A muso duro

 

Come qualcuno ricorderà, il 22 settembre 2012 si tenne il concerto Italia loves Emilia. Per la sigla finale, fu scelta A muso duro.

Nonostante il testo cantato dal compianto Pierangelo Bertoli avesse tutto un altro significato, ho sempre trovato questa scelta azzeccata.

Sostenere che la canzone paragona la vita alla strada sarebbe quantomeno superficiale: uno di quegli ascolti che facciamo con le cuffie nelle orecchie durante il percorso da casa all’ufficio con i mezzi pubblici.

La vita somiglia anche ad una corsa a tappe: giorno dopo giorno, costruiamo quello che sarà il nostro avvenire e, anche quando sembriamo fermi, in realtà stiamo solo recuperando le forze per affrontare ciò che ci riserverà il futuro.

Così facendo, come dice Bertoli

alla fine della strada potro’ dire che i miei giorni li ho vissuti

Poco importa se, lungo la strada, incontreremo qualche persona che ci ostacola: noi sappiamo di essere sulla strada giusta.

Che poi noi single siamo meravigliosi…

Che poi noi single siamo meravigliosi
Che poi noi single siamo meravigliosi, perché ci lamentiamo di essere single e poi mandiamo fanculo chiunque provi ad avvicinarsi. Miti

Vedere la frase di oggi proposta dalla pagina Facebook Hello vodka, goodbye dignity  mi ha fatto venire in mente tante discussioni avute con i miei genitori

Che poi noi single siamo meravigliosi, perché ci lamentiamo di essere single e poi mandiamo fanculo chiunque provi ad avvicinarsi. Miti

Ovviamente, la vita di un single è diversa da quella di un ammogliato e non si riduce ad una fantozziana sfida calcistica di tanto in tanto.

La differenza è anche pratica: escludendo chi è separato, un single non può immaginare come sia la vita di un ammogliato, mentre un ammogliato può immaginare la vita di un single, oppure ricordare come era la sua vita da single.

Di certo, entrambe le vite hanno vantaggi e svantaggi: a volte vediamo solo i primi, altre volte solo i secondi.

Se i single mandano al diavolo chiunque provi ad avvicinarsi, significa che il loro tipo di vita non gli dispiace tanto, dopotutto.

Ciò non significa che siamo asociali, significa solo che vogliamo essere capiti di più. Rispettate i nostri spazi e saremo i migliori amici di sempre.

 

Fintissimi – Finalmenty perfetty

Il finto cartellone pubblicitario affisso lunedì 25 settembre a Torino
Fintissimi – Finalmenty perfetty

Qualche tempo fa, grazie al documentario  Exit Through the Gift Shop conobbi l’opera del famoso artista Banksy.

Mai avrei potuto immaginare che potesse esistere in Italia un artista che si è largamente ispirato a lui, fino a quando non ho letto la notizia su La Stampa

Caccia al misterioso autore del falso manifesto pubblicitario torinese

Un writer non meglio identificato, il 25 settembre scorso, ha affisso un finto cartellone pubblicitario in una zona molto trafficata di Torino. Prendendo palesemente in giro una nota pubblicità di un’altrettanto nota marca di intimo, creando il pay-off

Finalmenty perfetty

Forse qualcuno avrà potuto ammirare l’opera dal vero, ma basta l’immagine  che ho postato all’inizio dell’articolo per suscitare le ilarità del caso…o, forse, può aiutare a pensare?

Possiamo sicuramente dire che sia un’opera satirica, come le vignette che si leggono sui giornali.

Forse è per questo che mi piace: è compito della satira prendere in giro il modo di vivere attuale con l’intento di far pensare chi le guarda e legge.

Io non so cosa ci leggiate voi, ma per me il messaggio è chiaro: stiamo solo fingendo di essere perfetti.

Wish You Were Here

 

Tutti noi dobbiamo fare i conti con l’assenza, presto o tardi:

  • Per un lutto
  • Per un cambiamento di vita
  • Per una qualsiasi incomprensione

A volte, si riescono a ricucire i rapporti, altre volte no: quando parlo di ascoltarsi di più, intendo anche (ma non solo) avere la capacità di comprendere lo stato d’animo altrui, senza fossilizzarsi sul proprio.

