Guardando il cielo

 

Non parlo spesso di canzoni perché richiedono un certo periodo di meditazione sia per apprezzarle, sia per comprenderne il reale significato, aldilà dell’accompagnamento musicale.

Pensando ad Arisa, poi, mi risulta particolarmente difficile: non perché non apprezzi la cantante ma, nella mia testa, è come se fosse l’autrice adatta per trascorrere un momento spensierato…fino a quando non ho ascoltato Guardando il cielo.

Un testo che parla di quanto ci stiamo abituando a vivere disorientati, ancor più rimarcato in un video con pochi riferimenti geografici…che sono poi i riferimenti che abbiamo visivamente presenti nella nostra vita.

Forse è proprio questo il significato del titolo: occorre guardare il cielo per trovare un punto di riferimento. Dai tempi di Galileo, sappiamo che il cielo non si muove, ma siamo noi a farlo!

Una metafora che è abbastanza chiara: nella vita abbiamo bisogno di certezze. Putroppo, l’unica certezza – a volte – sembra essere la morte.

Occorre fermarsi un attimo a porsi una domanda:

Cosa c’è di buono e stabile nella mia vita?

Forse non è semplice ma, pensandoci bene, qualcosa verrà in mente di sicuro. Quelle sono le cose che dobbiamo conservare. Il resto è solo di passaggio: forse non siamo ancora pronti ma, un giorno, faremo un po’ di pulizia ed abbandoneremo ciò che ci fa male.

Vi faccio un esempio personale: circa un anno fa, conobbi una persona che mise in dubbio l’efficacia della psicoanalisi e, perciò, tutto il lavoro che tuttora sto facendo su di me.  Non ci volle molto tempo perché lei mi ponesse subdolamente davanti ad una scelta

O me o la psicoanalisi 

Inutile dirvi quale è stata la mia scelta: alle diciotto ho appuntamento con la dottoressa!

 

Johnny B. Goode

 

Quanto ho sentito la notizia della morte di Chuck Berry, ho deciso di parlarne attraverso la scena-tributo di Ritorno al futuro. A quanto pare,  Il Corriere della Sera mi ha preceduto: del resto, stiamo parlando di giornalisti professionisti e professionali.

La considero una fortuna: non devo fare il solito coccodrillo e posso concentrarmi su altri aspetti.

La frase detta da Micheal J. Fox alla fine della scena è molto importante

Penso che ancora non siate pronti per questa musica… ma ai vostri figli piacerà

Sono parole che argomentano lo scontro generazionale con la dovuta ironia: chi non ha mai criticato, giudicandolo  senza sensofuori luogo,  il comportamento di una persona di un’altra generazione?

giovani, anche quelli più tranquilli, sono più portati degli anziani ad adeguarsi alle novità e vorrebbero un mondo diverso….In altre parole, la stessa cosa che volevano i nostri genitori e – ancor prima – i nostri nonni nei decenni passati.

Gli anziani sono portatori di una conoscenza che sicuramente le persone più giovani non hanno.

Occorrerebbero

  • Un trattato di psicologia
  • Un trattato di neurologia
  • Un trattado di sociologia

Per andare a fondo del fenomeno: nessuno ancora l’ha fatto…per fortuna. Pertanto, spetta a noi fare in modo che lo scontro generazionale si trasformi in confronto generazionale.

 

Everybody's Fool

L’articolo di oggi approfondirà quello di ieri, come promesso.

Anche se prenderò a riferimento personaggi famosi, i concetti possono essere declinati a qualsiasii ambiente, lavorativo o famigliare.

Molto spesso ci pongono la domanda

Come stai?

In genere, l’unica risposta socialmente accettabile è

Bene, grazie!

Perchè mostrare il proprio dolore è sintomo di debolezza o di essere solo persone che si lamentano.

Gli Evanescence non sono certo famosi per  le loro canzoni allegre, anzi: Everybody’s fool non fa eccezione.

