Non so se faccia più paura il fatto che il 2010 sia stato 7 anni fa o che sarà il 2020 tra 3 anni

Frase dal web
Non so se faccia più paura il fatto che il 2010 sia stato 7 anni fa o che sarà il 2020 tra 3 anni

Come avete potuto vedere, nei miei articoli parlo spesso del tempo: forse perché – consciamente o meno – mi fa paura il fatto che scorra così velocemente. Oggi mancano esattamente centoquattordici giorni al Veglione di San Silvestro: non mi direte che non avete già cominciato ad organizzarlo?

Scherzi a parte, come dice la frase che ho trovato sulla pagina Facebook Hello vodka, goodbye dignity

Non so se faccia più paura il fatto che il 2010 sia stato 7 anni fa o che sarà il 2020 tra 3 anni

La cosa risulta tragicamente assurda perché

  1. Considerando un singolo giorno, il tempo scorre molto lentamente
  2. Considerando periodi più lunghi, scorre molto velocemente

Per fare un esempio: ho scritto l’ultimo articolo del blog prima delle ferie il 20 agosto, ma mi sembra di averlo scritto ieri.

La vita corre velocemente e può sembrarci di non sfruttarla appieno. Tuttavia, basta fare un piccolo esercizio: basta pensare dove e come eravate un anno fa e come siete cambiati da allora. Se c’è qualcosa che non torna, di certo dovrete agire, ma sicuramente vi stupirete voi stessi del cambiamento.

 

Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova

Verso della poesia "Appello allo Yeti" di  Wislawa Szymborska
Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova. Ve lo dico dal mio cuore sconosciuto

Se usato bene, internet ci può far conoscere molte cose: basta essere un po’ curiosi. Grazie alla pagina Facebook Informazione Libera, oggi ho conosciuto un Premio Nobel a me sconosciuto: Wisława Szymborska.

Proprio la parola sconosciuto è quella che mi ha colpito di più nella frase contenuta nella poesia

Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova. Ve lo dico dal mio cuore sconosciuto

forse perché è associata al cuore…Chi lo sa?

Trovo comunque profondamente vero che una persona non si conosce mai abbastanzasia che parliamo di altri, sia che parliamo di noi stessi.

Una persona può conoscere gli altri e sé stessa solo giorno per giorno, per esempio

  • Mettendosi alla prova
  • Facendo nuove esperienze
  • Confrontandosi con gli altri

A volte è semplice, altre volte occorre aspettare l’occasione giusta. Ma come si fa a riconoscere quale sia l’occasione giusta? Occorre seguire l’istinto.

Qualcuno troverà buffo questo mio consiglio, visto che mi considerano ancora molto cerebrale, ma è solo la metà del tutto.

Il cervello serve a posteriori: riflettendo su quanto ci è accaduto in passato, capiremo il nostro presente.

#Giustizia per #AldoNaro

RitrattoAldoNaro
Ritratto di Aldo Naro

Oggi voglio condividere con voi

  • Una notizia
  • Un hashtag
  • Una campagna

che ho trovato sulla pagina Facebook Sole Nero.

La notizia risale ad ormai due anni fa, quando Aldo Naro fu massacrato di botte a Palermo.

Per fare giustizia, sono stati lanciati l’hashtag e la  campagna #Giustizia per #AldoNaro, di cui ho estratto il testo su questo file: come richiesto nella campagna, vi invito a condividerlo quanto più potete.

Giustamente, potreste domandarvi

Ma perché fai tutto questo? Non l’hai mai fatto in oltre un anno di blog!

Ammetto che preferirei non rispondervi, più che altro per timidezza, ma la domanda è legittima,  perciò mi sembra doveroso farlo.

Parlare o scrivere su un blog è relativamente semplice: ognuno ha le sue idee ed è giusto che io le esprima

Con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione

come previsto dalla nostra Costituzione.

Passare dalla teoria alla pratica è molto più difficile di quanto non si creda: ho parlato così tanto spesso di come vivere la vita che non ho mai trovato il modo per dimostrarvelo.

Questa mi sembra l’occasione giusta.

 

 

Ma perché non siamo nati tutti finocchi?

 

Questa notte se ne è andato Gastone Moschin, che qualcuno ricorderà anche per essere stato

  • Il Vescovo di Gubbio al fianco di Don Matteo/Terence Hill
  • Il padre del maestro Emilio (Solfrizzi) in Sei forte maestro

Per la maggioranza, però, resterà per sempre l’Architetto Rambaldo Melandri, quello che in Amici miei, durante la scena della stazione, si chiedeva

Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?

Già allora si era capito che l’omosessualità è (forse) una questione genetica, eppure siamo andati indietro e non avanti.

Lasciando perdere il progresso tecnologico, una volta sarebbe bastato cercare di tirare su di morale un amico assestando qualche ceffone ai passeggeri di un treno in partenza per comprendere il significato del termine amicizia.

Al giorno d’oggi, mi chiedo non solo quante persone farebbero qualcosa di simile, ma soprattutto

quanti si interessano che il prossimo si senta bene?