Non è semplicemente una questione di empatia: del resto, non tutti ce l’hanno.  È una questione legata anche alla capacità di comprendere che non siamo da soli sulla terra ed ognuno ha diritto di prendere la propria strada, ma che anche gli altri hanno il diritto di dire la propria opinione.

Questo sarebbe il ragionamento perfetto: i rapporti umani sarebbero idilliaci, non esisterebbero più guerre, il premio Nobel per la pace non avrebbe più motivo di esistere.

Siccome la vita non è perfetta, dobbiamo rassegnarci a pensare che certi rapporti possano finire. Tuttavia, è umanamente comprensibile che, come dice Roger Waters a Syd Barrett, ogni tanto ci ritroviamo a pensare

Vorrei che tu fossi qui

With a Spirit

 

Il mio contatto Flavio ha molto apprezzato quanto ho detto sui Clash: chissà se farà altrettanto a proposito dei semi-sconosciuti 009 Sound System e della loro canzone With a Spirit?

Se leggiamo il testo, è un palese messaggio di speranza a sfondo religioso; il fatto che debba essere cantato da un gruppo che non esiste (dietro cui si cela  Alexander Perls) ci fa capire dove sia finito questo mondo.

Il fatto è semplice da spiegare, difficile da accettare: crediamo a tutti, tranne che a noi stessi.

Forse sembrerò materialista, ma mi sembra che vogliamo sempre di più di ciò che abbiamo. In teoria, questo sarebbe anche giusto; in pratica, mi domando e vi domando

Prima di puntare sul nuovo, abbiamo sfruttato appieno ciò che avevamo già?

Credo che la risposta sia no: spesso diamo per scontato molte cose, tra cui

  • L’affetto di chi ci circonda
  • Il cibo
  • Il lavoro

Se un giorno, d’improvviso, vi togliessero una sola di queste cose capireste quanto sia importante. Se non ne sentite la mancanza, non mi preoccuperei più di tanto: significa che quella cosa o quella persona non era così importante come credevate.

Sto bene da solo, ma non sono un solitario…

Frase di Agostino Degas
Sto bene da solo, ma non sono un solitario. Cerco gli altri per scelta, non per timore della solitudine. E scelgo con chi stare. Perché siamo fatti per stare con pochi.

Ammetto di aver scelto di cosa parlare oggi basandomi sull’immagine di sfondo: dovrebbe essere la Stazione Centrale di Milano, con cui ho un legame particolare, essendo la mia stazione di riferimento.

Solo successivamente ho scoperto che la frase è di Agostino Degas

Sto bene da solo, ma non sono un solitario. Cerco gli altri per scelta, non per timore della solitudine. E scelgo con chi stare. Perché siamo fatti per stare con pochi.

Un concetto che avrei potuto scrivere io stesso: è più semplice vedermi da solo o in compagnia di una singola persona, piuttosto che in mezzo ad un gruppo numeroso.

Nulla contro i gruppi, ovviamente, però è difficile che un incontro con molte persone contemporaneamente possa far nascere un rapporto solido. Per conoscersi occorre

  • Parlare
  • Fare esperienze
  • Stare in silenzio

letteralmente a tu per tu…a volte, anche solo con noi stessi.

Per spiegare meglio questo concetto, devo fare un esempio: immaginate di essere al ristorante in compagnia di una numerosa tavolata. Ora provate ad immaginare la stessa situazione, ma in compagnia di una sola persona, quella che più vi piace.

A questo punto, vorrei porvi una domanda

In quale di queste due situazioni avrete maggiori occasioni per conoscere meglio gli altri e farvi conoscere?

Ovviamente, non sto parlando di quantità, ma di qualità. Del resto, anche nel passato ogni gruppo era diviso in più sottogruppi, se così possiamo chiamarli: i villaggi erano divisi in famiglie, ognuna composta da un numero ristretto di individui.

 

Come deve andare

 

Non c’è un motivo preciso per il quale oggi propongo la canzone Come deve andare ,se non quello che mi sono svegliato stamattina con questo brano in testa.

La vita è così: non sempre capiamo bene il motivo del nostro agire, voluto o meno che sia, ma sappiamo che in quel momento abbiamo voluto o dovuto farlo.

L’interpretazione del testo  è oggetto di dispute anche su internet, perciò non voglio aggiungere altra carne al fuoco.

