Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Frase di Marco Aurelio: "Ogni uomo vale quanto le cose che cerca"
Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Conoscerete senz’altro il proverbio

La storia è maestra di vita

Lo trovo adatto ad introdurre una frase dell’imperatore Marco Aurelio condivisa dallla pagina Facebook PensieriParole.

Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Le uniche persone che hanno il diritto e – forse – anche il dovere di smetttere di ricercare la propria strada sono gli anziani: avendo già vissuto gran parte della loro esistenza, sono coloro che dovrebbero consigliare i più giovani…peccato che raramente vengano ascoltati.

Se siete abbastanza giovani per avere sufficientemente tempo per pensare al futuro, allora dovete farlo. Un modo sicuramente più delicato per sostenere la tesi che, se vi state accontentando di ciò che siete oggi, rimpiangerete presto il vostro passato.

Vi potreste domandare come io possa sostenere questa tesi e contemporaneamente mantenermi fedele al concetto che non possiamo prevedere il futuro.  In realtà, è molto più semplice di quanto non possa sembrare a prima vista.

Facendo un esempio, io potrei progettare il mio futuro desiderando di conquistare un determinato obiettivo entro un certo periodo di tempo, sia esso

  • Sposarmi
  • Vincere il Premio Nobel per la pace
  • Andare a vivere altrove

Sono certamente obiettivi per il futuro, ma sono troppo specifici. Il contraltare generico di questi stessi obiettivi potrebbe essere

  • Trovare una persona da amare
  • Aiutare il prossimo
  • Girare il mondo

Detto in poche parole: cominciare dal basso e costruire il vostro avvenire giorno per giorno, senza preoccuparsi di dove la strada che abbiamo imboccato ci porterà.

Se volesse girare il mondo, un uomo dovrebbe cominciare a visitare una Nazione o una città, ovviamente. Durante la visita, incontrerà persone, vedrà cose, farà nuove esperienze. Chi ci può dire se, una volta terminato il periodo di permanenza, quest’uomo non deciderà di fermarsi a vivere nel nuovo luogo?

In quel caso, sarà terminata la sua ricerca ma, dopo un po’, avrà necessità di cominciarne un’altra.

Non aver paura della perfezione…

 

Frase e ritratto di Salvador Dalì
Non aver paura della perfezione. Non la raggiungerai mai.

Vorrei farvi una domanda

Vi considerate perfetti?

Se darete una risposta affermativa, vi suggerisco di rileggere il mio post del 27 settembre scorso.

Se non avete voglia di passare da un articolo all’altro, può bastare la frase di Salvador Dalì

Non aver paura della perfezione. Non la raggiungerai mai.

Qualcuno, conoscendomi, potrebbe ridere leggendo questa affermazione sul mio blog. Visto l’argomento che sto trattando, mi sento in dovere di scusarmi con voi in questo modo: se vado in psicanalisi, un motivo ci sarà.

Per quanto possa sostenere il vocabolario, credo che la perfezione abbia due significati distinti

  • Il primo appartenente al nostro mondo psicologico
  • Il secondo appartenente al nostro mondo socio-filosofico

Fare un paragone fra mondo esterno e mondo interno sarebbe troppo sbrigativo: credo sia più completo dire che un conto è come valutiamo il mondo esterno, un altro è riuscire a stabilire oggettivamente come è il mondo.

La perfezione come l’intendeva Dalì è sicuramente irraggiungibile: tanto vale vivere seguendo i consigli di Charlie Chaplin. Il motivo è semplice e non può essere tacciato di menefreghismo: è la strada per raggiungere la felicità.

Non avrei mai pensato di vivere qui…

 

La vita è sostanzialmente composta da 3 elementi:

  1. Passato: ciò che siamo stati ieri
  2. Presente: ciò che siamo oggi
  3. Futuro: ciò che saremo domani

Il primo lo possiamo solo ricordare, il secondo lo possiamo solo vivere, il terzo lo possiamo solo immaginare.

Quelle che avete appena letto sono le mie conclusioni dopo aver letto la notizia sul romano Francesco Galati, cervello in fuga in terra londinese da ormai quattro anni.

Ho scelto di postare il video perché mettere una fotografia di Francesco avrebbe dato un che di funereo a questo testo. Francesco, invece, sta vivendo: gettandosi in una nuova avventura, nel 2012, lo ha fatto sicuramente con entusiasmo e con fiducia nel futuro, soprattutto lavorativo.

Sicuramente con l’età, ma anche per altri motivi, cambiano le nostre prospettive e le nostre priorità.

Per questo trovo insensato progettare un futuro a lungo termine: l’immaginazione è sicuramente un’arma potente, ma dobbiamo sempre confrontarci con gli altri e con il mondo esterno…ciò che noi comunemente chiamiamo realtà.

