Domani

 

Milano e Legnano distano fra loro meno di un’ora di automobile: impossibile non aver mai sentito parlare dei Finley!

Non tutti sono così fortunati: come ci spiega bene la canzone Domani, ci sono coppie che si amano ma che abitano ad oltre mille chilometri di distanza l’uno dall’altra e possono vedersi solo nel week-end o anche meno.

Come si suol dire

L’amore non ha confini

inoltre, fa parte della vita. A volte, però, mi domando: perchè le coppie non possono avvicinarsi fisicamente fra loro?

Se fra chi mi legge c’è anche qualcuno che sta vivendo una relazione a distanza, me lo spieghi: io non lo capisco.

Se l’amore è vero, insieme al partner si dovrebbe riuscire a trovare il modo per avvicinarsi fisicamente: forse non si vivrà sotto lo stesso tetto, ma sarebbe comunque possibile vedersi quasi ogni giorno.

Ho alcuni  parenti che si sono sposati con persone di altri continenti: è vero che è accaduto negli anni ottanta e novanta del secolo scorso, quando l’economia era decisamente migliore, ma nel ventunesimo secolo dovrebbe essere più semplice avvicinarsi e vivere insieme.

Se tutti lo facessero, nessuno dovrebbe più dire

Domani ripartirò

 

Piccolo uomo

 

Per chissà quale ragione, stamattina mi sono svegliato con in testa la canzone Piccolo uomo della compianta Mia Martini: forse perché voglio continuare il discorso di ieri.

Un testo che conoscono tutti, che parla della fine di un amore. Mi piacerebbe che in casi come quelli narrati John Belushi risorgesse per dire

È finita? Hai detto finita? Non finisce proprio niente se non l’abbiamo deciso noi.

Perché difficilmente due persone smettono di amarsi contemporaneamente: un componente della coppia si sente sollevato per aver dato la notizia all’altro, che invece si sente distrutto. Lasciarsi di comune accordo è più unico che raro,  sia che si tratti di amore, sia che si tratti di amicizia. Più spesso, l’amore continua per lungo tempo, anche quando una delle persone è morta.

Ecco uno di quei casi in cui vorrei ci fosse più dialogo, non tanto per cercare di appianare i contrasti o rimettere insieme i pezzi, quanto per puro e semplice rispetto dell’altro.

Il problema è che non è facile affrontare questi argomenti e i due interlocutori pensano sempre di essere dalla parte della ragione.

L’empatia, in questi casi, può aiutare solo fino ad un certo punto: l’istinto di conservazione e la voglia di primeggiare sull’altro tramutano il dialogo in uno scontro che raramente ha vinti e vincitori.

The One That Got Away

 

A volte, ascoltiamo canzoni semplicemente per rilassarci pochi minuti, dimenticandoci di capirne il significato. Il 16 marzo dell’anno scorso avevo già detto quanto sostiene una mia coetanea, ma voglio riportarlo anche oggi

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Se, poi, il testo è in inglese, come nel caso di The one that got away, occorre fare anche uno sforzo di traduzione. Lo sforzo sarà ricompensato da una sorpresa, come quella che Katy Perry è capace anche di trasmettere un messaggio nei suoi brani.

Qualcuno potrebbe sostenere

È la semplice storia di due ragazzi che si lasciano

Forse avete ragione, ma vorrei farvi due domande:

  1. Se così fosse, perché realizzare un video così tragico come quello che vedete?
  2. Perché, in psicologia, si parla di lutto anche per la fine di un qualsiasi rapporto?

Credo che il nostro cervello voglia difenderci dalla sofferenza e che la vita, di tanto in tanto, ce la sbatta in faccia: dobbiamo affrontarla.

Se una persona soffre, occorre starle vicino, anche se lei vorrebbe il contrario e se non sappiamo esattamente come fare per aiutarla: la sola nostra presenza può essere di aiuto. Del resto, si parla di una spalla su cui piangere per indicare l’amico che sta vicino a chi soffre.

Non voglio augurarvi nulla di male, ma so una cosa: se vi comporterete così, il vostro amico sarà al vostro fianco quando voi avrete bisogno di lui.

Rehab

 

 

Sono già trascorsi sei anni da quando Amy Winehouse ci ha lasciati entrando a far parte del 27 Club. Nel 2011, giusto in queste ore, la stavamo piangendo.

