Se non ti fermano mentre ti allontani…

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Se non ti fermano mentre ti allontani…Continua a camminare!

Mentre stavo inserendo l’immagine di oggi sul blog, mi sono reso conto di quanto rappresenti la vita

Se non ti fermano mentre ti allontani…Continua a camminare!

Per me, la strada avvolta nella nebbia è proprio una metafora della vita:

  • Sappiamo da dove veniamo, perchè conosciamo il nostro passato
  • Sappiamo dove siamo ora, perchè stiamo vivendo il presente
  • Non sappiamo dove siamo diretti, perchè non conosciamo il futuro

Parlando di tutte le persone che conosciamo nel corso della vita

  • Sappiamo chi ci ha abbandonato e chi abbiamo abbandonato in passato
  • Sappiamo chi ci frenquenta e chi frequentiamo ora
  • Non sappiamo chi ci frequenterà e chi frequenteremo in futuro

La frase di questa sera è dedicata a tutti:ognuno di noi, per quanto fedele, è stato abbandonamto da qualcuno ed ha abbandonato qualcuno.

Non è facile abbandonare una persona, ancor meno lo è accettare di essere abbandonati. Se non abbiamo chiesto scusa o non ci hanno chiesto scusa finora, allora è inutile sperare che avverrà in futuro.

Cosa possiamo sperare per il futuro? Secondo me, due cose:

  1. Di diventare persone migliori
  2. Di incontrare persone migliori

 

 

 

Sappiamo con certezza quello che gli altri sono per noi…

 

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Sappiamo con certezza quello che gli altri sono per noi. Ma non sapremo mai, fino in fondo, quello che noi siamo per gli altri

Viviamo in un’epoca paradossale, definita era della comunicazione, in cui abbiamo perso l’abitudine della comunicazione per eccellenza: quella orale dal vivo.

L’anonimo, per far conoscere questo suo pensiero, ha dovuto postarlo sul web:

Sappiamo con certezza quello che gli altri sono per noi. Ma non sapremo mai, fino in fondo, quello che noi siamo per gli altri

Me lo immagino vittima di una lotta fra conscio ed inconscio capace di causare un’isteria persino a Sigmund Freud.

Vi suggerisco un esperimento: la prossima volta che venite a Milano, fate un giro con i mezzi pubblici osservando come si comportano le persone. Ecco l’elenco incompleto dei casi umani che incontrerete:

  • Il frettoloso: parte perennemente in ritardo e – per risparmiare tempo – staziona davanti alle porte del mezzo pubblico, cercando di guadagnare quel decimo di secondo che pare separarlo tra la vita e la morte
  • Il lettore di giornale: se il frettoloso è Caino, il lettore di giornale è Abele. Seduto abbastanza comodamente al suo posto, spia di tanto in tanto a che punto è del viaggio per non sbagliare fermata. Partito con sufficiente anticipo, ha abbastanza tempo per se stesso
  • L’Iqualcosa-Addicted:  praticamente identico alla specie precedente, con la differenza che si trastulla con un gadget tecnologico, sovente di marca Apple

Lo so: Milano è una metropoli che anonimizza le persone…ma non crediate che i piccoli paesi siano poi molto diversi.

Non pensate che manchi qualcosa? Io ci vedo la poca voglia di conoscere l’altro, di condividere i propri pensieri senza ripetere a memoria ciò che abbiamo letto.

In una frase: manca la voglia di sapere (almeno, in parte) ciò che noi siamo per gli altri.

 

Il mio carattere non è perfetto, ma almeno è sincero!

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Il mio carattere non è perfetto, ma almeno è sincero!

La frase di stasera – secondo me – fa il paio con quella di Charlie Chaplin:

Il mio carattere non è perfetto, ma almeno è sincero!

La trovo una frase perfetta per risponder. e ad una critica qualsiasi.

Proprio perchè è perfetta:

  • Non ne conosciamo l’autore: potrebbe essere detta da molti di noi
  • Commentarla è difficile

Purtroppo, questa frase è destinata a rimanere spesso solo sulla carta, reale o virtuale che sia. Pochi hanno il coraggio di ammettere i loro difetti, tanti hanno l’arroganza di criticare quelli altrui.

Due pregi me li riconosco:

  1. Sono sincero: non saprei raccontare una bugia nemmeno sotto tortura. Proprio per questo – spesso – taccio.
  2. Sono pacifico: odio litigare. Forse sono anche pacifista…Ma è un’altra questione

Sicuramente, io ho tanti difetti: molti sono ignoti persino a me stesso. Uno ve lo confesso: sono arrendevole. Non sapete quante volte – proprio per non litigare – ho taciuto o fatto quanto mi chiedevano gli altri.

