Adamo ed Eva furono i primi 

  
Questa mattina su Facebook è stata postata l’immagine che vedete qui sopra. Traducendo letteralmente, il cartello affisso recita

Adamo ed Eva furono i primi a non seguire i termini e le condizioni della mela 


Una traduzione meno letterale strappa più di un sorriso 

Adamo ed Eva furono i primi a non seguire i termini e le condizioni della Apple

Amo i giochi di parole: fanno ridere e riflettere allo stesso tempo. Spesso rido pensando:”Quant’è vera questa frase!”.

Non occorre una gran cultura per conoscere la storia di Adamo ed Eva: basta leggere le prime pagine della Bibbia!

Per chi crede, i nostri progenitori hanno fatto un errore: questo non lo metto in dubbio. Tuttavia, non sempre seguire i termini e le condizioni è vantaggioso.

Il progresso dell’umanità è avvenuto in tre modi:

  1. Casualmente: il fuoco e la penicillina sono stati scoperti così 
  2. Curiosamente: domandandosi perché avvenivano certe cose
  3. Trasgredendo le regole imposte  

Io ho usato molto il primo ed il secondo modo. Il terzo mi faceva molta paura: pensavo che portasse solo a conseguenze negative.

Solo ultimamente mi sto rendendo conto che non é sempre così. Per questo motivo mi sento incompleto.

Sto cercando di recuperare il tempo perso, ma non è sempre facile. Ringrazio tutti quelli che mi stanno aiutando.

Fuori

Vorrei farvi una domanda: quante volte vi hanno detto di essere fuoriIo, ormai, non le conto più. Fino a pochi anni fa, mi offendevo ogni volta che me lo dicevano, perché pensavo: “Se per lui sono fuori, significa che sono matto, diverso o stupido!” e non sapevo come ribattere.

La mia psicanalista sta impiegando un bel po’ di tempo per sradicare questo pensiero dalla mia testa. Questa canzone dei Nomadi è un bel toccasana per la mia autostima quando si affaccia questo pensiero.

Penso a varie persone che ho conosciuto. Potrei parlare lungamente di ognuno di loro ma, alla fine, si possono ridurre le mie conoscenze a tre categorie:

  • Conformisti: avete presente le persone che seguono per filo e per segno le regole? I conformisti sono loro! Se ci fossero solo loro, non ci sarebbero reati di qualunque tipo, ma non conosceremmo il progresso. Un tempo facevo parte anch’io di questa categoria: fortunatamente, ne sto uscendo.
  • Pazzi cattivi: non sto parlando di persone clinicamente disturbate .Per loro provo rispetto e compassione: sono state sfortunate e devono subire molte ingiustizie dalla vita. Parlo di quei pazzi che hanno reso questo mondo un posto peggiore: dittatori, violentiladri ricchi (ricordate  Tangentopoli? Prima o poi, li avrebbero presi, ma loro hanno continuato imperterriti) e via discorrendo
  • Pazzi buoni: loro sono quelli che, citando Steve Jobs, fanno progredire l’umanità.

Nonostante ciò che dicono gli altri, io mi sento un conformista,  spero di riuscire a diventare un Pazzo buono, un giorno o l’altro.

 

 

Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore

Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre
Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre

Negli ultimi giorni siamo stati colpiti da un grave lutto a causa degli attentati di Bruxelles, la Capitale d’Europa che ho visitato quest’estate, in cui molte case sono bruciate.

Continua a leggere Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore

Per la vittoria non basta il talento….

Una vittoria di Pietro Mennea
Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita

La passione per i mass-media, la comunicazione e lo sport (da spettatore) mi hanno portato a vedere gli sportivi come dei superuomini: persone che inseguono la vittoria riuscendo ad andare avanti (nello sport come nella vita) nonostante tutto. Purtroppo, le varie vicende di doping degli ultimi anni hanno incrinato questa mia visione: ci sono persone che barano.

Continua a leggere Per la vittoria non basta il talento….

Non sono le grandi promesse ma le piccole attenzioni…

Grandi Promesse Piccole Attenzioni
Non sono le grandi promesse ma le piccole attenzioni che ti fanno capire di poter contare su una persona

Non ho scuse: un piccolo incidente di percorso mi ha obbligato a cambiare l’immagine di questa sera all’ultimo momento, anche se era tra le mie promesse. Comunque, la frase è la stessa, ed è ciò che conta:

Non sono le grandi promesse ma le piccole attenzioni che ti fanno capire di poter contare su una persona

Continua a leggere Non sono le grandi promesse ma le piccole attenzioni…

Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai…

AmoSolitariBukowski

 

Ho sempre amato questa frase di Charles Bukowski:

Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme.

Sono cresciuto in un ambiente molto chiuso e ansiogeno, forse perché i miei genitori sono ansiosi e sono cresciuti a loro volta in un ambiente culturale molto legato alle tradizioni: la cultura contadina  italiana anni cinquanta. Qualunque cosa al di fuori di questo schema era sbagliato e da criticare

Ho scoperto il mondo in due modi:

  • Confrontandomi con altri
  • Leggendo molto

Quando lessi Post Officescoprii che le regole formali con cui ero stato educato non erano tutte giuste: se fossi riuscito maggiormente a trasgredirle, forse ora avrei una maggiore autostima.

Fortunatamente, sono sempre stato una persona curiosa del mondo che mi circonda: mi piace conoscere le cose e confrontarmi con gli altri. Se una persona non mi insulta apertamente, può parlare con me di ciò che vuole.

