Sono stanco, Capo

 

Adoro il cinema: in circa due ore, una persona (il regista) collaborando con altre persone (attori, costumisti, truccatori, montatori) racconta una storia.

Spesso un film ha i suoi momenti di culto: una scena che resta scolpita nella testa dello spettatore, uno spettacolo nello spettacolo.

Una delle mie scene preferite al cinema è sicuramente un semplice primo piano di Michael Clarke Duncan nel film il miglio verde

Poco prima di finire sulla sedia elettrica, il condannato a morte John Coffey spiega al capo dei secondini Paul Edgecombe (impersonato da Tom Hanks) perchè vuole morire, dicendo

Sono stanco, capo. Stanco di andare sempre in giro solo come un passero nella pioggia. Stanco di non poter mai avere un amico con me che mi dica dove andiamo, da dove veniamo e perché. Sono stanco soprattutto del male che gli uomini fanno a tutti gli altri uomini. Stanco di tutto il dolore che io sento, ascolto nel mondo ogni giorno, ce n’è troppo per me. È come avere pezzi di vetro conficcati in testa sempre continuamente. Lo capisci questo?

Chi non sarebbe stanco di una situazione del genere? Eppure, bisogna ammetterlo:

  • è difficile avere un amico vero con cui trascorrere del tempo
  • gli uomini si fanno male a vicenda
  • non sappiamo dove andiamo
  • non sappiamo da dove veniamo
  • non sappiamo perchè

A prima vista, può sembrare che non sia così, ma basta riflettere un po’ più a fondo per rendersi conto che è l’esatto contrario.

John Coffey è molto sensibile in questo: noi lo siamo molto meno o – forse – ci siamo desensibilizzati a poco a poco.

Comunque, non tutto è perduto: possiamo ancora rimediare, basta rendersene conto

 

Il regalo più grande che puoi fare a qualcuno è il tuo tempo…

Il regalo più grande che puoi fare a qualcuno è il tuo tempo, perché quando regali a qualcuno il tuo tempo, regali un pezzo della tua vita che non ti ritornerà mai indietro
Il regalo più grande che puoi fare a qualcuno è il tuo tempo, perché quando regali a qualcuno il tuo tempo, regali un pezzo della tua vita che non ti ritornerà mai indietro

Non credo che Paolo Ruffini abbia pubblicato sul suo profilo Facebook una frase di Benjamin Disraeli pensando alla brexit. Credo, piuttosto, che il comico abbia scelto questa frase per la sua bellezza e profondità. Del resto, si sa, i comici e gli artisti in generale hanno una certa predisposizione nell’apprezzare le caratteristiche proprie delle materie umanistiche.

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Keep calm and…

Keep Calm and....
Keep Calm and….

Negli ultimi anni, si usa molto spesso l’espressione keep calm and seguita da un incitamento. L’origine di tale espressione è curiosa: vi invito a leggerla.

Quando ho visto le scritte sulle bustine di zucchero colorate, le frasi mi sono piaciute subito

Keep calm and dream on

Traducibile come

Mantenete la calma e sognate

unita alla frase

Keep calm and sweeten the day

che possiamo tradurre come

Mantenete la calma e addolcite la giornata

Mi ricordano tre cose che facciamo raramente:

  • Mantenere la calma
  • Sognare
  • Addolcire la giornata

Ho parlato molte volte del sogno in questo blog, molto meno spesso ho parlato dell’importanza del mantenere la calma e dell’addolcire la giornata.

Entrambe le cose sono difficili per una persona ansiosa e pessimista come me, soprattutto quando non riesco a trovare un modo per rilassarmi: fortuna vuole che ci sono la fotografia e la scrittura ad aiutarmi.

Fotografia e scrittura sono due hobby artistici, perciò aiutano l’attività onirica e sono attività piacevoli (almeno per me): per questo riescono ad addolcirmi la giornata.

Anche se non ce ne rendiamo conto, sognamo tutte le notti: non si possono decidere i propri sogni, ma possiamo allenarci a ricordarli. Il ricordo di un sogno piacevole può aiutarci a mantenere la calma in caso di necessità.

 

L'amour plus fort que la haine

L'amour plus fort que la haine
L’amour plus fort que la haine

Nelle ultime ore sono rimasto molto colpito dall’attentato di Nizza. Mi sembrava giusto dedicare – nel mio piccolo – spazio a questa tragedia sul mio blog.

