Incidente nell’azienda Lamina di Milano

Foto aerea della Lamina, Azienda in cui è accaduto l'incidente
Foto Aerea della Lamina ripresa dal sito aziendale

Milano è una metropoli: impossibile conoscere tutte le persone che vi abitano e ancor meno tutte le persone che vi lavorano, la maggior parte dei quali pendolari, per non parlare delle aziende che hanno la sede all’ombra della Madonnina. Purtroppo, deve accadere qualcosa di grave, come un incidente sul luogo di lavoro affinché una persona sia ricordata, almeno per qualche tempo.

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A Garibaldi, i milanesi

Giuseppe Garibaldi, Milano, 1882-1982
A Giuseppe Garibaldi, 1882-1982, nel centenario della morte, i milanesi.

Oltre ai luoghi, ci sono i nonluoghi: posti che, visti in un’immagine da chi non conosce una città, potrebbero trovarsi dovunque, in cui passiamo senza soffermarci. Le fermate della metropolitana sono il tipico esempio.

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I passeggeri spingono il filobus su Viale Tibaldi

I passeggeri della Linea 91 spingono il filobus fermo su Viale Tibaldi a Milano
I passeggeri della Linea 91 spingono il filobus fermo su Viale Tibaldi a Milano

Da utenti dei mezzi pubblici che risiedono in una metropoli, noi milanesi a volte non ci rendiamo conto di quanto sia complesso far funzionare un servizio nel migliore dei modi possibili. L’imprevisto è sempre in agguato:

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Il cuoco e la legge del buon cuoco

Primo Piano del cuoco Gualtiero Marchesi
Primo Piano dello chef Gualtiero Marchesi

Sembra strano dover parlare di una morte del cuoco Gualtiero Marchesi in un periodo come questo. Del resto, il legame fra vita e morte resta indissolubile: credo che sia questo il primo messaggio che ci ha lasciato la notizia della scomparsa  del primo cuoco di una certa fama che io ricordi.

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Piazza della Scala di Milano

PiazzaScala7Dicembre2017
Piazza della Scala la mattina del 7 dicembre 2017

Oggi è un giorno particolare per questo blog: approfittando della ricorrenza di Sant’Ambrogio, patrono di Milano, inauguro la nuova sezione dedicata alla città che amo e che mi ha adottato ormai dal 1999.

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Secondo te, cosa le farebbe piacere?

FerroStiroGrembiuleBraccialePandora
La campagna pubblicitaria Pandora sulla metropolitana di Milano

Visitando questo blog, avrete sicuramente notato come io trovi in un messaggio qualsiasi dei significati ulteriori a quelli espliciti, almeno secondo me.

Tuttavia, quando ho letto la notizia

Regali di Natale, un ferro da stiro o un bracciale? Polemica a Milano sulla pubblicità nel metrò

Sulle pagine del quotidiano La Repubblica non credevo ai miei occhi. In breve: un gruppo di donne dedite al burlesque si è sentita offesa dalla pubblicità Pandora che campeggia nelle stazioni della metropolitana di Milano in questi giorni.

Essendo uomo, forse non sono la persona adatta per commentare, ma ci proverò comunque.

Mi piace immaginare che il pubblicitario abbia letto il mio articolo del 13 novembre scorso, declinando il messaggio agli scopi commerciali. Per come è stato composta, la pubblicità si rivolge ad un pubblico maschile: alzi la mano il primo uomo che non stia pensando in questi giorni ad un regalo per la propria donna, sia essa

  • Sua madre
  • Sua moglie
  • Sua nonna

Provando a declinare lo stesso messaggio per rivolgerlo al pubblico femminile, si potrebbe dire

Un computer, una valigetta, un pigiama, una sciarpa, un Apple Watch

Secondo te cosa gli farebbe piacere?

Spero che la Apple non se la prenda per averla citata nell’esempio: è il primo prodotto che mi è venuto in mente. Non sono un veggente, ma mi piace immaginare che lo spirito cameratesco maschile avrebbe portato tutti a farsi una grassa risata….e magari a scrivere una letterina a Babbo Natale per avere un determinato orologio nuovo.

Siamo nati a Milano

 

Quando ancora frequentavo le superiori a Sondrio, una mia compagna di scuola mi invitò a casa sua per ascoltare un po’ di musica. Mentre la stanza si riempiva delle note della prima canzone, la mia amica disse questa frase:

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Allora, quella frase mi sembrò strana: non capivo cosa intendesse dire. Lo capii con il tempo: il testo di una canzone ha un messaggio. Non un messaggio nel senso semiotico del termine, ma un messaggio più personale, quello che l’autore voleva trasmettere nel testo.

Non importa dove abbiamo sentito una canzone o chi l’abbia cantata: l’importante è che a noi, semplici ascoltatori, un brano trasmetta un messaggio personale.

In questo caso specifico, non importa che sia stata usata per una sigla televisiva o che a cantarla sia Giorgio Faletti, di cui non conosco certo tutta la discografia. L’importante è che – per me – abbia un messaggio.

Nel mio caso, credo che il destino abbia deciso subito che – un giorno – mi sarei trasferito a Milano. Mio padre ha frequentato l’Università a Milano e ci ha trascorso anche alcuni anni di lavoro, durante la mia infanzia. I suoi aneddoti di questi lunghi periodi mi hanno fatto innamorare di Milano ancor prima di conoscerla.

Anch’io, come mio padre ha fatto prima di me, ho frequentato e frequento Milano: prima come semplice turista, poi come studente fuori sede, attualmente come lavoratore. In tutti i casi, ho scelto io di andare a Milano. Le alternative non sarebbero certo mancate:  per esempio, avrei potuto studiare a Bologna,  tornare a Sondrio dopo la Laurea , trasferirmi all’estero o in qualsiasi altra parte d’Italia . Non ho fatto niente di questo.

Il motivo è semplice da spiegare, difficile da capire: credo che ognuno di noi abbia un suo luogo che raramente coincide con quello di nascita. Parafrasando il linguaggio burocratico, potremmo chiamarlo il luogo di rinascita. Non sappiamo spiegare bene il perché, ma in quel luogo ci sentiamo casa, anche se non siamo a casa.

Per me, ovviamente, quel luogo è Milano.