Oro Nero

 

Fin da quando è stato reso pubblico il titolo dell’ultima canzone di Giorgia, sapevo bene che Oronero non si riferiva di certo al petrolio.

Solo leggendo il testo – però – sono riuscito a capirne la profondità. Sarebbe stato semplice scrivere dei versi su come la gente tende a giudicare il prossimo.

Tuttavia, Giorgia ha capovolto la prospettiva, se così posso dire, domandandosi

Cosa provano le persone quando la gente sparla di loro?

Giornalisti professionisti come quelli di Radio Italia si concentrano sui colori dominanti nel video (il bianco, il nero, il rosso del cuore). Io vorrei – invece – soffermarmi sulla scelta di usare dei manichini nel video.

Quale messaggio possono comunicarci dei manichini?  

Ci sono due possibili risposte:

  1. Tendiamo a vedere gli altri come manichini
  2. Gli altri tendono a vederci come manichini

Non delle persone, quindi, ma degli oggetti che ci circondano. In questo blog ho ripetuto il concetto praticamente in ogni articolo: chi ci circonda è – prima di tutto – una persona. Non importa se si tratti di un collega, dei nostri genitori o di un passante a cui chiediamo un’informazione per strada. L‘individuo con cui ci relazioniamo è una persona, non un oggetto.

Ogni persona ha un proprio modo di vedere il mondo, dettato dall’esperienza: non possiamo pretendere che ragioni nel nostro stesso modo.

Credo che la gran parte dei problemi sociali scaturisca da questo, ma vorrei anche la vostra opinione.

Lettera a Marco Simoncelli – Ciao Sic

 

Ci sono trasmissioni radiotelevisive che ci trasmettono ilarità: tra le più famose in Italia c’è sicuramente Lo zoo di 105.  Alcuni considerano questi programmi demenziali, quindi da evitare per la loro stupidità: io non sono d’accordo.

Dietro un microfono, lo schermo di un computer, il mirino di una macchina fotografica o qualsiasi altro oggetto vogliate voi, c’è comunque una personaI conduttori  gli ascoltatori dello zoo lo hanno dimostrato in special modo il 24 ottobre 2011, dedicando l’apertura alla morte di Marco Simoncelli.

Il mio discorso non riguarda solo la gente di spettacolo, ma tutti noi. A volte, ci concentriamo su un singolo aspetto di una persona, giudicandolo:

  • Alto
  • Magro
  • Scorbutico
  • Solare

Potrei continuare l’elenco all’infinito. Il problema è che spesso ci dimentichiamo che ogni persona è a suo modo complessa e non siamo con lei ventiquattro ore al giorno.Forse, dovremmo imparare tutti a frequentarci un po’ di più.

Lo specchio ti riflette…

 

Il video di stasera, in cui i Nomadi collaborano con il cantante degli Jarabe de Palo è adatto ad ampliare il concetto che ho cominciato ieri.

Il testo – a differenza di altre canzoni dello stesso gruppo – può risultare un po’criptico. Non è solo per  i versi in spagnolo (comunque comprensibili), ma anche – e soprattutto – per il significato della canzone.

Putroppo, certe persone non devono celare solo il proprio carattere, ma anche il modo in cui si mantegono e vivono:

  • Il ladro
  • La prostituta
  • Un nostro collega

Non siamo comprendiamo che ognuno ha i suoi problemi e – anzi – ci offendiamo se qualcuno ci ha offeso o non compreso i nostriMotivazioni di un comportamento scorbutico potrebbe essere problemi di varia natura, non necessariamente la stronzaggine.

Se riuscissimo  – come suggerisce la canzone – ad ampliare il nostro modo di vedere le cose, ci sarebbe più comprensione.

 

Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente

 

Oggi ero piuttosto triste verso il futuro. Fortunatamente, ho un dono: quando tutto mi appare grigio e senza speranza, mi si affaccia nella testa un pensiero positivo, che diventa la mia ancora di salvezza.

Il pensiero di oggi era una frase del cartone animato Kung Fu Panda.

