Puoi mettere in gabbia una tigre

Frase di Charles Bukowski
Puoi mettere in gabbia una tigre, ma non puoi essere sicuro di averla domata

 

Voglio celebrare il passaggio del mio blog a wordpress.org  con una frase di Charles Bukowski, autore che mi piace parecchio, ma di cui non parlavo da tempo

Puoi mettere in gabbia una tigre, ma non puoi essere sicuro di averla domata

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Capiscimi, io non sono come un mondo ordinario

Frase di Charles Bukowski
Capiscimi, io non sono come un mondo ordinario. Ho la mia follia, io vivo in un’altra dimensione e non ho tempo per le cose che non hanno un’anima

Il bello di Facebook e di internet in generale è che ognuno può dire ciò che vuole: è ciò che faccio io in questo blog. L’altra faccia della medaglia è che trovo alcune cose ripetivive.

Ho trovato la frase di Charles Bukowski in almeno ottanta siti diversi, senza contare le condivisioni dei Social Network

Capiscimi, io non sono come un mondo ordinario. Ho la mia follia, io vivo in un’altra dimensione e non ho tempo per le cose che non hanno un’anima

Considerando il contenuto del messaggio e quanto è stato condiviso, il vecchio Charles si starà rivoltando nella tomba: sicuramente preferirebbe che la gente mettesse un po’ di originalità nei suoi contenuti.

Sicuramente, condividere contenuti su internet è cosa buona è giusta: ci permette di conoscere  cose di cui, in tempi pre-Google, siamo sempre rimasti all’oscuro. Il tutto, però, ha un difetto non di poco conto: come dice Bukowski, non ha un’anima.

Vorrei farvi una domanda: se poteste scegliere, preferireste

  1. Un menù da pochi euro in un Fast-food
  2. Un pasto in un ristorante a conduzione famigliare

Non voglio fare pubblicità ad una cena in famiglia: voglio solo farvi notare quanto siamo circondati da cose senz’anima.

Fossero solo gli oggetti a non aver anima, il problema sarebbe anche limitato: purtroppo, esistono anche persone senz’anima. Trovo abbastanza difficile riconoscerle: è possibile farlo solo dopo averle frequentate per un po’.

 

Amo solo i lupi solitari, perché quelli in branco non sono poi così diversi dalle pecore

Frase di Andrea Liberi
Amo solo i lupi solitari, perché quelli in branco non sono poi così diversi dalle pecore

Trovo che la frase di oggi, condivisa dalla pagina Facebook La bella e la bestia  pecchi di originalità

Amo solo i lupi solitari, perché quelli in branco non sono poi così diversi dalle pecore

perché mi ricorda molto il primo Charles Bukowski. Non possiamo pretendere che tutti nascano geni in un qualunque campo, anche se molti credono di esserlo…ma questo è un altro discorso.

Del rapporto che si instaura tra

  • Genitori e figli
  • Capo e sottoposti
  • Leader e gruppo

ne hanno parlato a profusione: non posso aggiungere altro e – comunque – concordo con gli studi sociologici finora condotti.

Oltre ai veri rapporti, ci sono anche quelli falsi: io me ne sono sempre andato, quando ho capito che stavo vivendo un falso rapporto, a costo di sacrificare amicizie profonde.

Il motivo potrebbe essere semplicemente etichettato come orgoglio, ma – sinceramente – c’è una spiegazione più corretta: certe cose non si fanno.

L’unica regola che mi sono dato in un rapporto è

Prima persona, poi tutto il resto

A prescindere dallo status sociale del mio interlocutore, do il massimo rispetto alla persona che mi trovo davanti e pretendo che lui faccia lo stesso con me.

Se questa regola non viene rispettata, per esempio quando mi obbligano a seguire certi percorsi o mi giudicano senza conoscere gran parte della mia vita ho un solo comandamento: i litigi non servono a nulla e la persona non cambierà idea solo perché lo dico io…tanto vale abbandonarla, ma sarò sempre disponibile a riaccoglierla a braccia aperte quando capirà il suo errore, ammesso che lo faccia.

Mandateli quei messaggi che vi fanno paura…

Immagine dalla pagina Facebook di Marco Furfaro
Mandateli quei messaggi che vi fanno paura,spingete ‘invia’ e buttatevi. Fumate perché tanto prima o poi morirete tutti. Baciatele le labbra che volete baciare. Prendeteli quei cazzo di treni e di aerei. Vivete perché la vita è una!

Non è mia abitudine condividere materiale a cui potrebbe essere associato un significato politico. Questa sera, però, ho trovato questa bella immagine postata da Marco Furfaro e non ho saputo resistere.

Sinceramente, non riesco a capire se si tratti di un’elaborazione grafica o di una fotografia di un muro: quello che importa, però, è la frase

Mandateli quei messaggi che vi fanno paura, schiacciate “invia” e buttatevi; fumate se volete, perché tanto prima o poi moriremo tutti; baciatele le labbra che volete baciare; prendeteli quei cazzo di treni, di aerei. Vivete, perché la vita è una.

Chi ha realizzato il tutto, ha volontariamente omesso il vaffanculo con cui inizia la frase originale: probabilmente, se fosse stata scritta da Bukowski,  il buon Charles avrebbe avuto qualcosa da ridire sulla censura di una parola che lui considerava quasi un aggettivo rafforzativo.

