Bologna, 2 agosto 1980: io non dimentico

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Bologna, 2 agosto 1980: io non dimentico

Il mio post di oggi riguarderà lo stesso argomento di cui parlai un anno fa:

E’ proprio necessario?

Si domanderà qualcuno.

La risposta non può che essere

Sì, lo è

Perché è l’unico giorno in cui vogliamo ricordare una data che tutti vorrebbero dimenticare, ma che è – a suo modo – indimenticabile. Un po’ come la ricorrenza dei morti,  ma in un clima più festoso, in cui il pensiero vaga ricordando le ferie appena trascorse o immaginando quelle che arriveranno fra poco.

Cercare di dimenticare  vorrebbe dire fare finta che l’evento non sia mai accaduto, dando credito ai colpevoli, reali, presunti, coperti o scoperti che siano e screditando la memoria di quei volti che vedete nell‘immagine, agli oltre duecento feriti ed ai parenti che ancora oggi protestano per avere giustizia.

Per questo anche io voglio dire oggi

Io non dimentico

 

Ci sono 4 grandi differenze tra estroversi e introversi

Ieri sera L’Huffington Post ha pubblicato un interessante articolo sulle differenze scientifiche fra introversi ed estroversi

Ci sono 4 grandi differenze tra estroversi e introversi (lo dice la scienza)

Scientificamente, posso anche essere d’accordo: giusto che l’uomo si interroghi sui vari perché della vita. Non credo, però, che l’argomento possa esaurirsi a questo livello.

Quello che spesso la scienza dimentica nelle proprie analisi è che:

  1. Ognuno di noi è solo uno dei sei miliardi di individui che compongono la popolazione terrestre
  2. Ogni persona è collegata ad altri individui
  3. Gli esperimenti fatti coinvolgono solo una piccola parte dell’umanità

Introversione o l’estroversione, inoltre, sono solo una componente di ciò che è il nostro carattere e non sempre spiccano tra le altre peculiarità.

Quante persone ho conosciuto in vita mia che mi sembravano socievoli e comprensive, nel tempo rivelatesi poi non così predisposte nei miei confronti? Non lo so, ho perso il conto. Comunque, credo che una cosa del genere sia capitata ad ognuno di noi, almeno una volta.

Una persona comune può fare solo una cosa per capire se un suo simile è qualcuno con cui trascorrere piacevolmente del tempo con lui: frequentarlo per un po’, domandando e domandandosi cosa li accomuna e cosa no.

Sembra essere uno studio, lo so: ma è solo un invito ad essere più aperti con gli altri e – contemporaneamente – guardarsi dentro.

Questo è un piccolo passo per un uomo…

 

Neil Armstrong sulla luna
Questo è un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l’umanità

Quale migliore frase, se non le parole di Neil Armstrong, per celebrare l’anniversario dello sbarco sulla luna?

Questo è un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l’umanità

A distanza di quarantotto anni, fa ancora effetto sentirla. Certamente, molti di noi hanno dovuto accantonare il sogno infantile di diventare astronauta e chi sta ancora coltivando questo sogno, forse sbarcherà su Marte.

Le persone che dovranno restare con i piedi per terra e con i piedi sulla terra, devono smettere di sognare?

Il dubbio è certamente legittimo: dobbiamo sicuramente pensare anche e soprattutto alle cose pratiche. Sono le stesse parole di Armstrong a dirci che, comunque

  1. Non dobbiamo smettere di sognare
  2. Possiamo sempre migliorare la nostra vita

Come nel caso della conquista della luna, anche la nostra vita deve essere costruita piano piano. Di certo, non si può prevedere tutto nei minimi dettagli e fare un progetto ingegneristico. In ogni caso, abbiamo dalla nostra parte ventiquattro ore al giorno.

Anche se siamo impegnati nel lavoro, la sera possiamo dedicarci allo svago e a costruire qualcosa per il futuro, che sia in senso fisico o in senso figurato.

Credo che la scusa della mancanza di tempo sia il modo migliore che abbiamo trovato per giustificare noi stessi e mascherare la paura di fallire.

Vi invito a fare un esperimento: anzichè guardare la televisione o leggere il mio blog, stasera provate a prendervi due ore per sognare ad occhi aperti. Spero che vi venga in mente qualcosa che possa assomigliare ad un desiderio che volete realizzare.

