I treni a vapore

 

Di giorno cerchiamo di essere il più razionali possibili: in fin dei conti, dobbiamo lavorare.

Quando abbiamo il tempo di essere veramente noi stessi? Secondo il testo de I treni a vapore, scritta da Ivano Fossati per la voce di Fiorella Mannoia, questo tempo è la notte, quando dormiamo.

Una considerazione non certo originale, già teorizzata dalla psicoanalisi. In termini più pratici, è abbastanza ovvio: lavoro, famiglia e doveri erodono gran parte delle nostre energie. Solo durante la notte riusciamo ad essere veramente noi stessi, grazie ai sogni.

Purtroppo, è difficile ricordare i sogni. Ecco perché considero le critiche altrui sempre distruttive sotto un certo punto di vista: solo una sparuta minoranza può dire di conoscersi veramente. Io mi sto conoscendo sempre di più, mi considero in cammino. Perchè dobbiamo ricevere le critiche altrui? Del resto, ognuno vede la questione con i propri occhi, ma non la vive in prima persona.

Un concetto vecchio: persino Charlie Chaplin ne aveva già parlato… Ma non lo abbiamo ancora imparato.

Contro

 

Oggi non scriverò l’articolo previsto, ma cambierò argomento: negli ultimi giorni ho riflettuto molto. Come descrivermi veramente? Tanti si sono fatti opinioni sul mio conto, spesso conoscendomi poco, forse perché anche io mi sono fatto conoscere poco…o forse perché anche io mi conosco poco.

Quali siano i miei gusti musicali non è certo un mistero: basta girare sul blog per capirlo. Qualcuno dice che io sia

  • Affidabile
  • Empatico
  • Corretto

Non so se sia vero. L’unica mia certezza è quella di essere una persona Contro.

Contro cosa è facile intuirlo: sono contro le ingiustizie perpetrate nei confronti del prossimo. Spiegare meglio questo concetto non è altrettanto semplice: qualsiasi frase non renderebbe l’idea. Forse è proprio questo il significato profondo della mia ansia: non riuscire a spiegare al mio interlocutore di turno le mie ragioni.

Tutti commettiamo errori: anche io ne ho fatti. Se ho mancato di riguardo a qualcuno, chiedo scusa: non era mia intenzione. Non pretendete, però, che io non venga ferito quando qualcuno mi manca di rispetto: del resto, sono una persona come voi.

So di essere troppo rigido nei miei comportamenti: sto facendo il possibile per rendermi più umano.

Di fondo, però, resterò sempre una persona contro.

Centoundici

 

Consolata non ha avuto mai ben chiaro lo scopo finale di questo blog. Sono riuscito a spiegarmi solo recentemente, anticipandole una cosa che avrebbe dovuto rimanere segreta fino alla fine, ma non è stato così. Spero che lei sappia essere muta come una tomba come lo sono io con i segreti che mi hanno rivelato in tutta la mia vita.

Un verso della canzone Centoundici di Tiziano Ferro svela parzialmente l’arcano

Dici che i tuoi sogni sono poca cosa e poi li trovi la mattina trasformati in carta

Ho un carattere timido e riservato: non mi piace molto parlare di me e i miei amici sanno che mi piace ascoltarli quando mi rendono partecipi delle loro confidenze. Il lavoro mi assorbe completamente la giornata.

La mattina, appena mi sveglio, accade una sorta di magia: trovo subito la frase di cui parlare la sera stessa.

All’inizio, mi sembrano cose poco importanti, di quelle che si possono leggere tra le brevi di cronaca dei quotidiani.

Ma la vita non solo va vissuta attimo per attimo: occorre prendersi anche del tempo per meditarci sopra. Ecco perchè la notte è il mio momento magico per scrivere: riesco a meditare serenamente su quanto mi accade intorno.

Non so se incontrerò mai qualcuno che mi legge in vita mia. Però, sono certo di una cosa: avrete probabilmente un’impressione sbagliata su di me. So dare tanto, basta guardare oltre quello sguardo triste e preoccupato: dovete solo darmi il tempo di dimostrarlo.

Intanto gira

 

Due giorni fa è partito il Giro d’Italia 2017: ho approfittato dell’occasione per regalare un articolo al blog di Consolata.