Sono certo che tutti fanno una telefonata o vanno a trovare qualcuno ogni tanto, ma sembra sempre più un’oasi in mezzo a comunicazioni più asettiche e virtuali. Basta ripercorrere velocemente la storia tecnologica per rendersene conto: WhatsApp ha sostituito gli SMS, che hanno sostituito le mail, che hanno sostituito le telefonate, che hanno sostituito le lettere.

La velocità in certe comunicazioni è sicuramente produttiva, ma in amicizia è controproducente: meno tempo si passa con il prossimo, più il prossimo si sentirà messo da parte e, di conseguenza, penserà che la nostra amicizia non sia veramente tale.

 

 

Ma non esiste una colazione così

In questi giorni lo spot della Motta sulla sua merendina di punta sta facendo molto discutere.

Non guardo molto la televisione: preferisco altre forme d’intrattenimento, come la scrittura e la fotografia. Non sono nemmeno una persona che demonizza questo mezzo di comunicazione come se fosse una cattiva maestra, come hanno fatto molti.

Sarà che ho vissuto la mia infanzia negli anni ottanta, sarà che non ho più un’età infantile, sarà che apprezzo l’ironia dissacrante alla John Belushi, ma io in questo spot non ci trovo nulla di sconveniente. Anzi, lo apprezzo per essere una pazzesca presa per i fondelli alle campagne pubblicitarie Mulino Bianco, di cui – in un certo senso – ne è il contraltare.  Banderas che parla con una gallina è rassicurante come la mamma che prepara la colazione ai figli, i genitori che vengono puniti con la morte perché non credono alle parole della figlia mi ricorda un po’ Il giornalino di Gian Burrasca: tutti facevamo il tifo per il protagonista, anche se sapevamo che non è giusto comportarsi così.

Visto che parliamo di dolci, è proprio il caso di dire che

Ogni dolce necessita di una dose di acidità

Ed ecco che irrompono Motta e l’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi che ci ricordano che la vita può essere come la scala di un pollaio: corta, in salita, piena di merda. …l’importante è riderci un po’ su, almeno quando si può.

Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini?

Vignetta pubblicata sul blog di cecigian e condivisa dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini? Di certo non il razzismo

Ieri la pagina Facebook Informazione Libera ha condiviso una vignetta originariamente pubblicata sul https://cecigian.blogspot.it.

Un personaggio femminile disegnato in un modo molto simile in cui lo farebbe Vauro, si domanda

Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini? Di certo non il razzismo

La frase sembrerebbe essere pienamente condivisibile, ma – concretamente – dobbiamo fronteggiare tutti i giorni il razzismo.

Non un razzismo evidente, ma più subdolo e strisciante, che pochi ammettono di nutrire nei confronti del prossimo, ma che si evidenzia in determinati atteggiamenti:

  • Ignorare chi chiede la carità
  • Allontanare sbuffando i venditori ambulanti
  • Mostrare insofferenza nei confronti dei continui sbarchi proposti dal telegiornale

Se qualcuno ci chiedesse una giustificazione qualsiasi per il nostro atteggiamento in questi casi, dubito che vi dichiarerete apertamente razzisti. Immagino, invece, che risponderete con giustificazioni più o meno politicizzate.

Politicizzate o meno che siano, si tratta comunque di giustificazioni che denotano il razzismo. Chi non è razzista, non ha bisogno di giustificazioni: aiuta il prossimo e – forse – si scusa nei casi in cui non gli è possibile fare di più.

Non essendo razzista, mi domando

Quali sono le motivazioni di chi odia qualcuno di diverso?

Sinceramente, vorrei proprio saperlo, ma non credo che qualcuno dei chiamati in causa avrà il coraggio di rispondere.

Tex

La musica è per tutti, ma molti probabilmente avranno difficoltà a comprendere un brano dei Litfiba: io stesso ho imparato ad apprezzarli solo recentemente.

Ascoltando il brano Tex,  che qui vi propongo nella versione cantata in coppia con Luciano Ligabue in occasione del concerto  Italia loves Emilia. mi ha sempre colpito al strofa

Quando anche l’ultimo dei Fiumi sarà stato prosciugato quando anche l’ultimo dei campi sarà stato cementificato…Quando anche l’ultimo del cielo sarà stato inquinato e anche quando l’ultima sacca di Gas qui sotto i nostri piedi sarà stata sfruttata allora capiremo che i nostri soldi non li possiamo mangiare e con madre natura non si scherza!!!

La mia amica Francesca avrebbe molto da dire su questa strofa a proposito delle persone (e, forse, anche a proposito della natura). Tengo molto all’ambiente, ma questo non è il blog adatto per parlarne: qui parlo di persone! Personalmente, però, trovo che le persone, a volte, cercano di sfruttarsi a vicenda, e non solo in ambito lavorativo.

  • Chiediamo spesso  favori senza ricambiarli
  • Limitiamo il budget destinato ai regali
  • Ringraziamo poco

 

Mi sono spesso domandato

Perché accade tutto questo?

La risposta è semplice, ma dura da accettare: ci consideriamo al centro del mondo, dimenticando che siamo solo una minuscola frazione del tutto!