Da domani in poi, usate le due ore dedicate alla televisione per realizzare il vostro sogno….magari sarà un piccolo passo oggi, ma un balzo gigantesco per l’umanità domani.

Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato

Frase del Partito Unico di "1984" di George Orwell
Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato

Oggi ricorre il sessantottesimo anniversario della pubblicazione di 1984 di George Orwell, come ci ricorda la pagina Facebook de La Repubblica.

Un romanzo scritto nel nostro passato per immaginare un nostro possibile futuro, perciò trovo azzeccata la scelta della frase

Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato

La mia amica Francesca riderà per la mia scelta: dice sempre che sono un maniaco del controllo!

Lo ammetto: sono una persona e, come tale, imperfetta! A volte, devo ricordarmi di essere – appunto – un essere vivente e non un partito totalitario, per giunta inventato (per quanto ben descriva certi partiti totalitari dell’epoca).

Tante volte mi sono domandato, come tanti altri maniaci del controllo

Perché controllo tutto, nonostante non mi piaccia farlo? 

La risposta sembra risuonare beffardamente in V per Vendetta

Io so perché l’avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso

La paura può avere diverse forme. Nel mio caso, ha tre facce:

  • Paura di non essere accettato
  • Paura del futuro
  • Paura di non essere amato

La frase di oggi mi fa riflettere: si può forse controllare il passato? La risposta può essere diversa, a seconda del significato che diamo al verbo controllare.

Il passato ci può insegnare a non ripetere più lo stesso errore, ma nel presente nuove circostanze, sempre diverse, mi fanno temere di cadere nello stesso errore.

La frase  ha una certa circolaritàcontrollando il passato, controllo indirettamente anche il futuro. Non posso sapere cosa mi accadrà domani, ma posso essere sicuro di non essere impreparato…..o forse sto solo controllando il mio pensiero?

 

Vita da artista, stipendio da fame…

Violinista di strada -Mia fotografia scattata nei pressi del Duomo di Milano
Violinista di strada

Ci sono lavori che non sono considerati tali o, almeno, meno lavori degli altri. L’elenco proposto dall’articolo de La Repubblica non è certo esaustivo, ma fa capire subito di chi stiamo parlando:

  • Musicisti
  • Attori
  • Comparse
  • Sceneggiatori
  • Autori
  • Drammaturghi
  • Poeti di strada

Il mondo dello spettacolo non è certo semplice, anzi: come cantava Gianni Morandi

Uno su mille ce la fa

Forse, anche meno di uno su mille.

Gli altri novecentonovantanove sono costretti ad arrabattarsi come possono, districandosi fra l’arte ed un lavoro più comune, spesso anche poco remunerato. Come dicevo ieri, di Mozart ne nasce uno ogni secolo.

Con la sola esclusione di medici, infermieri e di chiunque altro si prodighi per salvare la vita di qualcuno,  dedicherei grandi donazioni a chiunque possa essere definito un artista. L’artista non è colui che dicembre

Guardate quanto sono bravo a fare questa cosa

Ma colui che ha una sensibilità più spiccata rispetto ad altre persone e cerca di far vedere in modo più ampio il mondo a tutti noi. Se vogliamo, è una figura che ne racchiude molte altre: ricercatore, esploratore, rivoluzionario, studente.

L’artista è tutte queste cose insieme, ma siamo diventati così ossessionati dalle cose più pragmatiche e razionali che ci rendiamo conto di quanto fosse geniale una mente solo quando viene a mancare.

Io non mi reputo un artista: la scrittura e la fotografia sono degli hobby, nulla di più. Non posso nascondere, però, che  entrambe queste attività richiedano una certa costanza e una buona dose di fatica:

  • Si va a letto tardi
  • Ci si alza presto
  • Si fanno chilometri con lo zaino in spalla
  • Si rinuncia ad altre attività

Ma chi te lo fa fare?

La vostra domanda è legittima. Lo faccio per passione. Allora perché noi artisti non possiamo essere remunerati per la nostra passione come lo sono altre categorie di lavoratori?

Il Grande Torino e la tragedia di Superga

 

La vita non si compone solo di persone, ma anche di idoli e di gruppi.

Il Grande Torino era un gruppo ed era un idolo che perse la vita esattamente 68 anni fa.

