Se ne vale la pena, si trova sempre tutto. Tempo, coraggio, scusa e motivo

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Se ne vale la pena, si trova sempre tutto. Tempo, coraggio, scusa e motivo

Sono trascorsi solo tre giorni da quando ho pubblicato un articolo su un’immagine della pagina Facebook Vabbè: forse è un po’ presto per parlarne ancora, ma gli amministratori di quella pagina sono molto prolifici.

Il campo neutro lascia spazio alla frase

Se ne vale la pena, si trova sempre tutto. Tempo, coraggio, scusa e motivo

Non sempre è facile individuare ciò per cui vale veramente la pena vivere: abituati così come siamo al nostro tranquillo ménage quotidiano fatichiamo a vedere delle alternative a ciò che abbiamo fissato in testa o sulla nostra agenda.

Siamo sicuri di una cosa: sappiamo che esiste un modo diverso di vivere la giornata, ma non sappiamo quale sia. Forse è la paura che ci blocca, ma non ce ne rendiamo conto.

Non credo che fissarsi sulla decisione di fare qualcosa di diverso sia producente: trovo più opportuno lasciare fare al caso, alla fatalità, al destino, all’inconscio…a quella cosa che (in qualunque modo vogliate chiamarlo) vi farà fare la scelta giusta.

Noi dobbiamo fare solo due cose:

  1. Prenderci il tempo di ascoltarci
  2. Essere aperti al cambiamento

Il secondo punto è la chiave del cambiamento che tanti cercano, ma che pochi trovano, a causa della loro chiusura mentale.

La mia psicanalista sosterrebbe che faccio parte dei tanti, ma credetemi che sto cercando di entrare nell’èlite dei pochi.

 

 

Ognuno vive come gli pare, ma oggi sembrano tutti usciti da una fotocopiatrice

Frase dal Film "Il favoloso mondo di Amélie"
Ognuno vive come gli pare, ma oggi sembrano tutti usciti da una fotocopiatrice

 

Quando ho scelto la frase di oggi sulla pagina Facebook Vabbè , non sapevo che fosse stata pronunciata nel film  Il favoloso mondo di Amélie

Ognuno vive come gli pare, ma oggi sembrano tutti usciti da una fotocopiatrice

Mai concetto fu più vero! Sebbene tutti si dichiarino persone anticonformiste, facciamo di tutto per essere accettati dal prossimo e, perciò, ci omologhiamo. Quello che aveva teorizzato Orwell nel suo famoso romanzo quasi settant’anni fa, si è concretizzato ai giorni nostri.

C’è un omologazione imperante che ha decretato sia il modo di vivere, dal momento in cui ci alziamo la mattina fino ai nostri desideri. L’unica cosa che sembra essere libera da tutto questo sembrano essere i nostri sogni notturni, forse perché non li controlliamo.

Raramente ci alziamo la mattina ricordandoci cosa abbiamo sognato la notte precedente, forse perché neghiamo a noi stessi la vita che abbiamo sempre desiderato.

Perché facciamo tutto questo? Semplicemente perché ogni cosa al di fuori dell’omologazione è mal vista dalla società: ammetto di aver fatto anche io questo errore, perché volevo essere accettato.

Tanti di noi hanno confuso le normali regole del quieto vivere con l’omologazione sociale, tanto da venirci ad insegnare cosa fare della nostra vita: mi vien quasi da dire

Tutti psicologi con il cervello degli altri!

Non sto mandando al diavolo tante sedute di psicoanalisi, proprio perché so che la mia terapeuta non può, per deontologia professionale, insegnarmi a vivere: devo essere io a trovare il mio modo.

La maggior parte di noi, però, preferisce omologarsi: peccato!

 

Pultroppo, propio, a me mi

 

Pultroppo, propio, a me mi
Pultroppo, propio, a me mi, andevamo, cortello, salciccia, semafero, se io avrei

Il titolo di questo post potrebbe farvi pensare che io sia ammattito tutto d’un tratto: così non è, state tranquilli e nemmeno mi sono messo a parlare come Titti che – pultroppo – deve fare i conti con Gatto Silvestro che lo vuole mangiare tutti i giorni.

