Il Grande Torino e la tragedia di Superga

 

La vita non si compone solo di persone, ma anche di idoli e di gruppi.

Il Grande Torino era un gruppo ed era un idolo che perse la vita esattamente 68 anni fa.

Ancora oggi chi ha circa settant’anni ricorda quel gruppo. I più giovani si devono accontentare dei racconti altrui, scoprendo forse solo così che Superga non è solo un marchio di abbigliamento sportivo.

Mancano idoli così? Probabilmente sì: persone che dimostrano che si può arrivare dove si vuole, ma a tre condizioni

  1. Fatica
  2. Sudore
  3. Spirito di gruppo

 

Se le prime due sono assolutamente comprensibili, sulla terza devo spendere qualche parola in più: dietro un grande successo individuale, c’è sempre la collaborazione di qualcun altro, che spesso non viene ricordato nelle cronache.

Pensare di riuscire a fare tutto da soli è un segno di povertà emotiva. Immaginate di dover imparare a suonare uno strumento: se non vi chiamate Mozart, avrete bisogno di qualcuno che vi spieghi i rudimenti e, se siete portati, valorizzi il vostro talento.

Nel mio piccolo, non riesco mai a dimenticare che questo blog è nato proprio grazie ai suggerimenti di Consolata, i complimenti di Paola, le correzioni grammaticali di Francesca…solo per citare il podio delle persone che mi hanno aiutato a realizzarlo.

Cosa vedo intorno a me, ultimamente? Sinceramente, vedo l’esatto contrario di quanto ho appena descritto. C’è un individualismo strisciante: nessuno ammetterà mai di voler far prevalere il proprio interesse personale a quello altrui o quello collettivo, ma è quello che facciamo.

Quanto dovremmo imparare dal Grande Torino? Più di quanto possiamo immaginare, ma siamo emotivamente sordi: non sentiamo questa necessità e non immaginiamo quanto staremmo meglio se collaborassimo tutti insieme.

La morte di Erin Moran

Ritratto di Erin Moran da "Huffington Post"
Ritratto di Erin Moran

Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato per strada, ma che sono entrate nelle nostre case tutti i giorni grazie alla televisione: una di queste era Erin Moran, meglio nota per essere stata la Jonie Cunningam nel telefilm Happy Days.

Così come entrano, queste persone escono dalle nostre case con una logica televisiva: come cantavano i QueenThe show must go on.

Noi spettatori raramente ci chiediamo

Ma che fine ha fatto…?

Fino a quando non leggiamo la notizia della morte del personaggio in questione. Questa è la sorte toccata ad Erin, morta  oggi in povertà.

Lo spettacolo è anche questo: dimentichiamo i nostri idoli perché ce ne vengono proposti sempre di nuovi. Purtroppo, applichiamo questa logica alla vita di tutti i giorni.

Quante persone conosciamo e frequentiamo per lavoro o per piacere mediamente nel corso della vita? Non ho trovato statistiche a riguardo, ma non ci vuole molto a capire che sono centinaia e che con ognuna di esse abbiamo trascorso molti momenti, belli o brutti che siano.

Le persone comuni non sono certo ricordate spesso nei notiziari: se abbiamo perso contatti con una persona, possiamo

  • Chiedere ai conoscenti se hanno notizie
  • Telefonare
  • Fare una ricerca su internet

In questo modo, faremo capire a queste persone che sono importanti per noi. Allora, cosa aspettate a scrivere quella mail o a usare quel telefono?

Casco di Valentino Rossi con la copertina di "Whish you were here" dei Pink Floyd

Casco di Valentino Rossi con la copertina di "Whish you were here" dei Pink Floyd
Valentino Rossi ha fatto realizzare un casco con la riproduzione della copertina dell’album “Wish You Were Here” dei Pink Floyd per ricordare Simoncelli nella gara di Misano. Adesso sappiamo che è un campione anche in fatto di gusti musicali

Lo sport professionistico è un ambiente strano: porta lo spettatore a considerare la rivalità sportiva e non l’amicizia che possa esserci fra due atleti.  Se si tifava Fausto Coppi, difficilmente si poteva nutrire simpatia per Gino Bartali.

La musica, invece, parla di sentimenti, idee politiche o di ciò che volete e non è raro che due o più musicisti

  • Suonino insieme da tempo immemore
  • Ricordino un amico scomparso nelle loro canzoni

L‘immagine proposta da il rock è la migliore musica del mondo contraddice le supposizioni sull’ambiente sportivo

Valentino Rossi ha fatto realizzare un casco con la riproduzione della copertina dell’album “Wish You Were Here” dei Pink Floyd per ricordare Simoncelli nella gara di Misano. Adesso sappiamo che è un campione anche in fatto di gusti musicali

Anche se si pone l’accento sui gusti musicali di Valentino Rossi, non può non colpire il messaggio di amicizia nei confronti dello scomparso Sic.

