Cinquant’anni fa si sentiva la gente cantare

Immagine sulla vita Cinquant'anni fa
Cinquant’anni fa si sentiva la gente cantare. Cantava il falegname, il contadino, l’operaio, quello che va in bicicletta, il panettiere. Oggi hanno smesso. La gente non canta e non racconta più

Data la mia età, non posso sapere in prima persona come fosse la vita cinquant’anni fa: come molti di voi, devo accontentarmi dei racconti altrui.

La frase  anonima condivisa della pagina Facebook  Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com  sembra rispondere a questa domanda

Cinquant’anni fa si sentiva la gente cantare. Cantava il falegname, il contadino, l’operaio, quello che va in bicicletta, il panettiere. Oggi hanno smesso. La gente non canta e non racconta più

Dare questa importanza al canto sembra sottintendere che la vita cinquant’anni fa fosse migliore o – quantomeno – più felice. Altre versioni della frase aggiungono elementi legati al denaro: segno che – come dice il proverbio

I soldi non fanno la felicità

Per esempio, pensate a quando eravate bambini: sareste stati più felici con un giocattolo da poche migliaia di lire che vostra madre vi aveva comprato al mercato e non indossando l’ultimo capo firmato.

L’immagine di sfondo sembra ulteriormente rimarcare questo concetto: dato il progresso tecnologico, il lavoro di mezzo secolo fa era sicuramente fisicamente più faticoso che al giorno d’oggi….eppure la gente cantava, perché era soddisfatta di ciò che era.

Oggi le persone sono sempre più insoddisfatte: economicamente parlando, stanno più o meno bene (a seconda dei casi, ovvio)

  • Possono permettersi l’automobile
  • Escono a cena ogni tanto
  • Si concedono una vacanza

Eppure, non sono felici: lo si può notare ogni giorno sui mezzi pubblici. Più che un gruppo di abitanti della stessa città, sembra di vedere un gruppo di sconosciuti. Credo che tutti si sentano soli: ogni tanto, dovremmo staccare un po’ e cantare una o due strofe di una canzone che ci trasmetta allegria.

3 commenti su “Cinquant’anni fa si sentiva la gente cantare”

  1. Non sono d’accordo… mi sembra, la frase, sempre e solo il ripetere gli stessi stereotipi di sempre!
    50 anni fa, era il 1968… e penso che già da sola questa data dica tutto…
    Se poi andiamo ancora più indietro, arriviamo agli anni delle guerre, con la canzoncina “se potessi avere mille lire al mese”… che denota uno stato di malessere, di scontentezza. E poi ancora da tempi più remoti ci arriva la favoletta del topolino di campagna e del topolino di città…
    E che dire delle Bucoliche di Virgilio? dove già allora Virgilio, con i suoi pastori dell’Arcadia immagina “canti silvestri sul flauto sottile”, un mondo sereno per rifugiarsi dalla tragica realtà; privi tanto della crudezza della vita di campagna quanto della eccessiva complessità di quella di città.
    In altre parole, sembra che la storia ci porti a riflettere che sebbene l’uomo sia un animale sociale (e socievole) se portato all’eccesso di concentrazione di persone (la vita di città) diventa “solo” e non fa altro che lamentarsi. È sempre stato così; quindi, pochi ma buoni.
    La vita di campagna, quindi, sembra essere la vita migliore dai tempi remoti e le immagini della gente che canta, rispecchi la vita semplice che ancora oggi si può trovare nei piccoli borghi, nelle piccole località. Il benessere, quindi, è un’insieme dato non solo da fattore economico, ma anche territoriale, ambientale, sociale,… chissà perché mi viene in mente qualcosa…
    E, la ricerca di questo benessere è il vero lusso, non solo del nostro millennio.

    1. Beh, Consolata, chi ha una certa età ha un po’ il vizio di dire frasi come: “Ah, ai miei tempi”. Di certo ci sono stati eventi tragici, spesso riportati dai quotidiani; il clima politico – sociale non era sicuramente dei migliori. Lo stesso dicasi per epoche più remote. Tutto questo se lo consideriamo da un punto di vista sociologico, quindi “aggregato”.
      Se consideriamo la stessa epoca da un punto di vista della singola persona, (considerando la “persona comune”, non certo elementi di spicco della società) e la sua vita specifica, il discorso cambia. Sicuramente, ci saranno stati individui senza particolari interessi politico-economici (anzi, saranno stati la maggioranza), magari lontano dai grandi centri urbani il cui coinvolgimento si limita alla lettura delle notizie a riguardo. Pensa a queste persone: si accontentavano di molto poco…eppure erano felici.

      1. Sicuramente penso che ci siano tutt’ora, anche in Italia ci sono persone che si accontentano di molto poco e sono felici. Anzi, ti dirò di più: parlando proprio a proposito della felicità nel mio gruppo Facebook, è venuto fuori che la maggior parte delle persone cerca la felicità al di fuori di se stesse, nelle cose, quando invece la felicità è dentro di noi.

Rispondi