In morte della neodeputata Rosy Guarnieri

Rosy Guarnieri e Matteo Salvini su Twitter
Rosalia “Rosy” Guarnieri in un ritratto con Matteo Salvini postato su Twitter

Matteo Salvini l’ha definita malattia bastarda, la cronaca la chiama male incurabile, io la chiamo morte: in ogni caso, stiamo parlando di quella cosa che ci ha portato via la sessantaseienne Rosalia Rosy Guarnieri, neoeletta alla Camera dei Deputati in quota Lega Nord.

L’articolo scritto ieri dall’Huffington Post è il più classico dei coccodrilli giornalistici: non è importante sapere il motivo della dipartita, è importante comunicare il cordoglio ed il ricordo, magari unendoli alle condoglianze per i famigliari.

Ho sempre detestato gli scritti dedicati alla morte di qualcuno: i giornalisti si attengono allo stretto diritto-dovere di cronaca, gli amici ed i parenti si lasciano trasportare maggiormente dalle emozioni. Giusto che sia così, ma la cosa mi lascia sempre leggermente spiazzato.

La domanda che mi pongo in questi casi è

Qual è la verità?

La verità sta nel mezzo: la morte è un fatto sia emotivo che pragmatico. Triste a dirlo, ma non siamo immortali. Il fine – vita fa parte della vita stessa: questa è la pragmatica. Il discorso emotivo è molto più complesso: significa tradurre in parole un sentimento. I poeti ci riescono benissimo, io ed altri un po’ meno, ma ciò non significa non provare emozioni.

Tutte le persone provano costantemente emozioni, anche se non se ne accorgono:

  • Mentre dormono
  • Quando lavorano
  • Durante il percorso che li conduce da casa all’ufficio

Il problema è che siamo così presi dai doveri quotidiani che – spesso – ci dimentichiamo che la vita non è fatta di soli doveri. Così facendo, cerchiamo di non pensare alla nostra futura morte, ma anche al modo di riempire i giorni che ci restano fino a quel momento più classico dei coccodrilli giornalistici: non è importante sapere il motivo della dipartita, è importante comunicare il cordoglio ed il ricordo, magari unendoli alle condoglianze per i famigliari.

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