Take it back

Ammetto che le canzoni d’amore mi piacciono, ma noto anche un difetto: sembrano tutte uguali per significato. Mi è bastato ascoltare e leggere il testo Take it back dei Pink Floyd per la prima volta per rimangiarmi il concetto. Del resto, stiamo parlando di un gruppo che rimane nell’immaginario collettivo, nonostante si sia sciolto nell’ormai lontano 1995.

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Il Piccolo Coro dell’Antoniano Mariele Ventre canta la cover…

Una cover è sicuramente un parametro con cui misurare il successo di una canzone; un altro parametro potrebbe essere, per esempio, il ricordo di quella canzone anche generazioni dopo. Mia nipote è troppo piccola per ascoltare De Gregori, ma occorre solo aspettare qualche anno.

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Suor Cristina Scuccia è tornata con “Felice”

Se non fosse cantato da Sister Cristina, alias Suor Cristina Scuccia (la vincitrice dell’edizione 2012 del talent The voice of Italy) il brano Felice sembrerebbe banale: la dedica ad un amico o ad un generico amore ferito.

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Non è detto

Questa sera vorrei fare un esperimento, che non è detto che funzioni. Ho guardato una sola volta il video dell’ultimo singolo di Laura Pausini, cantante di cui non avevo mai parlato in passato, e ne scriverò qualche pensiero.

Le immagini sembrano solo un accompagnamento visivo, se così posso definirlo: qualcosa che resta nello sfondo e che sembra praticamente ininfluente nell’economia della canzone. Detto questo, occorre analizzare bene testo e contesto per esserne assolutamente sicuri.

I primi due paragrafi di questo mio testo sono sicuramente molto tecnici e poco emotivi, ma considerate che ho solo analizzato quella che chiamerei la superficie. Non ha caso ho usato il verbo sembrare e non l’ausiliare essere. Se li rileggete sotto una nuova ottica, vedrete che Laura Pausini esprime lo stesso concetto in modo speculare a me: nel suo brano risulta subito evidente l’aspetto emotivo della questione che affronta.

Il titolo, però, svela che non è così. Cosa ne può sapere la persona non ancora dimenticata di ciò che prova l’altra parte in un determinato momento? A dir la verità, potrebbe saperne molto di più di quanto non possa sembrare a prima vista. L’unico modo sarebbe fare una domanda a cui – si spera  – l’altra parte risponderà sinceramente.

Purtroppo, è molto più probabile che accada l’esatto contrario. I motivi possono essere diversi

  • Paura di ferire il prossimo
  • Paura di essere feriti
  • Certezza del proprio punto di vista

Quale che sia il motivo, è certo che seguendo la fredda logica cerebrale resteremo sempre bloccati in un punto che non è né quello di partenza, né quello di arrivo: per usare una metafora, è un punto della strada in cui non dobbiamo fermarci e camminare. So che, a volte, è necessario riflettere ed è quello che vi invito a fare. Fermarsi a riflettere , però, non vuol dire necessariamente non fare niente: significa sistemare quelle piccole cose di tutti i giorni, aspettando il momento propizio per fare la mossa decisiva.

Venerdì, non mi rompete i…

Partiamo da un assioma: oggi è venerdì. Una frase semplice, a cui ognuno può aggiungere ciò che vuole. Ligabue aggiunge un desiderio
Non mi rompete i coglioni

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Una vita in vacanza

L’effetto Sanremo si sta facendo sentire pesantemente sul mio blog: trovo un messaggio in ogni canzone del Festival, anche in Una vita in vacanza.

Noto un certo collegamento fra il nome del gruppo ed il titolo del brano, per non parlare del testo. Probabilmente, consci del successo di Gabbani l’anno scorso, questi cinque componenti de Lo Stato Sociale, cresciuti a pane musica, hanno capito cosa vuole il pubblico di questo decennio.

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Io non c’ho capito niente

Credo fermamente che la parodia di una canzone sia un parametro con il quale misurare il successo del brano di riferimento.

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Da sola/in the night

Negli ultimi tempi ero concentrato su Sanremo, dedicandovi due articoli: quello del 10 febbraio e quello del giorno dopo. Nel frattempo, il mondo è andato avanti, nonostante il Festival dei fiori  e sono state pubblicate altre canzoni.

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