Tutti soffrono – Everybody Hurts by Jasmine Thompson

Spero non me ne vogliano tutti i fan dei R.E.M., ma la prima voce a cui penso quando mi viene in mente  Everybody Hurts è quella di Jasmine Thompson, non quella di Michael Stipe.

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La mia terra

Non ho mai nascosto che la mia terra, per citare il titolo della canzone dei Nomadi che vi propongo, è la Valtellina. So bene da che parte sta: centotrenta chilometri a Nord di Milano.

Più che di terra, credo che sia meglio parlare di terre: non credo esista una sola persona legata ad un solo luogo. Ognuno di noi ricorda, per esempio

  • La terra natia
  • La terra dove è emigrato, se lo ha fatto
  • La terra legata ai suoi amori

In un certo senso, i ricordi sono legati sempre ad un luogo: se si ricorda un evento qualsiasi, è quasi obbligatorio ricordarsi dove è accaduto quell’evento.

Domandarsi da che parte sia, come accade nel testo di questo brano, significa – usando un po’ un gioco di parole – aver perso la bussola. Fuor di metafora, significa essere giunti ad un momento della propria  vita in cui è troppo presto per redigere un bilancio.

Siccome non possiamo contrastare lo scorrere del tempo, non possiamo né fermarci, né tornare indietro. Tuttavia, possiamo sempre rallentare: non ci lamentiamo forse che la vita moderna è troppo veloce? Ecco, allora l’occasione giusta per farlo: scendete da quel treno in corsa che è la vostra vita e proseguite a piedi.

Anche se il lavoro, la famiglia e gli obblighi in generale vi occupano gran parte della vostra giornata, non dite che non avete abbastanza tempo per rallentare. Abbiamo almeno un paio d’ore ogni sera per ritrovare noi stessi.

La nostra terra è composta anche dal nostro insieme di passioni, hobby, emozioni e qualunque altra cosa ci renda felici. Se non c’è nulla che vi renda felici in questo momento, forse dovete scavare un po’ nei vostri ricordi passati o – addirittura – remoti.

Forse non ve lo ricordate, ma anche voi siete stati piccoli, per citare la battuta dello spettacolo di Mary Poppins che mi è rimasta più impressa. Vi ho già detto anche cosa dovete fare: sfruttate la notte per ritrovare la vostra strada.

La notte vola

Ieri notte non riuscivo proprio a dormire: ogni tanto mi capita. In genere, in questi casi, ascolto un po’ di musica, ma ieri ho deciso di fare una cosa diversa dal solito: mi sono alzato, mi sono vestito e sono uscito. Continua a leggere La notte vola

Havana in versione Pentatonica – cover dei Pentatonix

Stasera ho voluto fare un’esperimento: ascoltare la cover dei Pentatonix del brano Havana e scrivere di getto i miei pensieri.

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Take it back

Ammetto che le canzoni d’amore mi piacciono, ma noto anche un difetto: sembrano tutte uguali per significato. Mi è bastato ascoltare e leggere il testo Take it back dei Pink Floyd per la prima volta per rimangiarmi il concetto. Del resto, stiamo parlando di un gruppo che rimane nell’immaginario collettivo, nonostante si sia sciolto nell’ormai lontano 1995.

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Il Piccolo Coro dell’Antoniano Mariele Ventre canta la cover…

Una cover è sicuramente un parametro con cui misurare il successo di una canzone; un altro parametro potrebbe essere, per esempio, il ricordo di quella canzone anche generazioni dopo. Mia nipote è troppo piccola per ascoltare De Gregori, ma occorre solo aspettare qualche anno.

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Non è detto

Questa sera vorrei fare un esperimento, che non è detto che funzioni. Ho guardato una sola volta il video dell’ultimo singolo di Laura Pausini, cantante di cui non avevo mai parlato in passato, e ne scriverò qualche pensiero.

Le immagini sembrano solo un accompagnamento visivo, se così posso definirlo: qualcosa che resta nello sfondo e che sembra praticamente ininfluente nell’economia della canzone. Detto questo, occorre analizzare bene testo e contesto per esserne assolutamente sicuri.

I primi due paragrafi di questo mio testo sono sicuramente molto tecnici e poco emotivi, ma considerate che ho solo analizzato quella che chiamerei la superficie. Non ha caso ho usato il verbo sembrare e non l’ausiliare essere. Se li rileggete sotto una nuova ottica, vedrete che Laura Pausini esprime lo stesso concetto in modo speculare a me: nel suo brano risulta subito evidente l’aspetto emotivo della questione che affronta.

Il titolo, però, svela che non è così. Cosa ne può sapere la persona non ancora dimenticata di ciò che prova l’altra parte in un determinato momento? A dir la verità, potrebbe saperne molto di più di quanto non possa sembrare a prima vista. L’unico modo sarebbe fare una domanda a cui – si spera  – l’altra parte risponderà sinceramente.

Purtroppo, è molto più probabile che accada l’esatto contrario. I motivi possono essere diversi

  • Paura di ferire il prossimo
  • Paura di essere feriti
  • Certezza del proprio punto di vista

Quale che sia il motivo, è certo che seguendo la fredda logica cerebrale resteremo sempre bloccati in un punto che non è né quello di partenza, né quello di arrivo: per usare una metafora, è un punto della strada in cui non dobbiamo fermarci e camminare. So che, a volte, è necessario riflettere ed è quello che vi invito a fare. Fermarsi a riflettere , però, non vuol dire necessariamente non fare niente: significa sistemare quelle piccole cose di tutti i giorni, aspettando il momento propizio per fare la mossa decisiva.