Giuseppe Pinelli: 21 ottobre 1928 – 15 dicembre 1969

Fotografia dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Giuseppe Pinelli in una fotografia con la famiglia

Questa sera mi trovo – forse per la prima volta – a parlare di una fotografia: non una mia fotografia, ma una vecchia foto di famiglia, di quelle che si possono trovare in un album ingiallito finito nella soffitta di casa.

L’uomo nella fotografia potrebbe essere sconosciuto ai più, ma  il suo nome se lo ricordano tutti: Giuseppe Pinelli, morto in questura pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana. Sicuramente due eventi talmente tragici da far cantare ai Modena City Ramblers, ben ventiquattro anni dopo

Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze

E anarchici distratti cadere giù dalle finestre

Segno che il passato non si dimentica. Non importa il credo religioso o politico: i morti sono tutti uguali. Così come non ho dimenticato Pinelli, non ho dimenticato nemmeno il Commissario Calabresi. Mi spiace non aver dedicato qualcosa a quest’uomo nell’anniversario della sua morte: rimedierò l’anno prossimo…te lo prometto, Mario.

 

Dove la metto la lavagna multimediale?

Vignetta di Roberto Mangosi
Dove la metto la lavagna multimediale?

Ho sempre apprezzato la satira: prima ti strappa una risata, poi ti fa pensare. Ho difeso la satira  francese il 4 settembre scorso, poi il 9 settembre…non comincerò certo oggi a denigrarla.

Nella vignetta trovata sulla pagina Facebook Informazione libera, Roberto Mangosi disegna un fattorino che chiede ad un bidello

Dove la metto la lavagna multimediale?

all’entrata di una scuola che cade a pezzi.

Non voglio certo accusare lo Stato (specialmente in questo periodo) di non fare il proprio dovere oppure di pensare ai problemi sbagliati: voglio accusare tutti noi, me incluso!

Tendiamo a preoccuparci di determinati problemi e a sottovalutarne altri: putroppo, spesso poniamo attenzione al problema sbagliato. Quante volte ci siamo preoccupati delle nostre finanze trascurando la nostra salute? Se ci pensate bene, è proprio per questo motivo che ha avuto successo il Junk Food.

Il nostro bene più prezioso siamo noi stessi: se ognuno di noi starà meglio, tutto il mondo starà meglio.

 

 

Tutti i giorni al centro commerciale per giocare con la console. Il gesto dei commessi commuove il web

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WE_hh-Sw5Kl0b3ab

 

Questa mattina, mentre scorrevo le notizie sul mio smartphone, il mio sguardo è stato attratto da un articolo de Il fatto quotidiano intitolato

Tutti i giorni al centro commerciale per giocare con la console. Il gesto dei commessi commuove il web

Pochi minuti fa, ho guardato il video: nonostante il pessimo audio e le difficoltà nel comprendere l’accento americano, le intenzioni dei commessi si capiscono benissimo.

Non lo trovo un gesto pietoso, nel senso dispregiativo del termine: lo trovo un gesto umano…ed i gesti umani non sono mai brutti, se fatti con il cuore.

Dove sta la notizia, allora? Questi gesti stanno diventando sempre più rari, per questo fanno notizia. Spero che nella vita non vi sia mai capitato nulla di male, ma immagino che vi sarà capitato di pensare ogni tanto

Se solo ci fosse qualcuno disposto ad aiutarmi

Non mi sorprende se negli ultimi anni avete avuto sempre più difficoltà a trovare un aiuto: ci stiamo inaridendo, che è peggio che impoverirsi.

Ora che siamo sotto Natale, spero vogliate usre questo periodo per fare allenamento di Buone Azioni.

12 dicembre 1969: chi è Stato?

Immagine dal blog http://blogdieles2.altervista.org/
12 dicembre 1969: chi è Stato?

Natale si avvicina, Sant’Ambrogio è passato da meno di una settimana: non ci sarebbe motivo di essere tristi. Oggi, però, l’Italia è triste, soprattutto Milano.

Oggi è uno di quei giorni in cui una data è diventata un luogo: oggi è il quarantasettesimo anniversario della Strage di Piazza Fontana.

Una strage ancora senza colpevoli. In modo provocatorio, ce lo ricorda l’immagine di questa sera. Una mano regge la fotografia dell’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura.

La frase si legge benissimo

Chi è Stato?

Nessuna maestra degna di questo nome si sognerebbe di sottolineare con la biro rossa la S maiuscola: non stiamo parlando del verbo essere...Stiamo parlando dello Stato, stiamo parlando di noi!

In giornate come questa, non penso solo alle vittime o ai loro famigliari: penso anche alla scuola o, per meglio dire, agli scolari e agli studenti. Nel 1999, anno della mia maturità, l’insegnante terminò a stento la seconda guerra mondiale. Ciò che ho imparato del periodo dal 1945 ai giorni nostri lo devo alla mia curiosità.

Se non ricorderemo ai nostri figli cosa è accaduto il 12 dicembre 1969 saremo colpevoli: avremo condannato all’oblio 17 morti e 88 feriti.

