Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Proprio nel giorno in cui il re dei social Gianluca Vacchi balza agli onori della cronaca per un’attività che non ha nulla a che fare con Instagram, ho trovato questa immagine sulla pagina Facebook Informazione Libera: una scritta in pennarello incorniciata.

Anche se la fotografia è leggermente sfocata, la frase si legge benissimo

Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Sembra quasi una risposta alla famosa battuta di Alberto Sordi ne Il marchese del Grillo

Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo!

ma ripetuta a bassa voce, sospirando una vita che appartiene ad altri, non a noi.

Non so se sia giusto avere questa forma di invidia, ma trovo giusto cercare di migliorarsi continuamente, anche a livello sociale. A volte, dobbiamo ricominciare da zero, più spesso possiamo fare riferimento

  • Al nostro modo di vivere
  • Al nostro modo di pensare
  • Alle nostre passioni

Se crediamo di non avere più passioni, occorre sperimentare cose nuove. Se non troviamo subito qualcosa di nuovo, dobbiamo osservare il mondo e capire cosa ci piace veramente e provarlo.

Io ho trovato questo blog ma, forse, è solo la prima delle tante cose che troverò anche in futuro.

Spero che anche voi riuscirete a trovare più di una passione.

 

 

Non dimenticare che dare gioia dà anche gioia

Frase di Friedrich Nietzsche
Non dimenticare che dare gioia dà anche gioia

Tutti vogliono ed hanno il diritto di essere felici. Del resto, la ricerca della felicità non è solo il titolo di un film, ma anche sancito esplicitamente dalla Costituzione americana e, implicitamente, anche dalla Costituzione Italiana.

Usando il sinonimo gioia, la frase di oggi proposta dalla pagina Facebook Scrigno di ghiaccio ci ricorda un modo per ottenere la felicità

Non dimenticare che dare gioia dà anche gioia

Quante volte vorremmo che gli altri ci stessero vicini o ci facessero un favore? Moltissime, secondo me. Quante volte siamo stati vicini agli altri? Dipende dal carattere, ovviamente, ma credo che abbiamo dato meno di ciò che abbiamo ricevuto.

Come spesso accade, voglio proporvi un esperimento: per alcuni giorni, provate a fare un piacere a qualcuno, sia un vostro amico o una persona che incontrate casualmente

  • Fornite informazioni stradali
  • Offrite il vostro aiuto senza che nessuno ve lo chieda
  • Trattate gli altri come vorreste essere trattati voi

Forse la vostra vita non cambierà dal punto di vista pratico ma, sicuramente, lo farà quello emotivo.

Ho personalmente sperimentato questa strategia varie volte e sono i giorni che ricordo con più piacere della mia esistenza

Bologna, 2 agosto 1980: io non dimentico

Bologna2Agosto80
Bologna, 2 agosto 1980: io non dimentico

Il mio post di oggi riguarderà lo stesso argomento di cui parlai un anno fa:

E’ proprio necessario?

Si domanderà qualcuno.

La risposta non può che essere

Sì, lo è

Perché è l’unico giorno in cui vogliamo ricordare una data che tutti vorrebbero dimenticare, ma che è – a suo modo – indimenticabile. Un po’ come la ricorrenza dei morti,  ma in un clima più festoso, in cui il pensiero vaga ricordando le ferie appena trascorse o immaginando quelle che arriveranno fra poco.

Cercare di dimenticare  vorrebbe dire fare finta che l’evento non sia mai accaduto, dando credito ai colpevoli, reali, presunti, coperti o scoperti che siano e screditando la memoria di quei volti che vedete nell‘immagine, agli oltre duecento feriti ed ai parenti che ancora oggi protestano per avere giustizia.

Per questo anche io voglio dire oggi

Io non dimentico

 

I have a very intelligent mind but a god damn stupid heart

Frase di Matt Baker
I have a very intelligent mind but a god damn stupid heart

 

Oggi, grazie alla pagina Facebook Informazione Liberaho conosciuto Matt Baker: ma si riferisce all’artista o al presentatore? Questo ci dimostra che internet ha ancora molta strada da fare per arrivare a sostituire tutto il sapere umano.