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Chi si fa grande con le parole, si fa piccolo con i fatti

Frase anonima su chi si fa grande
Chi si fa grande con le parole, si fa piccolo con i fatti.

Parlare della frase di stasera, condivisa da I valori della vita, potrebbe essere pericolo per un blogger come me e per un blog come questo

Chi si fa grande con le parole, si fa piccolo con i fatti.

Del resto, pochi di voi mi conoscono di persona e tutti gli altri potrebbero avere l’impressione che sia uno che predica bene e razzola male, per usare un modo di dire, ma non mi considero certo un grande. Una piccola prova è data dal fatto che non è la prima volta che parlo di un concetto simile.

Andando più in profondità, posso dire che esigo lo stesso rispetto da parte degli altri. In due parole, posso dire che mi sento avvilito in due frangenti:

  1. Quando una persona non riesce a mantenere le sue promesse
  2. Quando io non riesco a mantenere le promesse fatte

Tutte le motivazioni che possiamo avere – per quanto sensate – servono a ben poco, se usate frequentemente: mantenere una promessa è la regola, non l’eccezione.

Come possiamo rispettare questa regola? Semplicemente, ascoltandoci di più.

Facciamo un piccolo esempio: conoscete il vostro miglior amico dai tempi del Liceo, perciò sapreste descriverlo meglio di sua madre (con tutto il rispetto per le madri). Logicamente, sapete anche pregi, difetti, segreti e cosa trova fastidioso il vostro amico: avreste in mano tutte le carte possibili ed immaginabili sia per farlo felice, che per distruggerlo. La scelta spetta a voi.

Io scelgo sempre la prima opzione, ma pretendo che anche gli altri facciano lo stesso con me.

Scrivendo di getto (ogni articolo mi occupa al massimo mezz’ora di tempo e questo articolo mi ha richiesto molto meno tempo), posso fornirvi un’ulteriore prova. Se non vi bastano…beh, allora dovete conoscermi e non farvi fregare dalla vostra impressione, dalla mia ansia o da quello che volete voi.

 

Se osserviamo, la natura ci insegna sempre l'indipendenza e il non – conformismo

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Se osserviamo, la natura ci insegna sempre l’indipendenza e il non – conformismo

Questo articolo farà più che sorridere chi mi conosce di persona.

La frase condivisa da Ghiandola pineale – il terzo occhio recita

Se osserviamo, la natura ci insegna sempre l’indipendenza e il non-conformismo

Vi invito ad osservare l’immagine: un albero è cresciuto al di fuori della gabbia che qualcuno aveva costruito intorno a lui. Possiamo parlare di indipendenza, non conformismo o di libertà?

La differenza è sostanziale. L’albero aveva solo due scelte davanti a lui

  • Crescere all’interno dello steccato
  • Crescere al di fuori dello stesso

Mi sembra che questa sia una scelta anticonformista. Purtroppo, siamo persone, non alberi: io vorrei essere più anticonformista, ma devo comunque fare i conti con l’educazione ricevuta e le regole sociali che mi hanno imposto e che mi sono auto-imposto.

Perché accade questo? Perché  l’uomo è un animale sociale: deve vivere e convivere con gli altri.

Ammetto che – in vita mia – ho esasperato questo concetto: non mi sono mai concesso un attimo di libertà, finendo per tarparmi le ali da solo.

Come in tutte le cose, occorre seguire una giusta misura: concedersi un attimo di pazzia ogni tanto non può fare che bene, ma non dobbiamo mai dimenticarchi che esistono anche gli altri.

Che fatica dimostrare un'indifferenza che non si prova

FaticaDimostrareIndifferenzaNonProva
Che fatica dimostrare un’indifferenza che non si prova

Oggi la pagina Facebook Una pioggia di te ha condiviso la frase di una certa Arianna

Che fatica dimostrare un’indifferenza che non si prova

Trovo che l’immagine usata per lo sfondo sia appropriata: alberi sempreverdi sotto il gelo invernale….Quale migliore metafora per indicare che – anche quando dimostriamo freddezza – siamo comunque vivi?

La metafora può andare persino oltre: superare l’inverno non è cosa semplice, né per le piante, né per gli animali, né per gli esseri umani.

