Beata gioventù

Oggi pomeriggio, non sapendo cosa fare, sono andato in un negozio di musica. Spesso, nei cesti in cui vengono accatastati i compact-disc in super offerta trovo delle canzoni che mi ricordano la mia gioventù: così è stato con il brano di Alexia che vi propongo stasera.

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La Pasqua al tempo delle intolleranze

Assieme alle Feste Natalizie, il periodo pasquale è quello a cui si pensa di più al cibo, almeno in Italia. Un tempo non ci saremmo fatti grandi problemi: sappiamo tutti quale sarebbe un tipico menu pasquale italiano. Purtroppo, tra diete vegane ed intolleranze sempre più presenti, la tradizione sembra essere andata a farsi friggere o, considerando il periodo, a farsi benedire.

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Buondì Motta: il finale col botto

Dopo aver sterminato la propria famiglia, la bambina sorridente del famoso spot del Buondì Motta è tornata, presumibilmente per l’ultima  volta. Non vi svelo il motivo, ma vi anticipo che la colpa sarà di chi non crede ai bambini. Se non si crede alle nuove generazioni, il futuro della nostra esistenza sarà in pericolo.

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La notte vola

Ieri notte non riuscivo proprio a dormire: ogni tanto mi capita. In genere, in questi casi, ascolto un po’ di musica, ma ieri ho deciso di fare una cosa diversa dal solito: mi sono alzato, mi sono vestito e sono uscito. Continua a leggere La notte vola

Il Piccolo Coro dell’Antoniano Mariele Ventre canta la cover…

Una cover è sicuramente un parametro con cui misurare il successo di una canzone; un altro parametro potrebbe essere, per esempio, il ricordo di quella canzone anche generazioni dopo. Mia nipote è troppo piccola per ascoltare De Gregori, ma occorre solo aspettare qualche anno.

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Suor Cristina Scuccia è tornata con “Felice”

Se non fosse cantato da Sister Cristina, alias Suor Cristina Scuccia (la vincitrice dell’edizione 2012 del talent The voice of Italy) il brano Felice sembrerebbe banale: la dedica ad un amico o ad un generico amore ferito.

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Razzismo? L’esperimento sociale di Kiko. Co.

Come anticipato dalla notizia pubblicata oggi sul sito La Repubblica, mentre io scrivevo a proposito dell’ennesimo brano di Ligabue, lo YouTuber Kiko.Ko caricava sul suo canale il risultato di un esperimento sociale sul razzismo.

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Non è detto

Questa sera vorrei fare un esperimento, che non è detto che funzioni. Ho guardato una sola volta il video dell’ultimo singolo di Laura Pausini, cantante di cui non avevo mai parlato in passato, e ne scriverò qualche pensiero.

Le immagini sembrano solo un accompagnamento visivo, se così posso definirlo: qualcosa che resta nello sfondo e che sembra praticamente ininfluente nell’economia della canzone. Detto questo, occorre analizzare bene testo e contesto per esserne assolutamente sicuri.

I primi due paragrafi di questo mio testo sono sicuramente molto tecnici e poco emotivi, ma considerate che ho solo analizzato quella che chiamerei la superficie. Non ha caso ho usato il verbo sembrare e non l’ausiliare essere. Se li rileggete sotto una nuova ottica, vedrete che Laura Pausini esprime lo stesso concetto in modo speculare a me: nel suo brano risulta subito evidente l’aspetto emotivo della questione che affronta.

Il titolo, però, svela che non è così. Cosa ne può sapere la persona non ancora dimenticata di ciò che prova l’altra parte in un determinato momento? A dir la verità, potrebbe saperne molto di più di quanto non possa sembrare a prima vista. L’unico modo sarebbe fare una domanda a cui – si spera  – l’altra parte risponderà sinceramente.

Purtroppo, è molto più probabile che accada l’esatto contrario. I motivi possono essere diversi

  • Paura di ferire il prossimo
  • Paura di essere feriti
  • Certezza del proprio punto di vista

Quale che sia il motivo, è certo che seguendo la fredda logica cerebrale resteremo sempre bloccati in un punto che non è né quello di partenza, né quello di arrivo: per usare una metafora, è un punto della strada in cui non dobbiamo fermarci e camminare. So che, a volte, è necessario riflettere ed è quello che vi invito a fare. Fermarsi a riflettere , però, non vuol dire necessariamente non fare niente: significa sistemare quelle piccole cose di tutti i giorni, aspettando il momento propizio per fare la mossa decisiva.

Una vita in vacanza

L’effetto Sanremo si sta facendo sentire pesantemente sul mio blog: trovo un messaggio in ogni canzone del Festival, anche in Una vita in vacanza.

Noto un certo collegamento fra il nome del gruppo ed il titolo del brano, per non parlare del testo. Probabilmente, consci del successo di Gabbani l’anno scorso, questi cinque componenti de Lo Stato Sociale, cresciuti a pane musica, hanno capito cosa vuole il pubblico di questo decennio.

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