So What

Non è la prima volta che prendo spunto da una canzone di P!ink, tanto che oggi avevo confuso due brani.

So What è un testo sicuramente trasgressivo rispetto a ciò che ascolto abitualmente, ma la vita non è fatta solo di regole rigide. Tutti vorrebbero che le cose andassero come speriamo o come vogliamo: se tutti andassero nella stessa direzione, non ci sarebbero

  • Conflitti
  • Separazioni
  • Litigi
  • Guerre

Vorrei farvi una domanda

Apprezzereste veramente un mondo così?

La risposta è meno scontata di quanto non sembri in realtà. Prendendo a prestito un termine da Charles Darwin, l’evoluzione mondiale è spesso scaturita (anche) da eventi traumatici: basti pensare alle teorie sull’estinzione dei dinosauri. In tempi più recenti, il mondo è molto cambiato dopo la seconda guerra mondiale o dopo l’11 settembre.

Anche le persone sono in lenta ma costante evoluzione: non è solo una questione d’età, ma anche di incontri e di esperienze fatte. Non dobbiamo sorprenderci, quindi, se certi rapporti che consideravamo indissolubili per la vita si sono interrotti: stiamo cambiando, va benissimo così!

Decadanza

 

Essendo molto appassionato dei Nomadi, non mi sono sorpreso se ieri sera youtube mi ha proposto in home page il nuovo video del singolo Decadanza: definirlo una riflessione sulla società odierna è dire poco!

È la prima volta che mi capita di vedere un videoclip in cui le immagini vanno in una direzione opposta al testo del brano. Le immagini che scorrono riportano ad un’atmosfera festosa, come si capisce fin dall’introduzione .

Basta leggere le parole della canzone ed ascoltare quelle pronunciate dal parroco all’inizio del video per capire che Beppe Carletti e soci stanno accusando la società attuale.

Del resto, è quello che fa ogni singola persona: si conforma alla società attuale, pur criticandola. Una singola persona non può certo cambiare il mondo, a meno che non riscuota successo in un qualunque campo, ma se nessuno fa nulla il mondo non cambierà: lapalissiano, ma poco considerato.

Ci dimentichiamo spesso un fatto: tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge è consentito. Allora, anziché conformarsi ad uno standard che ci sta stretto, forse è meglio cominciare a vivere come vogliamo….sempre rispettando tutti, ovviamente.

 

Miserere

A volte, la vita  ci appare misera ed è proprio un mistero: lo dicevano anche Zucchero e Luciano Pavarotti in Miserere già nel 1992.

Forse questo blog ha cominciato a nascere – inconsapevolmente – allora, ascoltando proprio questo brano. Non voglio pavoneggiarmi, ma quante volte vi ho ripetuto che la vita è bella, nonostante tutto?

Non importa se siate credenti o meno: ogni tanto occorre soffrire

  • O perché siamo macchiati del peccato originale
  • O perché il mondo non è perfetto

Consoliamoci: se il mondo non è perfetto, nemmeno l’uomo lo è. Di certo, però, è riuscito con il tempo a migliorare la propria esistenza.

Una frase del genere può far pensare alle (grandi e piccole) scoperte scientifiche che si sono accavallate con il tempo. In prima battuta, ciò può sembrare vero, ma dobbiamo considerare anche un secondo fattore: l’umanità non è solo scienza, ma anche arte.

Se pensiamo che solo la scienza possa portare a migliorare la qualità della vita, non abbiamo capito nulla della vita.

Pensate, per esempio, alle serate trascorse in un pub con gli amici: scientificamente parlando, non ha nulla di produttivo…Al massimo, può essere visto come un modo per recuperare le energie che ci serviranno per il giorno dopo. Ma allora, perché non andiamo subito a letto?

La risposta è pazzescamente semplice: perché siamo umani…ma allora, perché non ci consideriamo tali anche l’uno con l’altro?

A muso duro

 

Come qualcuno ricorderà, il 22 settembre 2012 si tenne il concerto Italia loves Emilia. Per la sigla finale, fu scelta A muso duro.

Nonostante il testo cantato dal compianto Pierangelo Bertoli avesse tutto un altro significato, ho sempre trovato questa scelta azzeccata.

Sostenere che la canzone paragona la vita alla strada sarebbe quantomeno superficiale: uno di quegli ascolti che facciamo con le cuffie nelle orecchie durante il percorso da casa all’ufficio con i mezzi pubblici.

La vita somiglia anche ad una corsa a tappe: giorno dopo giorno, costruiamo quello che sarà il nostro avvenire e, anche quando sembriamo fermi, in realtà stiamo solo recuperando le forze per affrontare ciò che ci riserverà il futuro.

Così facendo, come dice Bertoli

alla fine della strada potro’ dire che i miei giorni li ho vissuti

Poco importa se, lungo la strada, incontreremo qualche persona che ci ostacola: noi sappiamo di essere sulla strada giusta.