Ma il cicilismo è una metafora della vita: non dura solo un giorno, alcuni giorni può essere molto faticoso, altri giorni siamo in prossimi ad arrendersi.

Paolo Belli, però, canta strofe molto significative

è come la vita che non dà la maglia rosa a chi si fermerà

e ancora

siamo tutti in gruppo se hai bisogno di una mano sono qua

Non mi sembra necessario fare un elenco esaustivo per spiegare queste metafore.

Posso solo concludere facendo una considerazione: non dobbiamo mai arrenderci, perchè non sappiamo cosa ci riserverà il futuro.

 

Bella Ciao

 

Se state pensando che abbia scelto la canzone Bella Ciao cantata dai Modena City Ramblers per motivi politici, vi sbagliate: l’ho fatto per motivi storici.

È una parte di storia che – almeno ai miei tempi, ora non saprei dire – si studiava quasi frettolosamente, negli ultimi mesi dell’ultimo anno di scuola, quello degli esami: è stato così alle medie, è stato così alle superiori. Non mi stupisce che sia la parte di storia più vicina a noi e, contemporaneamente, quella che conosciamo meno: chi la conosce, l’ha approfondita per motivi professionali o interesse personale.

Fino a quando sarà in vita la generazione che ha vissuto quel periodo abbiamo ancora speranza che la memoria non venga perduta: cosa accadrà dopo? Non lo so: spero che le generazioni future non interpretino queste due stesse parole che Dario Fo ha fatto incidere sulla tomba di Franca Rame

Bella, ciao

Come un semplice saluto: come si dice spesso

La storia è maestra…ma nessuno impara mai niente

Guardando il cielo

 

Non parlo spesso di canzoni perché richiedono un certo periodo di meditazione sia per apprezzarle, sia per comprenderne il reale significato, aldilà dell’accompagnamento musicale.

Pensando ad Arisa, poi, mi risulta particolarmente difficile: non perché non apprezzi la cantante ma, nella mia testa, è come se fosse l’autrice adatta per trascorrere un momento spensierato…fino a quando non ho ascoltato Guardando il cielo.

Un testo che parla di quanto ci stiamo abituando a vivere disorientati, ancor più rimarcato in un video con pochi riferimenti geografici…che sono poi i riferimenti che abbiamo visivamente presenti nella nostra vita.

Forse è proprio questo il significato del titolo: occorre guardare il cielo per trovare un punto di riferimento. Dai tempi di Galileo, sappiamo che il cielo non si muove, ma siamo noi a farlo!

Una metafora che è abbastanza chiara: nella vita abbiamo bisogno di certezze. Putroppo, l’unica certezza – a volte – sembra essere la morte.

Occorre fermarsi un attimo a porsi una domanda:

Cosa c’è di buono e stabile nella mia vita?

Forse non è semplice ma, pensandoci bene, qualcosa verrà in mente di sicuro. Quelle sono le cose che dobbiamo conservare. Il resto è solo di passaggio: forse non siamo ancora pronti ma, un giorno, faremo un po’ di pulizia ed abbandoneremo ciò che ci fa male.

Vi faccio un esempio personale: circa un anno fa, conobbi una persona che mise in dubbio l’efficacia della psicoanalisi e, perciò, tutto il lavoro che tuttora sto facendo su di me.  Non ci volle molto tempo perché lei mi ponesse subdolamente davanti ad una scelta

O me o la psicoanalisi 

Inutile dirvi quale è stata la mia scelta: alle diciotto ho appuntamento con la dottoressa!

 

Johnny B. Goode

 

Quanto ho sentito la notizia della morte di Chuck Berry, ho deciso di parlarne attraverso la scena-tributo di Ritorno al futuro. A quanto pare,  Il Corriere della Sera mi ha preceduto: del resto, stiamo parlando di giornalisti professionisti e professionali.

La considero una fortuna: non devo fare il solito coccodrillo e posso concentrarmi su altri aspetti.

La frase detta da Micheal J. Fox alla fine della scena è molto importante

Penso che ancora non siate pronti per questa musica… ma ai vostri figli piacerà

Sono parole che argomentano lo scontro generazionale con la dovuta ironia: chi non ha mai criticato, giudicandolo  senza sensofuori luogo,  il comportamento di una persona di un’altra generazione?

giovani, anche quelli più tranquilli, sono più portati degli anziani ad adeguarsi alle novità e vorrebbero un mondo diverso….In altre parole, la stessa cosa che volevano i nostri genitori e – ancor prima – i nostri nonni nei decenni passati.