Anche lo sport professionistico è un lavoro, è abbastanza ovvio. In ambito lavorativo siamo più propensi a parlare di colleghi, non di amici…eppure parliamo di persone con cui dobbiamo relazionarci forzatamente per la maggior parte della nostra giornata per lunghi anni.

Trovo normale che, nel tempo trascorso assieme, possa scappare qualche confidenza: perché non approfittarne per approfondire i rapporti?

Le motivazioni che più spesso sento sono due:

  1.  Siamo qui per lavorare, non per fare amicizia
  2. Non frequenterei mai questa persona fuori dall’ambiente lavorativo

Non sapete  su quante persone ho cambiato opinione frequentandole fuori dall’ufficio: lo stress delle giornate non aiuta certo ad avere una relazione amichevole….ma bastavano quattro chiacchiere davanti ad un caffè per scoprire un nuovo amico.

Prima di questo passo, però, dobbiamo farne un altro: eliminare i preconcetti.

 

 

Giorgia fa gli auguri ad Alex Baroni con un commovente messaggio su Facebook

La notizia è apparsa sul sito de L’Huffington Post il 22 dicembre scorso, ma è stata condivisa su Facebook solo oggi

Giorgia fa gli auguri ad Alex Baroni con un commovente messaggio su Facebook

Che Giorgia fosse la compagna di Alex Baroni è un fatto risaputo, così come è risaputo che la Todrani si è rifatta una vita, con un nuovo compagno ed un figlio.

Considerando tutto, il post di Giorgia, che riporto

Nel giorno del suo compleanno trovo giusto ricordare col suo pubblico che mai dimentica Alex Baroni, l’artista che è stato e la sua voce eccezionale e per sempre unica

 

risponde – a suo modo – alle domande esistenziali che ognuno di noi si pone:

  1. Esiste una vita dopo la morte?
  2. L’amore è eterno?

Anche se indirettamente, Giorgia risponde affermativamente: per quale altro motivo avrebbe dovuto postare una frase del genere?

Un dubbio potrebbe venire: Giorgia potrebbe domandarsi

Come sarebbe stata la mia vita se Alex fosse ancora vivo?

Il fatto di essere un personaggio pubblico, non la esclude dall’essere anche una persona: quando un nostro caro è venuto a mancare, la sua domanda ce la siamo posti tutti

Perchè dovremmo smetterla di stereotipare le persone

Che i Social Network possano essere usati per condividere pubblicità è cosa nota, così come è noto che la pubblicità sia fatta per vendere o per raccogliere sostenitori, come nel caso della politica o della Pubblicità Progresso.

La domanda che mi pongo e che vi pongo stasera è

La pubblicità commerciale può anche far riflettere?

Se ci limitiamo all’Italia, fatico a ricordare uno spot commerciale che sia riuscito in questo intento. Probabilmente, non sono l’unico ad avere questa difficicoltà, visto che La Repubblica ha pubblicato sul suo sito e sulla sua pagina Facebook la pubblicità della televisione pubblica danese.

Inoltre, il video è stato condiviso anche dalla Pagina Psicologia applicata, segno che anche gli psicologi trovano in questo spot un messaggio che va ben oltre i fini commerciali.

Gli indizi raccolti fin qui, mi duole dirlo, mi portano alla conclusione che probabilmente  noi italiani siamo troppo legati ai preconcetti dettati da varie motivazioni

  • Insegnamenti
  • Vita vissuta
  • Credenze

Tutte cose giuste fino a quando non ci scontriamo con la realtà dei fatti. Inoltre, ci dimentichiamo una cosa importante: una persona è molto di più di quanto ci possa apparire a prima vistaIn Germania se lo ricordano bene: c’è stato un tizio che ha ammazzato sei milioni di persone e ha condannato a morte  settantotto milioni di suoi connnazionali.

Buffo a dirsi, quella stessa persona ha usato per i suoi scopi la pubblicità, sfruttando il fatto che la gente non è abituata a riflettere.

 

Giuseppe Pinelli: 21 ottobre 1928 – 15 dicembre 1969

Fotografia dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Giuseppe Pinelli in una fotografia con la famiglia

Questa sera mi trovo – forse per la prima volta – a parlare di una fotografia: non una mia fotografia, ma una vecchia foto di famiglia, di quelle che si possono trovare in un album ingiallito finito nella soffitta di casa.

L’uomo nella fotografia potrebbe essere sconosciuto ai più, ma  il suo nome se lo ricordano tutti: Giuseppe Pinelli, morto in questura pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana. Sicuramente due eventi talmente tragici da far cantare ai Modena City Ramblers, ben ventiquattro anni dopo

Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze

E anarchici distratti cadere giù dalle finestre

Segno che il passato non si dimentica. Non importa il credo religioso o politico: i morti sono tutti uguali. Così come non ho dimenticato Pinelli, non ho dimenticato nemmeno il Commissario Calabresi. Mi spiace non aver dedicato qualcosa a quest’uomo nell’anniversario della sua morte: rimedierò l’anno prossimo…te lo prometto, Mario.

