I treni a vapore

 

Di giorno cerchiamo di essere il più razionali possibili: in fin dei conti, dobbiamo lavorare.

Quando abbiamo il tempo di essere veramente noi stessi? Secondo il testo de I treni a vapore, scritta da Ivano Fossati per la voce di Fiorella Mannoia, questo tempo è la notte, quando dormiamo.

Una considerazione non certo originale, già teorizzata dalla psicoanalisi. In termini più pratici, è abbastanza ovvio: lavoro, famiglia e doveri erodono gran parte delle nostre energie. Solo durante la notte riusciamo ad essere veramente noi stessi, grazie ai sogni.

Purtroppo, è difficile ricordare i sogni. Ecco perché considero le critiche altrui sempre distruttive sotto un certo punto di vista: solo una sparuta minoranza può dire di conoscersi veramente. Io mi sto conoscendo sempre di più, mi considero in cammino. Perchè dobbiamo ricevere le critiche altrui? Del resto, ognuno vede la questione con i propri occhi, ma non la vive in prima persona.

Un concetto vecchio: persino Charlie Chaplin ne aveva già parlato… Ma non lo abbiamo ancora imparato.

Che sia benedetta

 

Ieri concludevo il mio post domandomi e domandandovi

Quando ci accontenteremo di ciò che abbiamo e ciò che siamo?

senza accorgermi che il testo di Che sia benedetta conteneva già la risposta.

Escludo a priori che la giuria di Sanremo abbia deciso la classifica finale usando un’ottica domanda-risposta ma, prestando attenzione, i due testi sono più collegati fra loro di quanto non possa sembrare a prima vista.

Dove Gabbani parla dei problemi (presunti o reali) dell’individuo, la Mannoia sembra parlare delle soluzioni o, per meglio dire, della soluzioneoccorre apprezzare la vita per quella che è.

Pensandoci bene, Steve Jobs diceva la stessa cosa nel suo famoso discorso, parlando di unire i puntini: una cosa che si può fare solo che una parte della nostra vita  è stata vissuta.

È un esercizio che faccio spesso, soprattutto quando sono giù di morale e mi sembra di non farcela più: mi siedo, magari con una tazza di caffè in mano e un po’ di musica nelle orecchie. Volontariamente o meno, mi perdo nei miei pensieri (un po’ come faccio nel blog, ma più inconsciamente) e mi rendo conto che ho sopportato e superato situazioni ben peggiori di quella che sto vivendo.

Prima che qualcuno pensi che mi consideri un guru, preferisco precisare una cosa: questa è la mia soluzione. Io vi auguro di  trovare la vostra.

 

Il fiume e la nebbia

 

Scrivo questo post dopo che è passata mezzanotte, perciò mi sembra sbagliato parlare di un’immagine che riportava la data di ieri.

Per fortuna, internet è ricco di canzoni, perciò parlerò di un brano scritto da Daniele Silvestri per la voce di Fiorella Mannoia che mi è entrato nel cuore fin dal primo ascolto: il fiume e la nebbia.

Basterebbe il titolo per capire di che fiume stiamo parlando, anche se la nebbia non la vediamo da un bel po’. Non vorrei dare a tutto il post un significato politico…ma chi vede il Po come lo spartiacque fra Nord e Sud…beh, forse non immagina cosa significhi avere il proprio fiume trattato come un semplice confine.

Non so se ha ragione la Mannoia a dire che

È per colpa di quel fiume se io sono ancora qua

Di certo, ogni luogo ha un suo fascino particolare, ma anche le cose che i turisti vedono come un difetto che quasi fa paura, per chi ci è nato significa sentirsi a casa….Come la nebbia o il mare, appunto.

Come avrete capito quest’estate, adoro viaggiare….Ma è anche bello tornare a casa…e, soprattutto, sentirsi a casa.  Perchè dobbiamo trattare lo straniero come un diverso?

 

Ho imparato a sognare

 

La scelta del brano di oggi parte da un mio vuoto creativo: non sapevo cosa scrivere. Ho chiesto aiuto alla mia amica Paola, affettuosamente soprannominata la Pisquana.  In meno di cinque minuti, mi sono ritrovato sulla mia pagina Facebook il video della cover  di Ho imparato a sognare cantata da Fiorella Mannoia.

La versione originale  e la cover differiscono per una sola parola: vi sfido a trovarla!

Se la scienza ci ha insegnato che il sogno è qualcosa di inconscio, perciò incontrollabile, la canzone parla del sogno come un’arte da imparare. Questo spiega la scelta delle immagini del video: un gruppo di persone di varia età che, dietro ad una lavagna di plexiglas, disegnano i loro sogni. Immagini semplici, quasi didascaliche, che rimandano subito alla scuola e al detto

Non si finisce mai d’imparare

Più che di apprendere, parlerei piuttosto di riapprenderealzi la mano chi non ha mai sognato da bambino e – contemporaneamente – ricorda il sogno fatto questa notte.

Forse è una ccosa che dovremmo riapprendere tutti!