La vera amicizia non consiste nell'essere inseparabili…

La vera amicizia non consiste nell'essere inseparabili, ma nell'essere in grado di separarsi senza che nulla cambi
La vera amicizia non consiste nell’essere inseparabili, ma nell’essere in grado di separarsi senza che nulla cambi

Se penso alla mia vita, ho conosciuto tante persone che si sono meritate di essere chiamate amici. Purtroppo, però, molte amicizie sono state interrotte non da litigi o incomprensioni, ma semplicemente perchè io e l’altra persona – ad un certo punto – abbiamo preso strade diverse.

Allora, quando si può dire di essere amici? La frase della pagina Facebook Amicizia, quella vera dà la risposta

La vera amicizia non consiste nell’essere inseparabili, ma nell’essere in grado di separarsi senza che nulla cambi

Non è un caso che dalla mia rubrica telefonica non cancelli mai nessun contatto: spero – un giorno – di trovare il coraggio di risentire delle persone con cui ho condiviso piacevoli momenti, ma di cui ho perso le tracce con l’andare del tempo.

I motivi per cui perdiamo i contatti con qualcuno sono molti:

  • Non abbiamo tempo per fare una telefonata
  • Abbiamo litigato tempo addietro
  • Semplicemente, ce ne dimentichiamo

Mi sembra che la causa principale sia l’orgoglio di ognuno di noi: per vari motivi, pensiamo di poter fare a meno di qualcuno.

Paradossalmente, se un tempo pensavamo di non poter fare a meno di qualcuno, oggi siamo quasi convinti che non ci manchi.

Basta lasciarsi andare un po’ ai ricordi per capire che non è così. Allora, cosa aspettate a riallacciare i rapporti?

Mai trascurare una persona che ti dimostra in tutti i modi di tenerci a te

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Mai trascurare una persona che ti dimostra in tutti i modi di tenerci a te.

Da quale pagina potrà mai venire l’immagine di stasera, se non dalla pagina Facebook amicizia, quella vera?

Era da un po’ di tempo che controllavo la pagina, aspettando una frase che mi colpisse….finalmente, in concomitanza con il closing del Milan, la frase è arrivata

Mai trascurare una persona che ti dimostra in tutti i modi di tenerci a te.

Un bambino che presta ad una sua coetanea infreddolita qualcosa per cui coprirsi: quale immagine migliore per descrivere il fatto che l’amicizia è fatta anche – e soprattutto – di piccoli gesti?

Molti di questi gesti non possono essere raffigurati: come si può  rappresentare dei concetti – chiave dell’amicizia come

  • Capirsi…
  • …Allontanarsi…
  • …Per poi riavvicinarsi

I tre esempi fatti mi servono per riassumere ancor prima di raccontarlo un fatto realmente accaduto fra me e Paola.

Stavo attraversando un periodo abbastanza scuro della mia vita: Paola non era a conoscenza di tutto questo ed un giorno mi chiamò come se nulla fosse. Risposi al telefono, ma non la feci nemmeno parlare. Dopo aver interrotto bruscamente la telefonata, bloccai tutti i suoi contatti. Perché mi comportai così? Semplicemente, ero invidioso di lei, perché mi sembrava le stesse andando tutto bene, che io stessi soffrendo e che nessuno mi aiutasse.

Non occorse molto tempo per sentire la sua mancanza: sbloccai il contatto, la chiamai. Non ricordo molto di quanto ci dicemmo. Ricordo, però, i nostri rispettivi toni: Paola arrabbiata da me ed altrettanto delusa da me, io ero triste per averle fatto un torto ingiusto e perché sentivo la sua mancanza.

Non è stato solo un gesto doveroso, ma un gesto per far capire a Paola l’amicizia che provavo per lei: me ne resi conto solo dopo averla persa…che ci volete fare?

Sono certo che anche voi avete molti gesti con cui dimostrare la vostra amicizia nei confronti di qualcuno…ma tutti siamo presi dagli impegni e non ce ne rendiamo conto.

 

Negli anni '90 andava di moda lo squillo

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Negli anni ’90 andava di moda lo squillo…

 

La frase di stasera, proveniente dalla pagina Facebook Viva gli anni ’90, probabilmente la capirà solo chi ha cominciato ad usare un cellulare nel secolo scorso, specialmente se allora era un giovane studente universitario o un giovane disoccupato

Negli anni 90 andava di moda lo squillo. Non importa avesse o non avesse significato, ci si faceva squilli. Era l’elemento a metà fra il messaggio e la chiamata, con un senso inspiegabile. Forse perchè 3/4 di ragazzi con il cellulare rasentava lo 0 nel credito, un messaggio costava, lo squillo era gratis.