Head Vs. Heart

HeadVsHeartInformazioneLibera
Head vs heart

Spero che voi non confondiate il titolo del post di oggi con quello che scrissi a proposito di Arisa tempo fa.

Comincio a credere che io e  la pagina Facebook Informazione Libera abbiamo lo stesso scopo: far pensare chi ci legge.

Ironia della sorte, è stata la frase

Head vs Heart 

a farmi gingere a questa conclusione.

Lo sfondo dell’immagine amplifica il concetto: mi ricorda uno schermo televisivo quando manca il segnale di ricezione o quando il segnale è disturbato.

Ci sono persone che ragionano, ammesso che il verbo sia adatto

  • Solo con il cuore
  • Solo con la testa
  • Con entrambi questi organi

Per esperienza personale, posso dirvi che i primi due modi non fanno raggiungere risultati e, anzi, fanno stare male: è proprio perchè ragionavo solo con la testa che sono finito dalla psicanalista.

Ragionare solo con i sentimenti potrebbe sembrare più logico, per usare un ossimoro. Sicuramente, vi sentirete la testa leggera, ma ricordate che siamo esseri pensanti, perciò non ci vorrà molto ad una persona più equilibrata di voi per smontare il vostro ragionamento, ammesso che si possa usare questo termine.

Non crediate che gli altri non si accorgano che stiate ragionando in uno di questi due modi: anzi, se ne accorgono…eccome! Putroppo, come dico sempre io

Sono tutti psicanalisti col cervello degli altri

Per stare bene, il consiglio che vi dò è quello di imparare a dosare forze emotive e forze cerebrali.

These are the days…

 

Certe volte la vita è proprio strana: ci accade una cosa che influenzerà il nostro futuro,solo che in quel momento non lo sappiamo.

Leggendo il  testo di These are the days of our lifes,magari mentre la si sta ascoltando, è questo il messaggio che ho percepito e che l’ultima delle dieci storie della vita di Freddie Mercuy raccontata su Rolling Stone  per ricordarne l’anniversario della morte lascia trasparire come se fossimo noi stessi vicini al cantante durante quei momenti.

Non è necessario che sia una tragedia come l’AIDS a far sì che accada tuttociò: potrebbe essere qualcosa di infinitamente più bello.

Di certo, sapere come e quando è stato girato questo video dà più connotazione al tutto.

Anche noi persone attuali, comuni mortali che non possiamo essere di certo paragonati all’immortale Freddie Mercury, saranno capitato eventi di ogni tipo, belli e brutti:

  • La morte di un caro
  • La conoscenza di nuove persone
  • La visione di un film

Un esempio personale è quello che ci vuole per spiegarvi meglio questo articolo, anche se in modo generico: le cose migliori che mi hanno effettivamente cambiato la vita sono state quelle che ho preso inizialmente più alla leggera, come questo blog. Da semplice modo per sfogare la mia fame di scrivere nella speranza che qualcuno mi leggesse, è diventata una necessità per comprendere me stesso…e spero anche far sì che gli altri mi comprendano.

Gaetano e Giacinto

 

Dato il nome che portano e gli anni passati a suonare insieme, credo che solo gli Stadio potessero raccontare il calcio dei tempi di Gaetano e Giacinto, la canzone dedicata a Giacinto Facchetti e Gaetano Scirea.

Un calcio dimenticato, molto meno

  • Commerciale
  • Televisivo
  • Internazionale

In cui esisteva ancora il concetto di Bandiera, quella con la B maiuscola.

Dare la colpa al calcio per come si è evoluta la nostra vita non avrebbe senso: è sensato, invece, dare la colpa alla nostra vita per come si è evoluto il calcio.

Non sarebbe giusto nemmeno dare tutto la colpa alla pubblicità: se la pubblicità fa leva sui nostri bisogni immediati, lo fa perché noi cerchiamo di sopperire alle nostre mancanze profonde in modo immediato.

La vita può essere una splendida opera d’arte, ma occorre darle tempo.

In momenti come questo, dovremmo tutti fare nostro un proverbio (fatemelo chiamare così) abbastanza noto in campo artistico

Anche Leonardo ha disegnato scarabocchi prima di dipingere la Gioconda

 

La rabbia che rimane dopo una delusione

Frase di Paola Felice sulla rabbia dopo la delusione
La rabbia che rimane dopo una delusione è una medicina. È amara ma serve per guarire dall’ingenuità

Sono una persona che pecca spesso di ingenuità: credo che Hitler e Stalin siano stati solo errori di percorso nella Storia dell’umanità. Di conseguenza, spesso provo rabbia nei confronti degli altri perché mi sono sentito maltrattato e resto deluso.

