E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica

Immagine dalla pagina Facebook di Lucia
E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica

Poiché alla mia amica Lucia è piaciuto il mio articolo di ieri, ho deciso di ringraziarla condividendo sul mio blog ciò che ha postato oggi sul suo profilo Facebook.

Si tratta della frase

E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica

Una citazione attribuita a Nietzsche che trovo molto adatta a questo blog, visto che parlo spesso di vita in modo quasi filosofico.

Credo che tutto il testo si regga sulla parola sentire: un verbo spesso usato solo in un senso,  quello sensoriale, e poco spesso associato alla sesta definizione che trovate sul dizionario, che la associa alla sensibilità.

Anche l‘immagine di sfondo sembra rimarcare il concetto: quante volte prestiamo più attenzione alla bravura dei ballerini che alla musica che li accompagna?  Eppure, fa parte tutto dello stesso spettacolo.

A volte, certa gente si focalizza su un singolo dettaglio, spesso un difetto, dimenticando di valutare l’insieme della persona che frequenta. Sono quelle classiche persone che direbbero al prossimo

Sei un bravo ragazzo, ma….

facendo seguire una critica: sono le persone che non possono sentire la musica.

Dobbiamo rassegnarci ad un fatto: non tutti gli uomini hanno la stessa sensibilità. Questi uomini non hanno sufficiente empatia per capire il prossimo o, per usare la terminologia usata da Nietzsche, sentire la musica. 

Purtroppo, l’unico modo per sentire qualcosa è aprirsi con il mondo, ma molta gente non sembra disposta a farlo….Come si suol dire

Il mondo è bello perché è vario

 

 

Capiscimi, io non sono come un mondo ordinario

Frase di Charles Bukowski
Capiscimi, io non sono come un mondo ordinario. Ho la mia follia, io vivo in un’altra dimensione e non ho tempo per le cose che non hanno un’anima

Il bello di Facebook e di internet in generale è che ognuno può dire ciò che vuole: è ciò che faccio io in questo blog. L’altra faccia della medaglia è che trovo alcune cose ripetivive.

Ho trovato la frase di Charles Bukowski in almeno ottanta siti diversi, senza contare le condivisioni dei Social Network

Capiscimi, io non sono come un mondo ordinario. Ho la mia follia, io vivo in un’altra dimensione e non ho tempo per le cose che non hanno un’anima

Considerando il contenuto del messaggio e quanto è stato condiviso, il vecchio Charles si starà rivoltando nella tomba: sicuramente preferirebbe che la gente mettesse un po’ di originalità nei suoi contenuti.

Sicuramente, condividere contenuti su internet è cosa buona è giusta: ci permette di conoscere  cose di cui, in tempi pre-Google, siamo sempre rimasti all’oscuro. Il tutto, però, ha un difetto non di poco conto: come dice Bukowski, non ha un’anima.

Vorrei farvi una domanda: se poteste scegliere, preferireste

  1. Un menù da pochi euro in un Fast-food
  2. Un pasto in un ristorante a conduzione famigliare

Non voglio fare pubblicità ad una cena in famiglia: voglio solo farvi notare quanto siamo circondati da cose senz’anima.

Fossero solo gli oggetti a non aver anima, il problema sarebbe anche limitato: purtroppo, esistono anche persone senz’anima. Trovo abbastanza difficile riconoscerle: è possibile farlo solo dopo averle frequentate per un po’.

 

I veri amici afferrano quasi tutto in un istante

Fotografia di due amiche abbracciate con frase di Banana Yoshimoto
I veri amici afferrano quasi tutto in un istante. Fanno a gara a capirsi e vivono in un mondo senza menzogne

Su un vocabolario è impossibile trovare la definizione di una frase, anche se composta da due sole parole ravvicinate come veri amici.

Banana Yoshimoto sembra riuscire dove il vocabolario fallisce con un aforisma:

I veri amici afferrano quasi tutto in un istante. Fanno a gara a capirsi e vivono in un mondo senza menzogne

e pazienza se l’aforisma è stato usato per la pubblicità della Firestone: resta comunque vero.

L’immagine, del resto, rimarca il concetto: ci vuole un istante per abbracciare qualcuno…e pazienza se, in questo caso, il tutto è stato probabilmente predisposto su un set fotografico.