Basta leggere il testo di Rehab per capire che, forse, Amy aveva già deciso di morire cinque  anni prima, nonostante amici e parenti gli consigliassero di disintossicarsi. Forse nemmeno lei se ne rendeva conto, ma è così.

Non ho mai conosciuto nessuno che riconoscesse di avere seri problemi. La frase che mi sono più spesso sentito dire è stata

È solo un momento no: passerà

Senza per forza arrivare all’estrema conseguenza della morte, ci sono periodi in cui quel momento no sembra durare tanto, troppo tempo. Pochi toccheranno il fondo e grideranno a tutti

Ho bisogno di aiuto

Questo è uno di motivi principali per il quel esiste l’amicizia: aiutare l’amico facendo la cosa più giusta per il suo bene in quel momento, anche se lui non è d’accordo. In altre parole, dovremmo fare l’esatto contrario di ciò che suggerisce Amy nella sua canzone.

So bene di cosa parlo. Ricordo esattamente il giorno in cui mio fratello, con la scusa di un invito a cena, mi costrinse a cominciare quel percorso psicoanalitico che mi sta portando sempre più coraggio e a conoscermi sempre di più. Ci sono giorni in cui vorrei mollare tutto, ma poi mi ricordo al strada percorsa fin qui e, allora, riprendo con ritrovata energia.

The wall

 

A volte, tutti ci domandiamo

In che cazzo di società viviamo?

Quest’interrogativo dev’essere vecchio almeno quanto me, visto che i Pink Floyd se lo chiedevano già allora, nell’album The Wall.

Più che un album, una storia…più che una storia, una leggenda: definirlo in altri modi sarebbe impossibile.

Per quanto mi riguarda, quest’album non è nient’altro che la metafora della verità: non importa se la storia riguarda Syd Barrett oppure no…..può riguardare tutti noi!

Se, un tempo, erano solo le Rockstar e le persone ad alti livelli a soffrire di disturbi mentali (ma, forse, alle persone comuni mancava solo una corretta diagnosi), ora mi sembra che tutti abbiano problemi di qualunque genere.

La verità è proprio il problema di quel muro che abbiamo eretto intorno a noi, che ci isola dal resto del mondo e ci fa considerare – in un delirio di onnipotenza – i migliori sul pianeta…ma se ci consideriamo soli, con chi mai potremmo confrontarci?

 

In compagnia

Oggi devo fare un cambio di rotta in corsa: avevo previsto di scrivere a proposito di una certa frase, ma gli eventi delle ultime ore mi hanno fatto ricordare la canzone In compagnia, un vecchio duetto di Eros Ramazzotti, in compagnia di Stefano Bozzetti.

Ciò che mi colpisce di più di questa canzone è il ritornello

Riuscire ad essere uguali
In ogni diversità
E dai colori più strani
Un’alba uscirà

Ciò può avere molti significati, ma il mio resterà sempre e solo uno: occorre accettare l’altro per ciò che è e trattarlo come lui vorrebbe essere trattato.

Ma come vogliono essere trattate le persone? In generale, mi verrebbe da rispondere

Da persone

Il problema è che non c’è un modo univoco per interpretare immediatamente questo concetto: occorre conoscere bene le persone, anche nei momenti più bui, per capire come comportarsi con loro.

Non occorre una laurea in psicologia, basta solo essere aperti al modo di vivere altrui: non è il nostro modo di vivere, ma è comunque degno di rispetto.

Credo che il modo migliore per comprendere il modo di vivere altrui non sia solo frequentarsi,  ma  anche essere reciprocamente  curiosi verso l’altro: domandando apertamente  all’altro le motivazioni del proprio comportamento otterremo tre effetti

  1. Conosceremo meglio il prossimo
  2. Ci mostreremo aperti e comprensibili verso di lui
  3. Eviteremo fraintendimenti

ed allora, dai colori più strani, un’alba uscirà….

Pachidermi e pappagalli

Una cosa che detesto delle persone è la scarsa propensione ad approfondire certe tematiche, fermandosi alla prima cosa che si legge, spesso su internet.

Mi sembra che ci si informi quasi esclusivamente su internet: il luogo dell’informazione per eccellenza, ma anche di bufale colossali, spesso lanciate da siti che non sono testate giornalistiche.