Il video ben esemplifica ciò che ho appena detto: ve lo immaginate l’effetto sugli altri presentadosi con gli occhi arrossati dal pianto e cerchiati dall’insonnia? Io stesso credo di essere riuscito a presentare il mio reale stato d’animo solo alla mia psicologa e a Paola.

Negli altri casi, pochi hanno notato un sorriso forzato, un colorito spento ed ogni altro  sintomo di malessere.

Non voglio accusare nessuno di non avermi capito, però la semplice domanda che vi ho proposto ad inizio alrticolo mi avrebbe fatto molto piacere, non lo posso negare.

Se conoscete una persona da tempo, non è necessario essere psicologi per capire se è felice o abbattuto. In quest’ultimo caso, basta fare una semplice domanda per risollevare il morale e far sfogare qualcuno.

Gli angeli

 

Non sono un grande fan di Vasco Rossi ma, in una giornata triste come questa (permettetemi di tenere segreto il motivo, per una volta), mi torna sempre in mente la canzone Gli angeli.

Il motivo è semplice: il testo è molto commovente, perciò aiuta a sfogare la tristezza accumulata e – magari – lascia che la mente vaghi nei ricordi del tempo passato.

Il ricordo è – forse – il modo migliore per sfogare il proprio dolore: rendersi conto che un tempo piacevole non potrà tornare più è molto doloroso. È per questo che invochiamo l’aiuto degli angeli? Forse ma, rendendoci conto che non arrivano, aumentiamo il dolore.

Detta così, sembra di volersi autodanneggiare. Se, però, andiamo ad analizzare la cosa più a fondo stiamo solo cercando un modo per sfogarci.

Lo sfogo è qualcosa di liberatorio, dopo il quale avremo la giusta forza per ricominciare a camminare. È il primo passo di un percorso che richiede più o meno tempo, variabile da persona a persona, ma è il più importante: nel momento in cui lo compiamo, ci rendiamo conto di essere umani.

E mi alzo sui pedali

 

Ieri tutti, io incluso, eravamo concentrati su San Valentino, perciò ci siamo dimenticati di due cose:

  1. Era il tredicesimo anniversario della morte di Marco Pantani
  2. Gli Stadio hanno dedicato a Marco E mi alzo sui pedali

Ammetto che l’amore sia più piacevole di ricordare della morte: questa potrebbe essere una motivazione. Secondo me, esiste una motivazione più convincente: abbiamo voluto dimenticare i torti che Marco ha subito.

Passare da maglia rosadopato per un ciclista significa passare dalle stelle alle stalle, letteralmente, oppure essere dimenticati.

Non credete che essersi dimenticati di questa ricorrenza significa aver dimenticato Marco? Posso capire le giovani generazioni che non hanno visto le sue imprese in diretta televisiva, ma non capisco chi – a metà degli anni novanta – era già nell’età della ragione.

La scusa classica

Non mi è mai importato nulla del ciclismo

è – appunto – solo uno scusa: solo per il fatto che non vi piaccia il Festival di Sanremo non significa che ne ignoriate l’esistenza! Per Marco è la stessa cosa: ho reso l’idea?

 

Che sia benedetta

 

Ieri concludevo il mio post domandomi e domandandovi

Quando ci accontenteremo di ciò che abbiamo e ciò che siamo?

senza accorgermi che il testo di Che sia benedetta conteneva già la risposta.

Escludo a priori che la giuria di Sanremo abbia deciso la classifica finale usando un’ottica domanda-risposta ma, prestando attenzione, i due testi sono più collegati fra loro di quanto non possa sembrare a prima vista.

Dove Gabbani parla dei problemi (presunti o reali) dell’individuo, la Mannoia sembra parlare delle soluzioni o, per meglio dire, della soluzioneoccorre apprezzare la vita per quella che è.

Pensandoci bene, Steve Jobs diceva la stessa cosa nel suo famoso discorso, parlando di unire i puntini: una cosa che si può fare solo che una parte della nostra vita  è stata vissuta.

