Buonanotte all'Italia

Sono italiano, scrivo prima di andare a letto: cosa c’è di meglio di Buonanotte all’Italia per augurarci una  buonanotte ? Poco importa se sarà una notte di sonno, una notte d’amore o una notte di lavoro: l’importante è che sia buona!

Sono nato il 25 gennaio 1979: la maggior parte degli italiani che si vedono alle spalle di Ligabue era già morta quel giorno, ma ne ho comunque sentito parlare. Basta cercare su Wikipedia o chiedere a chi è più vecchio di noi. Le fotografie del video scorrono veloci, ma volti e fatti sono immediatamente riconoscibili .

MI sono sempre fatto tante domande strane sulla nostra storia:

  • Come si chiama la donna immortalata da Federico Patellani?
  • Di cosa parlarono il Re di Spagna ed il nostro Presidente della Repubblica la sera dell’11 luglio 1982?
  • Cosa penserebbe mio nonno, morto nel 1981,  di internet? Secondo mia madre, l’avrebbe definito un’americanata, ma io non ne sono sicuro

Sembrano questioni ininfluenti, invece contano tantissimo. Le mie tre domande possono essere riassunte in una sola: cosa sarebbe accaduto se…?

La risposta che mi sono dato è: sarei comunque italiano, ma sarei diverso da ciò che sono oggi.

 

 

 

Stay hungry, stay foolish

Quando ho aperto il blog, sapevo che – prima o poi – avrei scritto a proposito del discorso di Steve Jobs: proprio per questo ho scelto il motto Stay hungry, stay foolish.

Il 12 giugno 2005 avrei voluto essere fra i neolaureati di Stanford, invece mi laureai tre giorni dopo allo IULM di Milano.

Criticare questo discorso è impossibile: per trovare dei difetti, avrei dovuto conoscere Jobs di persona ed avere tre lauree.

Mi piace perchè è sincero: mentre parla, Jobs crede fermamente in ciò che dice. Nel 2011, Walter Isaacson rivelò nella biografia del fondatore della Apple alcuni retroscena: Jobs sapeva che il tumore aveva ripreso a svilupparsi già da tempo quando fece il suo discorso a Stanford. Nonostante questo, Jobs credeva sinceramente in ciò che faceva, sia nella vita privata che lavorativa: era tenace e sapeva di poter realizzare qualcosa di innovativo.I fatti gli hanno dato ragione.

Io sono molto più modesto di Steve Jobs, ma condivido con lui – a mio modo – la tenacia: mi ripeto molto spesso vai avanti finchè non ce la fai più…poi continua come se niente fosse . Non è la traduzione letterale di Stay hungry, stay foolish, ma si avvicina nel suo significato.

Sono cambiato perché mi hanno cambiato

CambiatoPercheAngeloDiavolo

Mi sono appena reso conto che è dallo scorso 28 febbraio, quando pubblicai una frase di John Lennon, che non scrivo qualcosa a proposito di frasi, ma solo di video. Finalmente, qualcuno su Facebook si è svegliato ed ha pubblicato qualcosa di interessante! Un sentito ringraziamento all’amministrazione della pagina Piccoli brividi.

Questa frase si collega ad un mio ricordo preciso, un evento accaduto durante il terzo anno di Università. Non so se sia così per tutti oppure o no ma, dopo un iniziale buon periodo, i miei compagni di studi cominciarono a mostrare i loro difetti: il detto che afferma che la perfezione non è di questo mondo è assolutamente vero. Fu allora che una mia compagna di corso mi disse: “Sei cambiato!”.  Allora non conoscevo questa frase, ma avrebbe potuto essere una buona risposta:

Sono cambiato perché mi hanno cambiato

sappilo, sappiatelo.

Anche il diavolo

prima era un angelo

La mia personalissima filosofia di vita, ammesso che si possa definire tale, è: una persona è buona fino a prova contrariaEssere buoni, per me:

  • Non significa comportarsi in modo appropriato: queste sono le buone maniere
  • Non ha nulla a che fare con l’ottimismo: conosco persone pessimiste buone come il pane e persone ottimiste che trattano gli altri come pezze da piedi
  • Significa solo parzialmente essere empatici:  certamente capire ciò che sta provando una persona aiuta ad incentivare la bontà, ma non è sufficiente
  • Significa in gran parte trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi

Ammetto orgogliosamente che l’ultimo punto fa parte del mio personalissimo decalogo.