In ogni caso, la frase è molto interessante

I have a very intelligent mind but a god damn stupid heart

La traduzione letterale non sarebbe necessaria, ma in italiano suonerebbe più o meno

Ho una mente molto intelligente, ma un cuore maledettamente stupido

quasi a rimarcare il concetto che espressi il 20 settembre scorso. Il problema è sempre lo stesso: ascoltiamo più il nostro cervello che il nostro cuore.

Certo, c’è anche chi si fa guidare dal proprio istinto, ma non credo che – in questo caso – si possa parlare di ascolto.

Voglio farvi un esempio pratico: siete in casa con la radio accesa mentre state lavando i piatti. Un lavoro che non richiede una grossa concentrazione, ma probabilmente vi assicurerete che le stoviglie siano ben pulite ed asciugate, mentre – nello stesso tempo – non sapreste dirmi quale canzone stanno strasmettendo. Ecco il tipico caso di ascolto del cervello e non del cuore.

Il nostro cuore non è stupido: siamo noi che, stupidamente, non abbiamo studiato il suo linguaggio.

Se ho parlato di cuore e non di istinti il motivo è semplice: a volte confondiamo le due cose. Non credo nei colpi di fulmine: in questo caso, preferisco parlare di infatuazione La famosa scappatella ci può stare ma, se una cosa dura da tempo, forse è meglio chiamarlo amore, non credete?

C’è un piccolo esercizio che vorrei proporvi: quando credete di essere innamorati o – più semplicemente – vi siete emozionati per una qualsiasi cosa durante la giornata,  prima di addormentarvi, prendetevi qualche minuto. Ripercorrete l’accaduto con la mente e domandatevi

Cosa ho sentito in quel momento?

Saprete senz’altro distinguere amoree infatuazione.

 

Fra 5000 anni gli archeologi troveranno questi resti

5000AnniArcheologiResti
Fra 5000 anni gli archeologi troveranno questi resti

Mi chiedo spesso

Come giudicheranno gli storici il nostro mondo attuale?

Sinceramente, non vedo chi o cosa potrebbe essere tramandato ai posteri. Sembriamo così preoccupati di noi stessi che non ci rendiamo conto di chi ci circonda.

L’immagine proposta dalla pagina Facebook Metteteci una pietra sopra ma anche no rende bene l’idea. Lo scheletro fossilizzato di un uomo intento a farsi un selfie spiega benissimo la frase

Fra 5000 anni gli archeologi troveranno questi resti

Una cosa molto diversa dal futuro immaginato nella saga cinematografica Ritorno al futuro o nel cartone I pronipoti. In entrambi i casi, si nota una certa permanenza di cose che – ai tempi in cui uscirono questi lavori – sembravano dover durare per sempre.Concetti come

  • Famiglia
  • Amici
  • Persone

Sembrano invece essere stati dimenticati, lasciando spazio all’edonismo e all’egocentrismo.

Cosa ci aspettiamo di raggiungere agendo così? Probabilmente, una sorta di soddisfazione. Se è vero che è immediata, è altrettato vera che è effimera. La fotografia potrebbe essere cancellata pochi minuti dopo o disperdersi tra i miliardi di cose postate ogni giorno. L’unica cosa che potrebbe salvarli dall’essere dimenticati è fare il backup del proprio account molto di frequente,a meno che un giorno i server dedicati non vengano dismessi.

Se, invece, collaborassimo più spesso l’uno con l’altro o – più semplicemente – ci parlassimo di più, avremmo qualcosa di bello da tramandare alle prossime generazioni.

 

 

 

Mai trascurare una persona che ti dimostra in tutti i modi di tenerci a te

MaiTrascurarePersonaTenereTe
Mai trascurare una persona che ti dimostra in tutti i modi di tenerci a te.

Da quale pagina potrà mai venire l’immagine di stasera, se non dalla pagina Facebook amicizia, quella vera?

Era da un po’ di tempo che controllavo la pagina, aspettando una frase che mi colpisse….finalmente, in concomitanza con il closing del Milan, la frase è arrivata

Mai trascurare una persona che ti dimostra in tutti i modi di tenerci a te.

Un bambino che presta ad una sua coetanea infreddolita qualcosa per cui coprirsi: quale immagine migliore per descrivere il fatto che l’amicizia è fatta anche – e soprattutto – di piccoli gesti?