Grazie a questa mia caratteristica ho potuto confrontarmi con molte persone, sia al lavoro che fuori. Le persone più interessanti che ho conosciuto sono quelle più informali, che cercando di essere sé stesse nonostante tutto. Non trasgrediscono la legge, sono educate e anche istruite, ed hanno capito una cosa molto tempo prima di altri, me incluso:

Credo che ci siano solo due cose per capire veramente il mondo e vivere sereni:

  1. Capire che le regole formali non sono la legge
  2. Lasciarsi andare…almeno quando è possibile

Chi vuole il cambiamento? Chi vuole cambiare?

CambiareCambiamento
Chi vuole il cambiamento? Chi vuole cambiare?

Non siamo in campagna elettorale: perché parlare di una vignetta satirica in cui un candidato a chissà quale carica chiede ai suoi sostenitori

Chi vuole il cambiamento?

Ricevendo una generale alzata di mano, il candidato prosegue chiedendo

Chi vuole cambiare?

Gli occhi bassi dei personaggi fanno ben capire come siano demoralizzati dalla proposta.

Cambiare è difficile:

  • Fino a quando è un semplice proposito, siamo ben proposti a farlo
  • Quando passiamo dalle parole ai fatti, dipende quasi esclusivamente dalla nostra forza di volontà

Qualcuno può obiettare che ci sono molti fattori esterni che ci possono ostacolare: non posso negarlo, anche perchè ci sono cascato anch’io molte volte. Accetto anche l’obiezione che – a volte – ci sentiamo soli contro tutti: sono caduto personalmente in questo tranello infinite volte in passato.

Molto dipende dalla forza di volontà: più forza di volontà abbiamo dentro di noi, più è probabile che riusciremo a cambiare. Trovare un alleato o un’alleata che ci aiuti nel nostro obiettivo è un buon carburante e un vaccino contro chi vuole solo succhiarci le energie per costringerci a desistere.

Anche questo, credetemi, lo so per esperienza….

 

 

Almeno una volta ogni tanto, anziché la cosa giusta, bisognerebbe fare la cosa che rende felici

CosaGiustaRendeFelici

 

Ho già parlato del concetto di felicità in questo blog in almeno tre occasioni:

Lo faccio spesso perché il concetto di felicità  è diverso da persona a persona. Il paradosso della società moderna è ben riassunto dalla frase di oggi:

Perché almeno una volta ogni tanto, anziché la cosa giusta, bisognerebbe fare la cosa che rende felici

La cosa giusta è decisa dalla società, la cosa che rende felici è decisa da noi: le due cose possono non coincidere. Per farvi un  esempio, mi vengono in mente le adozioni gay:

  • La società vorrebbe che un bambino crescesse con un padre ed una madre: questa è la cosa giusta
  • Una coppia omosessuale vorrebbe adottare un bambino: questa è la cosa che rende felici

Notate anche voi la differenza dei concetti, vero?

Ammetto di riuscire a trovare dei momenti di felicità quasi ogni giorno, ma non ho ancora trovato il modo di essere felice tutto il giorno. Forse perché non ho ancora trovato la cosa che rende definitivamente felice, sentendo di più la necessità sociale di fare la cosa giusta.

Spero, un giorno, di riuscire ad invertire questa mia tendenza.

 

 

#mipiace, #condividi, #commenta

MiPiaceCondividiCommenta
Mia elaborazione grafica di #mipiace, #condividi, #commenta

 

Tre concetti e un cancelletto (pardon, hashtag) sono tra i termini più usati di questo decennio:

  • Mi piace: il like di Facebook mi ricorda la sigla RSVP scritta al termine delle lettere cartacee per esigere una risposta. È il modo più breve, immediato e meno invasivo per dire sono d’accordo con te. Basta cliccare un tasto e subito tutti sanno il tuo parere.  Possiamo anche mettere like a caso, cliccando distrattamente. Personalmente, lo uso anche come promemoria: se sono in metropolitana, è così che mi appunto le immagini ed i concetti di cui parlerò qui.
  • Condividi: una cosa bella, che ci fa pensare, ridere o sorridere, non si può non condividere. È così che nascono certi fenomeni virali: facendo leva sui sentimenti e le sensazioni delle persone. Sul verbo condividere si potrebbe aprire una discussione filosofica degna di Platone. Nonostante le definizione dei dizionari, la mia psicanalista lo usa come sinonimo di fare qualcosa insieme: un concetto forse grammaticalmente imperfetto, ma che io trovo bellissimo…e condivido. Peccato che i sentimenti e le sensazioni più viscerali siano un po’ passati di moda.
  • Commenta: commentare è un diritto sancito da tutte le Costituzioni Il suo contrario (no comment, come dico spesso) è un modo come un altro per dire e va bene cosìsenza parole senza citare Vasco Rossi.
  • Cancelletto (pardon, hastgag): lo chiamo cancelletto perché è il suo nome ufficiale. Me lo ricordo ancora quando lo vidi per la prima volta sul mio nuovo Sirio: a che diavolo serve il tasto in basso a destra dello zero? Cominciai ad usarlo solo nel settembre 1999: mi regalarono il primo GSM, che mi serviva per comunicare con la famiglia durante l’Università, per tornare indietro nei menu dei servizi vocali (per annullare, prema cancelletto)

A qualcuno questo post sembrerà sconclusionato, ad altri sembrerà la possibile risposta alla domanda: Come siamo arrivati fin qui?