Purtroppo, mi sembra di vivere in un mondo carico di apparenza: non sapete quanto è difficile.

Sono un uomo con una disabilità evidente…

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Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con una disabilità che non si vede

Ci sono frasi che mi colpiscono come un pugno allo stomaco per la loro schiettezza e la loro forza. La frase di Ezio Bosso di stasera fa parte di questo insieme

Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con una disabilità che non si vede

La parola disabilità non mi piace, perché nel linguaggio comune è usata come una doppia offesa:

  • Nei confronti di chi è apostrofato in questo modo pur non essendolo
  • Nei confronti di chi si trova in una situazione che non ha voluto

In questo caso, però, non ci sarebbero termini migliori.

Di quale disabilità sta parlando Bosso? Posso solo avanzare un’ipotesi: quella che io chiamo cecità emotiva, meglio nota come superbia!

Perchè prolifera la superbia? Eppure dovremmo sapere che è uno dei sette peccati capitali. Potrebbe essere un buon titolo per un saggio di Alberoni , di Crepet, ma sembra che l’ultimo ad occuparsene sia stato Dante.

Mi correggo, scusate: l’ultimo ad occuparsene è stato il marchese Onofrio Del Grillo.

Non rinuncerò mai al mio modo d'essere…

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Chi mi vuole bene mi accetta come sono

Ho dovuto tagliare la didascalia per quest’immagine: la frase era troppo lunga. Leggiamola nella sua interezza:

Vada come vada, io non rinuncerò al mio modo d’essere: chi mi vuole bene mi accetta così come sono

Non so se diciannove parole sono tante o poche per una frase: a voi giudicare. Comunque sia, è una frase densa di concetti.

Da piccoli, i nostri genitori ci hanno educato:

  • A comportarci in un certo modo
  • A distinguere il bene dal male
  • A distinguere cosa è giusto da cosa è sbagliato

Arriva, poi, la fase adolescenziale della ribellione: è il momento in cui si fanno determinate esperienze, che formano il carattere.

Purtroppo, pochi considerano che la vita di un individuo è unica ed irripetibile. Risultato: tendiamo a paragonare la nostra vita con quella di qualcun altro, spesso trovando perfetto il nostro modo di vivere (ma lo è veramente?)  e sbagliato quello altrui (ma lo è veramente?).

Non sto dicendo nulla di nuovo: sto semplicemente ripetendo con parole mie ciò che hanno già detto altri. Purtroppo, non abbiamo imparato ancora la lezione.

Di questo ne parlerò un ‘altra volta….

 

Imparerai a tue spese che…

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Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti

Conoscete la teoria dei sei gradi di separazione, in base alla quale basterebbero cinque passaggi per entrare in contatto con chiunque volessimo?

Qualunque sia la vostra risposta, è facile immaginare che abbiate incontrato molte persone durante la vostra vita:

  • Insegnanti
  • Compagni di scuola
  • Colleghi
  • Amici

La frase di oggi aggiunge un ulteriore aspetto

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti

Ne parlavo proprio stasera con la mia psicanalista: se è vero che conoscere tante persone aumenta le probabilità di costruire una relazione, è altrettanto vero che non sempre le persone che conosciamo vogliono entrare in contatto con noi.

Non so se – rispetto alla media – sia un chiacchierone o un taciturno. Di una cosa, però, sono sicuro: riconosco le persone vere e sincere da quelle false e bugiarde. Le prime mi conoscono come le proprie tasche, le seconde nemmeno mi stanno a sentire…Figuriamoci se mi conoscono! Inutile dire che preferirei frequentare solo le prime ed evitare come la peste le seconde, ma non sempre è possibile.

Inoltre, come insegna la frase di questa sera, le persone vere sono rare. Azzardo una quantità: a mio parere, per riprendere la teoria, almeno quattro persone su sei vivono dietro una maschera.

Per fortuna, riconoscere il falso dal vero non richiede una grande abilità.

A questo punto, mi pare corretto domandarmi

Sono sbagliato io, oppure è sbagliata la società in cui vivo?

 

 

Non sono interessato a seguire le vostre regole. Seguo le mie intuizioni

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I’m not interested in following your rules. I follow my Intuition

L’immagine e la frase di stasera mi hanno colpito subito: poco importa che sia una campagna pubblicitaria di un’azienda portoghese.