È un esercizio che faccio spesso, soprattutto quando sono giù di morale e mi sembra di non farcela più: mi siedo, magari con una tazza di caffè in mano e un po’ di musica nelle orecchie. Volontariamente o meno, mi perdo nei miei pensieri (un po’ come faccio nel blog, ma più inconsciamente) e mi rendo conto che ho sopportato e superato situazioni ben peggiori di quella che sto vivendo.

Prima che qualcuno pensi che mi consideri un guru, preferisco precisare una cosa: questa è la mia soluzione. Io vi auguro di  trovare la vostra.

 

Occidentali ‘s Karma

Sanremo è appena finito: potevo forse non parlare della canzone vincitrice, che diventerà famosa fra gli occidentali per la scimmia che balla?

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Canzone del bambino nel vento

 

Come scrivevo sul mio nuovo blogoggi è la giornata della memoria. 

Scegliere la canzone di cui parlare è stato semplice:  ho scelto Canzone del bambino nel vento, meglio nota come Auschwitz. Per i miei gusti musicali, preferisco la versione live dei Nomadi che vi propongo anzichè quella dell’Equipe 84.

Mi piace questa versione perchè si sente distintamente il pubblico ripetere il ritornello della canzone.

Se si trattasse di un qualsiasi altro brano, il fatto potrebbe passare inosservato. Tuttavia, come scrivevo il primo marzo scorso

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Perciò, con Auschwitz, il discorso è diverso:

  1. il pubblico canta una tragedia che – forse – non ha vissuto, ma che conosce bene.
  2. Non a caso, il video propone l’incipit  di Se questo è un uomo.
  3. Le fotografie proposte sono eloquenti

Per questo parlare del brano è difficile, soprattutto a livello emotivo: le parole sono chiare, ma colpiscono come un pugno allo sterno. Un pugno allo stomaco – forse – fa più male, ma il dolore passa in fretta: un pugno allo sterno, potrebbe anche perforare il cuore.

 

 

Buon compleanno

Oggi ho festeggiato il mio trentottesimo compleanno regalandomi un nuovo blog, a cui vi invito ad iscrivervi.

Forse ho scelto buon compleanno  per il titolo o – forse – perchè mi piace Irene Grandi.

Andando a fondo, però, credo che ci sia una spiegazione più corretta: il testo parla di desideri. 

Se non avessimo desiderinon saremmo umani. Esistono, però, tre giorni all’anno in cui questi desideri si fanno sentire in modo più pressante:

Sono giorni in cui si sente l’aria di Festa, ma anche giorni in cui si traccia una sorta di linea temporale. Molto probabilmente, in quei giorni tutti sono portati a pensare

Speriamo che i prossimi 365 giorni…

segue il desiderio.

Purtroppo, spesso non facciamo nulla per rendere il desiderio realtà. Vi confido un segreto: credo che il modo migliore per realizzare un desiderio non sia agire…perlomeno, non immediatamente.

La cosa migliore da fare è chiedere consiglio: spesso le persone che ci stanno accanto hanno una visione più distaccata della nostra nell’analizzare una situazione.

Acciaio

 

Non è un segreto che ho sempre amato Milano: non la considero una città, nè una metropoli. Un po’ più romantiamente, la considero una bella donna che vuole essere trattata con rispetto.

Ogni città ha i suoi difettiMilano non fa eccezione. Sembra che renda le persone più fredde e distanti fra loro.  Ma è veramente così?

Non so quanto Noemi abbia frequentato Milano, ma sembra che parli proprio dei milanesi: gente che appare un po’ fredda, semplicemente perchè vuole mostrare agli altri di essere tenace. In realtà, basta frequentarci per un po’ per capire che non siamo così duri come vogliamo apparire.

Forse la gente di tutto il mondo è così: bisognosa di affetto, a che considera sbagliato mostrare agli altri questa necessità.

Quando diventiamo adulti, disimpariamo a mostrare le nostre emozioni: è uno dei danni che fanno certe frasi come

Sii uomo!!!!

 

Quale è stato il risultato di tutto questo? Semplicemente uno: tendiamo a tenerci tutto dentro, fino a quando non scoppiamo!

Vi pare giusto?