Non tutti comprenderanno il tuo cammino…

 

Immagine dal sito www.linfavitale.com
Non tutti comprenderanno il tuo cammino. Va bene così. Sei qui per vivere la tua vita, non per dare spiegazioni

Ho anticipato l’immagine di stasera tredici ore fa sul mio profilo Facebook ed ho già ricevuto sei condivisioni e otto mi piace: vi ringrazio della fiducia e spero di non deludervi.

Cos’hanno di tanto speciale la fotografia di una ragazza bionda durante un viaggio in solitaria e la frase

Non tutti comprenderanno il tuo cammino. Va bene così. Sei qui per vivere la tua vita, non per dare spiegazioni

a prima vista, può risultare oscuro.

Se ci fermiamo a riflettere, però, sia l’immagine che la frase trasmettono il concetto di libertà, quello stato d’animo che spesso non sentiamo perchè diamo troppo peso al giudizio altrui.

Dicendolo in questo modo, però, sembra che voglia dividere l’umanità in giudicantigiudicati  e sarebbe troppo comodo scomodare i Vangeli per concludere questo post.

Ciò che mi sembra – invece – meno evidente e più importante è un concetto quasi subliminale: siamo tutti convinti che tutte le scelte umane siano razionali, spiegabili a parole e, in definitiva, comprensibili a tutti.

Basta ricordare molte scelte della nostra vita per capire che non è così. Sinceramente, quando qualcuno mi chiede di dare una spiegazione razionale ad una cosa irrazionale, non so nemmeno io se arrabbiarmi o dispiacermi per il mio interlocutore, perchè percepisco una mancanza d’empatia.

Una buona scuola…

Una buona scuola secondo lo psichiatra Paolo Crepet
Una buona scuola è quella dove il bambino entra pulito e torna a casa sporco: vuol dire che ha giocato, si è divertito, si è dipinto addosso, ha usato i propri sensi, è entrato in contatto fisico ed emotivo con gli altri. In altre parole: ha iniziato a vivere

Ieri, nella maggior parte delle regioni italiane, è ricominciato l’anno scolastico: le notizie che circolano in proposito non sono incoraggianti, nonostante il Governo abbia proposto un disegno di legge soprannominato Buona scuola.

Ma cosa vuol dire buona scuola? Ognuno avrà una sua definizione, ma la maggior parte di noi – forse – incorrerà nell’errore di schematizzare troppo. Occorre una definizione più generale, direi quasi onnicomprensiva, come quella proposta da Paolo Crepet:

Una buona scuola è quella dove il bambino entra pulito e torna a casa sporco: vuol dire che ha giocato, si è divertito, si è dipinto addosso, ha usato i propri sensi, è entrato in contatto fisico ed emotivo con gli altri. In altre parole: ha iniziato a vivere

 

Leggendo questa frase, sinceramente, mi viene da sorridere pensando a tutte le leggi che si sono avvicendate a proposito della scuola: ogni Governo ha proposto una sua versione!

Non voglio esaminare l’operato dei governi italiani, ma una domanda me la faccio

In tutto questo, il bambino dov’è

Crepet a parte, l’ultima a pensarci – in ordine di tempo – mi pare sia stata Maria Montessori. Questa domanda mi perseguita non solo relativamente alla scuola, ma anche per quanto riguarda molte altre questioni. Mi pare che non abbiamo mai considerato i bambini per ciò che sono prima di tutto: esseri umani….Ora si preferisce chiamarli utenti.

Dinner with papaw tonight

Il nonno invita i nipoti per cena, ma resta solo (o quasi)
Dinner with papaw tonight….he made 12 burgers for all 6 grandkids and I’m the onlly one who showed. Love him

Nonostante mi occupi soprattutto di immagini, frasi e video, ogni tanto mi capita di scovare su internet notizie interessanti sull’uso dei social network, come quella che ho scovato questa mattina e vi propongo stasera, anche se RDS l’ha pubblicata il 21 marzo scorso.

