Luci a San Siro

Sembra strano non parlare della Festa della Donna l’8 marzo…a meno che non si consideri Milano, con le sue luci, una bella donna con un vestito ricoperto di lustrini.

Forse quella donna piena di luci non piace a Roberto Vecchioni, perché ricorda quella Milano e quel mondo discografico tanto un po’ provinciali, nel senso rispettoso del termine, quanto freddi, nel senso dispregiativo del termine.

Se togliessimo quel vestito ad una persona, cosa ne resterebbe? Un corpo, sicuramente molto curato nell’aspetto, ma forse non altrettanto curato sotto il profilo intimo e psicologico.

Tutti, a Milano, cercano di apparire al meglio non appena hanno da parte qualche soldo. Basta non essere costretti a chiedere la carità che ci si sente al centro del mondo. Milano sta cominciando a sprovincializzarsi proprio in questi ultimi tempi, come diceva Manuel Agnelli in una recente intervista. Milano è bella con le sue luci, ma sembra al centro dell’attenzione mondiale solo il 7 dicembre.

Nessuno vuole mostrare la propria vulnerabilità come, invece, fa Vecchioni: vogliamo apparire cosmopoliti agli occhi degli altri, ma soffriamo tantissimo.

Non ho nulla contro i locali di Milano, ma le persone che frequentano pub e locali continuamente non concedono abbastanza spazio alla loro intimità: si chiacchiera di gossip o di dicerie e maldicenze sul prossimo per non sentire la propria solitudine.

Se vi fate un giro per Milano quando le luci dei locali sono spenti, vedrete tanta solitudine, di cui tutti facciamo parte. Sarebbe troppo semplice nascondersi in casa a guardare la televisione: sarebbe come fare gli struzzi che nascondono sotto la sabbia.

Le persone di Milano e – forse – anche quelle del resto d’Italia dovrebbero spegnere le luci un po’ prima la sera. Col buio, dovrebbero permettersi di piangere un po’. Non è sintomo di debolezza: è indice che siamo persone con un cuore, che forse soffre di solitudine.

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