Gli artisti sono gli anticorpi della società

Questa mattina, avevo trovato una bella immagine: su un muro era stata riportata una frase di Fabrizio De Andrè

Gli artisti sono gli anticorpi della società

Ho preferito ricorrere ad un video per far ascoltare il concetto da parte dello stesso autore.

Nonostante laudio non sia ottimale, il concetto si capisce benissimo: a differenza degli intellettuali, gli artisti non devono integrarsi nella società, perciò possono esprimere il proprio dissenso al potere liberamente.

Mi domando ancora una volta se siamo veramente liberi. Forse lo siamo solo teoricamente: troviamo più comodo e produttivo per le nostre relazioni conformarci alla massa. Forse lo facciamo inconsciamente….ma lo facciamo.

Un nostro eventuale dissenso – forse – potrebbe significare una sorta di esilio sociale: forse non ne vale la pena…però esistono altri modi per risolvere ilproblema.

Fino a prova contraria, il diritto di opinione è tutelato costituzionalmente: spetta a noi usarlo! Non è necessario essere artisti o insultare per far valere la propria opinione.

Secondo me, sono necessarie tre cose:

  • Informazione: dobbiamo conoscere bene l’argomento di cui stiamo parlando
  • Sicurezza interiore: dobbiamo essere sicuri di ciò che diciamo, anche nel tono della voce
  • Pacatezza: per quanto convinto delle proprie idee, De Andrè non mi sembra certo adirato

Se riusciremo a controllare questi elementi, nessuno ci potrà fermare.

 

Mi dispiace dirtelo, ma tra noi è infinita

Frase su un muro di città
Mi dispiace dirtelo ma tra noi è infinita

Non sono stato il solo ad essere catturato da una frase su un muro. In questo caso, sembrerebbe quasi ovvio pensare ad una dedica d’amore

Mi dispiace dirtelo ma tra noi è infinita

Si potrebbero fare solo delle ipotesi sui motivi che hanno spinto questo anonimo autore del murales a dipingere con lo spray queste parole:

  • Una dedica scherzosa alla persona amata
  • Un’ultima supplica dopo essere stato lasciato
  • Un modo creativo per dire non ti lascerò mai

Nelle relazioni la parola fine a volte non esiste, altre volte sì: quante volte ci ritroviamo a pensare all’amico con cui abbiamo interrotto i rapporti per un litigio? Perchè il fidanzamento durato anni si è interrotto?

Raramente, a distanza di anni, ricordiamo il vero motivo.Se, invece, ce ne ricordiamo, il tempo trascorso può aiutarci ada analizzare la questione con maggiore distacco. Non credo che – a distanza di tempo – saremo ancora così sicuri delle nostre ragioni: le esperienze fatte nel frattempo ci hanno aiutato a crescere.

L’essere umano, però, non è una macchina: non può farsi guidare solo dal cervello. La passione ed i sentimenti possono indurci nuovamente in errore. Non per questo dobbiamo rinunciare a vivere: siamo umani, dobbiamo perdonarcelo.

Il problema del nostro mondo è che gli stupidi sono strasicuri, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi

Bertrand Russel, Premio Nobel per la Letteratura 1950
Il problema del nostro mondo è che gli stupidi sono strasicuri, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi.

A volte, ci consideriamo stupidi perchè, per esempio, non riusciamo a cogliere immediatamente un concetto o crediamo di aver frainteso le parole del nostro interlocutore. La sensazione di stupidità peggiora quando vicino a noi c’è una persona che sembra – invece – aver capito tutto dal principio.

Ma siamo veramente stupidi? Stando alla frase del premio Nobel Bertrand Russell, sembrerebbe proprio il contrario

Il problema del nostro mondo è che gli stupidi sono strasicuri, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi.

Se ci pensiamo bene, tutte le scienze sono nate perchè l’uomo ha l’abitudine di farsi domande e certe convinzioni sono state accantonate grazie a nuove scoperte: non si può certo dire che uno studioso di qualsiasi materia sia uno stupido.

Nella vita di tutti i giorni, però, quando una persona fa una domanda (semplicemente perchè ha un dubbio, per esempio) per una questione che crediamo di conoscere bene, siamo i primi ad etichettarlo come stupido. Essere i soli a dubitare – però – significa semplicemente non omologarsi alla massa.

I libri di storia sono pieni di esempi: il più evidente riguarda Galileo. Senza scomodare personaggi storici di rilievo, è sufficiente pensare a tutte le volte in cui – senza l’appoggio di nessuno – abbiamo semplicemente seguito il nostro intuito.