Ancora oggi chi ha circa settant’anni ricorda quel gruppo. I più giovani si devono accontentare dei racconti altrui, scoprendo forse solo così che Superga non è solo un marchio di abbigliamento sportivo.

Mancano idoli così? Probabilmente sì: persone che dimostrano che si può arrivare dove si vuole, ma a tre condizioni

  1. Fatica
  2. Sudore
  3. Spirito di gruppo

 

Se le prime due sono assolutamente comprensibili, sulla terza devo spendere qualche parola in più: dietro un grande successo individuale, c’è sempre la collaborazione di qualcun altro, che spesso non viene ricordato nelle cronache.

Pensare di riuscire a fare tutto da soli è un segno di povertà emotiva. Immaginate di dover imparare a suonare uno strumento: se non vi chiamate Mozart, avrete bisogno di qualcuno che vi spieghi i rudimenti e, se siete portati, valorizzi il vostro talento.

Nel mio piccolo, non riesco mai a dimenticare che questo blog è nato proprio grazie ai suggerimenti di Consolata, i complimenti di Paola, le correzioni grammaticali di Francesca…solo per citare il podio delle persone che mi hanno aiutato a realizzarlo.

Cosa vedo intorno a me, ultimamente? Sinceramente, vedo l’esatto contrario di quanto ho appena descritto. C’è un individualismo strisciante: nessuno ammetterà mai di voler far prevalere il proprio interesse personale a quello altrui o quello collettivo, ma è quello che facciamo.

Quanto dovremmo imparare dal Grande Torino? Più di quanto possiamo immaginare, ma siamo emotivamente sordi: non sentiamo questa necessità e non immaginiamo quanto staremmo meglio se collaborassimo tutti insieme.

La morte di Erin Moran

Ritratto di Erin Moran da "Huffington Post"
Ritratto di Erin Moran

Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato per strada, ma che sono entrate nelle nostre case tutti i giorni grazie alla televisione: una di queste era Erin Moran, meglio nota per essere stata la Jonie Cunningam nel telefilm Happy Days.

Così come entrano, queste persone escono dalle nostre case con una logica televisiva: come cantavano i QueenThe show must go on.

Noi spettatori raramente ci chiediamo

Ma che fine ha fatto…?

Fino a quando non leggiamo la notizia della morte del personaggio in questione. Questa è la sorte toccata ad Erin, morta  oggi in povertà.

Lo spettacolo è anche questo: dimentichiamo i nostri idoli perché ce ne vengono proposti sempre di nuovi. Purtroppo, applichiamo questa logica alla vita di tutti i giorni.

Quante persone conosciamo e frequentiamo per lavoro o per piacere mediamente nel corso della vita? Non ho trovato statistiche a riguardo, ma non ci vuole molto a capire che sono centinaia e che con ognuna di esse abbiamo trascorso molti momenti, belli o brutti che siano.

Le persone comuni non sono certo ricordate spesso nei notiziari: se abbiamo perso contatti con una persona, possiamo

  • Chiedere ai conoscenti se hanno notizie
  • Telefonare
  • Fare una ricerca su internet

In questo modo, faremo capire a queste persone che sono importanti per noi. Allora, cosa aspettate a scrivere quella mail o a usare quel telefono?

Casco di Valentino Rossi con la copertina di "Whish you were here" dei Pink Floyd

Casco di Valentino Rossi con la copertina di "Whish you were here" dei Pink Floyd
Valentino Rossi ha fatto realizzare un casco con la riproduzione della copertina dell’album “Wish You Were Here” dei Pink Floyd per ricordare Simoncelli nella gara di Misano. Adesso sappiamo che è un campione anche in fatto di gusti musicali

Lo sport professionistico è un ambiente strano: porta lo spettatore a considerare la rivalità sportiva e non l’amicizia che possa esserci fra due atleti.  Se si tifava Fausto Coppi, difficilmente si poteva nutrire simpatia per Gino Bartali.

La musica, invece, parla di sentimenti, idee politiche o di ciò che volete e non è raro che due o più musicisti

  • Suonino insieme da tempo immemore
  • Ricordino un amico scomparso nelle loro canzoni

L‘immagine proposta da il rock è la migliore musica del mondo contraddice le supposizioni sull’ambiente sportivo

Valentino Rossi ha fatto realizzare un casco con la riproduzione della copertina dell’album “Wish You Were Here” dei Pink Floyd per ricordare Simoncelli nella gara di Misano. Adesso sappiamo che è un campione anche in fatto di gusti musicali

Anche se si pone l’accento sui gusti musicali di Valentino Rossi, non può non colpire il messaggio di amicizia nei confronti dello scomparso Sic.

