Thank God It’s Christmas

Avevo previsto di scrivere questo articolo ieri ma, come potrete immaginare, ero in tutt’altre faccende affaccendato.

Spero che vogliate accettare i miei auguri di  Buon Natale con un sottofondo musicale dei Queen con ventiquattrore di ritardo…al massimo, potrete riciclarli assieme ai doni poco graditi trovati sotto l’albero l’anno prossimo

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A Natale puoi…

Ci sono vari motivi per cui mi piacciono le canzoni rap. Ci sono varie cose he puoi fare con queste canzoni

  1. Puoi prendere a riferimento l’attualità
  2. Puoi usare un linguaggio linguaggio semplice
  3. Puoi far considerare le cose sotto un’altra prospettiva

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L’era del cinghiale bianco di Franco Battiato

La mia amica Francesca mi ripete spesso che

Il caso non esiste

Credo che sia veramente così, considerando il fatto accaduto ieri: ho proposto ai follower della pagina Facebook del mio blog di suggerirmi un’immagine, un filmato o un video musicale di cui avrei parlato.

È stata Elisabetta (il nome è vero, ma non vi dico altro) a suggerirmi L’era del cinghiale bianco, un testo che non avevo mai ascoltato con attenzioneDevo sinceramente ringraziarla per questo suggerimento.  Strano, per un blog che parla di vita, non essersi già cimentato con Franco Battiato, non trovate?

Sapendo che Battiato non è certo un cantante che usa le parole a sproposito, prima di scrivere ho voluto documentarmi quale significato potesse avere il cinghiale bianco.

Mi piace molto questa definizione

L’era del cinghiale bianco è un riferimento alla cultura celtica. Con questo nome è infatti indicato un periodo remoto di splendore della cultura celtica (una sorta di età dell’oro perduta e comune a quasi tutte le culture).

Nella società occidentale manca proprio quella   ricerca  spirituale  che è propria della cultura orientale citata dal cantautore. Siamo talmente imperniati di concetti quali

  • Economia
  • Profitto
  • Scienza

Che ci dimentichiamo che la parola sapere ha anche un significato che va oltre le nostre competenze intellettuali e che coinvolge anche lo spirito. Non avendo mai oltrepassato il meridiano di Greenwich, anche io cado spesso in questo errore.

Di notte, però, mi rendo conto che la vita non è solo cervello e cuore in senso materiale del termine, ma anche spiritualità…Sarà per questo che non riesco ad addormentarmi subito, ma ho bisogno di un po’ di musica. A volte penso che un viaggio in un tempio buddista potrebbe essere utile a chiunque.

Che siate credenti o meno, ognuno di noi ha bisogno di un momento per curare la propria anima.

Potete farlo nel modo che ritenete più opportuno. Se non ci avete mai provato, fate vari esperimenti: lunedì potete dedicarvi allo yoga, martedì vi potete concedere un bagno caldo. Fate una cosa diversa ogni giorno, fin quando non trovate quella cosa che vi fa meditare.

Don’t Cry – Non piangere

Pur non essendo un grande fan dei Guns’n’Roses, non mi è ci è voluto molto per capire che il video di Don’t Cry  (che – come sapete senz’altro – significa non piangere )altro non è  che il fratello minore del video di November Rain.

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Hallelujah

 

Finalmente è arrivato dicembre: mi verrebbe voglia di cantare insieme a Jeff Buckley

hallelujah

Una delle sue canzoni o, meglio, cover più famose, visto che la versione originale è quella di Leonard Cohen.

Ci sono poche cose che uniscono, tre di queste sono sicuramente

  • Natale
  • La musica
  • La vita

Quest’ultima, la vita, è sicuramente quella che racchiude tutte le altre, non solo quelle che ho citato: i vostri commenti potrebbero elencare molte delle cose che uniscono e l’elenco sarebbe comunque incompleto.

Purtroppo, diamo per scontate molte cose, fino a darle per assodate e a sentirne la mancanza solo quando le abbiamo effettivamente perse. Personalmente, ho sempre pensato ad andare avanti, al futuro e al presente, più raramente al passato. Non so se ho fatto bene: del resto, la storia passata influenza le nostre decisioni presenti e future.

In ogni caso, ci sono molte cose per le quali cantare halleluia.

Gaetano e Giacinto

 

Dato il nome che portano e gli anni passati a suonare insieme, credo che solo gli Stadio potessero raccontare il calcio dei tempi di Gaetano e Giacinto, la canzone dedicata a Giacinto Facchetti e Gaetano Scirea.

Un calcio dimenticato, molto meno

  • Commerciale
  • Televisivo
  • Internazionale

In cui esisteva ancora il concetto di Bandiera, quella con la B maiuscola.

Dare la colpa al calcio per come si è evoluta la nostra vita non avrebbe senso: è sensato, invece, dare la colpa alla nostra vita per come si è evoluto il calcio.

Non sarebbe giusto nemmeno dare tutto la colpa alla pubblicità: se la pubblicità fa leva sui nostri bisogni immediati, lo fa perché noi cerchiamo di sopperire alle nostre mancanze profonde in modo immediato. Trovo giusto, invece, dare la colpa alla nostra vita per come si è evoluta la pubblicità.