Ti preoccupi troppo per ciò che era e ciò che sarà. C’è un detto: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi… è un dono. Per questo si chiama presente

 

La frase riassume il mio modo di vedere le cose in modo pessimistico: a volte mi concentro sul futuro, immaginandolo grigio e cupo, senza pensare a vivere l’oggi.

A volte, mi dimentico che un giorno è fatto di ventiquattro ore: al netto delle normali necessità lavorative e fisiologiche quotidiane, abbiamo comunque un sacco di tempo da riempire come meglio crediamo.

Considero il tempo non solo un dono, ma anche il bene più prezioso che abbiamo.

Sembrerà un concetto preso da uno di quei tanti guru del pensiero positivo che infestano il web, ma è vero.

Quando una persona mi dice di non avere tempo libero sono piuttosto scettico: sarebbe fisiologicamente impossibile riuscire a sopportare lo stress quotidiano senza il giusto riposo fisico e mentale.

La verità è  – piuttosto – un’altra: siamo così presi dai problemi quotidiani che ci dimentichiamo di curare noi stessi, il bene più prezioso che abbiamo.

 

Marvin Gaye

 

So già che il titolo sia della cazone che del post possono generare confusione: non parlerò di Marvin Gaye, ma dell’omonima canzone in cui il ritornello

Let’s Marvin Gaye and get it on

 

è un incitamento sessuale.

Le immagini del video tolgono ogni dubbio: una festa scialba si accende man mano che Charlie Puth e Meghan Trainor cantano. Un modo ben diverso di trattare l’argomento festa da quello usato da James Blunt, di cui parlai a luglio.

contrasti sono molti: vi invito a trovarli e postarli come commento qui sotto.

A proposito di immagini: se vi state domandando

Dove hanno preso i soldi per realizzare il video?

Vi suggerisco di prestare attenzione alle inquadrature dedicate ad una certa macchina italiana: vi daranno più di un indizio. Nulla di illegale: in gergo, si chiama product placement.

Non considero nè il testo nè il video  volgari: Puth è stato abbastanza intelligente e furbo di scrivere un testo solo velatamente licenzioso ed esplicitamente ironico.

Trovo che l’ironia sia una bellissima qualità: l’importante è non abusarne…e, in questo caso, Charlie Puth non ne ha abusato.

 

Scuse

 

Quando fissiamo un appuntamento, pensiamo di riuscire a rispettarlo più o meno facilmente. A volte, questo non capita: ma deve essere l’eccezione, non la regola.

A tutti possono capitare degli imprevisti: è successo anche a me, a volte me ne sono dimenticato.  Non cerco scuse: dico semplicemente la verità.

Usare delle scuse è piuttosto patetico: è un modo come un altro per dire

Non avevo voglia di fare la cosa che ti avevo promesso

 

Dato lo spezzone  di film che ho postato, si può capire come le scuse possono risultare ridicole

Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

Un conto, però, è mettere in bocca delle scuse a John Belushi, che le ha usate come battuta. Ben diverso è usare una scusa come giustificazione: non fa ridere per nulla.

Cosa fare, quando si è commesso un errore o una dimenticanza? Dire semplicemente la verità!

Io rivoglio la mia vita…!

Parlo così spesso di vita sul mio blog, tanto da inserire sempre questa parola tra i tag di ogni articolo.

Ognuno ha una propria vita, questo è ovvio. Un po’ meno ovvio è ciò che canta Lighea .

A volte la nostra vita ci sfugge di mano, perchè condizionati da eventi esterni ed opinioni altruialla ricerca di una vita perfetta.

Basta leggere il testo per capire un concetto che riassumerei con la frase

Spesso ciò che è considerato bene non è ciò che ci fa stare bene

A volte, immaginiamo una vita diversa semplicemente cambiando qualche abitudine:

  • Cambiamo frequentazioni
  • Cambiamo lavoro
  • Cerchiamo di adottare uno stile più sano

Pensando ai vantaggi che avremo in futuro. Così facendo, facciamo un errore: cerchiamo un cambiamento di vita radicale, senza distinguere fra ciò che ci fa stare bene da ciò che ci fa stare male.