Anche lo sport professionistico è un lavoro, è abbastanza ovvio. In ambito lavorativo siamo più propensi a parlare di colleghi, non di amici…eppure parliamo di persone con cui dobbiamo relazionarci forzatamente per la maggior parte della nostra giornata per lunghi anni.

Trovo normale che, nel tempo trascorso assieme, possa scappare qualche confidenza: perché non approfittarne per approfondire i rapporti?

Le motivazioni che più spesso sento sono due:

  1.  Siamo qui per lavorare, non per fare amicizia
  2. Non frequenterei mai questa persona fuori dall’ambiente lavorativo

Non sapete  su quante persone ho cambiato opinione frequentandole fuori dall’ufficio: lo stress delle giornate non aiuta certo ad avere una relazione amichevole….ma bastavano quattro chiacchiere davanti ad un caffè per scoprire un nuovo amico.

Prima di questo passo, però, dobbiamo farne un altro: eliminare i preconcetti.

 

 

Giorgia fa gli auguri ad Alex Baroni con un commovente messaggio su Facebook

La notizia è apparsa sul sito de L’Huffington Post il 22 dicembre scorso, ma è stata condivisa su Facebook solo oggi

Giorgia fa gli auguri ad Alex Baroni con un commovente messaggio su Facebook

Che Giorgia fosse la compagna di Alex Baroni è un fatto risaputo, così come è risaputo che la Todrani si è rifatta una vita, con un nuovo compagno ed un figlio.

Considerando tutto, il post di Giorgia, che riporto

Nel giorno del suo compleanno trovo giusto ricordare col suo pubblico che mai dimentica Alex Baroni, l’artista che è stato e la sua voce eccezionale e per sempre unica

 

risponde – a suo modo – alle domande esistenziali che ognuno di noi si pone:

  1. Esiste una vita dopo la morte?
  2. L’amore è eterno?

Anche se indirettamente, Giorgia risponde affermativamente: per quale altro motivo avrebbe dovuto postare una frase del genere?

Un dubbio potrebbe venire: Giorgia potrebbe domandarsi

Come sarebbe stata la mia vita se Alex fosse ancora vivo?

Il fatto di essere un personaggio pubblico, non la esclude dall’essere anche una persona: quando un nostro caro è venuto a mancare, la sua domanda ce la siamo posti tutti

Perchè dovremmo smetterla di stereotipare le persone

Che i Social Network possano essere usati per condividere pubblicità è cosa nota, così come è noto che la pubblicità sia fatta per vendere o per raccogliere sostenitori, come nel caso della politica o della Pubblicità Progresso.

La domanda che mi pongo e che vi pongo stasera è

La pubblicità commerciale può anche far riflettere?

Se ci limitiamo all’Italia, fatico a ricordare uno spot commerciale che sia riuscito in questo intento. Probabilmente, non sono l’unico ad avere questa difficicoltà, visto che La Repubblica ha pubblicato sul suo sito e sulla sua pagina Facebook la pubblicità della televisione pubblica danese.

Inoltre, il video è stato condiviso anche dalla Pagina Psicologia applicata, segno che anche gli psicologi trovano in questo spot un messaggio che va ben oltre i fini commerciali.

Gli indizi raccolti fin qui, mi duole dirlo, mi portano alla conclusione che probabilmente  noi italiani siamo troppo legati ai preconcetti dettati da varie motivazioni

  • Insegnamenti
  • Vita vissuta
  • Credenze

Tutte cose giuste fino a quando non ci scontriamo con la realtà dei fatti. Inoltre, ci dimentichiamo una cosa importante: una persona è molto di più di quanto ci possa apparire a prima vistaIn Germania se lo ricordano bene: c’è stato un tizio che ha ammazzato sei milioni di persone e ha condannato a morte  settantotto milioni di suoi connnazionali.

Buffo a dirsi, quella stessa persona ha usato per i suoi scopi la pubblicità, sfruttando il fatto che la gente non è abituata a riflettere.