Principalmente voleva dire “Ti sto pensando”, non di certo stava per “Richiamami”.

La chiamata persa non esisteva, se non quella di mamma e papà. Ci si faceva squilli, all’infinito.                                                                                                                                                           Ti penso, ti penso anche io. Ti penso ancora,                                                                         anche io ti penso ancora

E così via, per tutto il giorno, 

Tutti i giorni

 

Ho riportato tutto il testo perché sembra quasi una poesia postmoderna, venata di un senso di nostalgia.

Internet, i social network ed i piani tariffari a minuti hanno reso desueta questa pratica, che mi ricorda un bacio virtuale quando ancora la virtualità era ancora di là da venire.

Per chi non avesse vissuto quell’epoca telefonica, eccovi alcuni elementi ulteriori:

  • Un SMS costava circa 200 lire, poco più di dieci centesimi
  • La tariffa minima per una chiamata era dello stesso importo: non esistevano i piani a minuti e si pagava lo scatto alla risposta
  • Solo i manager potevano permettersi dei cellulari con il browser…e anche la navigazione era molto costosa
  • Anche navigare su internet con PC e modem aveva dei costi

Non eravamo tirchi, né poveri: semplicemente l’unico modo gratuito per comunicare con una persona era incontrarla di persona….squilli a parte.

Potrei fare un elenco sterminato di altri motivi: ogni elemento ha contribuito a rendere la comunicazione così come la conosciamo oggi.

Non che sia tutto negativo, ma mi manca tanto il contatto umano. Sembra che internet, anzichè unire come ci aveva promesso, ci ha diviso: siamo sempre più distanti

 

Ti chiedono se ti sei laureato, sposato, se hai avuto figli, come se la vita fosse la lista della spesa

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Ti chiedono se ti sei laureato, sposato, se hai avuto figli, come se la vita fosse la lista della spesa

Poche ore fa, la mia amica Tamara ha condiviso sulla sua pagina Facebook un immagine dalla pagina Quello che le ragazze non dicono.

Ciò che è importante, in questo caso, è il testo

Ti chiedono se ti sei laureato, sposato, se hai avuto figli, come se la vita fosse la lista della spesa

l’immagine in sé ci comunica solamente che si trova su un sito da ragazze.

Le parole  rivelano un insieme di domande quasi di circostanza, come se – superata una certa età –  certe condizioni di vita siano acquisite:

  • Se non ti laurei in tempo, non ti laureerai mai
  • Se non ti sposi entro i trent’anni, sarai single o convivente a vita
  • Se non avrai figli entro lo stesso termine, non avrai una discendenza

Che sorpresa riceviamo quando veniamo a sapere che una persona ha cambiato la sua condizione dopo la fatidica soglia!

Non credo sia il caso di farvi un esempio personale: una cosa del genere sarà capitata sicuramente a molti di voi.

In questo caso, però, vorrei chiedervi

Perché restiamo convinti che la nostra vita non possa cambiare mai?

 

Sono ottimista. Il bicchiere lo vedo mezzo pieno. Di merda.

Altan
Sono ottimista. Il bicchiere lo vedo mezzo pieno. Di merda.

Non è la prima volta che parlo di una vignetta satirica: questa volta, ho scelto una creazione di Altan.

Un suo noto personaggio, seduto con un bicchiere in mano, si rivolge al pubblico

Sono ottimista. Il bicchiere lo vedo mezzo pieno. Di merda.

Se parlassi di politica, darei ragione ad Altan, almeno nel breve periodo. Visto che parlo di vita, non posso che esprimere il mio disaccordo.

Se è vero che non sempre va tutto nel migliore dei modi, è anche vero che non conosciamo il futuro: non possiamo prevedere se ciò che ci accadrà sarà bello o brutto.

Questo si può dire anche parlando del futuro più prossimo che esista. Potete dirmi forse:

  1. Quali dialoghi avrete nelle prossime ore?
  2. A che ora esatta andrete a letto stasera?
  3. Con quale umore vi sveglierete domattina?

Il motivo è semplice: la vita ed il futuro sono imprevedibili. Possiamo valutare se un evento è stato positivo oppure negativo solo dopo averlo vissuto.

Per farvi un esempio, vi racconterò un piccolo episodio che vi farà sorridere. Fino ad oggi, ho tolto tre denti del giudizio: i due inferiori ed uno superiore. La prima volta non sentii nulla durante l’operazione, mentre ebbi dolore nei cinque giorni successivi; nel secondo caso, accadde il contrario, nonostante l’anestesia; nel terzo caso, sentii solo un piccolo fastidio per poche ore dopo l’operazione.

