Pieraccioni e le cinquanta sfumature

Locandina del film "Il ciclone"
Locandina del film “Il ciclone”

In genere – lo sapete bene – quando parlo di Facebook lo faccio tramite immagini e frasi tratte da pagine pubbliche, non da profili personali. Oggi, però, il post di Leonardo Pieraccioni è troppo succoso per non poterne parlare. Lo riporto di seguito, esattamente com’è

Allora, avevo sentito sempre un gran parlare delle 50 sfumature ma non l’avevo mai visto. Vedo in edicola il dvd, torno a casa, metto il dvd e mi si schiude un mondo MERAVIGLIOSO! I due hanno sui 30 anni ma si danno del lei per tutto il primo tempo, lui è ricchissimo e ci ha tutto lucido: l’elicottero, il pavimento, i fiori, i’ gatto, la carta igenica, tutto ripassato col vetril ogni du’ minuti. Lei è vergine e lui la guarda sempre, mentre lei ‘unlo guarda, con lo sguardo dei cocker di quando scoprono indò tu hai nascosto i croccantini. Sempre lui, che si chiama come una cera da pavimento degli anni ’70, ‘un ride mai nemmen con le fotine del nero di uozzap,; riesce però a levarsi le Tshirt con una mano sola, che se ci provi o la strappi o finisci un tubetto di Lasonil. Prima di pipalla le fa firmare un contratto come quando si va a comprare la Pandina usata. Poi, la lega come un cotechino da mettere in forno. Appena legata… arriva la su’ mamma, la mamma di lui, e lui tutto rosso ni’ viso, la slega veloce veloce dicendole “se te lo chiede digni che si giocava a subbuteo”. A quel punto per provare un brivido vero ho staccato tutto e ho messo la D’urso.

 

Pieraccioni ha messo alla berlina non un film, ma la nostra vita immaginifica attuale, su cui abbiamo costruito la nostra società, mandandola in rovina.

Anche se i sogni sono il più classico dei desideri, per citare un proverbio, dobbiamo fare i conti con ciò che abbiamo: non possiamo volare senza aeroplano, perché non abbiamo le ali.

Usando un linguaggio leggero, Pieraccioni ottiene tre obiettivi

  1. Viene ascoltato e postato
  2. Ci fa sorridere
  3. Ci fa riflettere

Facendoci giungere alla conclusione che – forse – anziché immaginare una vita ideale, ma irraggiungibile, dobbiamo migliorare la nostra imperfetta vita attuale.

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