Maturità 2016…di Arisa

A luglio andrò a vedere un concerto di Arisa: probabilmente, in quei giorni, qualche studente delle superiori dovrà ancora conoscere gli esiti del poprio esame di maturità.

Questa coincidenza mi ha fatto tornare in mente la parodia di Sincerità che – opportunamente storpiata –  diventa un brano umoristico.

Parlando in generale, mi piace molto ridere e scherzare e – sinceramente – invidio chi riesce a creare testi divertenti da situazioni comuni.

Se ci concentriamo sul testo (quello di questo video), chi non si ricorda il proprio esame di maturità? Probabilmente, gli ex liceali rideranno più di chi – come me – ha fatto un altro percorso di studi.

Le ansie sono comunque comuni a tutti gli studenti: normale che scappi un sorriso, una volta che le preoccupazioni sono solo un ricordo!

Tuttavia, cerchiamo di ricordarci anche come abbiamo vissuto noi quei fatidici giorni di maturità: non credo che molti di noi fossero proprio sereni!

Un disperato bisogno d'amore

Un giorno di febbraio, la mia amica Paola pubblico sul mio profilo Facebook la seguente frase

Gli Stadio, sempre grandi…ascoltali

Paola aveva ragione: dì li a qualche giorno Gaetano Curreri & co. avrebbero vinto il Festival di Sanremo.

Tredici anni fa usciva Un disperato bisogno d’amore: il significato della canzone lo sto capendo solo in questi ultimi giorni.

Negli ultimi anni ho sofferto molto la solitudine, dando a questo termine un significato molto ampio. La differenza del mio stato d’animo quando sono solo e quando sono in compagnia e assolutamente percepibile…almeno da me, che la vivo.

Il mio era, appunto, un disperato bisogno d’amore, sempre ampliando molto il significato di questa parola. Fortunatamente, quei giorni sembrano ormai essere alle spallema non vi dico che fatica!!!

Credo che il motivo sia semplice: l’uomo è un animale sociale, perciò non può vivere da solo.

Fortunatamente, da un po’ di tempo, posso usare i tempo passato.

Non ho che te

 

Il mondo dello spettacolo e – più in generale – dell’arte potrebbe sembrare il mondo più lontano da quello della gente comune:

  • Lavoratori
  • Studenti
  • Pensionati

In realtà, l’arte scaturisce spesso dall’osservazione del mondo circostante e anche gli artisti vivono sul nostro pianeta, non certo su Marte.

Luciano Ligabue spiega bene il mondo della gente comune nel video di Non ho che te: non servono certo dialoghi per capire la situazione vissuta dal protagonista.

Credo che gli artisti in generale siano molto dotati di empatia: non potrebbero realizzare le loro opere se non fosse così.

Anche se non conosciamo personalmente i cosiddetti VIP, sicuramente troverete fra le vostre amicizie qualcuno che vi capirà a dovere: basta solo osservare un po’ meglio il mondo circostante.

Shot at the night

 

Oggi è stata una giornata impegnativa: per questo non ho scritto la consueta anticipazione del post su Facebook ed ho scelto d’istinto.

Sono contento che sia accaduto: il video di Shot at the Night dei Killers parla proprio di un incontro casuale, quasi istintivo, appunto.

A ben vedere, non è altro che una rivisituazione in chiave moderna della fiaba di Cenerentola:una ragazza di Las Vegas rischia di investire quello che si rivelerà uno dei clienti dell’hotel in cui lavora come cameriera ai piani.

Se guardate bene, c’è praticamente tutto:

  • La ragazza bella e povera in un mondo opulento
  • Il principe azzurro
  • La fatina che permette a Cenerentola di andare al ballo
  • Lo scadere del tempo

Non manca nemmeno la matrigna, anche se si vede poco. Inoltre, io vedo un briciolo di Vacanze Romane: il giro in scooter ricorda tanto la Vespa di Gregory Peck e Audrey Hepburn.

I video, generalmente, non hanno una morale…ma le fiabe sì! In questo video si vede come tutto può cambiare all’improvviso…quindi, non disperiamo.

 

To Be Number One

 

L’inizio degli Europei di calcio mi ha riportato alla mente l’estate di sedici anni fa: la cosiddetta estate italiana, riprendendo la canzone di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, inno ufficiale dei mondiali di quell’anno.

Pochi, però, si ricordano la versione inglese di quell’inno: To be number one di Giorgio Moroder.

Il video, ovviamente, risente ancora delle influenze del decennio precedente:

  • pettinature cotonate
  • inglese usato anche in Italia
  • Colori freddi ed elettrici per le ambientazioni notturne
  • Colori caldi per le ambientazioni diurne

La storia del video mescola lo spirito di sacrificio (italiano e sportivo) alla capacità di sognare adolescenziale.

Ciò che abbiamo perso (forse a causa dell’età, forse a causa degli eventi) è proprio la capacità di sognare. È una grave perdita: significa perdere la speranza e capacità di immaginare un’alternativa.

Lo ammetto: in passato sono caduto anch’io in questo errore, ma sto cercando di recuperare.  Perdere i sogni è un sintomo: la vera malattia è perdere la speranza.

I sintomi di questa malattia li riconosco subito: si tende a trovare una soluzione pragmatica ad ogni problema, lasciando poco spazio alla fantasia.

Non esiste una cura medica per questa malattia: siamo noi che dobbiamo lasciarci andare un po’ di più.

Ho imparato a sognare

 

La scelta del brano di oggi parte da un mio vuoto creativo: non sapevo cosa scrivere. Ho chiesto aiuto alla mia amica Paola, affettuosamente soprannominata la Pisquana.  In meno di cinque minuti, mi sono ritrovato sulla mia pagina Facebook il video della cover  di Ho imparato a sognare cantata da Fiorella Mannoia.