A livello emotivo, la cosa può risultare ancora più difficile: quante volte fingiamo di stare bene, ma in realtà stiamo reprimendo le nostre emozioni? Io lo faccio infinite volte perché:

  • L’ufficio non è il luogo adatto
  • Vivendo solo, a casa non saprei con chi sfogarmi
  • Le rare volte che esco a divertirmi, non è il momento adatto

Lo ammetto: è stata una strategia perdente! Ansia e depressione mi hanno aggredito.

Una cosa che richiederei all’umanità, cioè a tutte le persone, è quella di dedicarsi almeno venti minuti al giorno ad ascoltare il prossimo ed altrettanti ad ascoltare sé stessi. Probabilmente, non risolveremmo le guerre, ma di sicuro sarebbe una piccola rivoluzione nei rapporti interpersonali.

Purtroppo, sembra che la maggior parte della gente abbia deciso di curare il proprio corpo, non il proprio spirito.

Non sono questioni religiose come potrebbe sembrare a prima vista. La realtà è molto più semplice. Non vogliamo rispondere ad una semplice domanda

Cosa sto provando in questo momento?

Sia nel momento in cui siamo noi a stare male, sia quando (grazie all’empatia) vediamo qualcuno di afflitto. Se lo facessimo staremmo tutti meglio: purtroppo, siamo sempre più egoisti e sordi…anche verso noi stessi.

Alla fine, va così

VaCosi
Alla fine va così…ti stanchi di esserci, di metterci il cuore laddove cuore non c’è. Ti stanchi di esserci per chi non c’è. Ti stanchi di aspettare il nulla perché, anche se nulla ti aspettavi, un abbraccio forse te lo meritavi. Alla fine va così…senza far rumore, in punta di piedi, te ne vai.

Mi hanno sempre detto che i miei peggiori difetti sono quelli di non riuscire a perdonare e quello di commiserarmi troppo per la mia scarsa vita sociale.

Non voglio rendere pubblica la diagnosi della mia terapeuta, ma citare una frase che ben spiega il mio modo di agire.. Il fatto che sia stata condivisa dalla pagina Facebook vabbè è un caso, ma – ironicamente – questa parola  è anche il mio segno di resa definitiva

Alla fine va così…ti stanchi di esserci, di metterci il cuore laddove cuore non c’è. Ti stanchi di esserci per chi non c’è. Ti stanchi di aspettare il nulla perché, anche se nulla ti aspettavi, un abbraccio forse te lo meritavi. Alla fine va così…senza far rumore, in punta di piedi, te ne vai.

Stando alle statistiche del mio cellulare, sono più le chiamate fatte che quelle ricevute, segno inequivocabile che mi sono circondato delle persone sbagliate. Da timido quale sono, ho sempre preferito la gente solare, come se potessero riattivarmi.

Se pensate che io volessi usare queste persone, non mi conoscete abbastanza: sono molto empatico, perciò stare vicino a persone più chiuse mi avrebbe – probabilmente – trasformato in una larva…e queste persone non avrebbero avuto colpa.

Il  problema è che spesso confondo le persone solari con quelle che fingono di essere solari: un conto è la persona che sei, un altro il ruolo che reciti.

Quando la recita non mi piace più, me ne vado: non pretendo mi rimborsino il biglietto…ma in questo teatro non mi vedrete più.

Io l’ho capito, spero che una mia amica lo capisca presto e giunga alle mie stesse conclusioni.

Tutti i giudici la bocciano…

Ancor prima di visualizzare il video di stasera ho capito che mi sarebbe piaciuto, perché sono stato attratto dal titolo scelto dalla pagina Facebook Video incredibili, anche se ho trovato una versione migliore su youtube

Tutti i giudici la bocciano, ma quando lei capovolge il quadro…wow!

Non è possibile riassumere ciò che accade nelle scene riprese: bisogna vedere tutto fino alla fine!

Trovo queste immagini una fantastica metafora della vita:

  • Quante volte pensiamo che la nostra vita potrebbe essere migliore?
  • Quante volte ci sentiamo giudicati da altri che poco sanno di noi?