Il prologo mi serve per spiegarvi la mia reazione leggendo sulla pagina Facebook Pensieri che colorano la vita la seguente frase di Paola Felice

La rabbia che rimane dopo una delusione è una medicina. È amara ma serve per guarire dall’ingenuità

 Non so cosa accada a voi ma, nel mio caso, quando la rabbia è passata mi sento privo di forze e mi ritrovo a pensare che avrei potuto meglio usare questa energia.

Il pensiero precedente passa subito quando mi ricordo che la rabbia è un modo molto umano per esprimere la passione che abbiamo dentro. Non possiamo sedare le passioni, perciò si esprimono nel modo più violento che possa esistere.

La passione che accomuna tutti noi ha un nome che uso quasi in ogni articolo: si chiama vita. Tutti vogliamo vivere come vogliamo ed è giusto che ci arrabbiamo quando qualcuno ci ostacola nel nostro percorso.

Esiste sicuramente un modo molto costruttivo per sfogare la rabbia: impegnarci nelle nostre passioni. Io, per esempio, quando sono arrabbiato mi metto a scrivere (che poi non pubblichi quanto scritto su questo blog è un altro discorso). Del resto, stiamo parlando di un sentimento che – in quanto tale – non deve essere sedato, ma deve essere espresso.

Se volete un consiglio, non cercate di sedare la rabbia, piuttosto usatela per impegnarvi di più in ciò che vi appassiona. Ricordatevi che solo voi sapete la verità sul vostro conto.

Tenendo conto di questo fattore, potete esercitarvi davanti allo specchio o usare il vostro hobby per imparare a costruirvi uno sfogo positivo.

Politica o spettacolo?

 

PoliticaSpettacoloRepubblicaBeppeGrillo
Politica o spettacolo?

Oggi è uscito il primo numero con la nuova veste grafica del quotidiano La Repubblica: è un fatto, non una pubblicità.

La pubblicità – quella vera – l’ha giustamente fatta il quotidiano stesso.

I pochi elementi che la compongono costituiscono un messaggio molto complesso.

Per comprenderla, occorre farsi una domanda, che il copywriter ha voluto provocatoria, scegliendo la frase

“Politica o spettacolo?”

Beppe Grillo potrebbe essere definito un uomo politico o un uomo di spettacolo, a seconda del contesto in cui lo consideriamo. Una scelta che spetterà ai redattori a seconda del caso, ma anche noi siamo portati a fare quasi ogni giorno una simile distinzione.

Potrebbe sembrare strano, ma non lo è: tutte le persone possono essere più cose contemporaneamente

  • Un amico può essere anche un collega
  • Uno sconosciuto potrebbe essere anche un compagno di viaggio
  • Un medico potrebbe essere anche parente di un paziente

Sono solo esempi, naturalmente: la lista potrebbe continuare all’infinito.

Al di fuori del contesto pubblicitario e giornalistico, è difficile definire in modo così esatto una persona. Non ci trovo nulla di strano se accade: vi ricordate per caso quando il vostro amico più fraterno è diventato effettivamente tale e non è stato più solamente uno dei tanti? Io stesso non saprei dirvi quando Consolata è passata dall’essere conoscente ad amica.

Non dobbiamo complicarci la vita più di quanto non lo sia già di per sé. Parafrasando ciò che suggerisce Francesco De Gregori in una sua famosa canzone

Prendetela come viene

 

Aboliamo la sveglia

Scritta anarchica su un muro di città
Aboliamo la sveglia

Non sono un anarchico, né un loro simpatizzante in senso politico del termine, ma nutro della simpatia per l’anonimo autore anarchico che ha scritto un muro di città

Aboliamo la sveglia

Il fatto che sia stata usata l’immagine di un muro anziché creare il tutto al computer, rende il tutto più tangibile e reale.

Non certo solo per il motivo che mi piace dormire, soprattutto in inverno, ma anche perché è più semplice ricordare i sogni fatti poco prima di svegliarsi piuttosto che quelli fatti in piena notte.

Come disse  Albus Silente

 Nei sogni entriamo in un mondo che è interamente nostro

In un certo senso, ho detto la stessa cosa proprio ieri. Senza voler entrare in ambiti oscuri come la psicanalisi, ci vuole poco a capire che – spesso – la vita che viviamo non corrisponde alla vita dei nostri sogni.

Non credo che, abolendo la sveglia, smetteremmo di vivere: non siamo orsi in letargo. Credo che, invece, cominceremmo a vivere veramente.

Occupando il nostro tempo in maniera sì produttiva, ma senza forzare la natura, cominceremmo ad avvicinarci

  • Ai nostri sogni
  • Ad un mondo migliore per tutti
  • Ad una vita migliore

Vorrei domandarvi una cosa

Che ne pensate?