La versione originale  e la cover differiscono per una sola parola: vi sfido a trovarla!

Se la scienza ci ha insegnato che il sogno è qualcosa di inconscio, perciò incontrollabile, la canzone parla del sogno come un’arte da imparare. Questo spiega la scelta delle immagini del video: un gruppo di persone di varia età che, dietro ad una lavagna di plexiglas, disegnano i loro sogni. Immagini semplici, quasi didascaliche, che rimandano subito alla scuola e al detto

Non si finisce mai d’imparare

Più che di apprendere, parlerei piuttosto di riapprenderealzi la mano chi non ha mai sognato da bambino e – contemporaneamente – ricorda il sogno fatto questa notte.

Forse è una ccosa che dovremmo riapprendere tutti!

Heroes

 

L’ultimo spot dell’acqua minerale Levissima segna una svolta radicale nel posizionamento del prodotto.

Abbiamo ancora nelle orecchie la voce di Reinhold Messner che recitava lo slogan

Altissima, purissima, Levissima

Dato il luogo di origine del prodotto (le sorgenti della Levissima sono in Valtellina) avrei preferito uno sportivo locale piuttosto di uno altoatesino, per quanto famoso.

Questo è il passato: concentriamoci sul presente.

La canzone è talmente famosa di non avere bisogno di presentazioni ed era già stata usata come sigla della trasmissione Sfide, oltre che come ultimo brano della colonna sonora del film Noi siamo infinito. La morte di David Bowie deve aver aumentato i download di questo brano negli ultimi mesi.

Non è certo per la fama che è stato scelto questo brano, ma per il suo testo, che ben si sposa con il nuovo testo dello spot

Per tutti quelli che hanno una vetta da conquistare, c’è un’acqua che accompagna in ogni ,piccola e grande scalata…

Anche il web ha avuto la sua parte:Levissima ha lanciato il progetto #everydayclimbers, con tanto di hashtag che, però, non sembra aver ancora preso piede come si deve.

Cheap Thrills

 

Questa sera, scegliendo il video, ho notato una differenza così evidente da passare quasi inosservata:

  • Ci sono aziende italiane che reclamizzano i loro prodotti puntando molto sull’italianità, come l’Algida
  • Ci sono aziende italiane che reclamizzano i loro prodotti con un taglio più internazionale

È il caso della Wind che, oltre al nome, sceglie da anni per le sue campagne pubblicitarie:

Quest’estate la scelta è caduta su Cheap Thrills (letteralmente Emozioni economiche) con le voci dell’australiana Sia e del giamaicano Sean Paul.

Leggere il testo a fronte  fa sembrare il brano fuori contesto: pubblicizzare un prodotto commerciale con una canzone in cui si sente ripetere per otto volte

I don’t need no money

(Non mi servono soldi)

e per nove volte in sottofondo

I love cheap thrills

(Amo le emozioni a basso costo)

Può far sorridere.

Ciò che conta in pubblicità, però, è vendere: se il brano è accattivante e trascinante, come in questo caso, non ci trovo nulla di male.

 

 

 

Vorrei ma non posto

 

 

 

Ci sono vari segnali che sta arrivando l’estate

  • Le giornate sono più lunghe
  • Oggi è l’ultimo giorno di maggio
  • Cominciamo a sentire il caldo e…i tormentoni estivi

È troppo presto per decretare quale sarà la canzone più ascoltata dell’estate, ma il fatto che l’agenzia di pubblicità che ha curato lo spot del Cornetto Algida abbia scelto vorrei ma non posto di J-Ax e Fedez fornisce già buone indicazioni.

Diciamolo francamente: il video con la musica non c’entra nulla! Se le immagini raccontano una storia d’amore estiva (dal cuore di panna nazionale non mi aspettavo nulla di diverso), l’accompagnamento musicale è una divertente critica alla società moderna: basta leggere il testo per capirlo!

In questi ultimi anni l’accostamento video-immagini èsempre più slegato.  Rimpiango i tempi in cui Francis Ford Coppola scelse Wagner per una delle migliori scene di Apocalypse now, non certo Rossini!

Provate a immginare un bombardamento al suono di

Largo al factotum della città

 

Non saprei nemmeno io se fa ridere o piangere.

Accostare una canzone di protesta sulla società attuale ad uno spot mi sembra azzardato!

Anywhere is

 

Quando Enya pubblicò Anywhere Is io avevo appena cominciato a studiare inglese. L’accompagnamento particolare non rendeva agevole la comprensione del testo – specialmente ad un neofita della lingua –  ed internet non era ancora così evoluto da poter trovare immediatamente il testo e la sua traduzione.

Mi innamorai comunque di questo brano per il suo accompagnamento e la sua intonazione particolari: fu una delle prime volte che sentii pizzicare le corde di un violino.

Dagli anni ottanta in poi abbiamo perso l’abitudine di analizzare quanto ascoltiamo, vediamo e – in generale – sentiamo con i nostri sensi. I testi di Enya vanno controcorrente: non sono canzoni che si capiscono subito.

Il messaggio delle canzoni di Enya è – per così dire – nascosto fra le righe: potete provare ad ascoltarle anche mentre state guidando,se volete, ma vi sfido a capirli!

C’è un modo per ascoltare queste canzoni?

Sicuramente sì, ma non posso indicaverlo. Ascoltare certe canzoni è una metafora della vita: ognuno deve trovare la propria via!

Personalmente, io ho trovato questo modo:

  • Luce spenta
  • Telefono staccato
  • Abbigliamento comodo
  • Letto
  • Eventuale coperta per proteggersi dal freddo
  • Occhi chiusi

Così facendo, il pensiero vaga senza una meta precisa…e mi rilasso!