Per alcuni, l’uomo della fotografia potrebbe essere classificato come hipster, per altri come un ribelle alla James Dean. La frase rafforza il concetto

I’m not interested in following your rules. I follow my Intuition

Più o meno, può essere tradotta in

Non sono interessato a seguire le vostre regole. Seguo le mie intuizioni

Credo che sia proprio questa la sua forza: non può essere classificato esattamente.

A volte, ci sforziamo di sentirci parte di un gruppo: assolutamente giusto in teoria, un po’ meno in pratica. Questo per due motivi:

  1. Per sentirci accettati da un gruppo, seguiamo le sue regole, conformando i nostri pensieri
  2. Le persone che non seguono le regole sono segretamente mal viste

Praticamente, ci blocchiamo a vicenda, preferendo il quieto vivere al cambiamento.

Anch’io lo faccio: appaio molto diverso da quanto non mi senta di essere in realtà. Basterebbe ascoltare alcuni brani sul mio Ipod per capire che non è così….ma sarebbe meglio starmi ad ascoltare.

Tuttavia, mi sento anche obbligato a conformarmi alle regole, per non sentirmi escluso.

Quando riuscirò a condividere i miei pensieri liberamente, sarò libero.

Quando riusciremo a condividere i nostri pensieri liberamente, saremo liberi.

 

Tre cose nella vita: insisti, resisti e conquista

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Tre cose nella vita: insisti, resisti e conquista

Non so quale tipo di tuffo stia eseguendo il ragazzo che si è appena lanciato da un masso sul lago rappresentato in questa immagine ma, per i miei standard, siamo ai limiti del base jumping.

Cosa c’entra con la frase in primo piano?

Tre cose nella vita: insisti, resisti e conquista

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I didn’t change. You just never knew me.

I didn't change. You just never knew me
Non sono cambiato. Semplicemente non mi avete mai conosciuto

Non è strano, per me, parlare in inglese: ricordo con piacere le tre vacanze-studio trascorse ad Exeter, nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, dal 1996 al 1998.

Ecco perchè questa sera, su Facebook, ho scelto la versione originale della frase che leggete

I didn’t change. You just never knew me

La traduzione sarebbe grossomodo

Non sono cambiato. Semplicemente non mi avete mai conosciuto

Pochi hanno voluto conoscermi veramente: forse l’ansia influenza negativamente il mio carattere. Chi riesce ad andare oltre il muro di questo stato psicologico, ha modo di conoscere una persona che si fa in quattro per gli altri e – se non basta – persino in otto. In cambio, questa persona chiede solo un po’ di affetto. Una mia amica di nome Paola questo lo sa bene…

Mi piacerebbe incontrare di nuovo persone che mi hanno conosciuto in passato, magari durante Ragioneria: avrebbero modo di apprezzarmi come persona. Ho sempre avuto un carattere adatto a relazionarsi con le persone più mature, non con gli adolescenti.

Citando una canzone di Ligabue, per me una coppia è già una folla…ma nelle relazioni uno a uno non mi batte nessuno. Basta poco per conoscermi veramente:

  • Non mettermi ansia
  • Non giudicarmi
  • Lasciarmi tempo

 

Chi non dimostra ciò che sente…

DimostrareSentirePerdereAmare
Chi non dimostra ciò che sente, perde ciò che ama

Una strada asfaltata e deserta in mezzo ai boschi nel tardo autunno. Per anni ho visto la mia vita così: un luogo (se possiamo definirlo tale) in cui la vita stava lentamente morendo.

Il motivo per cui stava accadendo è riassunto dalla frase che intitola questo post

Chi non dimostra ciò che sente, perde ciò che ama

In passato, ricordo di aver avuto solo dialoghi razionali, non emotivi

Perchè l’ho fatto? I motivi sono molti:

  • Non sono stato educato ai sentimenti:non sapevo nemmeno cosa fossero
  • Ho messo la razionalità al di sopra di tutto, come fecero gli Illuministi

Risultato: ho avuto una vita povera di amicizie e di una qualsiasi forma d’affetto.

Ora le cose stanno lentamente migliorando: mi sento di percorrere una strada di vita simile a quella di Manzoni. È un percorso in divenire, ovviamente: non so quando finirà.

Già adesso posso dirvi che la questione è molto più semplice di quanto non sembri a prima vista: Anche se ci sentiamo soli, noi non siamo soli. Come dicevo ieri, ogni giorno siamo circondati da altri. Spetta a noi fare in modo che non siano semplici passanti incontrati per caso, ma persone di cui fidarsi e con cui confrontarsi (e, con un po’ più di confidenza, confidarsi).