Il 17 marzo scorso, un nonno dell’Oklahoma aveva invitato i suoi dodici nipoti per una cena a base di hamburger. Solo la studentessa e giocatrice di softball Kesley Harmon ha risposto all’appellopostando su Twitter la foto che vedete e che ritrae l’anziano parente intento a mangiare da solo il suo hamburger con il seguente commento

Dinner with papaw tonight….he made 12 burgers for all 6 grandkids and I’m the onlly one who showed. Love him

 

La traduzione sarebbe la seguente

Cena con nonno stasera: ha preparato 12 hamburger per tutti e sei i nipoti ed io sono la sola ad essermi presentata. Lo amo

 

 

Non voglio ironizzare troppo sulla cultura americana, ma vi immaginate fare una cosa del genere in Italia? I cugini di Kesley sarebbero stati diseredati seduta stante…altro che retwittare il post oltre centosettantottomila volte, com è effettivamente avvenuto!

In generale, però, questa notizia è commovente: dietro gli account che usiamo, batte ancora un cuore, ma spesso non lo vogliamo mostrare.

I falliti si riconoscono subito, fanno sentire in colpa gli altri per i propri errori, per i propri sbagli

Frase di Rosa Ramirez
I falliti si riconoscono subito, fanno sentire in colpa gli altri per i propri errori, per i propri sbagli

Tenendo questo blog, ho conosciuto il sito pensieriparole, in cui persone comuni possono scrivere i propri aforismi personali, come ha fatto – in questo caso – l’ecuadoriana Rosa Ramirez.

La frase di Rosa è stata riproposta anche su Facebook da vari utenti

I falliti si riconoscono subito, fanno sentire in colpa gli altri per i propri errori, per i propri sbagli

Mi sembra quasi una versione laica del versetto evangelico

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?

con un’aggiunta non di poco conto per il significato della frase: l‘attenzione al fallimento ed ai falliti.

 

 

Il significato esplicito può sembrare abbastanza irritante: attualmente, contano più fama e successo del nostro benessere interiore. Chi non riesce a raggiungere i propri obiettivi (qualunque essi siano), si vendica sul prossimo cercando il modo di ferirlo.

Se ci soffermiamo meglio, però, leggo anche un significato implicito che può essere riassunto dalla parola invidia. Nessuno ammetterà mai di essere invidioso, salvo rare eccezioni, ma il comportamento di una persona può rivelare molto di più di quanto non facciano le sue stesse parole.

Fanno battute sulla pasta, i loro disegnatori finirono come gli scolapasta

Interpretazione di Facebook della vignetta di Charlie Ebdo
Fanno battute sulla pasta, i loro disgnatori finirono come gli scolapasta

Come dicevo ieri, noi italiani siamo un popolo passionale: calcisticamente parlando, inoltre, dai Mondiali del 1998 vediamo i francesi come il fumo negli occhi.Un conto, però, è ironizzare su uno sport, ben diverso è ironizzare su una tragedia.

La stessa vignetta di Charlie Ebdo circola su Facebook  come sfondo alla frase

Fanno battute sulla pasta, i loro disgnatori finirono come gli scolapasta

 

senza alcuna giustificazione satirica o, perlomeno, palese. Non occorre scomodare l’enciclopedia Treccani  per capire che lo scopo della satira è prendere per il culo il potere, per  far riflettere il popolo. Tutti i disegnatori satirici – per me – costituiscono l’opposizione extraparlamentare al Governo, non importa se di destra o di sinistra.

Charlie Ebdo ha concesso due occasioni agli italiani per riflettere:

  1. Quando ha pubblicato la vignetta incriminata
  2. Quando ha pubblicato la vignetta sulle case costruite dalla mafiosi

Eppure, non abbiamo colto nessuna delle due occasioni

 

Sèisme a l'Italienne

Vignetta di Charlie Ebdo
Penne sauce tomate, Penne gratinées, Lasagnes

Chi segue questo blog avrà notato che non mi occupo mai di politica o di satira: mi occupo di immagini, video e canzoni e del loro significato che hanno per me. Analizzerò la vignetta satirica di Charlie Ebdo sotto questo aspetto: parlarne sotto un altro profilo significherebbe – anche- andare contro ciò che avevo scritto il 9 luglio scorso.