Tre casi diversi…eppure il paziente era lo stesso. Ora rispondetemi: siete ancora sicuri di poter predire il futuro?

 

Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori…

Frase di Marilyn Monroe
Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare.

Nel corso della vità si incontrano molte persone, ognuna delle quali ha una diversa opinione su di noi. In linea generale, possiamo riassumerle in tre categorie:

  • Le persone che credono di essere inferiori a noi
  • Le persone che credono di essere come noi
  • Le persone che credono di essere superiori a noi

A questo ultimo gruppo, Marilyn Monroe dedicò la sua frase

Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare.

Conosciamo tutti la tragica fine di Marilyn…ma pensiamo a quanto accadde negli anni precedenti: una delle dive più osannate dalla folla tanto da essere ricordata tutt’0ggi.  Una situazione del genere, potrebbe portare molti di noi alla folle condizione di pensare veramente

Sono il migliore!

Mi spiace deludervi: pochissimi di noi finiranno nei libri di storia! La maggior parte sarà ricordata sicuramente dai propri famigliari…fin quando loro saranno in vita. Cosa accadrà dopo? Ve lo lascio immaginare.

Sapendo che un giorno dovremo morire, non è forse giunto il momento di dedicare il tempo che ci resta per migliorarci? Come dice Marilyn,

Si può sempre fare

 

Casco di Valentino Rossi con la copertina di "Whish you were here" dei Pink Floyd

Casco di Valentino Rossi con la copertina di "Whish you were here" dei Pink Floyd
Valentino Rossi ha fatto realizzare un casco con la riproduzione della copertina dell’album “Wish You Were Here” dei Pink Floyd per ricordare Simoncelli nella gara di Misano. Adesso sappiamo che è un campione anche in fatto di gusti musicali

Lo sport professionistico è un ambiente strano: porta lo spettatore a considerare la rivalità sportiva e non l’amicizia che possa esserci fra due atleti.  Se si tifava Fausto Coppi, difficilmente si poteva nutrire simpatia per Gino Bartali.

La musica, invece, parla di sentimenti, idee politiche o di ciò che volete e non è raro che due o più musicisti

  • Suonino insieme da tempo immemore
  • Ricordino un amico scomparso nelle loro canzoni

L‘immagine proposta da il rock è la migliore musica del mondo contraddice le supposizioni sull’ambiente sportivo

Valentino Rossi ha fatto realizzare un casco con la riproduzione della copertina dell’album “Wish You Were Here” dei Pink Floyd per ricordare Simoncelli nella gara di Misano. Adesso sappiamo che è un campione anche in fatto di gusti musicali

Anche se si pone l’accento sui gusti musicali di Valentino Rossi, non può non colpire il messaggio di amicizia nei confronti dello scomparso Sic.

Anche lo sport professionistico è un lavoro, è abbastanza ovvio. In ambito lavorativo siamo più propensi a parlare di colleghi, non di amici…eppure parliamo di persone con cui dobbiamo relazionarci forzatamente per la maggior parte della nostra giornata per lunghi anni.

Trovo normale che, nel tempo trascorso assieme, possa scappare qualche confidenza: perché non approfittarne per approfondire i rapporti?

Le motivazioni che più spesso sento sono due:

  1.  Siamo qui per lavorare, non per fare amicizia
  2. Non frequenterei mai questa persona fuori dall’ambiente lavorativo

Non sapete  su quante persone ho cambiato opinione frequentandole fuori dall’ufficio: lo stress delle giornate non aiuta certo ad avere una relazione amichevole….ma bastavano quattro chiacchiere davanti ad un caffè per scoprire un nuovo amico.

Prima di questo passo, però, dobbiamo farne un altro: eliminare i preconcetti.

 

 

Quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire, sei vicino al cielo.

Frase di Jimi Hendrix
Quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire, sei vicino al cielo.

Apprezzo molto i cantanti rock: pochi giorni fa, parlai di una frase di Janis Joplin, oggi parlerò di una frase di un altro appartenente al Club 27, Jimi Hendrix.

Quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire, sei vicino al cielo.

Per lunghi anni, ho dato troppa importanza a cosa pensassero gli altri di me: forse è per questo motivo che questo concetto mi ha molto colpito.

Con il tempo, mi sono reso conto di una verità:

  • Solo chi ha vissuto personalmente un evento può dire come siano andate veramente le cose
  • Ognuno ha un proprio giudizio personale di una stessa questione
  • Per quanto tutti predichino di volere la condivisione con gli altri, pochi la praticano veramente

Capita a tutti di voler giudicare la vita, specialmente quella altrui….ma come è possibile farlo senza aver vissuto un determinato evento? Ovviamente, non si può fare.