Ho commesso il peggiore dei peccati…

Frase di Jorge Luis Borges
Ho commesso il peggiore dei peccati che possa commettere un uomo. Non sono stato felice.

La differenza fra peccati veniali peccati mortali dovrebbe essere nota anche ai non credenti, ma non credo che molti sappiano stilare un elenco in  ordine di gravità all’interno di questi due gruppi.

Non credo che ne sia stato in grado nemmeno Jorge Luis Borges. Tuttavia, lui è riuscito a individuare il peggior peccato del mondo, coniando l’aforisma

Ho commesso il peggiore dei peccati che possa commettere un uomo. Non sono stato felice.

Non so se Borges e John Lennon si siano mai incontrati, ma credo sarebbero andati d’accordo.i

Ognuno ha il suo concetto di felicità, su questo non ci sono dubbi. Alcuni di questi sono aleatori (quante persone hanno vinto un milione di euro o più al superenalotto?), altri impossibili (quante persone sono riuscite a volare usando solo il proprio corpo?).

Fra questi due estremi, c’è una quantità di possibilità che non si possono elencare. Non sono il tipo abituato a concludere un post dicendo

Perciò, alzate il culo da quella sedia e agite!

Sono, piuttosto, il tipo di persona che vi invita a meditare: stasera, prima di dormire, provate a elencare i vostri desideri. Spero per voi che riuscirete ad immaginarne qualcuno che non solo si possa realizzare, ma che si possa realizzare con poco sforzo.

Tanto più resisentente è la corazza, tanto più fragile è l'anima che la indossa

Aforisma di Edvania Paes
Tanto più resisentente è la corazza, tanto più fragile è l’anima che la indossa

Oggi ho trovato sulla pagina Facebook Ghiandola Pineale – Il terzo occhio un aforisma di Edvania Paes, un’utente come noi

Tanto più resisentente è la corazza, tanto più fragile è l’anima che la indossa

La frase mi sembra così chiara che è superfluo perdersi in spiegazioni approfondite. La prima associazione che mi è venuta in mente è il verso di una canzone degli Stadio, ma non quella che postai a febbraio.

Un verso della canzone che ricordo recita

Io gioco a fare il duro, ma ti giuro sono buono sai
a volte piango ancora, non ci crederai

Trovo che siano due modi diversi per esprimere lo stesso concettonon lo pensate anche voi?

La società moderna richiede, specialmente agli uomini, di non piangere mai, salvo rari casi. Dobbiamo affrontare ciò che ci riserva la vita con coraggio e determinazione.

Ogni mattina,  al lavoro, cerchiamo di sfoggiare il nostro sorriso migliore: è sufficiente osservare le facce sulla metropolitana milanese che la persona media non è felice. Cosa ci manca? Sicuramente il primo pensiero va al denaro…ma credo sia una scusa per celare il nostro bisogno più profondo.

Abbiamo bisogno di serenità. Purtroppo, siamo troppo presi dai nostri pensieri per condividere vis à vis  le nostre vite con il prossimo: preferiamo farlo nell’anonimato del web.

Io non so cosa blocca il prossimo dal condividere con l’altro non solo le gioie, ma anche i dolori:

  • Forse la preoccupazione di essere giudicato
  • Forse il pensiero che anche il prossimo ha le proprie preoccupazioni
  • Forse non riusciamo ad esternarle in modo comprensibile

Volete sapere la verità? Credo che siano tutte scuse: non credo che la bocca serva solo a mangiare tre volte al giorno. Per molte ore resterebbe inutilizzata. Se una cosa non va bene, ditela.

Prevengo già una critica: le persone con cui dialogate tutti i giorni non son vostri amici….Ma come potrebbero diventarlo se voi non parlate?

Il fiume e la nebbia

 

Scrivo questo post dopo che è passata mezzanotte, perciò mi sembra sbagliato parlare di un’immagine che riportava la data di ieri.

Per fortuna, internet è ricco di canzoni, perciò parlerò di un brano scritto da Daniele Silvestri per la voce di Fiorella Mannoia che mi è entrato nel cuore fin dal primo ascolto: il fiume e la nebbia.

Basterebbe il titolo per capire di che fiume stiamo parlando, anche se la nebbia non la vediamo da un bel po’. Non vorrei dare a tutto il post un significato politico…ma chi vede il Po come lo spartiacque fra Nord e Sud…beh, forse non immagina cosa significhi avere il proprio fiume trattato come un semplice confine.

Non so se ha ragione la Mannoia a dire che

È per colpa di quel fiume se io sono ancora qua

Di certo, ogni luogo ha un suo fascino particolare, ma anche le cose che i turisti vedono come un difetto che quasi fa paura, per chi ci è nato significa sentirsi a casa….Come la nebbia o il mare, appunto.

Come avrete capito quest’estate, adoro viaggiare….Ma è anche bello tornare a casa…e, soprattutto, sentirsi a casa.  Perchè dobbiamo trattare lo straniero come un diverso?