La verità è un’altra: i cambiamenti avvengono ogni giorno, senza che ce ne accorgiamo. Basta solo seguire un po’ di più l’istinto.

 

Tempo che se ne va….

 

Oggi devo rimangiarmi una frase detta tempo fa

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Mi rendo conto di essere stato troppo razionale, in un certo senso.

A volte, una canzone racconta semplicemente una storia: Tempo che se ne va è una storia semplice, di quelle che si raccontano ai bambini per farli addormentare.

Forse è proprio l’assenza del messaggio ad essere il suo punto di forza: permette alle emozioni di seguire un percorso libero, non prestabilito. Saranno le emozioni a dare un significato al testo.

In questo modo, la canzone avrà un significato diverso per ogni ascoltatore.

Forse è proprio questo che dobbiamo ricordarci nella vita: lo stesso evento avrà un significato diverso per ognuno di noi. Purtroppo, conformisti ed individualisti come siamo,  cerchiamo di convincere gli altri che la nostra visione del mondo sia la sola ed unica corretta.

Lo so: scritto così, il concetto sembra semplice…Ma avete mai provato a metterlo in pratica?

 

Cuore (Heart)

 

Non è un mistero che mi piacciano le cover: un cantante prende un testo famoso del passato e lo propone con un accompagnamento aggiornato, più vicino ai gusti musicali attuali.

È ciò che ha fatto Arisa (i cui testi sono spesso oggetto di rivisitazioni ironiche) con Cuore.

Ma perchè prendere un brano  di cinquantre anni fa?

Non potendo chiederlo alle dirette interessate, mi sono arrovellato il cervello per cercare una risposta.

L’unica risposta convincente che ho trovato è, forse, la più vera: non ascoltiamo più il nostro cuore.

Se allarghiamo la visione dall’amore ai tutti i sentimenti, mi sembra che abbiano fatto la fine di Rita Pavone: non li ascolta più nessuno… o quasi!

Esiste una sparuta minoranza, di cui fa parte anche il sottoscritto, che sa che i sentimenti contano…eccome! Le mie amiche Paola e Francesca (no, non sto leggendo la versione lesbo della Divina Commedia…sono effettivamente i loro nomi!) me l’hanno fatto capire con il tempo: chissà quanto hanno patito affinchè il messaggio giungesse a destinazione!

Ho avuto la sfortuna e l’incoscienza di non ascoltarli per anni, poi i sentimenti si sono fatti sentire…facendomi sdraiare sul lettino.

Non sono una persona che prodiga consigli, ma uno ve lo lascio: ascoltatevi di più!

 

Minoranza Rumorosa

Come tutti, ho anch’io i miei gusti: anche se sono ormai palesi, non mi riferisco esclusivamente ai miei gusti musicali. Solo il caso ha voluto che fosse proprio l’ex cantante dei Nomadi a cantare il brano che ho scelto stasera.

Ampliando il discorso, mi piace frequentare persone appartenenti alle cosiddette minoranze: non lo faccio per apparire un buon samaritano, ma perchè credo che si possa imparare qualcosa da tutti ed occorre essere aperti al confronto con opinioni divergenti dalle nostre.

Putroppo, pochi ascoltano le minoranze, forse perchè tutti credono di essere nel giusto ed è difficile cambiare opinione.

Danilo Sacco non inneggia ad una rivoluzione, piuttosto descrive l’uomo contemporaneo: ascoltando il brano, molti – purtroppo – si riconosceranno nella maggioranza….e, probabilmente, ne resteranno schifati!

Citando un noto film, potremmo dire

Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c’è che da guardarsi allo specchio.

Personalmente, mi sento vittima del sistema e carnefice di me stesso allo stesso tempo:

  • Da una parte, vorrei vivere come meglio credo
  • Dall’altra, vorrei solo essere accettato

Putroppo, queste due cose non coincidono