London Calling

 

Ieri sera la pagina Facebook Le fotografie che hanno fatto la storia ha ricordato  l’origine della copertina dell’Album dei Clash London Calling con queste parole

21 settembre 1979 New York
Alla fine del concerto dei Clash tenutosi al Palladium di New York, il bassista, Paul Simonon, spaccò il proprio strumento sul palco perché deluso dalla performance del gruppo quella sera. La fotografa al seguito dei Clash, Pennie Smith, accortasi dello stato d’animo di Simonon tenne stretta davanti agli occhi la sua macchina fotografica scattando quella che da molti è considerata la più grande foto rock della storia.In seguito questa foto fu scelta dai Clash come copertina del loro terzo album “London Calling” per la carica e la grinta dello scatto, nonostante l’iniziale opposizione di Pennie Smith per via della cattiva messa a fuoco.

Per chi non lo sapesse, London Calling  è al settimo posto della classifica dei 500 migliori Album secondo Rolling Stone e….nell’IPod del sottoscritto, che vi consiglia di ascoltarlo, tanto di aver trovato il full album su Youtube e di averlo messo all’inizio di questo post.

Ci sono alcune parole che pesano più di altre in questa frase:

  • Il verbo spaccare
  • Stato d’animo
  • Cattiva messa a fuoco

Proviamo a leggerla così

 questa foto spacca, nonostante la cattiva messa a fuoco, perché trasmette lo stato d’animo di Simonon

Certamente, noi comuni mortali con un lavoro non artistico non possiamo fare altrimenti: presentarsi in ufficio mandando al diavolo i colleghi perché abbiamo dormito male la notte precedente non è consigliabile.

È altrettanto vero, però, che proviamo emozioni in ogni momento e, se non le sfoghiamo, queste possono ritorcersi contro di noi..

Fortunatamente, io ho trovato la scrittura, qualcuno di voi si dedicherà a qualche hobby, altri ancora stanno cercando la loro strada per sfogare le emozioni: a questi ultimi consiglio di continuare a cercare.

 

Tutto il mondo è periferia

Sono appena tornato da Lisbona. Cinque giorni in un Paese straniero sono sicuramente pochi per capirne la cultura, ma qualche paragone con la madrepatria lo farebbe chiunque.

Come dicono Fedez e J – AX in questa canzone

Tutto il mondo è periferia

Non una semplice rivisitazione di un proverbio, secondo me.

Ascoltando il brano, si capisce che è una critica ironica (la mia amica Angelica la chiamerebbe in un altro modo…ma per me è una critica ironica) a chi paragona la nostra cultura a quella di un qualsiasi Paese estero, esaltando i pregi altrui e smussandone i difetti.

Dalla sociologia alla psicologia il passo è breve, ma i risultati sono diversi: quante volte critichiamo una singola persona? Io sono il primo ad alzare la mano, siete pregati di fare altrettanto. In questo caso, però, noto che spesso si tende a sminuire il prossimo per esaltare determinati pregi, propri o delle persone a noi più care.

Ora rileggete i due precedenti paragrafi e rispondete questa domanda

Non è una contraddizione in termini?

Se è vero che un insieme è composto da singoli elementi omogenei, allora è anche vero che facciamo parte della razza umana, per citare un film che a me piace molto.

Forse dovremmo prendere ogni singolo elemento e valutarlo nella sua interezza, ma chi ha il tempo e – soprattutto – la voglia di farlo?

Che sarà

 

In genere non scrivo mai di sabato: mi dedico alle faccende domestiche. Oggi, però, devo scrivere. Non lo faccio semplicemente perchè il bernoccolo dello scrittore si fa sentire. Lo faccio perchè devo delle pubbliche scuse alla mia amica Paola. A dire il vero, lo avevo già fatto il 12 maggio, ma era una cosa che doveva essere letta fra le righe.

Cosa c’entra  la canzone Che sarà? Semplicemente una cosa: avevo intitolato una mail che gli scrissi ieri citando il verso

Ti do l’appuntamento come quando non lo so

Ma so soltanto che ritornerò

Titolo e verso non potrebbero essere più appropriati per chiedere scusa, perchè l’amicizia ed il paese hanno una cosa in comune: anche se arriva un’alluvione, l’importante è non farsi prendere dal risentimento e ricostruire tutto su nuove basi.

Conoscendo i miei amici, che mi hanno consigliato tanto in questi giorni, probabilmente tutti staranno scuotendo la testa o sgranando gli occhi.  Stavolta, ragazzi, devo fare di testa mia. Avevo due scelte:

  • Buttare a mare un’amicizia
  • Buttare a mare l’orgoglio

Buttare a mare un’amicizia significa buttare a mare una persona: no, grazie…perciò non restava che una scelta.

Sull’orgoglio, che dire? Non ne ho mai avuto molto, però sta salendo. Questa vicenda mi ha insegnato che so capire come si sentono persone da pochi tratti: la chiamano empatia….io ne ho da vendere! Non me la tiro, per usare un modo di dire che sarebbe adatto alla bacheca della mia amica Angelica, ma ne vado sinceramente orgoglioso.