Gli anziani sono portatori di una conoscenza che sicuramente le persone più giovani non hanno.

Occorrerebbero

  • Un trattato di psicologia
  • Un trattato di neurologia
  • Un trattado di sociologia

Per andare a fondo del fenomeno: nessuno ancora l’ha fatto…per fortuna. Pertanto, spetta a noi fare in modo che lo scontro generazionale si trasformi in confronto generazionale.

 

Everybody's Fool

L’articolo di oggi approfondirà quello di ieri, come promesso.

Anche se prenderò a riferimento personaggi famosi, i concetti possono essere declinati a qualsiasii ambiente, lavorativo o famigliare.

Molto spesso ci pongono la domanda

Come stai?

In genere, l’unica risposta socialmente accettabile è

Bene, grazie!

Perchè mostrare il proprio dolore è sintomo di debolezza o di essere solo persone che si lamentano.

Gli Evanescence non sono certo famosi per  le loro canzoni allegre, anzi: Everybody’s fool non fa eccezione.

Il video ben esemplifica ciò che ho appena detto: ve lo immaginate l’effetto sugli altri presentadosi con gli occhi arrossati dal pianto e cerchiati dall’insonnia? Io stesso credo di essere riuscito a presentare il mio reale stato d’animo solo alla mia psicologa e a Paola.

Negli altri casi, pochi hanno notato un sorriso forzato, un colorito spento ed ogni altro  sintomo di malessere.

Non voglio accusare nessuno di non avermi capito, però la semplice domanda che vi ho proposto ad inizio alrticolo mi avrebbe fatto molto piacere, non lo posso negare.

Se conoscete una persona da tempo, non è necessario essere psicologi per capire se è felice o abbattuto. In quest’ultimo caso, basta fare una semplice domanda per risollevare il morale e far sfogare qualcuno.

Gli angeli

 

Non sono un grande fan di Vasco Rossi ma, in una giornata triste come questa (permettetemi di tenere segreto il motivo, per una volta), mi torna sempre in mente la canzone Gli angeli.

Il motivo è semplice: il testo è molto commovente, perciò aiuta a sfogare la tristezza accumulata e – magari – lascia che la mente vaghi nei ricordi del tempo passato.

Il ricordo è – forse – il modo migliore per sfogare il proprio dolore: rendersi conto che un tempo piacevole non potrà tornare più è molto doloroso. È per questo che invochiamo l’aiuto degli angeli? Forse ma, rendendoci conto che non arrivano, aumentiamo il dolore.

Detta così, sembra di volersi autodanneggiare. Se, però, andiamo ad analizzare la cosa più a fondo stiamo solo cercando un modo per sfogarci.

Lo sfogo è qualcosa di liberatorio, dopo il quale avremo la giusta forza per ricominciare a camminare. È il primo passo di un percorso che richiede più o meno tempo, variabile da persona a persona, ma è il più importante: nel momento in cui lo compiamo, ci rendiamo conto di essere umani.

E mi alzo sui pedali

 

Ieri tutti, io incluso, eravamo concentrati su San Valentino, perciò ci siamo dimenticati di due cose:

  1. Era il tredicesimo anniversario della morte di Marco Pantani
  2. Gli Stadio hanno dedicato a Marco E mi alzo sui pedali

Ammetto che l’amore sia più piacevole di ricordare della morte: questa potrebbe essere una motivazione. Secondo me, esiste una motivazione più convincente: abbiamo voluto dimenticare i torti che Marco ha subito.

Passare da maglia rosadopato per un ciclista significa passare dalle stelle alle stalle, letteralmente, oppure essere dimenticati.

Non credete che essersi dimenticati di questa ricorrenza significa aver dimenticato Marco? Posso capire le giovani generazioni che non hanno visto le sue imprese in diretta televisiva, ma non capisco chi – a metà degli anni novanta – era già nell’età della ragione.

La scusa classica

Non mi è mai importato nulla del ciclismo

è – appunto – solo uno scusa: solo per il fatto che non vi piaccia il Festival di Sanremo non significa che ne ignoriate l’esistenza! Per Marco è la stessa cosa: ho reso l’idea?