Purtoppo, l’età e la società ci portano spesso ad essere arrivisti: bramiamo così tanto il successo che siamo disposti a calpestare gli altri per raggiungere i nostri obiettivi. Vi vorrei fare una domanda: Siete contenti quando percepite di essere stati vittime, spesso ingiustamente, di un arrivista?  Fin da piccoli, poi, esiste la selezione naturale: a volte basta comportarsi male per uccidere una persona…Tante persone lo hanno fatto con me.

Se la risposta è no, probabilmente avete subito ciò che ho subito anche io: stanco dei torti subiti, ho cambiato carattere. L’ho fatto in modo solo parzialmente consapevole: il cervello umano mette istintivamente in modo dei meccanismi di difesa in caso di pericolo o minaccia senza che ce ne rendiamo conto. Per fortuna, ho conservato abbastanza lucidità per capire che – spesso – molti sorrisi erano falsi.

Non voglio dare la colpa solo alle persone che non incontro da tempo per questo mio cambiamento: molte cose accadute nella mia vita non dipendevano da loro, ma mi avrebbe fatto piacere ricevere un po’ più di comprensione e qualche critica in meno.

Se non ci fosse l’arrivismo, vivremmo tutti meglio: non trovate?

Tutto vero

Non ho mai fatto mistero che il mio gruppo preferito siano i Nomadi. Li ho scoperti – putroppo – tardi, anni dopo che Augusto Daolio e Dante Pergreffi se ne andarono.

Ciò non toglie che trovi in molte canzoni di questo gruppo, anche in quelle più recenti, un messaggio: a volte un messaggio che può sembrare di lotta, altre volte un messaggio di speranza, più raramente d’amore, nel senso sentimentale del termine.

Come il testo di ieri, anche quello di oggi mi ricorda un consiglio da fratello maggiore: è un fratello maggiore diverso, più grintoso e – forse- incazzato con chi ha smesso di lottare…come, forse, avevo fatto io….Lasciate che vi racconti.

Ho trascorso molti anni cercando affetto e stima (qualsiasi cosa significhino queste parole) da parte di chi mi conosceva: parenti, amici, semplici conoscenti. Per farlo, ho scelto la via apparentemente più semplice: ho fatto esattamente ciò che mi chiedevano gli altri. Oltre  a non ottenere i risultati sperati, ho avuto anche un problema non secondario: mi ero trasformato in una specie di robot, che eseguiva gli ordini ricevuti…e nulla più. Nessuna passione, nessuno svago degno di questo nome: passavo le giornate a lavorare e a lamentarmi della mia vita vuota.

Devo ringraziare qualche persona e alcune cose per avermi salvato:

  • La mia psicanalista
  • Chi ha creduto veramente in me (Consolata, mi stai leggendo?)
  • La fotografia
  • La scrittura
  • I viaggi
  • La musica

Quest’ultima (oltre a fornirmi gli spunti per il blog) mi ricorda sempre che la vita non è fatta solo di doveri, ma anche  – per citare il testo di stasera – di forza e di passione: concetti che ho dimenticato per molto, troppo tempo…e che devo, anzi, voglio riprendermi per continuare a vivere!

 

 

Accetta il consiglio…per questa volta

Questa sera, senza motivo apparente, mentre tornavo a casa mi è tornato in mente questo  brano, che Linus compose riaddattando il monologo finale del film The big Kahuna.

Quanti consigli  ho ricevuto? Soprendentemente pochi: invece, ho  ricevuto molti ordini. Forse è stata anche colpa mia: ho percepito come un ordine ciò che voleva essere un consiglio.

Forse la causa è un problema molto comune: sono il fratello maggiore. Per tutta la vita, non ho avuto altro riferimento che i miei genitori, i miei nonni, i miei insegnanti: tutti appartenenti  ad una, due, finanche tre generazioni precedenti.

