Non so cosa dirvi davvero…

Gli ultimi giorni sono stati un po’ pesanti: non lo posso negare.

In questi casi, anzichè della musica o delle singole frasi, preferisco i film:

  • Mi aiutano a concentrarmi con tutti i sensi su altro
  • Riescono ad emozionarmi più a lungo
  • Anche se opere di fantasia, nascondono un fondo di verità

Ogni maledetta domenica, in due ore e mezza di durata, non si apprezza solo per la magistrale interpretazione di Al Pacino, ma anche per i dialoghi e i monologhi.

Il monologo che precede la partita finale è riconosciuto come un discorso motivazionale: ovvio che lo sia, dato il contesto pre-finale, sia sportiva che cinematografica!

La frase che mi piace di più è di più è

Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo

Si parla di football come metafora della vita: in entrambi servono

  • Coraggio
  • Spirito di squadra

Da soli non si arriva da nessuna parte: l’ho imparato a mie spese.

"Don't stop me now" dei Queen è la canzone più positiva di tutti tempi

Adoro i Queen, pur non avendo una canzone preferita: non mi piace stilare la classifica dei miei cantanti preferiti.

Navigando sul sito de L’Huffington Post, ho ritrovato questa notizia del 2015

“Don’t stop me now” dei Queen è la canzone più positiva di tutti tempi. La rivelazione in uno studio scientifico

Non c’è dubbio che il ritmo e il testo siano allegri e trasmettano ottimismo.e divertimento. Rispetto alla media di brani più attuali, Don’t stop me now è sicuramente un brano allegro.

Non possiamo negare che ognuno ha il suo cantante e il suo brano preferito. Non importa che sia ottimista o pessimista: l’importante è che ci trasmetta qualcosa. Come dicevo in un altro postciò che conta è il messaggio.

Tutti noi abbiamo la nostra compilation preferita, da cui selezioniamo brani di nostro gusto in base al nostro umore. Abbiamo canzoni per tutte le occasioni:

  • Per svegliarci
  • Per concentrarci
  • Per rilassarci
  • Per ridere
  • Per piangere

Non c’è una classifica musicale o uno studio scientifico che può andare contro al nostro stato d’animoLa nostra percezione è squisitamente personale.

Non diamo molto peso agli studi scientifici: prendiamo del tempo per noi e ascoltiamo la musica che ci va in quel momento.

 

Dove mi sono interrotto?

A volte, qualcuno mi chiede

 

 

Ma come fai a scrivere così?

 

Oggi ho deciso di rispondere a questa domanda.  Per farlo, ho scelto di condividere con voi questa scena del film Amadeus, in cui Mozart detta a Salieri una parte della sua ultima opera: il famoso Requiem.
Come Salieri, qualcuno potrebbe rimanere sorpreso per come lo faccio. Non mi paragono certo al genio della musica ma, come Mozart in questa scena, molte parole mi vengono quasi istintive.

Se la musica si basa su sette elementi di base (le note), la scrittura ne ha ventuno: le lettere dell’alfabeto. Tramite ventuno lettere, possiamo comporre tutto ciò che vogliamo.

Ci sono, poi, delle regole da seguire. In musica non saprei se è possibile trasgredirle. In scrittura è relativamente semplice.

Il resto è tutto istinto: è quello che Mozart paragona al fuoco in questa scena.

Non sorprendetevi, quindi, se non mi vedrete mai prevedere scalette o scrivere brutte copie: per me la scrittura è così.

Ho 422 amici, eppure sono solo…

 

Stasera ero molto indeciso su cosa pubblicare: chi ha spiato la mia pagina Facebook o il mio account Twitter lo avrà capito.

Alla fine, ho scelto la versione sottotitolata del video Look up di Gary Turk, che considero un indieun po’ come me. Entrambi apprezziamo ciò che distingue dalla massa: lui ha avuto il coraggio di dirlo in faccia alle persone  e di fare di testa sua, io un po’ meno…ma ci provo comunque. Peccato non aver trovato il testo scritto: sarebbe stato bello stamparlo e appenderlo al muro ogni volta che ho voglia di accedere ad internet.

Vivendo a Milano da tanti anni, ho notato alcune cose:

  1. Abbiamo paura dell’altro: appena uno sconosciuto ci si avvicina, pensiamo che voglia in qualche modo approfittarsi di noi o che sia matto
  2. Oltre al gran tempo che trascorriamo incollati ad uno schermo, noto anche la gran fretta con cui ci spostiamo da un luogo all’altro.

Quando vado in centro, vedo molte persone con la cartina in mano e l’espressione spaesata: non occorre una laurea in sociologia per capire che sono turisti…eppure li trattiamo con sufficienza. Non parliamo, poi, degli extracomunitari e dei mendicanti. Vi do una notizia confortante: Google notizie non ha mai riportato casi di peste in Italia.

Mi fa sorridere che le persone si lamentino di essere soli: come fa a stare insieme a qualcuno se non ha voglia di condividere il proprio pensiero, se non dietro uno schermo?

La cosa mette in difficoltà anche me, che ho voglia di socializzare: ogni volta mi sembra di avere davanti ad un muro. Se penso a tutte le occasioni sprecate per paura l’uno dell’altro mi mangerei le mani.

Forse dovremmo essere solo un po’ più aperti…