Il concetto, però, è comunque chiaro senza ricorrere al torpiloquio: abbiamo paura di vivere come vorremmo veramente. La questione potrebbe essere analizzata a livello psicoanalitico, ma richiederebbe anni. I sociologi direbbero che dobbiamo comunque vivere all’interno della società. I filosofi si inventerebbero motivazioni che non riesco nemmeno ad immaginare.

Perchè accade tutto questo? Semplicemente, vogliamo essere accettati e – per raggiungere questo obiettivo – cerchiamo di conformarci al volere della società, dimenticandoci che spesso è proprio l’anticonformismo che fa evolvere la società stessa.

Se ti accade qualcosa …

Se ti accade qualcosa di buono fai un viaggio per festeggiare. Se ti accade qualcosa di brutto fai un viaggio per dimenticare. Se non ti è successo nulla fai un viaggio per far succedere qualcosa.
Se ti accade qualcosa di buono fai un viaggio per festeggiare. Se ti accade qualcosa di brutto fai un viaggio per dimenticare. Se non ti è successo nulla fai un viaggio per far succedere qualcosa.

Non so chi abbia avuto l’idea di modificare una frase di Charles Bukoswky, originariamente dedicata al bere, pensando ai viaggi: dato il periodo estivo, trovo l’idea molto piacevole

Se ti accade qualcosa di buono fai un viaggio per festeggiare. Se ti accade qualcosa di brutto fai un viaggio per dimenticare. Se non ti è successo nulla fai un viaggio per far succedere qualcosa.

Come avevo già scritto tempo fa, il viaggio è una parte essenziale della nostra vita. Il motivo che ci porta a viaggiare può essere diverso di volta in volta:

  • lavoro
  • vacanza
  • studio

Ogni volta che si viaggia si fa un’esperienza nuova: siamo in un luogo diverso da quello a cui siamo abituati, perciò ci dobbiamo adattare all’ambiente circostante. Una trasformazione necessaria quanto repentina.

Qualcuno sosterrà che viaggiare costa: non è esattamente vero. Possiamo considerare caro qualunque cosa non ci porti alcun benficio. I benefici del viaggio, invece sono palesi: possiamo parlare, perciò, di soldi ben spesi.

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto
La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto

 

Per chi non l’avesse capito, adoro Charles Bukowski: è la seconda volta che dedico un post ad un aforisma quest’autore.

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto

Gli artisti in generale sono dei grandi osservatori del mondo esterno, in modo diverso dagli studiosi:

  • Gli studiosi si basano su meri dati e osservazioni scientifiche
  • Gli artisti vanno alla ricerca di cose meno tangibili e visibili

Entrambe le categorie osservano il mondo che le circonda. E’ proprio osservando il mondo che si scoprono cose nuove e se ne realizzano tante altre.

Mi sono spesso chiesto

Perché i personaggi dei libri di Bukowski sono così realistici tanto da apparire dannatamente umani?

La risposta che mi sono dato è

Perché sono ispirati a persone realmente esistenti

La gente comune mi sembra poco interessata a ciò che la circonda e molto interessata a ciò che proviene dal proprio interno: una specie di epidemia di egocentrismo che ha contagiato un po’ tutti.

Questa epidemia ha fatto morire l’interesse per l’altro, considerato come una specie minacciosa per la nostra incolumità, aumentato l’ego in maniera smisurata, logorato i rapporti umani.

Fortunatamente, il nostro corpo è dotato dei tre strumenti che servono per guarire:

  1. Occhi per osservare
  2. Cuore per provare sentimenti
  3. Cervello per capire

Dobbiamo solo allenarli di più…

 

Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai…

AmoSolitariBukowski

 

Ho sempre amato questa frase di Charles Bukowski:

Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme.

Sono cresciuto in un ambiente molto chiuso e ansiogeno, forse perché i miei genitori sono ansiosi e sono cresciuti a loro volta in un ambiente culturale molto legato alle tradizioni: la cultura contadina  italiana anni cinquanta. Qualunque cosa al di fuori di questo schema era sbagliato e da criticare

Ho scoperto il mondo in due modi:

  • Confrontandomi con altri
  • Leggendo molto

Quando lessi Post Officescoprii che le regole formali con cui ero stato educato non erano tutte giuste: se fossi riuscito maggiormente a trasgredirle, forse ora avrei una maggiore autostima.

Fortunatamente, sono sempre stato una persona curiosa del mondo che mi circonda: mi piace conoscere le cose e confrontarmi con gli altri. Se una persona non mi insulta apertamente, può parlare con me di ciò che vuole.

Grazie a questa mia caratteristica ho potuto confrontarmi con molte persone, sia al lavoro che fuori. Le persone più interessanti che ho conosciuto sono quelle più informali, che cercando di essere sé stesse nonostante tutto. Non trasgrediscono la legge, sono educate e anche istruite, ed hanno capito una cosa molto tempo prima di altri, me incluso:

Credo che ci siano solo due cose per capire veramente il mondo e vivere sereni:

  1. Capire che le regole formali non sono la legge
  2. Lasciarsi andare…almeno quando è possibile