Tanto più resisentente è la corazza, tanto più fragile è l'anima che la indossa

Aforisma di Edvania Paes
Tanto più resisentente è la corazza, tanto più fragile è l’anima che la indossa

Oggi ho trovato sulla pagina Facebook Ghiandola Pineale – Il terzo occhio un aforisma di Edvania Paes, un’utente come noi

Tanto più resisentente è la corazza, tanto più fragile è l’anima che la indossa

La frase mi sembra così chiara che è superfluo perdersi in spiegazioni approfondite. La prima associazione che mi è venuta in mente è il verso di una canzone degli Stadio, ma non quella che postai a febbraio.

Un verso della canzone che ricordo recita

Io gioco a fare il duro, ma ti giuro sono buono sai
a volte piango ancora, non ci crederai

Trovo che siano due modi diversi per esprimere lo stesso concettonon lo pensate anche voi?

La società moderna richiede, specialmente agli uomini, di non piangere mai, salvo rari casi. Dobbiamo affrontare ciò che ci riserva la vita con coraggio e determinazione.

Ogni mattina,  al lavoro, cerchiamo di sfoggiare il nostro sorriso migliore: è sufficiente osservare le facce sulla metropolitana milanese che la persona media non è felice. Cosa ci manca? Sicuramente il primo pensiero va al denaro…ma credo sia una scusa per celare il nostro bisogno più profondo.

Abbiamo bisogno di serenità. Purtroppo, siamo troppo presi dai nostri pensieri per condividere vis à vis  le nostre vite con il prossimo: preferiamo farlo nell’anonimato del web.

Io non so cosa blocca il prossimo dal condividere con l’altro non solo le gioie, ma anche i dolori:

  • Forse la preoccupazione di essere giudicato
  • Forse il pensiero che anche il prossimo ha le proprie preoccupazioni
  • Forse non riusciamo ad esternarle in modo comprensibile

Volete sapere la verità? Credo che siano tutte scuse: non credo che la bocca serva solo a mangiare tre volte al giorno. Per molte ore resterebbe inutilizzata. Se una cosa non va bene, ditela.

Prevengo già una critica: le persone con cui dialogate tutti i giorni non son vostri amici….Ma come potrebbero diventarlo se voi non parlate?

Il fiume e la nebbia

 

Scrivo questo post dopo che è passata mezzanotte, perciò mi sembra sbagliato parlare di un’immagine che riportava la data di ieri.

Per fortuna, internet è ricco di canzoni, perciò parlerò di un brano scritto da Daniele Silvestri per la voce di Fiorella Mannoia che mi è entrato nel cuore fin dal primo ascolto: il fiume e la nebbia.

Basterebbe il titolo per capire di che fiume stiamo parlando, anche se la nebbia non la vediamo da un bel po’. Non vorrei dare a tutto il post un significato politico…ma chi vede il Po come lo spartiacque fra Nord e Sud…beh, forse non immagina cosa significhi avere il proprio fiume trattato come un semplice confine.

Non so se ha ragione la Mannoia a dire che

È per colpa di quel fiume se io sono ancora qua

Di certo, ogni luogo ha un suo fascino particolare, ma anche le cose che i turisti vedono come un difetto che quasi fa paura, per chi ci è nato significa sentirsi a casa….Come la nebbia o il mare, appunto.

Come avrete capito quest’estate, adoro viaggiare….Ma è anche bello tornare a casa…e, soprattutto, sentirsi a casa.  Perchè dobbiamo trattare lo straniero come un diverso?