Confrontarsi con le generazioni precedenti è difficile: i problemi che hanno dovuto affrontare i trentacinquenni nati prima di me sono molto diversi da quelli che dobbiamo affrontare io ed i miei coetanei.  Anche sei più vecchi si prodigano in consigli, i più giovani raramente li seguono: un po’ per sana ribellione, un po’ perché è difficile adeguare ai tempi odierni le esperienze remote.

In genere, si tende a consigliare su questioni che noi giudichiamo importanti: il giusto metodo di studio, come risolvere i diverbi, come comportarsi in determinati frangenti. Faccio una domanda provocatoria: chi ha mai ricevuto un consiglio su come comportarsi nella vita di tutti i giorni? Penso pochi : scommetto anche che quei pochi abbiano agito di testa loro.

Forse, la colpa è dell’individualismo della società moderna: ci atteggiamo Superuomini, vogliamo controllare tutto, sorvolando sulle cose che sono elencate nel testo della canzone che ho scelto.

Ascoltatelo: accettate il consiglio, per questa volta.

 

Un piccolo Chopin

Mi ero quasi dimenticato di avere questa canzone di Marco Masini nella playlist dell’IPod: avere tante canzoni a portata di mano ti fa scoprire sempre cose nuove, con il rischio di dimenticarsi le belle cose che hai scoperto finora.

Tante persone sanno che mi piace scrivere. Nessuno sa come mi sento quando scrivo: forse la mia amica Consolata l’ha quantomeno intuito.Credo sia giunto il momento di scoprire le carte.

Penso conosciate il detto prima il dovere, poi il piacere. Come quella di chiunque altro, anche la mia vita ha molti doveri: il lavoro, lo studio per i più giovani (o anche meno giovani), le incombenze quotidiane. Almeno dalla prima elementare, ricordo pochi giorni senza  avere doveri: i compiti ogni giorno, i corsi di nuoto e d’inglese che i miei genitori mi hanno obbligato a frequentare, le incombenze domestiche

A questi obblighi, si aggiungeva quello che io chiamo obbligo delle buone maniere: da bravo bambino, non dovevo dire parolacce, dare del rispettoso Lei alle persone che non conoscevo (poco importa che certe persone non mi piacessero) , vestirmi in modo appopriato, eccetera. Se dovessi usare degli aggettivi per la mia vita, userei sicuramente ipercontrollata e ipercontrollante: è il destino che affligge chi – come me – ha un carattere poco incline alla ribellione e dei genitori ansiosi, ansiogeni,  oppressivi e che non conoscono il concetto di fantasia.

Un atteggiamento simile è soffocante: l’ho imparato a mie spese…Spero che qualche genitore moderno mi stia leggendo. Lo svantaggio di avere pochi amici ed una vita sociale che sta lentamente riprendendo solo negli ultimi due anni è stato parzialmente compensato da due vantaggi:

  1. Non mi sono mai cacciato in qualche guaio
  2. Ho scoperto il piacere di scrivere
  3. Più tardi è arrivata anche la fotografia, parola che significa scrivere con la luce.

L’ansia e lo stress accumulati – infatti – devono trovare una valvola di sfogo. Mentre Marco Masini ha trovato la musica, io ho trovato la scrittura: una cosa che si impara fin da bambini (le regole grammaticali le ho imparate più facendo pratica che leggendole sui libri).

Forse risulterò pomposo, ma credo che le persone giudicano, un foglio di carta non lo farà mai. Per questo non ho mai tenuto un diario: non mi piace giudicare l’atteggiamento degli altri in ordine cronologico, mentre prefeisco dare libero spazio ai miei pensieri.

Mentre Marco Masini, una volta tornato a casa, si mette il frac e apre lo spartito, io mi siedo alla scrivania e apro il quaderno. Mentre Masini pensa che dentro di lui ci sia un piccolo Chopin, io mi immagino che dentro di me ci sia un piccolo Ungaretti.

 

 

 

 

La verità è una coperta…

 

 

Scegliere il video per questo mio post è stato complicato. Sapevo di voler citare L’attimo fuggente con Robin Williams, uno dei miei attori preferiti. Era ovvio, perciò, che avrei cercato su Youtube. Qui mi sono trovato davanti ad un problema:

quale, fra i 14700 video proposti, mi rappresenta di più?