 

Giornata mondiale contro l'Aids

 

Il fiocco rosso simbolo dell'AIDS tra le mani di una donna
Oggi è la giornata mondiale contro l’AIDS

Ci sono ricorrenze che aspetti con ansia, come il Natale, ed altre che non vorrebbero arrivassero mai:

L’elenco è troppo lungo, meglio ricordare solo la ricorrenza di oggi: la giornata mondiale contro l’AIDS.

Rispetto alle altre ricorrenze citate, questa giornata ha una particolarità: ci ricorda che stiamo affrontando un problema risolvibile, ma di cui non siamo ancora venuti a capo.

Non sono la persona più indicata per dare suggerimenti: non ho sufficienti competenze in medicina…ma mi fido dei medici e della capacità dell’umanità nel fronteggiare un problema, quando si presenta.

Cosa può fare una singola persona in questi casi? Sicuramente tre cose:

  1. Informarsi di più
  2. Non dare credito a ipotesi alternative
  3. Aiutare chi è in difficoltà

Può sembrare poco, ma è sicuramente un passo in avanti: vi immaginate cosa possono fare oltre sette miliardi di passi in avanti?

Abbi cura dei tuoi ricordi…

Frase di Bob Dylan
Abbi cura dei tuoi ricordi, perchè non puoi viverli di nuovo

Dopo aver dedicato un’articolo a Dario Fo, aspettavo con ansia che su internet apparisse una frase del Premio Nobel per la letteratura 2016, ovvero Bob Dylan.

Tralasciando il fatto che l’immagine – che a me ricorda un quadro pop, come è giusto che sia ricordato un cantante – ritrae l’artista in epoca giovanile, la stessa frase sembra riferirsi al passato.

Abbi cura dei tuoi ricordi, perchè non puoi viverli di nuovo

Un’invito implicito a vivere il presente? Certamente…Ma anche un invito a non dimenticare il passato. I ricordi ci possono aiutare soprattutto nei momenti bui,  facendoci pensare che:

  • Ne abbiamo già passate tante
  • Ci sono stati anche episodi positivi
  • Ciò che allora ci sembrava importante, si è poi rivelato ininfluente

Un simile modo di pensare può aiutarci a vedere il futuro come positivo.

Lettera a Marco Simoncelli – Ciao Sic

 

Ci sono trasmissioni radiotelevisive che ci trasmettono ilarità: tra le più famose in Italia c’è sicuramente Lo zoo di 105.  Alcuni considerano questi programmi demenziali, quindi da evitare per la loro stupidità: io non sono d’accordo.

Dietro un microfono, lo schermo di un computer, il mirino di una macchina fotografica o qualsiasi altro oggetto vogliate voi, c’è comunque una personaI conduttori  gli ascoltatori dello zoo lo hanno dimostrato in special modo il 24 ottobre 2011, dedicando l’apertura alla morte di Marco Simoncelli.

Il mio discorso non riguarda solo la gente di spettacolo, ma tutti noi. A volte, ci concentriamo su un singolo aspetto di una persona, giudicandolo:

  • Alto
  • Magro
  • Scorbutico
  • Solare

Potrei continuare l’elenco all’infinito. Il problema è che spesso ci dimentichiamo che ogni persona è a suo modo complessa e non siamo con lei ventiquattro ore al giorno.Forse, dovremmo imparare tutti a frequentarci un po’ di più.

11 settembre 2001

Locandina del film 11 settembre 2001
11 settembre 2001

Non è la prima volta che analizzo una tragedia attraverso delle immagini: ho molte difficoltà, però, a scrivere dell’attentato alle Torri Gemelle.

Ogni frase che mi viene in mente sembra banale, incompleta, forse anche ingiusta.Penso saremo tutti d’accordo nel dire che è stata un’immane tragedia. Tuttavia, siamo propensi ad aggiungere sempre una nostra considerazione personale.

Questo hanno fatto gli undici registi di altrettanti cortometraggi che compongono la pellicola, come se i realizzatori del filmato completo volessero dire

Io la vedo così

Ricordo ancora con stupore soprattutto una vicenda personale legata a quell’evento. Quell’anno cominciai le lezioni del mio terzo anno universitario il primo lunedì di ottobre. Quando rincontrai i miei compagni di corso, ci confrontammo sugli eventi che vivemmo  in diretta (cosa che i nostri genitori non hanno potuto fare in altre occasioni).

Data la nostra età e il nostro livello culturale (o presunto tale), analizzammo – anche grazie ad un professore – la vicenda sotto il profilo sociale e politico. Rimasi esterrefatto dell’affermazione di una nostra compagna, notoriamente anti-americana, benchè italiana

Hanno fatto bene!

In quel momento, pensai

No, non hanno fatto bene per niente, ma non so come fartelo capire!

Spero che queta mia compagna abbia avuto occasione di vedere il film reclamizzato dalla locandina: capirebbe che – quando si parla di tragedie – bandiere, confini e idee politiche non hanno nessun valore.