Dopo aver superato quei pochi secondi di sconcerto, ho esclamato “È lei!” quando ho trovato l’immagine di stasera. Non un’immagine qualunque: la copertina del giornale satirico Charlie Hebdo del 9 novembre 2011, primo numero pubblicato dopo la ripresa delle pubblicazioni, sospese a seguito degli attentati.

Un bacio appassionato fra un imam e un vignettista satirico davanti a uno sfondo di macerie sormontato dalla scritta

 L’amour plus fort que la haine

Ammetto di averla tradotta con Google per essere preciso, ma il significato era già comprensibile a prima vista

L’amore più forte dell’odio

Non credo sia necessario analizzarla: credo, piuttosto, che non ci sia nient’altro da aggiungere.

When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

WhenEverthingGoesPeopleStandFamilyJimButcher
When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

La frase di stasera mi ha colpito fin da stamattina

When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

Putroppo,  Jim Butcher è un autore poco noto in Italia: non avendo trovato nulla in italiano, spero scuserete la traduzione poco fedele che farò

Quando tutto va al diavolo, le persone che ti restano vicino sono la tua famiglia

Il significato è abbastanza chiaro: la nostra famiglia affettiva può non coincidere con la nostra famiglia biologica. Cio è vero non solo nel caso in cui siamo stati adottati, ma anche quando troviamo al di fuori della nostra famiglia qualcuno che ci comprenda pienamente.

Essere compresi non è semplice. Occorre trovare qualcuno che

  • Ci apprezzi così come siamo, con i nostri pregi ed i nostri difetti.
  • Pensi a noi ogni tanto, magari facendo una telefonata

Se fate un elenco, vi accorgerete che troverete qualcuno così, ma non saranno molti: teneteveli stretti.

 

L'abitudine è la più brutta delle malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice.

L'abitudine è la più brutta delel malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice.
L’abitudine è la più brutta delel malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice.

Devo confessarvi una cosa: sono malato!

La mia malattia si manifesta con i seguenti sintomi:

  • Routine
  • Eccessivo autocontrollo
  • Preoccupazione generalizzata se qualcosa non va come previsto
  • Difficoltà di immaginare un futuro diverso

Non è l’ansia, ma l’abitudine. Come dice la frase di stasera

L’abitudine è la più brutta delle malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice

Non accetto il fatto di non essere felice: è proprio per questo che sto affrontando un percorso. Una certa tranquillità della ripetizione, per dirla con le parole del protagonista di un famoso film, è normale ed è ciò che chiamiamo routine quotidiana.

Io mi trovo in una situazione paradossale: la routine è diventata una gabbia da cui voglio uscire, ma anche di cui mi sono circondato perchè mi fa troppa paura ciò che è diverso.

Per questo ho accettato di non essere felice.

Ho un brutto difetto. Non dimentico.

Ho un brutto difetto. Non dimentico.
Ho un brutto difetto. Non dimentico.

La frase di oggi non è di una persona famosa, non è di un anonimo, ma probabilmente l’abbiamo detta molte volte in presenza di qualcuno che ci ha ferito

Ho un brutto difetto. Non dimentico.

Anche io ho questo difetto: ho mandato al diavolo molte amicizie. Arrivato a quello che considero il mio limite di sopportazioneli ho semplicemente cancellati dalla lista delle amicizie e non mi sono più fatto sentire.

Cosa mi avevano fatto, queste amicizie, affinchè io le trattassi così? Semplicemente, non avevano ascoltato le mie richieste: non una, ma molte volte.

Vi lascio l’elenco delle richieste, lasciando a voi giudicare se sono sensate o meno:

  • Fatti sentire un po’ più spesso: frase con cui concludo molte mail e telefonate, senza essere ricambiato
  • Io vado a….Vieni con me?:  frase con cui invito qualcuno a fare qualcosa insieme. A volte vengono accettate, altre meno. Questa – forse – è la cosa meno pesante da digerire, ma ha comunque il suo effetto
  • Richiamami…Mi farebbe piacere scambiare due chiacchiere: è una richiesta indirettacioè la inserisco negli SMS, nelle mail e nei messaggi whatsapp se una persona non si fa sentire da tempo, aggiungendo i miei recapiti

Tre frasi che – aihmè – non dimentico e che fanno nascere in me la delusione di non essere accettato, senza una spiegazione.