Accostando piatti tipici italiani alle figure di feriti, Charlie Ebdo ironizza sul sisma che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto.Il miglior ristorante  italiano secondo la satira francese –  si chiamerebbe Sèisme a l’Italienne e i migliori piatti del suo menu sarebbero

Penne sauce tomate

Penne gratinées

Lasagnes

Non credo sia necessaria traduzione per capire il significato. Sinceramente, mi aspettavo una reazione di questo tipo:

  1. In quanto giornale satirico che non le manda certo a dire, Charlie Ebdo ha seguito solo la sua linea editoriale
  2. Data la situazione che sta affrondando l’Italia, la sua reputazione all’estero sia come sistema – Paese che come popolo rischia di essere ulteriormente compromessa
  3. È risaputo che all’estero siamo visti come un popolo passionale…e la nostra reazione deve aver ulteriormente alimentato questa percezione

Accecati dalla rabbia, ci siamo dimenticati di considerare Charlie Ebdo per ciò che è: un giornale satirico. Per quanto aggressiva e di dubbio gusto, resta comunque satira: sarebbe bastato guardare la vignetta con più attenzione e meno passione per capire che Charlie Ebdo ha solo seguito la sua linea editoriale.

Il mondo non apprezzerà le milioni di cose giuste che farete, ma sarà pronto a criticare l'unica sbagliata

Il mondo non apprezzerà le mlioni di cose giuste che farete, ma sarà pronto a criticare l'unica sbagliata
Il mondo non apprezzerà le mlioni di cose giuste che farete, ma sarà pronto a criticare l’unica sbagliata

Più che un aforisma, quella di oggi è una storiella. Parla di un’insegnante che volutamente scrive alla lavagna

9 x 1 = 7

Suscitando l’ilarità e, al contempo, dando una lezione di vita ai suoi alunni

Il mondo non apprezzerà le milioni di cose giuste che farete, ma sarà pronto a criticare l’unica sbagliata

 

Facciamo molti errori in ogni occasione:

  • A scuola
  • Sul lavoro
  • Mentre guidiamo in automobile

In tutti questi ambiti esistono delle regole: se è giuto essere ripresi per gli errori commessi, non è giusto essere criticati.

Nessuno commette un errore volontariamente, a meno che non abbia un secondo fine: non possiamo leggere il pensiero di chi ci sta di fronte ed ancora oggi non si conosce l’esatto funzionamento del cervello. Se non c’è stata volontà, perchè criticare l’errore?

La rabbia che proviamo davanti agli imprevisti ed agli errori è una giustificazione: restiamo accecati dall’ira e non vediamo il mondo e le persone che ci stanno intorno: così facendo, ci sfoghiamo ferendo chi ci sta intorno.

Purtroppo, tendiamo anche a dimenticare le cose buone che – in passato  – una persona ha fatto, peggiorando ulteriormente il problema.

Voglio proporvi un esprimento: cercate di ricordare

  1. L’ultima volta in cui qualcuno si è arrabbiato con voi
  2. L’ultima volta in cui voi vi siete arrabbiati con qualcuno

Concentratevi sul vostro stato d’animo in quel momento: non credo vi siate sentiti bene…Quindi, perchè arrabbiarsi?

Io non trattengo nessuno…

Io non trattengo nessuno. Non perchè non ci tengo, anzi. Ma lascio la libertà agli di scegliere se starmi accanto o andarevia, semplicemente perchè credo che chi vuole esserci c’è. Senza neanche che tu glielo chieda
Io non trattengo nessuno. Non perchè non ci tengo, anzi. Ma lascio la libertà agli di scegliere se starmi accanto o andare via, semplicemente perchè credo che chi vuole esserci c’è. Senza neanche che tu glielo chieda

Tenere questo blog mi ha insegnato una cosa: non è necessario essere famosi per poter pubblicare frasi dal profondo significato.

