamo e chieder loro cosa ne pensano degli adulti che siamo diventati

Sarebbe bello parlare con i bambini che eravamo e chieder loro, cosa ne pensano degli adulti che siamo diventati
Sarebbe bello parlare con i bambini che eravamo e chieder loro, cosa ne pensano degli adulti che siamo diventati

Il bello di internet è che ognuno di noi può far conoscere a tutti i propri pensieri in tutto il mondo. Questo blog ne è un esempio: oggi è stato visitato anche da un finlandese e da un tedesco.

Anche la frase di stasera  lo è: Juan Felipe Gabanhia non è così noto da meritarsi una biografia su internet, come dimostra una ricerca con Google.

 

Ciò non toglie che la frase di stasera sia molto interessante

Sarebbe bello parlare con i bambini che eravamo e chieder loro cosa ne pensano degli adulti che siamo diventati

Da piccoli abbiamo immaginato una vita adulta totalmente diversa da quella che – poi – è stata la vita reale.

Dei bambini tutti apprezzano sicuramente

  • L’innocenza
  • La schiettezza
  • La sincerità

Tutte doti che possono mettere una persona letteralmente con le spalle al muro, soprattutto se unite ad una visione del mondo molto semplice, come quella di un bambino, appunto.

Mi immagino al tempo delle elementari ed incontrare me stesso a 37 anni: curioso come sono, sarei capace di domandare tuttociò che mi sarebbe capitato in oltre un quarto di secolo e di come sarebbe cambiato il mondo in generale.

Da piccolo, bastava poco a commuovermi ed ancora oggi le lacrime altrui mi turbano profondamente. Credo che vedermi piangere sarebbe terapeutico: le lacrime mi scuotono come un temporale.

Per anni ho aspettato che la mia vita cambiasse, invece ora so che era lei ad aspettare che cambiassi io

Per anni ho aspettato che la mia vita cambiasse, invece ora so che era lei ad aspettare che cambiassi io
Per anni ho aspettato che la mia vita cambiasse, invece ora so che era lei ad aspettare che cambiassi io

Mia cugina Elisa condivide spesso su Facebook frasi della pagina Ghiandola Pineale – il terzo occhio. Quando ho controllato quale fosse la fonte da cui era stata presa la frase

Per anni ho aspettato che la mia vita cambiasse, invece ora so che era lei ad aspettare che cambiassi io

mi è venuto da sorridere: infatti, è scritta nel romanzo Le prime luci del mattino di Fabio Volo, autore di cui ho scritto anche tre giorni fa. Ciò che mi piace di quest’autore è la capacità di rendere interessanti situazioni di vita quotidiana, che potrebbero interessare ognuno di noi.

È una frase che mi riguarda anche personalmente: chi mi conosce sa che mi sono lamentato spesso di quanto fosse vuota la mia vita. Ad un certo punto, ho avuto praticamente lo stesso pensiero della protagonista di questo romanzo: lasciavo che le cose mi scivolassero addosso, senza farmi prendere da una qualsiasi emozione.

Dobbiamo comunque avere un atteggiamento propositivo: se nella nostra vita non accade nulla, dobbiamo trovare il modo di farlo accadere.

Non esiste un modo specifico per raggiungere questo risultato.L’unico consiglio che vi posso dare è quello di apprezzare anche le piccole cose che accadono ogni giorno e che rendono la nostra vita unica, diversa da quella degli altri.

Secondo me, questa è la base per realizzare anche i grandi progetti.

 

Stazione di Bologna, 2 agosto 1980, ore 10.25

Foto dell'orologio della stazione di Bologna
L’orologio della Stazione di Bologna subito dopo l’attentato del 2 agosto 1980

Ci sono immagini che entrano nella storia perchè raccontano una storia: da appassionato di fotografia, lo so bene. Una di queste è l’orologio della Stazione di Bologna rotto, con le lancette ferme sulle 10:25.

Ai più giovani consiglio di chiedere ai vostri genitori

Cosa accadde a Bologna il 2 agosto 1980?

Se i vostri genitori avranno memoria storica, vi racconteranno di un sabato mattina durante i cosiddetti anni di piombo squarciato dal fragore di una bomba alle 10:25, durante un’estate che aveva già visto la morte di 81 persone poco più di un mese prima a Ustica.

Qualcuno  di questi giovani forse ricorderà un’altra estate con due stragi, più recente, anche se molto diverse per significato e iconografia….ma anche queste immagini raccontano una storia.

 

I am currently under construction. Thank you for your patience.

I am currently under construction. Thank you for your patience.
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È dal 25 luglioche non pubblico una frase anonima: una di quelle che potrebbe essere pronunciata da ognuno di noi, tanto da essere molto popolare su internet.

I am currently under construction. Thank you for your patience.

che possiamo tradurre dall’inglese con

Sono attualmente in costruzione. Grazie per la vostra pazienza

riguarda – appunto – tutti noi. Purtroppo, pochi si rendono conto che:

  • La vita è in continuo divenire
  • Cambiamo più frequentemente gusti ed opinioni più frequentemente di quanto si pensi
  • Se restiamo troppo ancorati alle idee passate, allora c’è qualcosa che non va

Non mi trovo d’accordo sulla seconda parte della frase: perchè dovremmo ringraziare gli altri della loro pazienza, se anche loro stanno vivendo un percorso di trasformazione?

Sarebbe più opportuno aiutare chi  – invece – è bloccato: talmente ancorato al proprio modo d’essere che ostacola con tutte le sue forze una trasformazione che avviene senza il nostro volere.