Ligabue racconta l’album “Made in Italy” sul set

Prima di scrivere questo articolo, mi sono premurato di ascoltare l’album Made in Italy in ordine di traccia: solo in questo modo si può apprezzare completamente il lavoro di Luciano Ligabue. Del resto, come dice lo stesso cantautore, questo non è un album, è una storia

Il video dell’intervista rivela una cosa interessante: l’album non era nato immediatamente con l’intenzione di farne un film. Invece, lo sarà, è vedrà tra i protagonisti Stefano Accorsi (che ha già lavorato con il Liga ai tempi di Radiofreccia) e Kasia Smutniak.

Non è così assurdo come può sembrare. The Wall ha dovuto aspettare quattro anni prima di essere portato sul grande schermo da Alan Parker. Credo che nemmeno i Pink Floyd avessero pensato di fare un film tratto da un loro album quando ancora erano in studio a cantare.

Dal grande schermo al palcoscenico della vita reale  il passo è breve: nessuno può prevedere cosa accadrà in futuro….eppure ci comportiamo tutti progettando il proprio futuro. Anche nei colloqui di lavoro ci chiedono spesso

Dove si vede fra cinque anni?

La trovo una domanda insensata, perché nessuno può prevedere il futuro e – perciò – sapere cosa ci accadrà e le conseguenze che un determinato evento avrà sulla nostra vita futura.

Giusto avere dei progetti, per carità, ma ogni persona deve essere pronta anche a cambiare strada, perché non sempre va tutto come abbiamo progettato. Ciò non significa avere pronto un piano di riserva. Significa avere una dose di quella che chiamerei capacità di improvvisazione, molto richiesta a teatro.

Basta ricordare il nostro passato per rendersene conto. Per esempio, credo che tutti coloro si siano iscritti all’Università avessero in progetto di laurearsi…ma non per tutti è stato così. Chi aveva già in mente una soluzione alternativa, si sarà sentito sicuramente meno smarrito di chi ha scelto di abbandonare gli studi senza sapere cosa fare.

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