Del resto, la pubblicità utilizza i sogni e i desideri delle persone per comunicare un messaggio di vendita….ma un’amicizia vera e reale non è – forse – il sogno di molti?

Due amici  non hanno bisogno di definirsi tali l’uno con l’altro: lo sono e basta! Avete forse bisogno di dire al vostro responsabile

Tu sei il mio capo!

Assolutamente no! In amicizia è la stessa cosa…che poi Facebook abbia svilito il significato del termine, siamo tutti d’accordo.

Se volete un consiglio, appena una persona dice con voi

Tu sei mio amico!

Drizzate le antenne: forse sta mentendo…più a sè stesso che a voi, ma ciò non toglie che stia dicendo una bugia anche a voi!

Avevi ragione te

 

Le canzoni di Francesco Gabbani sono strane: in superficie appaiono scritte semplicemente per divertire qualche minuto (i più maligni potrebbero dire che sono scritte per fare soldi). Tuttavia, se vi prendete un attimo in più per riascoltarla bene, anche in Avevi ragione te, potreste leggervi qualcosa di interessante.

Non ho contato tutti i cantanti menzionati nel testo, ma Francesco ha ragione quando fa notare a sua madre

Guarda quanti ce n’è

Per capire bene questo brano credo, sia necessario un esperimento: ascoltate un brano e immediatamente dopo ascoltatene una cover. Il testo rimarrà pressochè identico, salvo qualche parola, ma le differenze ci saranno comunque:

  • Tonalità
  • Accompagnamento
  • Ritmo

Solo per citare qualche esempio.

Cosa ci insegna questo brano, che è solo un elenco di artisti e poco altro? Se è vero che siamo qualche miliardo sulla terra, ognuno fa le cose a suo modo: le tagliatelle di mia madre sono ottime, ma mio padre le fa meglio.

A volte, Consolata mi passa dei testi da rivedere: lei sa scrivere molto bene, ma il suo stile è diverso dal mio. Alcune volte, invidio Angelica per il suo modo di scrivere in modo scanzonato, mentre io sarei capace di trovare la serietà anche in un film di Fantozzi.

Gli aneddoti potrebbero continuare all’infinito, ma su un punto saremo tutti d’accordo: ognuno ha il suo modo di rapportarsi con la vita….ed è sempre quello corretto.

Perché mettere un'ipoteca sulla propria felicità futura, quando si può essere felici e soddisfatti nell'immediato?

Fotografia della Marina di San Vincenzo
Fotografia della Marina di San Vincenzo postata da Angelica sulla sua pagina Facebook

Ho parlato così tanto della mia amica Angelica che mi sembra giusto fare un piccolo strappo alla regola: oggi non parlerò di personaggi famosi, video o immagini firmati, ma di un suo post su Facebook.

Riportare tutto il testo  nell’articolo sarebbe stato troppo lungo, perciò ho preferito caricarlo come documento che potete scaricare a questo link. Come da titolo dell’attuale articolo, però, credo che la frase centrale del suo discorso sia

Perché mettere un’ipoteca sulla propria felicità futura, quando si può essere felici e soddisfatti nell’immediato?

Gege (così la chiamiamo in amicizia), ha centrato due punti molto importanti:

  1. A volte ci dimentichiamo dei nostri bisogni primari
  2. Un nostro desiderio potrebbe essere facilmente ralizzabile

Se avete fame, non penserete al vostro desiderio di costruirvi una famiglia con la vostra amata: dovete prima pensare al vostro corpo.

 Immaginiamo che il vostro desiderio sia quello di diventare uno scrittore ma che siate bloccati dall’eventuale biasimo o critica distruttiva di qualcuno.

Senza voler scomodare per l’ennesima volta Steve Jobs, la domande che dovete fare a voi stessi in questi casi sono due

  1. Mi sto divertendo?
  2. Sto danneggiando qualcuno?

Se la risposta è affermativa nel primo caso, negativa nel secondo, procedete pure (l’esempio del nipote di Angelica non c’entra: i bambini sono bambini); viceversa, dovrete trovare un’altra strada verso la felicità: non potete essere veramente felici se avete fatto del male al vostro prossimo.