Paola aveva chiesto un messaggio  di pubbliche scuse sulla mia bacheca Facebook….ma questa faccenda non poteva essere risolta in poche righe: avrebbe saputo di telegramma: come quando uno ti fa le felicitazioni per le nozze recandosi all’ufficio postale. Meglio prendersi un po’ più di spazio,  lasciar correre le dita sulla tastiera…e via.

Ah, già, mi sono dimenticato una cosa: Paola, ti chiedo scusa…

 

Wish You Were Here

 

Sono trascorsi due giorni dall’anniversario della morte di Syd Barrett, ma ho realizzato solo ora che undici anni fa, in questo periodo, scompariva una delle icone del Rock.

A dir la verità, per molti era già scomparso molto tempo prima, ma non per i Pink Floyd, non per molti suoi fans.

Un testo  che parla di chi non è più nella nostra vita, pur non essendo morto.

Quanti amici abbiamo conosciuto durante un periodo, per esempio all’Università, ripromettendoci di essere amici per sempre, e con cui abbiamo perso i contatti una volta chiusi i libri?

Loro, quelle persone a cui avevo promesso eterna amicizia,  sono i destinatari del mio

Vorrei che tu fossi qui

Alcuni sono distanti, altri sono effettivamente morti, altri ancora non so che fine hanno fatto. Come dico sempre

La vita è una porta girevole: qualcuno entra, qualcun altro esce

Anche io, però, come i Pink Floyd, mi trovo a dire ogni tanto

Vorrei che tu fossi qui

 

L'esercito del selfie

Ecco (finalmente?) la canzone – tormentone di quest’anno: l’esercito del Selfie.

Arisa, Lorenzo Fragola (per la voce) e Francesco Mandelli (per la presenza scenica) sono presentati da un Pippo Baudo in versione Sanremo – Vintage.

Un contrasto? Una provocazione? Un semplice brano da dimenticare entro il 21 settembre prossimo venturo? Niente di tutto questo: uno spaccato della società moderna.

Sono anni che vediamo sia i benefici che i malefici dei Social Network, difatti

Non abbiamo più contatti, soltanto Like a un altro post

Non faccio certo parte dell’esercito di cui parla la canzone: scrivo dietro un computer, scatto sempre  dietro la macchina fotografica e mi immagino i visi felici di chi si mette in mostra su un monitor.

Mi mancano di contatti in carne ed ossa, ma mi devo accontentare: ansia, tempo e…società moderna non giocano a mio favore.

Vorrei chiedervi

Cosa preferite fra una chat e un incontro di persona?

Forse sbaglio io: forse sono io ad essere retrò come questo video. Chi ha trent’anni o poco più sa come erano i rapporti prima dell’avvento di internet…e può raccontarli a chi ha vissuto solo questo tipo di contatti.

Ecco perché mi piacciono più le cene al ristorante, le serate al pub o qualsiasi cosa fatta di persona piuttosto che una fredda telefonata e perché insisto tanto nell’organizzare qualsiasi cosa mi permetta di dialogare veramente con una persona.

Non so se vi sembra sbagliato o vecchio, ma voglio lasciarvi una considerazione: se tante volte trovo persino su internet che demonizzano questo mezzo di comunicazione….un motivo ci sarà.

 

Atto di fede

 

Come dice Luciano Ligabue in Atto di Fede, nella vita accadono molte cose: alcune positive, altre negative.

Spesso sono eventi in cui non abbiamo avuto un ruolo attivo: pensate a quando due vostri amici litigano e voi cercate di fare da paciere…siete stati spettatori dell’evento, ma non attori.

Del resto, non si può pretendere di entrare nella vita di tutti. Purtroppo, in un curioso effetto farfalla,  le scelte di un individuo si ripercuotono

  • sugli amici
  • sulla famiglia
  • sui conoscenti

E’ un fatto che non teniamo mai in debita considerazione: quasi fossimo tutti dei moderni Marchesi del Grillo, anteponiamo il nostro interesse a quello altrui.

Non tutti sono così: io commetto l’errore opposto. Ben sapendo quanto ho appena esposto, prima di prendere una decisione rifletto molto: non perché non voglia cambiare la mia vita, ma perché so che la mia decisione può influenzare la vita altrui.

Immaginiamo, per esempio, che avessi deciso di trasferirmi all’estero subito dopo la laurea: i miei genitori avrebbero avuto un figlio molto distante, io avrei dovuto rifarmi tutti gli amici, forse avrei conosciuto la fidanzata di mio fratello in modo superficiale.

E’ solo un’ipotesi, ma non mi pare così distante dalla realtà: del resto, ci sono miliardi di persone sulla terra…Ma perché ci comportiamo come se fossimo gli unici abitanti?

Non lo so, io so solo che ho fatto un giuramento: non vi ferirò mai, salvo che per legittima difesa.

 

Questo è il mio atto di fede.