Soldati, 365 all’alba

Ho trentanove anni: non sono tanti, ma nemmeno pochi e, comunque, il tempo passa per tutti.

Partendo da questo pensiero, ho pensato di scrivere a proposito della canzone Soldati, che Umberto Smaila compose per la colonna sonora di Soldati, 365 all’alba.

Un film che noi Italiani capiamo benissimo e che dovrebbe capire anche qualche persona più simile alla figura del computer di Wargames che a quella dello statista, con varie differenze:

  1. Tra film e realtà c’è uno schermo di mezzo
  2. Il computer di Wargames aveva capito quale fosse la soluzione migliore

Anche se tradurre un film del genere per il pubblico americano mi sembra francamente impossibile, basterebbe tradurre il testo del brano e far porre l’attenzione sulla strofa

Tu che vai via,
per quale guerra e quale idea?
E quante volte penserai
a una risposta che non hai,
a una risposta che non hai

In genere cerco di fornire risposte, ma questa volta nemmeno io, come l’ipotetico soldato del brano, non ho una risposta. Sono certo, però, di una cosa: anche traducendolo, i signori della guerra non capirebbero il brano ed il suo messaggio, perché verrebbe rifiutato a livello inconscio.

La cosa mi fa incazzare e preoccupare parecchio: significa che chi dovrebbe guidare la vita delle nostre nazioni, non ha capito la vita stessa.

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