Festa della donna per Cetto Laqualunque

Avevo previsto di pubblicare l’articolo relativo a questo video il giorno della Festa della Donna, venerdì scorso, ma non avevo l’ispirazione corretta.

Nel filmato che vi propongo, tratto da una puntata della trasmissione Che tempo che fa in occasione della festa della donna di qualche anno fa, un misogino Cetto La Qualunque/Antonio Albanese, inveisce contro Festa e festeggiate in una volta sola.

Non voglio fare una disquisizione se questa festa abbia ancora un senso, perché forse scaduta in un atteggiamento troppo consumistico/commerciale, voglio fare un ragionamento su quella che possiamo definire satira sociale. La satira ci mette di fronte scherzosamente alle storture della società: se una cosa è considerata giusta, nessuno avrà il coraggio di scherzarci sopra.

Se una cosa, invece, è oggetto di satira, significa che può essere potenzialmente imperfetta. Una volta spenta la televisione o tornati a casa dopo lo spettacolo teatrale, non dovremmo limitarci a commentare lo spettacolo in sé, ma prendere quanto visto come spunto per ampliare la nostra visione su come gira il mondo.

Spesso dimentichiamo che anche il comico è una persona che ha un proprio modo di vedere le cose. Probabilmente, se abbiamo assistito ad un suo spettacolo, abbiamo già avuto modo di apprezzare quel comico e le sue idee in televisione. A differenze, delle persone che reputiamo più serie, come premi Nobel e politici, non ragioniamo mai su ciò che dice il comico. Lo prendiamo semplicemente come una battuta, che dimenticheremo poche ore dopo, nulla di più.

Ciò che dice il comico è frutto di un ragionamento che è sfociato in una battuta  di pochi secondi. Credo che raramente il comico si possa permettere di fare una battuta di pancia: il rischio di risultare offensivo od essere frainteso è troppo elevato.

Proprio per questo motivo credo che la comicità sia un modo un po’ originale per riflettere sulle storture della vita.

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