Giudicare gli altri per ciò che fanno, senza sapere il motivo e la storia degli stessi, equivale ad essere dei completi ed ipocriti bigotti

giudicarealtrisenzamotivoipocritibigotti
Giudicare gli altri per ciò che fanno, senza sapere il motivo e la storia degli stessi, equivale ad essere dei completi ed ipocriti bigotti

Mentre cercavo l’autore della frase di stasera, ho trovato molti siti che affrontano – ognuno a modo proprio e con proprie parole – lo stesso argomento

Giudicare gli altri per ciò che fanno, senza sapere il motivo e la storia degli stessi, equivale ad essere dei completi ed ipocriti bigotti

In altri termini, hanno detto la stessa cosa altre persone, fra cui Luigi Pirandello (a cui dedicherò uno scritto, prima o poi). Nonostante sia un concetto trito e ritrito, ogni giorno abbiamo giudicato gli altri. Quante volte abbiamo riso come degli scemi per aver visto una persona che aveva – a nostro giudizio – un comportamento strano e buffo? Ci siamo mai chiesti il motivo di questo comportamento?

Purtroppo, credo sia avvenuto molto raramente. Più spesso, abbiamo paragonato il modo di vivere altrui al nostro modo di vivere, trovando il primo scorretto, il secondo perfetto. Quante volte abbiamo detto

Io, al posto tuo, farei….

Aggiungendo un consiglio, spesso non richiesto. Ci travestiamo da guida, quando – in realtà – i primi a perdersi siamo noi. Ci perdiamo nelle faccende quotidiane con la frenesia di chi cerca di salvarsi  dalla fine del mondo, imbottigliandoci nel traffico per fare un tragitto che richiederebbe pochi minuti di camminata, rimbambendoci su Facebook anzichè alzare il telefono.

Anzichè affermare, la prossima volta domandate

Ma che ti sta succedendo?

L’effetto sarà molto diverso…credetemi.

 

'A livella

 

Pur non potendomi definire cattolico, non mi sembrava giusto far passare la ricorrenza dei defunti senza parlarne. Scavando nella memoria, mi sono ricordato della poesia A livella.

Chi meglio del suo stesso autore, il principe della risata Totò, può declamare il testo con la giusta intonazione, conferendole un tono a volte drammatico e a volte nel simpatico dialetto napoletano, senza scadere nel comico?

In modo molto più prosaico, spesso si constata (e, altrettanto spesso si nega) un fatto

Tutti dobbiamo morire

Anche io sono spaventato dalla morte, ma c’è una cosa che trovo ancora più ingiusta: una volta morti, i defunti sono spesso omaggiati anche da persone che non si sono fatte vedere da vive…soprattutto nel momento del bisogno.

La vita ci porta a dover fronteggiare prima le difficoltàpoi la morte stessa: alla seconda non c’è rimedio, ma alle prime sì. Pertanto, vorrei che – durante la vita di qualcuno – ci siano le stesse persone che partecipano alla cerimonia funebre.

Il soffrire passa. L'aver sofferto non passa mai.

Frase di Fëdor Dostoevskij
Il soffrire passa. L’aver sofferto non passa mai.

La frase di stasera è talmente semplice e lineare che trovo difficile aggiungere qualcosa, anche se è stata pronunciata da Fëdor Dostoevskij

Il soffrire passa. L’aver sofferto non passa mai.

Il passato non può essere dimenticato, soprattutto se abbiamo sofferto: Dostoevskij lo sapeva bene, considerando che fu prima condannato a morte e poi graziato all’ultimo minuto.

Parafrasando una battuta de L’attimo fuggente, potremmo dire

Il passato è uno zaino incollato sulla schiena

Io stesso mi sforzo di pensare positivamente al futuro….Ma sono una persona come tante altre che, pertanto, deve fare i conti con il proprio passato.  A volte è stato pesante, altre volte più leggero…Ma non posso dimenticarlo.

Questo è un concetto che teniamo ben presente quando parliamo di noi stessi, ma mai quando parliamo degli altri. La maggior parte della gente cerca di presentarsi a noi tranquilla, posata e con la faccia di chi ha trascorso un’esistenza relativamente serena.

Forse è vero, ma forse può essere anche una bugia che il nostro interlocutore racconta a sè stesso. Quando incontro persone che mi appaiono troppo tristi, mi domando cosa le abbia fatto soffrire…e, quando incontro persone che mi appaiono troppo allegre, mi faccio la stessa domanda. Qualcosa di non meglio specificato mi fa capire che il mio interlocutore sta celando la sua sofferenza dietro ad una maschera.

Se una persona vi pare troppo serena, state attenti ad altri segnali: con un po’ di esercizio, capirete quanto sta soffrendo o ha sofferto…e, il più delle volte, questa sofferenza è stata insopportabile.