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Non ci guarderemo indietro mai

 

Quante volte ho fatto errori? Non lo so, ho perso il conto. Credo sia così per tutti.

La vita è anche questo: fare errori e poi pentirsene. A volte, come cantano i Negrita, non ci si pente nemmeno.

Certo, si pensa ai propri errori: a volte, ciò che è giusto per una singola persona è sbagliato per gli altri.

Ma che ne sanno gli altri, della nostra vita? Solo ciò che raccontiamo loro, a volte condito dalle supposizioni altrui.

L’unico modo per evitare tutti questi problemi sembra poco praticato: parlare chiaro…..inoltre, anche se lo si fa, non è detto che dall’altra parte ci sia l’ascolto dovuto.

Ci sono varie cose che ho capito vivendo:

  1. Non possiamo prevedere il futuro
  2. Conosciamo la nostra meta definitiva

Lo so, sembra un controsenso….Ma non lo è: il nostro desiderio più profondo ci accompagna giorno e notte. La mattina non lo ricordiamo, di giorno resta offuscato dalle necessità lavorative, ma c’è.

Ognuno di noi vuole essere felice  in modo diverso. A questo si riferiva Steve Jobs, ma non l’abbiamo ancora capito.

La paura del futuro ci ancora al passato. Seguendo il desiderio, quello profondo e autentico, non quello effimero di una notte

Noi non ci guarderemo indietro mai!

 

E il silenzio che parla molto più rumorosamente delle parole di promesse infrante

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E il silenzio che parla molto più rumorosamente delle parole di promesse infrante

 

Le canzoni sono solo delle poesie con un accompagnamento musicale: credo sia per questo che Bob Dylan sia stato insignito del Nobel.

Il problema della musica straniera è che la ascoltiamo senza premurarci di capirne il senso.Non traduciamo il testo mentre ascoltiamo il brano, sedotti dall’insieme di musica, voce e ammirazione per questo o quel cantante

 Se prendete questa frase dei Pink Floyd

E il silenzio che parla molto più rumorosamente delle parole di promesse infrante

Non è nient’altro che la traduzione di un verso del brano Sorrowquanti di noi l’hanno ascoltata cercando di capirne il senso? Credo pochi.

Anche io ho commesso lo stesso errore: non ho tradotto il testo, ma solo ora lo capisco. C’è voluta una settimana di silenzio per capirla.

Fortuna vuole che ci sono persone che stanno cercando di riempire questo silenzio. Stamane Simonetta ha messo da parte i suoi problemi per venirmi incontro, è una settimana che Linda sta tessendo una tela degna di Penelope.

Cercare di riempire questo silenzio con il lavoro o qualsiasi altra cosa non porta a nulla: di cose belle nella vita ne abbiamo a bizzeffe

  • Figli
  • Amici
  • Abitudini

Solo che non le apprezziamo e vogliamo qualcosa di diverso. Cosa ci resterà dopo aver provato tutto, senza aver trovato nulla che ci soddisfa? Credo ci resterà solo l’amarezza di non aver apprezzato quanto era vicino a noi….

Chiedi alla luna

 

La vita è molto strana: quando questa mattina ho scelto la canzone Chiedi alla luna di  Baby K, mai avrei immaginato che avrebbe ben rappresentato la mia giornata odierna.

Cosa significa questo brano per me? Significa semplicemente che non ricordiamo mai dei fatti:

  1. Al mondo, esistono circa 7 miliardi di persone
  2. In comunicazione, si dice che bastino 7 passaggi per collegare due persone che non si conoscono fra loro

Internet ha ridotto numericamente questi passaggi: posso digitare un nome a caso sulla tastiera e trovare qualcuno da conoscere. Magari facciamo la conoscenza di qualcuno tramite un nostro amico nella vita reale.

Fare la conoscenza di, però, è diverso che conoscere veramente qualcuno.

Gli amici, quelli veri, sono quelli che si preoccupano: quelli che mi hanno salvato dalla solitudine che certe persone mi hanno fatto provare.

Lo so: chi mi legge spesso, troverà che il mio post di oggi sia ermetico.

Potrei usare un verso di Baby K per spiegarlo

Non ti confondere non sai nulla di me
della mia vita, e la mia bio,
tutto questo è mio.

No, non è questo il verso giusto…credo sia un altro

Chiedi alla luna di me.