Siamo tutti d’accordo fin quando rispondiamo alla domanda per iscritto, ma ci scontriamo quando si tratta di passare alla pratica.  Molto spesso subiamo critiche. Possiamo anche accettare le critiche trovandole fondate, ma non dobbiamo mai dimenticare che nessuno, a parte noi, sa cosa abbiamo provato nel momento in cui abbiamo compiuto una determinata azione.

Non si tratta di una questione di cervello, ma di istinto o – se preferite – di cuore.  Dobbiamo riuscire a distinguere tra critiche costruttive e critiche distruttive: le prime arrivano dagli amici, le seconde da chi crede di conoscerci.

 

Chi fonda il suo argomento su toni minacciosi e perentori mostra di avere ben deboli ragioni

Frase di Michel de Montaigne
Chi fonda il suo argomento su toni minacciosi e perentori mostra di avere ben deboli ragioni

Non sono una persona a cui piace litigare, né offendere. Ben sapendo che non sono tutti così, mi trovo spesso in difficoltà di fronte a chi si dimostra astioso o – più semplicemente – più sanguigno di me.

Sinceramente, vorrei ricordarmi più spesso la frase di  Michel de Montaigne

Chi fonda il suo argomento su toni minacciosi e perentori mostra di avere ben deboli ragioni

Perché ci arrabbiamo? I motivi possono essere diversi:

  • Ci siamo sentiti offesi
  • Crediamo di non essere stati compresi
  • Le nostre ragioni non sono condivise

Nei primi due casi, esistono soluzioni alternative all’arrabbiatura abbastanza semplici:

  1. Dire apertamente che ci sentiamo offesi, spiegando il perché
  2. Cercare di spiegarsi in altre parole

Per quanto riguarda il terzo punto, la questione è diversa: ognuno di noi ha la propria opinione personale su un determinato argomento. Ciò accade perché ogni percorso di vita è differente. Sicuramente abbiamo incontrato sul nostro cammino persone che ne sapevano più di noi su un determinato argomento. Spesso, però, restiamo ancorati al passato, forse perché ci da maggiore sicurezza.

L’esempio personale è questo blog: se Consolata non mi avesse spronato, non lo avrei mai aperto. Come potrete intuire, non c’è stato alcun tono perentorio. Sicuramente ha usato argomenti molto convincenti dimostrandomi di avere ragione…ma non si è certo arrabbiata.

Perché non possiamo prendere tutti esempio da chi si comporta così?

Perché là dove non c’è guarigione possa esserci almeno un po’ di comunione. E così facendo, ogni figlio può rimediare agli “sbagli” del Padre

Frase di Padre Alberto Caccaro
Perché là dove non c’è guarigione possa esserci almeno un po’ di comunione. E così facendo, ogni figlio può rimediare agli “sbagli” del Padre

La frase di stasera è stata postata sul proprio profilo Facebook da un collega. Per garantire la sua privacy, ne ho coperto il nome. Ogni tanto, per fortuna, anche le persone che frequento di persona dicono cose sensate:

Perché là dove non c’è guarigione possa esserci almeno un po’ di comunione. E così facendo, ogni figlio può rimediare agli “sbagli” del Padre

Anche senza aver mai sentito parlare di padre Alberto Caccaro o essere credenti se ne possono apprezzare le parole, anche se la lettera maiuscola fa intuire facilmente a quale Padre si riferisca.

Il virgolettato può far sorridere dato che…quel Padre non sbaglia mai. Qualcuno lo chiama fato, qualcun altro destino, altri ancora fede…ma non è il caso di fare il pignolo, come mi ha accusato ironicamente di essere la mia amica Angelica.

Qualunque sia la vostra parola preferita per definire tutto questo, il concetto è sempre il medesimo: al mondo non siamo soli…ma ci comportiamo come se lo fossimo putroppo.

Trovo amaramente ironico che l’aiuto sia la cosa che più chiediamo a questo mondo…e quella che siamo disposti a dare.

Chiedere aiuto è visto come segno di debolezza, dare aiuto richiede tempo…ma non vi sentite forse meglio quando aiutate qualcuno o avete risolto un problema grazie all’aiuto cdei qualcuno?

Più che di sbagli, nel caso del Padre, dovremmo parlare di segnali che ci indicano una strada:

  • Se abbiamo bisogno di aiuto, bisogna chiederlo
  • Se possiamo dare una mano, dobbiamo darla

Non credo che il diavolo c’entri molto, in questi casi: c’entra più l’indifferenza della società odierna.