Di certo, Max Pezzali ha ragione proponendo questo video: la vita è una partita a scacchi. Potrebbe essere

  • Contro il destino
  • Contro le persone che ci ostacolano
  • Contro il mondo stesso

L’importante è arrivare in fondo, magari arrancando come un Peugeot superato da un Fifty…e non vi preoccupate: un aiuto arriva sempre, anche dalla persona più inaspettata, come un inserviente delle pulizie.

 

London Calling

 

Ieri sera la pagina Facebook Le fotografie che hanno fatto la storia ha ricordato  l’origine della copertina dell’Album dei Clash London Calling con queste parole

21 settembre 1979 New York
Alla fine del concerto dei Clash tenutosi al Palladium di New York, il bassista, Paul Simonon, spaccò il proprio strumento sul palco perché deluso dalla performance del gruppo quella sera. La fotografa al seguito dei Clash, Pennie Smith, accortasi dello stato d’animo di Simonon tenne stretta davanti agli occhi la sua macchina fotografica scattando quella che da molti è considerata la più grande foto rock della storia.In seguito questa foto fu scelta dai Clash come copertina del loro terzo album “London Calling” per la carica e la grinta dello scatto, nonostante l’iniziale opposizione di Pennie Smith per via della cattiva messa a fuoco.

Per chi non lo sapesse, London Calling  è al settimo posto della classifica dei 500 migliori Album secondo Rolling Stone e….nell’IPod del sottoscritto, che vi consiglia di ascoltarlo, tanto di aver trovato il full album su Youtube e di averlo messo all’inizio di questo post.

Ci sono alcune parole che pesano più di altre in questa frase:

  • Il verbo spaccare
  • Stato d’animo
  • Cattiva messa a fuoco

Proviamo a leggerla così

 questa foto spacca, nonostante la cattiva messa a fuoco, perché trasmette lo stato d’animo di Simonon

Certamente, noi comuni mortali con un lavoro non artistico non possiamo fare altrimenti: presentarsi in ufficio mandando al diavolo i colleghi perché abbiamo dormito male la notte precedente non è consigliabile.

È altrettanto vero, però, che proviamo emozioni in ogni momento e, se non le sfoghiamo, queste possono ritorcersi contro di noi..

Fortunatamente, io ho trovato la scrittura, qualcuno di voi si dedicherà a qualche hobby, altri ancora stanno cercando la loro strada per sfogare le emozioni: a questi ultimi consiglio di continuare a cercare.

 

La vita è dura? Beh, io lo sono di più

Immagine dalla pagina Facebook "Io ho stato qua"
La vita è dura? Beh, io lo sono di più!

Il post di oggi potrebbe sembrare una grossa presa in giro, dati i presupposti.

Parlerò di un’immagine

  1. Postata sulla pagina Facebook Io ho stato qua
  2. Raffigurante Paperino/Donald Duck, l’emblema Disneyano della sfortuna e della vita dura
  3. Raffigurante Paperino/Donald Duck mentre sta sollevando pesi

Eppure Paperino non si arrende, tanto da pronunciare la frase

La vita è dura? Beh, io lo sono di più!

Un concetto pronunciato già da John Belushi e – probabilmente – da altri prima di lui, ma difficilmente applicabile nella vita reale, non è vero? Niente di più sbagliato! Anche quando a volte ci sembra di esserci arresi, se abbiamo modificato modo di procedere, non abbiamo fallito: abbiamo semplicemente cambiato strada.

C’è un piccolo esperimento per comprendere come la nostra vita procede nel corso del tempo: tenere un diario.  Così come tenete quotidianamente nota delle spese affrontate, annotate ciò che vi accade ogni giorno. A fine mese, e solo allora, rileggete quanto vi è capitato nei giorni precedenti.

A fine anno, se avete scritto anche solo poche pagine (magari dei giorni più salienti), vi accorgerete che qualcosa  di bello accade con una certa frequenza…probabilmente, però non ce lo ricordiamo, perché è più semplice ricordare gli eventi brutti.

 

Come la chiami? Libertà o solitudine?

Frase condivisa dalla pagina Facebook "Sole Nero"
E quando la mattina non ti sveglia nessuno E quando la sera non ti aspetta nessuno E quando puoi fare quello che vuoi Come la chiami? Libertà o solitudine?

Oggi sarebbe stato troppo semplice scrivere a proposito della fine dell’estate: sarebbe bastato copiare ed incollare l’articolo che scrissi il 30 agosto dell’anno scorso.

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