Io non c’ho capito niente

Credo fermamente che la parodia di una canzone sia un parametro con il quale misurare il successo del brano di riferimento.

Prendendo l’intonazione della canzone vincitrice del Festival di Sanremo,  il comico Dado ricorda le ansie degli studenti delle superiori. Un periodo fondamentale della nostra vita: non è la prima volta che ne parlo.

Una parodia che può essere considerata un atto di accusa verso la scuola…o di comprensione verso insegnanti ed alunni che – in ultima analisi – vivono la scuola?

Di certo, dimentichiamo che insegnanti e alunni sono anche (e soprattutto) persone. A volte, mi sembra una parte consideri l’altra come un semplice oggetto facilmente sostituibile, come se fosse uscito da una catena di montaggio.

Un modo di pensare e di considerare il prossimo che si rifletterà – purtroppo – anche sull’ambito lavorativo quando le giovani menti di domani, per citare John Nash, prenderanno il posto dei lavoratori di oggi.

Provate ad immaginare una scena abbastanza comune: siete sul posto di lavoro, stressati da un problema spinoso che dovete assolutamente risolvere. Allo stesso tempo, una parte della vostra mente divaga pensando ai problemi extra-lavorativi quotidiani

  • Le bollette da pagare
  • Il bisogno di riposo
  • I litigi in famiglia

Eppure, dovete concentrarvi su quanto state facendo in quel momento: nessuno vi può prestare ascolto. Come fare?

La soluzione è a portata di mano, ma nessuno la adotta: basterebbe dedicare un po’ di tempo per confrontarsi in ufficio a proposito dei problemi personali nel modo più empatico possibile. Forse non ce ne rendiamo conto ma, così facendo, saremo più sereni e – quindi – più produttivi.

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