Cosa resterà (degli anni ottanta)?

 

Le bariste che mi preparano colazione la domenica mattina non apprezzano la radio: preferiscono collegare lo stereo ad un lettore MP3 ed ascoltare la loro musica preferita. È grazie a questo piccolo gesto che ho potuto riascoltare Cosa resterà degli anni ’80.

Questo blog si rivolge al presente, non al passato, ma man mano che si avvicina la fine dell’anno è doveroso cominciare a stilare un bilancio. Un bilancio è qualcosa che non serve solo in economia, ma anche nella vita. Il bilancio della vita ha tre scopi principali:

  1. Vedere dove siamo in quel momento
  2. Immaginare dove vogliamo arrivare
  3. Considerare come arrivarci

Non dico che si dovrebbe pianificare il nostro anno giorno per giorno, ma quantomeno avere una prospettiva di massima per tracciare una rotta, in modo da avere qualcosa che resterà per gli anni a venire.

Se Raf dovesse riscrivere il testo oggi, probabilmente menzionerebbe Trump e farebbe esempi molto diversi. Anche noi, fra meno di due mesi, ricorderemo vari eventi che hanno – personalmente o socialmente – segnato il nostro anno.

La domanda – a questo punto – è

Che cosa resterà di quest’anno, che ci porteremo anche negli anni successivi?

Dare una risposta univoca è impossibile: dipende da quanto ci è accaduto negli ultimi dodici mesi. Per esempio, io ricorderò senz’altro la nascita di mia nipote Alice. Altri fatti sono sicuramente passati in secondo piano, forse perché sono anche un po’ spiacevoli, ma credo si riaffacceranno nella mia mente quando meno me lo aspetto…e non sto parlando solo  quando sono sdraiato sul lettino durante le sedute di psicoanalisi.

In momenti come questo, mi accorgo che la  vita, anche la più monotona, ci regala sempre delle sorprese: sta a noi saperle coglierle e considerale tali. Per citare il brano di stasera, è impossibile sapere ogni giorno cosa resterà una volta che sarà passato.