Quarant’anni

Oggi compio quarant’anni: tempo di bilanci, verrebbe da dire. Io non sono d’accordo: considerando la vita media italiana, non è ancora ora di fare bilanci.

Naturalmente, a quarant’anni ho visto di tutto, come praticamente dice il testo della canzone dei Modena City Ramblers che in questa occasione collaborano con il comico Paolo Rossi.

Certe cose della vita sembrano volarci sopra la testa. Pochi di noi erano presenti

  • Al ritrovamento del cadavere di Aldo Moro
  • Sullo svincolo di Capaci
  • Ad un qualsiasi fatto di cronaca

eppure ne siamo rimasti segnati. Anche se potevamo archiviare il tutto come notizie qualcosa, sotto sotto, ci rodeva dentro.

Forse abbiamo considerato la vita ingiusta, forse ci è sembrato che non potessimo far nulla per cambiare il nostro mondo e ci siamo tenuti stretti ciò che di più caro avevamo in quel momento.

Trovo abbastanza normale che si ricordino con più facilità gli eventi che ci hanno spaventato, ma non dobbiamo dimenticare che in quarant’anni (o anche meno, a seconda della vostra età) ci sono stati anche eventi piacevoli.

Tutti questi fatti, sia quelli spiacevoli che quelli piacevoli, devono servirci per il futuro: i fatti belli ci servono per ricordarci le nostre capacità, i fatti brutti per ricordarci i nostri limiti. Non si può buttare via nulla del passato: ci forma, in un modo o nell’altro.

Tuttavia, possiamo lasciarci abbattere dagli eventi passati, diventando pessimisti, oppure lasciarci forgiare, diventando – se non ottimisti – quantomeno più combattivi. Il futuro ci appare sempre come un’incognita, a quarant’anni come a cinquanta, ma il passato ci ha a suo modo forgiato.

Fortunatamente, siamo persone, non pezzi di ferro che si fondono passivamente in presenza di calore. Non abbiamo la forza di resistere alla temperatura che certi eventi ci scatenano, ma abbiamo la forza di reagire.

A volte, dovremo concederci un po’ di tempo per riprendere le forze, ma poi riusciremo a riprenderci.

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