Questo è un affronto che non ho dimenticato: perciò le ho cancellate.

 

 

 

I giovani non hanno bisogno di prediche…

I giovani non hanno bisogno di prediche: i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo
I giovani non hanno bisogno di prediche: i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo

Sono troppo giovane per ricordare la presidenza (e la presenza) di Sandro Pertini, ma ho comunque in mente la sua immagine al goal di Tardelli nella finale dei Mondiali del 1982.

Durante il discorso presidenziale di fine anno, Pertini disse

I giovani non hanno bisogno di prediche: i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo

È bello sentire una frase del genere da un anziano:

  • Incoraggia gli anziani ad essere d’esempio per i giovani
  • Incoraggia i giovani a prendere d’esempio gli anziani

Al giorno d’oggi, invece, siamo sempre più presi non solo dallo scontro generazionale, ma anche dallo scontro personale.

Se il primo incentiva il progresso, il secondo lo ostacola: chiusi nelle nostre convinzioni, non siamo disposti ad ascoltare l’altro.

Credo sia un meccanismo perversoè un meccanismo di autodifesa delle nostre convinzioni che rende più complicato il dialogo con l’altro. Credo sia per questo che sorgono quotidianamente incomprensioni, discussioni e litigi.

Se così fosse, si spiegherebbe anche il motivo perchè

  • Gli anziani accusano i giovani di non capire i valori
  • I giovani accusano gli anziani di essere antiquati

 

Il pensiero è un abbraccio con la mente. È come dire: "Ci sono, anche se non mi vedi".

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Il pensiero è un abbraccio con la mente. È vcome dire: “Ci sono, anche se non mi vedi”.

Senza saperlo, ho sempre messo in pratica la frase di stasera

Il pensiero è un abbraccio con la mente. È come dire: “Ci sono, anche se non mi vedi”.

Quotidianamente, mi ritrovo a pensare alle persone che ho conosciuto nel corso del tempo e a domandarmi

Chissà cosa staranno facendo in questo momento?

Non solo le persone che incontro tutti i giorni o sento frequentemente, ma anche quelle conosciute in passato e con cui – per qualche motivo – ho perso i contatti.

Io, però, dimentico difficilmente le persone che ho incontrato: in fin dei conti, ho condiviso con loro un pezzo della mia vita.L’esempio più classico è Francesca, una mia ex – compagna di Università. Non ero sicuro che fosse lei, ma l’ho aggiunta ai miei amici di Facebook….subito dopo che lei ha messo la fotografia sul suo profilo.

Anche io ho aggiunto qualche amico virtuale, ma ho sempre cercato di conoscere la persona dal vivo successivamente. Una cosa simile è accaduta con Paola…Chissà se lei si ricorda il nostro primo incontro?

Quando aggiungiamo un amico su Facebook, dovremmo pensare ai momenti che abbiamo trascorso insieme a lui e che potremo passare insieme in futuro e non farci prendere dalla foga compulsiva di avere tanti amici virtuali.m

Nadia Benedetti, Claudio Cappelli, Vincenzo D'Allestro, Claudia Maria D'Antona, Simona Monti, Adele Puglisi, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Marco Tondat

Nadia Benedetti, Claudio Cappelli, Vincenzo D'Allestro, Claudia Maria D'Antona, Simona Monti, Adele Puglisi, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Marco Tondat
Nadia Benedetti, Claudio Cappelli, Vincenzo D’Allestro, Claudia Maria D’Antona, Simona Monti, Adele Puglisi, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Marco Tondat

Una bandiera italiana elenca i nomi delle vittime del massacro in Bangladesh.

La considero una specie di lapide virtuale. Putroppo, questa lapide non durerà per sempre: internet ha una memoria troppo corta, o troppo capiente…Dipende dai punti di vista.

Digitando uno dei nomi su Google, troverete sempre qualcosa che parla di loro: questo post sarà parte di quel qualcosa.

Putroppo,  la memoria si concentrerà sugli eventi più recenti. Non me lo auguro, ma so che in futuro accadranno ancora eventi tragici come questo, perciò il nostro cervello si concentrerà su quelli.

Qualcuno si informerà fino a quando i quotidiani non saranno presi da qualche altra notizia più recente, il ricordo dei caduti rimarrà indelebile solo per i famigliari delle vittime e per i server sparsi sulla superficie terrestre.

Non è giusto, ma è la vita….