 

Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l'hai capito abbastanza bene

Frase di Albert Einstein
Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene

Oggi la mia amica Francesca ha condiviso su Facebook una frase di Albert Einstein

Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene

Le persone che conosco fanno tutte lo stesso errore: credono che il loro modo di aver compreso una determinata questione sia il più semplice possibile. Pertanto, lo spiegano con parole loro all’interlocutore di turno.

A volte, però, arriva la domanda spiazzante da chi ci sta di fronte. Qualcuno ha l’abitudine di fare la seguente premessa

Me lo spieghi come se fossi un bambino di cinque anni: vuole dire che…?

segue la domanda.

Qualcuno dirà che sto cercando il pelo nell’uovo: no! Come al solito, voglio porvi davanti a delle questioni:

  1. Non sempre l’impressione di aver compreso una determinata questione corrisponde ad averla compresa veramente
  2. Il nostro linguaggio non corrisponde quasi mai a quello del nostro interlocutore: i medici che cercano di spiegare ai pazienti la loro malattia lo sanno bene
  3. Se non riusciamo a semplificare il nostro linguaggio, allora abbiamo solo imparato a pappardella ciò che è scritto sui libri

Non sapete quante persone ho conosciuto che ragionano in questo modo: Consolata sicuramente se ne ricorderà una in particolare.

In questo, Steve Jobs era un maestro: fu lui a voler semplificare al massimo i suoi prodotti. Non solo: la leggenda narra che un ingegnere mise in mano un determinato prodotto Apple alla sua figlioletta di quattro anni, che lo usò correttamente.

Qualcuno poco attento potrebbe chiedersi

La figlioletta era stata traviata dal padre con nozioni degne del MIT?

Assolutamente no: il prodotto era l’IPad. Se delle persone sono riuscite a semplificare così tanto un prodotto, perché noi non possiamo farlo con la nostra vita? Se ce la complichiamo, è perché non l’abbiamo compresa abbastanza.

 

 

Questo spot ci dice che dovremmo goderci i nostri nonni finché sono in vita

Il 30 novembre dell’anno scorso, il quotidiano online Huffington post pubblicò un articolo, rilanciandolo su Facebook con il titolo

Con questo video di Natale non riuscirete a smettere di piangere

Il video proposto era una pubblicità tedesca, un popolo che tradizionalmente noto per la sua freddezza.

Oggi l’ho rivisto per l’ennesima volta. Non voglio rovinarvi la sorpresa per ciò che vedrete e le poche frasi pronunciate sono ben comprensibili, se calate nel giusto contesto.

Il filmato mi piace molto, senza ombra di dubbio.  Tuttavia, mi sembra legittima una domanda

Perché dobbiamo preoccuparci dei nostri cari solo a Natale o quando accade loro qualcosa?

La maggior parte delle nostre giornate è fatta di routine. Tuttavia, trovo sarebbe piacevole condividere con gli altri anche le nostre abitudini, perché ogni persona ha le proprie. Ciò che può risultare banale per me, per altre persone potrebbe essere al limite di un evento eccezionale.

In genere, aspettiamo eventi particolari per condividere il tempo con gli altri:

  • Un matrimonio
  • Un battesimo
  • Una ricorrenza

Sarebbe bello anche riuscire a fare altrettanto con la vita di tutti i giorni: vi immaginate come sarebbe fare la spesa con un vostro caro amico? Conoscereste meglio anche le vostre piccole abitudini.

Perché dobbiamo aspettare l’evento per ricordarci delle persone che ci circondano?

Dicembre: ho sempre avuto uno strano rapporto….

Frase anonima
Dicembre…ho sempre avuto uno strano rapporto con questo mese….

Dopo il post di ieri e quello di due giorni fa, speravo di trovare una frase allegra con cui proseguire un periodo  che – tradizionalmente – dovrebbe essere di festa.

Invece, l’amministratore della pagina Facebook Più in là dell’Universo e molti altri siti hanno condiviso una citazione dal romanzo Sai tenere un segreto?

Dicembre… Ho sempre avuto uno strano rapporto con questo mese, lo amo ma ci combatto. Dicembre è il mese in cui si respira aria di festa, negozi addobbati e tavole imbandite, luci accecanti e bambini ansiosi…Ma dentro il buio, il buio di questo mese lo vive di mancanze. Il mese in cui i ricordi saranno più vivi che mai. Sarà che mancheranno i sorrisi pazzi, sarà che mancherà il regalo più importante.Dicembre un mese di sorrisi e tristezza. Il mese in cui ritorni a casa la sera e vorresti trovare tutto al proprio posto, comprese le persone.

 

Non ho mai condiviso nulla di così lungo, ma non trovo nemmeno una parola fuori posto: ho voluto riportare la citazione completa.

L’autrice avrebbe potuto usare un modo di dire, come

Dicembre: tempo di bilanci

ma credo che avrebbe tolto tutto il contorno emotivo allo stesso concetto. Lasciamo i bilanci alle aziende: noi siamo persone e dobbiamo vivere come tali.

Vorrei augurarvi di vivere come persone tutto l’anno, non solo a dicembre.