La frase 

Io non trattengo nessuno. Non perchè non ci tengo, anzi. Ma lascio la libertà agli di scegliere se starmi accanto o andare via, semplicemente perchè credo che chi vuole esserci c’è. Senza neanche che tu glielo chieda

è citata su moltissimi siti: qualcuno la attribuisce a Luciano Ligabue, altri ancora ad un anonimo. Non credo sia importante sapere chi l’abbia detta: il suo significato resterebbe inalterato anche se la pronunciassi io.

Il significato è abbastanza semplice da capire: l’uomo è un animale sociale ed ama stare insieme ad i suoi simili. Ogni persona, però, è unica ed irripetibile: pertanto è raro trovare qualcuno che ci sia un’intesa profonda. Basta farsi due domande per capirlo:

  1. Quante persone conosco?
  2. Con quante di queste mi sento veramente a mio agio?

Sicuramente, gli appartenenti al secondo gruppo saranno molti di meno di quelli degli appartenenti al primo gruppo.

Il secondo gruppo, quello che io chiamo degli amici speciali, è quello con cui ci confidiamo spesso: una sorta di famiglia allargata senza legami di sangue.

Sono quelli che – per citare la frese di oggi – vogliono esserci anche quando le cose stanno andando male.

Noi non siamo esattamente ciò che tutti vedono…

Frase di Angelo De Pascalis
Noi non siamo esattamente ciò che tutti vedono. Siamo ciò che pochi trovano. E che pochi, pochissimi comprendono

Le mie vacanze ed il mio viaggio a Berlino sono terminate. Potrei parlare di tante cose relativamente a quest’esperienza, ma parlerò solo di una: come avevamo organizzato, io e la mia ex-compagna di Università Giulia ci siamo incontrati, rivedendoci dopo dieci anni.

Nonostante il tempo passato, il feeling tra me e Giulia è rimasto inalterato: sono accadute tante cose, ma ci capiamo ancora al volo. Basta una mezza frase accennata e tutto risulta chiaro!  Putroppo, ciò non accade con la maggioranza delle persone che conosco e che frequanto anche ultimamente.

La frase di Angelo De Pascalis spiega benissimo questo concetto

Noi non siamo esattamente ciò che tutti vedono. Siamo ciò che pochi trovano. E che pochi, pochissimi comprendono

A quanti di noi è capitato di spiegare uno stato d’animo a molte persone, sentendoci subito compresi solo da poche di esse? Forse è questa l’alchimia dell’amicizia: non si può spiegare scientificamente, ma esiste.

Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita

Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita
Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita

Nell’ultimo post avevo promesso di postare un nuovo articolo non prima di lunedì , ma la frase di stasera calza a pennello: domani partirò per Berlino.

Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita

Ho già parlato molto di viaggi: perché scriverne ancora?

Il motivo è racchiuso proprio nella frase: non sarò lo stesso di prima.

Non ho programmato nulla, se non pochi monumenti e musei da visitare, e non sto pensando di cambiare volontariamente. Tuttavia, so che durante il viaggio accadranno varie cose

  • Accadranno degli imprevisti
  • Incontrerò persone nuove
  • Scatterò fotografie
  • Prenderò appunti

Ognuno di questi eventi può capitare a chiunque: quando tornerò, forse, mi sembreranno semplicemente ricordi.

Con il passare del tempo, però, quegli stessi eventi mi condurranno su una strada che io stesso non riesco ad immaginare.

È così per tutti. Permettetemi di proporvi un esperimento: cercate di ricordare l’ultimo giorno in cui avete fatto qualcosa di speciale. Dopo che l’avete ben visualizzato nella vostra testa, fatevi una domanda

Come sarei se non mi fosse capitata questa cosa?

Io non posso rispondere per voi. Di una cosa, però, sono sicuro: sareste diversi.

Ecco, per me i viaggi significano questo….