Vita dal ghetto a Milano

Mezzo pubblico nel ghetto
Immagine di un mezzo pubblico nel ghetto

In occasione del giorno della memoria che si celebrerà fra tre giorni, il quotidiano free press Metro ha pubblicato un’intervista a Stefano, che con sua madre, nel 1943, fuggì dal ghetto Varsavia e si trasferì a Milano. Anche se non lo riporta, il cognome non è importante.

Non è una notizia, ma una Storia, di quelle con la esse maiuscola, che ci fanno capire come siamo giunti fin qui, ma che non troviamo mai nei libri di scuola. Nemmeno Primo Levi ci descrive nel suo Se questo è un uomo la vita del ghetto: il suo racconto comincia dopo essere stato catturato. Anne Frank il ghetto lo visse, ma cominciò a scrivere il suo diario solo pochi giorni prima della clandestinità.

La Storia del ghetto, come tutta la vicenda dell’Olocausto, è una storia piena di dolore, di quelle che non si vorrebbero mai raccontare.

Il mio vuole essere solo uno spunto di vita: occorre raccontare anche il proprio dolore. Dobbiamo ascoltare anche il dolore dell’altro. Questo intendo dire quando occorre ascoltarsi di più. 

Le orecchie, però, non c’entrano ben poco con questo tipo di ascolto: serve molto cuore e un briciolo di cervello. Raccontare gli aspetti dolorosi della propria vita non è facile per nessuno. Ascoltarli richiede

  • Empatia
  • Capacità di analisi
  • Pazienza

Esiste una sorta di ghetto, in parte mentale, in parte emotivo, che ci riguarda tutti: è quel luogo dentro di noi dove abbiamo letteralmente sepolto i nostri ricordi più brutti e dolorosi. Qualcuno lo chiama inconscio, io non riesco a trovargli un nome adatto.

Di una cosa sono certo: quel luogo esiste ed è il nostro personalissimo ghetto. L’unico modo per scappare da questo luogo è riuscire a raccontare la propria storia, ma occorre anche avere di fronte una persona disposta ad ascoltare.

Purtroppo, siamo sempre più propensi a pensare in modo egoistico, crediamo che ognuno debba cavarsela da solo. Per cambiare tutto questo dobbiamo ragionare in modo diverso: da soli non ce la possiamo fare! Appena ne abbiamo la possibilità, dobbiamo aiutare il prossimo, anche solo ascoltandolo di più.

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