In entrambi i casi, una risposta plausibile potrebbe essere

Molto più spesso di quanto non vorrei

Quando ci sentiamo giudicati da altri o da noi stessi, dobbiamo considerare tre cose:

  1. Solo noi conosciamo la nostra vita passata
  2. Nessuno la conosce meglio di noi
  3. Nè noi, nè altri possono prevedere il futuro

Prendendo spunto dal finale di questo video, vi propongo un piccolo esercizio: questa sera, prima di addormentarvi, ripensate alle ultime vicende che vi hanno reso tristi. Cercate di visualizzarle con il distacco che solo il tempo sa darvi: vi sembrano ancora così tanto brutte? Hanno un grandissimo pregio: vi hanno reso ciò che siete adesso…metaforicamente, vi renderete conto che siete un grandissimo quadro, con una qualità in più: siete vivi!

Ti chiedono se ti sei laureato, sposato, se hai avuto figli, come se la vita fosse la lista della spesa

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Ti chiedono se ti sei laureato, sposato, se hai avuto figli, come se la vita fosse la lista della spesa

Poche ore fa, la mia amica Tamara ha condiviso sulla sua pagina Facebook un immagine dalla pagina Quello che le ragazze non dicono.

Ciò che è importante, in questo caso, è il testo

Ti chiedono se ti sei laureato, sposato, se hai avuto figli, come se la vita fosse la lista della spesa

l’immagine in sé ci comunica solamente che si trova su un sito da ragazze.

Le parole  rivelano un insieme di domande quasi di circostanza, come se – superata una certa età –  certe condizioni di vita siano acquisite:

  • Se non ti laurei in tempo, non ti laureerai mai
  • Se non ti sposi entro i trent’anni, sarai single o convivente a vita
  • Se non avrai figli entro lo stesso termine, non avrai una discendenza

Che sorpresa riceviamo quando veniamo a sapere che una persona ha cambiato la sua condizione dopo la fatidica soglia!

Non credo sia il caso di farvi un esempio personale: una cosa del genere sarà capitata sicuramente a molti di voi.

In questo caso, però, vorrei chiedervi

Perché restiamo convinti che la nostra vita non possa cambiare mai?

 

Perché là dove non c’è guarigione possa esserci almeno un po’ di comunione. E così facendo, ogni figlio può rimediare agli “sbagli” del Padre

Frase di Padre Alberto Caccaro
Perché là dove non c’è guarigione possa esserci almeno un po’ di comunione. E così facendo, ogni figlio può rimediare agli “sbagli” del Padre

La frase di stasera è stata postata sul proprio profilo Facebook da un collega. Per garantire la sua privacy, ne ho coperto il nome. Ogni tanto, per fortuna, anche le persone che frequento di persona dicono cose sensate:

Perché là dove non c’è guarigione possa esserci almeno un po’ di comunione. E così facendo, ogni figlio può rimediare agli “sbagli” del Padre

Anche senza aver mai sentito parlare di padre Alberto Caccaro o essere credenti se ne possono apprezzare le parole, anche se la lettera maiuscola fa intuire facilmente a quale Padre si riferisca.

Il virgolettato può far sorridere dato che…quel Padre non sbaglia mai. Qualcuno lo chiama fato, qualcun altro destino, altri ancora fede…ma non è il caso di fare il pignolo, come mi ha accusato ironicamente di essere la mia amica Angelica.

Qualunque sia la vostra parola preferita per definire tutto questo, il concetto è sempre il medesimo: al mondo non siamo soli…ma ci comportiamo come se lo fossimo putroppo.

Trovo amaramente ironico che l’aiuto sia la cosa che più chiediamo a questo mondo…e quella che siamo disposti a dare.

Chiedere aiuto è visto come segno di debolezza, dare aiuto richiede tempo…ma non vi sentite forse meglio quando aiutate qualcuno o avete risolto un problema grazie all’aiuto cdei qualcuno?

Più che di sbagli, nel caso del Padre, dovremmo parlare di segnali che ci indicano una strada:

  • Se abbiamo bisogno di aiuto, bisogna chiederlo
  • Se possiamo dare una mano, dobbiamo darla

Non credo che il diavolo c’entri molto, in questi casi: c’entra più l’indifferenza della società odierna.