Ho scelto la scena in cui un impaurito Todd Anderson (Ethan Hawke), aiutato dal professor John Keating, declama la sua personale poesia alla classe.

Eccovi il testo :

La verità è una coperta che ti lascia scoperti i piedi

Tu la spingi, la tiri e lei non basta mai!

Anche se ti dibatti, non riesci a coprirti tutto…

Dal momento in cui nasci piangendo al momento in cui esci morendo,

ti copre solo la faccia e tu piangi e gridi e gemi!

Guardando su un dizionario, si scopre che la parola verità ha molti significati. Questo è vero sia in senso grammaticale, sia in senso personale. Dire la verità è la cosa più semplice: non occorre inventarsi nessuna scusa.

Ma perché, allora, Todd Anderson afferma che la verità non basta mai? Se una persona afferma di essere alta un metro e settanta centimetri, basta una banale misurazione per scoprire se sta dicendo la verità oppure mentendo. L’altezza di una persona è una verità oggettiva.

Se, invece, quella stessa persona afferma:

Secondo me, ha ragione Tizio…non Caio

È sinceramente convinto che abbia ragione Tizio, quindi una verità soggettiva: è molto probabile che qualcun altro pensi che abbia ragione Caio e non Tizio.

Ecco il motivo per cui Todd Anderson afferma che la verità non basta mai. Ammettendo che esista una verità assoluta:

  • Questa è comunque la somma di verità oggettiva e verità soggettiva
  • Imporre la propria verità assoluta mi ricorda il modo di comportarsi di tutti i dittatori

Fortunatamente, siamo in democrazia: ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione e di crearsi una propria coscienza o – per meglio dire e restare in tema – una propria verità soggettiva.

Il fatto che io abbia sempre detto la verità mi conforta solo in parte: non ho mai espresso la mia verità soggettiva con sufficiente fermezza…e di questo me ne faccio un cruccio, perché – oltre che i piedi – la mia coperta di verità mi lascia scoperta anche la pancia.

 

 

Siamo nati a Milano

 

Quando ancora frequentavo le superiori a Sondrio, una mia compagna di scuola mi invitò a casa sua per ascoltare un po’ di musica. Mentre la stanza si riempiva delle note della prima canzone, la mia amica disse questa frase:

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Allora, quella frase mi sembrò strana: non capivo cosa intendesse dire. Lo capii con il tempo: il testo di una canzone ha un messaggio. Non un messaggio nel senso semiotico del termine, ma un messaggio più personale, quello che l’autore voleva trasmettere nel testo.

Non importa dove abbiamo sentito una canzone o chi l’abbia cantata: l’importante è che a noi, semplici ascoltatori, un brano trasmetta un messaggio personale.

In questo caso specifico, non importa che sia stata usata per una sigla televisiva o che a cantarla sia Giorgio Faletti, di cui non conosco certo tutta la discografia. L’importante è che – per me – abbia un messaggio.

Nel mio caso, credo che il destino abbia deciso subito che – un giorno – mi sarei trasferito a Milano. Mio padre ha frequentato l’Università a Milano e ci ha trascorso anche alcuni anni di lavoro, durante la mia infanzia. I suoi aneddoti di questi lunghi periodi mi hanno fatto innamorare di Milano ancor prima di conoscerla.

Anch’io, come mio padre ha fatto prima di me, ho frequentato e frequento Milano: prima come semplice turista, poi come studente fuori sede, attualmente come lavoratore. In tutti i casi, ho scelto io di andare a Milano. Le alternative non sarebbero certo mancate:  per esempio, avrei potuto studiare a Bologna,  tornare a Sondrio dopo la Laurea , trasferirmi all’estero o in qualsiasi altra parte d’Italia . Non ho fatto niente di questo.

Il motivo è semplice da spiegare, difficile da capire: credo che ognuno di noi abbia un suo luogo che raramente coincide con quello di nascita. Parafrasando il linguaggio burocratico, potremmo chiamarlo il luogo di rinascita. Non sappiamo spiegare bene il perché, ma in quel luogo ci sentiamo casa, anche se non siamo a casa.

Per me, ovviamente, quel luogo è Milano.

