Sono qui senza te

Quando ho letto il testo di Here without you, non ho pensato subito alla classica situazione in cui il cantante dei 3 Doors Down  cerca di sfogare il dolore per aver perso la sua amata dopo un rapporto più o meno lungo, senza avere la possibilità di affrontare l’altra parte direttamente.

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Non è detto

Questa sera vorrei fare un esperimento, che non è detto che funzioni. Ho guardato una sola volta il video dell’ultimo singolo di Laura Pausini, cantante di cui non avevo mai parlato in passato, e ne scriverò qualche pensiero.

Le immagini sembrano solo un accompagnamento visivo, se così posso definirlo: qualcosa che resta nello sfondo e che sembra praticamente ininfluente nell’economia della canzone. Detto questo, occorre analizzare bene testo e contesto per esserne assolutamente sicuri.

I primi due paragrafi di questo mio testo sono sicuramente molto tecnici e poco emotivi, ma considerate che ho solo analizzato quella che chiamerei la superficie. Non ha caso ho usato il verbo sembrare e non l’ausiliare essere. Se li rileggete sotto una nuova ottica, vedrete che Laura Pausini esprime lo stesso concetto in modo speculare a me: nel suo brano risulta subito evidente l’aspetto emotivo della questione che affronta.

Il titolo, però, svela che non è così. Cosa ne può sapere la persona non ancora dimenticata di ciò che prova l’altra parte in un determinato momento? A dir la verità, potrebbe saperne molto di più di quanto non possa sembrare a prima vista. L’unico modo sarebbe fare una domanda a cui – si spera  – l’altra parte risponderà sinceramente.

Purtroppo, è molto più probabile che accada l’esatto contrario. I motivi possono essere diversi

  • Paura di ferire il prossimo
  • Paura di essere feriti
  • Certezza del proprio punto di vista

Quale che sia il motivo, è certo che seguendo la fredda logica cerebrale resteremo sempre bloccati in un punto che non è né quello di partenza, né quello di arrivo: per usare una metafora, è un punto della strada in cui non dobbiamo fermarci e camminare. So che, a volte, è necessario riflettere ed è quello che vi invito a fare. Fermarsi a riflettere , però, non vuol dire necessariamente non fare niente: significa sistemare quelle piccole cose di tutti i giorni, aspettando il momento propizio per fare la mossa decisiva.

Amore che prendi…

Uno dei temi che mi ha appassionato di più durante i miei studi Universitari è la Piramide di Maslow, a cui avevo accennato a marzo scorso. L’amore è uno di questi bisogni: io ne parlo frequentemente.

Mi spiace che i Nomadi non abbiano realizzato un video per Amore che prendi amore che dai: sarebbe stato interessante vedere come avrebbero reso la canzone in immagini.

Il testo parla di persone, comuni e importanti, accostandole all’amore: non si parla di sentimenti in una coppia, in cui l’amore reciproco dovrebbe essere scontato.

La domanda che mi sono posto ascoltando questa canzone è stata forse un po’ troppo filosofica per un brano musicale

Quale altro tipo d’amore potrebbe esserci?

Non mi andava di prendere spunto da un vocabolario e cercare tutti i significati del termine: ho preferito ragionare con la mia testa e mi sono ricordato che, quando parlai di una canzone di Emma Marrone, avevo praticamente già risposto.

Ne approfitto, perciò, per ampliare il concetto: proviamo amore ogni giorno, verso molte persone contemporaneamente ed in modo diverso per ognuna di esse.

Il problema, se così posso chiamarlo, è che non ce ne rendiamo pienamente conto, dandolo quasi per scontato.

La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall'aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi

Frase di Audrey Hepburn
La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.  

Che ci crediate o no, conosco di persona la modella che presta il volto alla campagna pubblicitaria della ditta IBC :a meno che la modella non mi dia il suo permesso, non vi rivelerò il suo nome nemmeno sotto tortura, perché tengo molto alla privacy di tutti.

Sinceramente, sull’immagine non c’è nulla da dire: un bel ritratto di una bella ragazza, ovvero ciò che ci vuole per una pubblicità cartacea ben fatta.

La frase usata come payoff merita sicuramente qualche riga in più, anche solo per il fatto che è stata pronunciata da Audrey Hepburn.

La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.  

Come direbbe il proverbio

Anche l’occhio vuole la sua parte

e deve essere stato semplice per Audrey pronunciarla, dato che la sua bellezza trascendeva gli occhi.

Più degli occhi, comunque importanti, per stabilire un legame con una persona si dovrebbe guardare al suo cuore, ovviamente in senso metaforico, perché è la sede dei sentimenti.

Il problema è che sempre meno persone si aprono spontaneamente agli altri: forse per paura di essere feriti, un po’ meno per il timore di ferire il prossimo. In altre parole, siamo sempre più egoisti.

La soluzione continuo a ripeterla da tempo: aprirsi di più, che non significa solo dire agli altri i propri problemi, ma anche ascoltare quelli altrui e considerare il proprio interlocutore come persona.