 

Tutti maestri di vita, finché non arriva l’interrogazione

Frase sui maestri di vita dalla pagina Facebook "Sole nero"
Tutti maestri di vita, finché non arriva l’interrogazione a sorpresa

Anche se non mi piacciono i cosiddetti maestri, oggi ho deciso di rischiare, perché l’immagine pubblicata sulla pagina Facebook Sole nero è veramente bella.

Il primo piano di una donna in penombra invita tutti noi a stare zitti con il classico gesto del dito indice sulle labbra, mentre la frase recita

Tutti maestri di vita….finché non arriva l’interrogazione a sorpresa!

Anche io parlo di vita, ma non faccio parte della categoria dei maestri. Non conosco certo tutto ciò che potrebbe accadermi in futuro e non è detto che lo accetti con facilità. Io parlo solo di ciò che ho già affrontato, ovviamente secondo il mio punto di vista. Altri, invece, pretendono di voler insegnare agli altri come comportarsi, anche quando non hanno mai affrontato una questione anche solo simile a quella che ci angustia.

La differenza può essere spiegata con un un semplice esempio: quando io parlo delle mie sedute psicanalitiche, lo faccio secondo il mio punto di vista, ben sapendo che

  1. I miei problemi sono diversi dai vostri
  2. Non tutti vanno in analisi
  3. Molto dipende anche dalla tecnica usata dallo specialista
  4. Specialista a parte, nessuno è presente nella stanza durante le sedute

Non parlerò mai di esperienze che non ho vissuto in prima persona….eppure c’è gente che lo fa! In questi casi, il tempo ha giocato spesso a mio favore. Certi maestri si sono ritrovati in una situazione che non hanno mai affrontato. Le loro certezze si sono sciolte come neve al sole, fino ad arrivare a chiedermi consiglio.

Possiamo sbagliare anche in situazioni che abbiamo già vissuto:come in un remake di un film, cambiando i protagonisti e le ambientazioni, cambierà il risultato finale. Anche se la trama sarà la stessa, potremmo valutare questo spettacolo che è la vita solo dopo averlo vissuto.

Una scomoda verità

Locandina del documentario "Una scomoda verità"
Locandina del documentario “Una scomoda verità”

Oggi mi sono reso conto di aver commesso un errore nei vari articoli di questo blog: ho sempre parlato di vita, ma non ho mai parlato dell’ambiente che ci circonda.

I due fattori sono strettamente collegati fra loro:  non possiamo essere sani in un ambiente malato, non possiamo pretendere che l’ambiente guarisca se noi non siamo sani. 

Mentre Al Gore spiega bene nel film Una scomoda verità cosa possiamo fare per contrastare il riscaldamento globale e quali ne siano state le cause, lascia in secondo piano lascia in sospeso una domanda

Cosa possiamo fare per l’ambiente?

La risposta è pazzescamente semplice: amarlo e rispettarlo di più.

Qualcuno potrebbe sostenere che non dipende dalle singole persone: siamo oltre sette miliardi sulla terra, quasi che un singolo individuo non possa cambiare nulla.

Ricordo sempre una frase di Steve Jobs, in questi casi

Mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

Questa domanda può essere fatta sia per la vita che per l’ambiente: di certo è più semplice trovare qualcosa da modificare per non danneggiare l’ambiente…più difficile è modificare anche parzialmente il proprio stile di vita, ma possiamo riuscirci.

 

 

 

You are who you are when no one is looking

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
You are who you are when no one is looking

Sarebbe stato logico, ma anche ripetitivo, scrivere qualcosa a proposito dell’11 settembre oggi.

Fortuna vuole che un mio contatto su Facebook (perdonatemi, ma stavolta non ricordo veramente chi sia stato) stamattina abbia pubblicato l’ennesima immagine di Informazione Libera.

La frase scritta sul cartello pubblicitario recita

You are who you are when no one is looking

che, tradotta, significa

Tu sei chi sei quando nessuno sta guardando

Il fotografo è stato bravo nell’inserire nell’inquadratura una persona che fissa il cartello: sembra riflettere sul significato di queste parole. Il bianco e nero, poi, dà un che di serietà  e di cronaca al tutto. Dalla posizione in cui si trova, il soggetto non poteva vedere il fotografo (a meno che sia una modella, ma è un altro discorso). Ecco che la persona appare nella sua completa naturalezza. Se si fosse accorta di essere ripresa, forse avrebbe girato la testa e sorriso.