Il mondo è un libro: quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina

Viaggi Sant'Agostino

Stasera Facebook era vuoto: tutti erano parlavano e scherzavano a proposito degli Oscar a Leonardo DiCaprio ed Ennio Morricone e non c’erano frasi che hanno catturato la mia attenzione.

Fortunatamente, giorni fa avevo salvato sul mio computer questa frase di Sant’Agostino:

Il mondo è un libro, e quelli che  non viaggiano ne leggono soltanto una pagina

scritto su un post-it rosa.

Tralascio volutamente gli errori grammaticali: essendoci già la virgola, non andrebbe inserita la congiunzione e…Ma non voglio arrogarmi un diritto che non ho.

 Si potrebbe scrivere un trattato di semiotica anche solo per il fatto che sia stato scelto un semplice post-it rosa per una frase tanto bella e profonda. Credo che, in fondo, anche il post-it rosa abbia un significato: molte famiglie usano i post-it sul frigorifero per ricordare gli impegni quotidiani, i diari degli adolescenti dei miei tempi erano pieni di ritagli di riviste….Forse la persona che ha creato questa immagine annota tutto sui post-it.

Personalmente, vedrei bene questa frase scritta su un segnalibro, quelle piccole strisce di carta o cartone che vendono in cartoleria a pochi euro per – appunto – ricordarsi l’ultima pagina letta prima di chiudere il libro.

Avrei anche un tipo di libro adatto a questa frase: una guida turistica, oppure un romanzo di Jules Verne.  Spero che Sant’Agostino non si offenda e non giudichi queste mie preferenze blasfeme.

Non saprei dire se, rispetto alla media, ho viaggiato molto oppure no…Ma di una cosa sono sicuro: i viaggi che ho fatto, come i libri che ho letto, mi hanno aperto la mente. Ogni volta che prenoto le mie vacanze estive, ho bisogno solo di due cose:

  • Un biglietto aereo
  • Un letto

Il resto, per parafrasare Sant’Agostino, è un libro da scrivere. Grazie a questo segnalibro, ho potuto vedere Piazza della Bastiglia sotto la pioggia, rompere le scarpe passeggiando lungo La Rambla, alzarmi alle sei del mattino e chiedere ad un senzatetto di indicarmi  dove fosse la  casa di Anna Frank , perdermi in mezzo a Christiania, incazzarmi  con quell’imbecille che ha permesso di aprire un Casinò proprio di fianco al Museo del Comunismo (non conosco il suddetto imbecille, sia chiaro), mettere in difficoltà controllori e metal detector del Parlamento Europeo con la mia macchina fotografica (è una Nikon D5300, non una bomba).

Sicuramente ho dimenticato qualche aneddoto…ma i ricordi dei miei viaggi sono molto vivi.

Quando andavo a scuola

LennonVitaFelice

 

Oggi ho trovato casualmente su internet questa frase di John Lennon:

Quando andavo a scuola, mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi “felice”. Mi dissero che non avevo capito il compito e io dissi loro che non avevano capito la vita.

Capire perché mi piaccia questa frase è stato semplice.

Durante le scuole elementari, dal 1985 al 1990, ebbi solo un’insegnante: non saprei dire quanti anni avesse, ma andò in pensione proprio nel 1990.

ll suo modo di insegnare era molto pratico: non c’era nessuno spazio per la fantasia, tutto era incentrato sul dovere. Potrei dire lo stesso riguardo al modo in cui mi hanno educato i miei genitori.

Questo modus pensandi mi ha fatto crescere come una persona affidabile, ma ha tarpato le ali all’immaginazione.Il destino, fortunatamente, mi ha dato una via d’uscita: la lettura. Grazie ai libri ho potuto capire cosa fossero la fantasia e il piacere .

Non occorre essere John Lennon per capire che nella vita servono (anche) fantasia e piacere. I motivi sono molti:

  • Aiutano a risolvere i problemi in modo innovativo
  • Aiutano a rilassarsi
  • Possono indicarci la strada per il nostro futuro

Ognuno di voi può trovare altri benefici derivanti dalla fantasia e dal piacere, ma credo saremmo tutti d’accordo nel dire che  – alla fine – sono i veri motori che ci conducono verso la felicità duratura.