Pubblicità e calcio, in fin dei conti, sono una metafora della vita. A Gaetano Scirea non sarebbe piaciuto così tanto il calcio moderno. Giacinto ha fatto in tempo a vederlo, ma non lo ha giocato. Lo ha visto da dietro una scrivania, con lo sguardo di chi rimpiange un tempo che non c’è più, ma con il dovere di fare il bene della squadra.

La vita può essere una splendida opera d’arte, ma occorre darle tempo. Noi, invece, adesso pretendiamo tutto e subito. Più che concederci più tempo per noi stessi, questa frenesia non ha fatto altro che aumentare lo stress, l’ansia e….gli attacchi cardiaci.

In momenti come questo, dovremmo tutti fare nostro un proverbio (fatemelo chiamare così) abbastanza noto in campo artistico

Anche Leonardo ha disegnato scarabocchi prima di dipingere la Gioconda

Qualcuno potrebbe dire che Leonardo è un esempio fuori luogo: lui era un genio. Eppure, vorrei ricordare a chi mi legge che anche Da Vinci andò a bottega prima di essere il personaggio poliedrico che tutto il mondo ci invidia.

People have the power

 

Questa mattina mi sono svegliato mentre la radio trasmetteva la canzone People have the power e mi sono arrabbiato con me stesso domandandomi

Come ho potuto dimenticarmi di loro due?

Loro due sono, ovviamente, la sacerdotessa maudit del rock Patti Smith e, appunto, la sua canzone People have the power: una figuraccia non da poco, visto che ho sostenuto più volte che ciò che conta nelle canzoni sono il messaggio e le emozioni.

Di emozioni e messaggi il testo ne propone praticamente ad ogni strofa, se non ad ogni riga, parlando di

  • Sogni
  • Gente
  • Potere

solo per citare le tre parole che più colpiscono a prima vista.

Il video, volutamente con il viso di Patti quasi cadaverico, ci mostra gente, famosa e non: sono loro che hanno il potere, siamo noi che abbiamo il potere o, almeno, dovremmo averlo.

Il problema è che molte persone, io incluso, si ostinano a pensare di non poter cambiare il mondo. Di certo, questo è un po’ utopico…Ma perché non cominciamo a cambiare il nostro mondo?

Basterebbe cambiare qualche abitudine personale per vedere il mondo da una prospettiva diversa. Per esempio, se andassimo a letto mezz’ora prima ogni sera, saremmo più riposati il giorno dopo…e forse risparmieremmo qualche soldo di luce elettrica.

La risposta è molto semplice: ci stiamo adagiando. Siamo convinti che non possiamo cambiare nulla. Con l’età perdiamo quella voglia di rischiare che contraddistingue i pazzi, i monomaniaci e…gli adolescenti. Forse è proprio per questo che i famosi quattro amici al bar di Gino Paoli sono molto giovani.

Se escludiamo il cantautore genovese, non mi viene in mente nessun altro nome italiano che abbia parlato del Potere. Forse non è un caso che Power in inglese abbia due significati:

  1. Potere, appunto, nel senso politico e sociale del termine
  2. Energia, nel senso elettrico del termine

Per esprimere il potere ci vuole energia, che le persone – almeno in Italia – sembrano aver perso da un bel po’ di tempo, almeno da quando è finita la Seconda Guerra Mondiale.

Cosa resterà (degli anni ottanta)?

 

Le bariste che mi preparano colazione la domenica mattina non apprezzano la radio: preferiscono collegare lo stereo ad un lettore MP3 ed ascoltare la loro musica preferita. È grazie a questo piccolo gesto che ho potuto riascoltare Cosa resterà degli anni ’80.

Questo blog si rivolge al presente, non al passato, ma man mano che si avvicina la fine dell’anno è doveroso cominciare a stilare un bilancio. Un bilancio è qualcosa che non serve solo in economia, ma anche nella vita. Il bilancio della vita ha tre scopi principali:

  1. Vedere dove siamo in quel momento
  2. Immaginare dove vogliamo arrivare
  3. Considerare come arrivarci

Non dico che si dovrebbe pianificare il nostro anno giorno per giorno, ma quantomeno avere una prospettiva di massima per tracciare una rotta, in modo da avere qualcosa che resterà per gli anni a venire.

Se Raf dovesse riscrivere il testo oggi, probabilmente menzionerebbe Trump e farebbe esempi molto diversi. Anche noi, fra meno di due mesi, ricorderemo vari eventi che hanno – personalmente o socialmente – segnato il nostro anno.

La domanda – a questo punto – è

Che cosa resterà di quest’anno, che ci porteremo anche negli anni successivi?

Dare una risposta univoca è impossibile: dipende da quanto ci è accaduto negli ultimi dodici mesi. Per esempio, io ricorderò senz’altro la nascita di mia nipote Alice. Altri fatti sono sicuramente passati in secondo piano, forse perché sono anche un po’ spiacevoli, ma credo si riaffacceranno nella mia mente quando meno me lo aspetto…e non sto parlando solo  quando sono sdraiato sul lettino durante le sedute di psicoanalisi.

In momenti come questo, mi accorgo che la  vita, anche la più monotona, ci regala sempre delle sorprese: sta a noi saperle coglierle e considerale tali. Per citare il brano di stasera, è impossibile sapere ogni giorno cosa resterà una volta che sarà passato.