Fotografia a parte, vorrei farvi una domandavi accorgete mai quando state recitando una parte? Se la risposta è affermativa, ricorderete anche una di queste situazioni: davanti a delle persone più o meno conosciute, ma che non possono essere definite amiche, avete assunto l’atteggiamento che più ritenevate opportuno in quell’occasione.

Se foste stati da soli nella stessa stanza, forse avreste potuto permettervi di essere ciò che siete realmente.

Se la situazione che ho descritto vi suona famigliare, ho una richiesta da farvi: per favore, smettetela subito. Non solo perché non mi piacciono le persone che recitano, ma anche per il vostro benessere: alla lunga, non riuscirete più a reggere la parte, e scoppierete.

 

 

 

 

Noi invece anche volendo non ci possiamo fermare all'apparenza: dobbiamo andare oltre

IlColoreNascostoDelleCose
Noi invece anche volendo non ci possiamo fermare all’apparenza: dobbiamo andare oltre

Ieri sera sono andato al cinema a vedere il film Il colore nascosto delle cose: non ne farò una recensione, anche perchè il mio amico Alex è ben più competente di me in materia.

Mi ha colpito molto la frase pronunciata da Valeria Golino in una scena

Noi invece anche volendo non ci possiamo fermare all’apparenza: dobbiamo andare oltre

Il noi della battuta è riferita alla condizione di non vedente, a cui Emma (il personaggio interpretato dalla Golino) reagisce con tenacia e caparbietà.  Una condizione che, a mio parere, riguarda in senso metaforico anche molte persone che in realtà ci vedono benissimo. Sono tutti coloro che hanno dei limiti, qualunque essi siano, ma cercano di superarli o compensarli in qualche modo.

Io, per esempio, sono una persona ansiosa, ma cerco di compensare questo mio difetto con la riflessività e l’empatia (che poi non riesca a farmi capire è, ovviamente, un altro discorso). Se fossi stato l’esatto contrario, forse mi sarei iscritto ad un corso di paracadutismo, anzichè scrivere un blog.Ho preso solo il mio caso, che è quello che conosco meglio, ma vi invito a portare anche la vostra testimonianza.

 Trovo che l’empatia sia un bellissimo pregio, se usato correttamente (io sto ancora imparando): come nel caso dei non vedenti, le persone empatiche non si fermano all’apparenza, ma vanno oltre. Comunque sia, sostenere che esistano brutti pregi è un vero e proprio ossimoro: ogni pregio è bello a suo modo.

Ciò che ho appena scritto può aiutarci a relazionarci bene con il prossimo: ogni persona che conosciamo ha pregi e difetti. Come dice Valeria Golino, non dobbiamo fermarci all’apparenza (dei difetti) e andare oltre, scovando la bellezza (nascosta) dei pregi.

 

 

Come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?

Frase da "1984" di Orwell
«Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?». Winston riflettè. «Facendolo soffrire» rispose.

Oggi la mia amica Angelica ha postato sulla sua bacheca un’immagine presa dalla Pagina Il mio cinemaa cui mi sono immediatamente iscritto

«Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?». Winston riflettè. «Facendolo soffrire» rispose.

Non è necessario specificare che la frase  è stata presa da 1984 di George Orwell: solo i fumatori incalliti penserebbero all’omonima marca di sigarette leggendo la parola Wiston, per di più in un passaggio in cui si parla di

  • Esercitare il potere
  • Sofferenza
  • Uomini che soggiogano altri uomini

Io preferisco usare la parola persona piuttosto che uomo: non per una semplice applicazione del diritto della parità dei sessi, ma perchè il carattere esula il genere.

Non mi sono mai preoccupato eccessivamente di far soffrire gli altri: so bene che non è semplice accettare delle scuse, perciò sfrutto appieno la mia empatia per capire come non far soffrire il prossimo. Non sempre riesco nel mio intento ma, perlomeno, ci ho provato.

Non so darvi consigli su come sviluppare l’empatia o comportarvi nel caso in cui abbiate a che fare con persone poco empatiche. Io tendo ad allontanarmi da loro, ma sicuraemnte ci saranno altri modi per confrontarsi con loro.

Se ne trovate qualcuno, potete postarlo nei commenti