Molti di questi gesti non possono essere raffigurati: come si può  rappresentare dei concetti – chiave dell’amicizia come

  • Capirsi…
  • …Allontanarsi…
  • …Per poi riavvicinarsi

I tre esempi fatti mi servono per riassumere ancor prima di raccontarlo un fatto realmente accaduto fra me e Paola.

Stavo attraversando un periodo abbastanza scuro della mia vita: Paola non era a conoscenza di tutto questo ed un giorno mi chiamò come se nulla fosse. Risposi al telefono, ma non la feci nemmeno parlare. Dopo aver interrotto bruscamente la telefonata, bloccai tutti i suoi contatti. Perché mi comportai così? Semplicemente, ero invidioso di lei, perché mi sembrava le stesse andando tutto bene, che io stessi soffrendo e che nessuno mi aiutasse.

Non occorse molto tempo per sentire la sua mancanza: sbloccai il contatto, la chiamai. Non ricordo molto di quanto ci dicemmo. Ricordo, però, i nostri rispettivi toni: Paola arrabbiata da me ed altrettanto delusa da me, io ero triste per averle fatto un torto ingiusto e perché sentivo la sua mancanza.

Non è stato solo un gesto doveroso, ma un gesto per far capire a Paola l’amicizia che provavo per lei: me ne resi conto solo dopo averla persa…che ci volete fare?

Sono certo che anche voi avete molti gesti con cui dimostrare la vostra amicizia nei confronti di qualcuno…ma tutti siamo presi dagli impegni e non ce ne rendiamo conto.

 

Attenti al cane: ha sentimenti

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Attenti al cane: ha sentimenti

Il cane che vedete nell’immagine di stasera non è mio…ma assomiglia moltissimo al mio.

Anche la frase che campeggia sul cartello mi fa notare una certa somiglianza

Attenti al cane: ha sentimenti

Quando torno a casa dopo una settimana di lavoro, Kia (questo il nome della mia cucciola) non sta più nella pelle dalla gioia…e pazienza se ogni volta mi sporca i pantaloni saltandomi addosso.

Sembra che mostrare sentimenti, per le persone, sia molto più difficile che per altri mammiferi: l’evoluzione non è stata favorevole, in questo senso. Quante volte, per pudicizia, ci limitiamo ad un abbraccio alla nostra amata, anziché darle un bacio appassionato? Quante volte, per educazione, tratteniamo la rabbia?

Giustamente, obietterete che

non sempre è il momento opportuno: ciò che ci distingue dagli altri animali è la razionalità

Concordo con voi, ci mancherebbe altro: tuttavia, dovremmo sfruttare i momenti della giornata in cui ci è possibile esternare i sentimenti.

Sono più di quanti possiate immaginare in realtà: forse lo fate tutti i giorni, ma non ve ne rendete conto.

  • Oltre a mantenervi in forma, andate in palestra per sfogare la rabbia
  • La sessualità non è limitata alla riproduzione, lo sappiamo bene
  • Ci piacciono le barzellette e le battute perchè abbiamo bisogno di ridere

Se ci fate caso, però, sono tutti momenti controllati: perchè non riusciamo ad essere più spontanei?

Tutto quello che vive è sacro

Frase di John Steinbeck
Tutto quello che vive è sacro

Pur apprezzando molto la letteratura americana, ammetto la mia ignoranza: non ho mai letto un romanzo di John Steinbeck. Questo è un bene: mi permette di parlarne a ruota libera, come se la frase di stasera l’avesse pronunciata una persona qualsiasi.

Tutto quello che vive è sacro

Credo che la prima persona da cui ho sentito pronunciare queste parole sia stata la mia amica Francesca: perchè?

La domanda è meno retorica di quanto non possa sembrare. Se tutti considerassero la vita sacra

  1. Non esisterebbero gli omicidi
  2. Ringrazieremmo un’entità superiore per i nostri pasti
  3. Rispetteremmo le decisioni altrui, considerandole di pari dignità delle nostre

Invece, siamo circondati da una solitudine che noi stessi abbiamo contribuito a creare: è comunemente chiamato egoismo. Io stesso sono caduto in questo errore molte volte: recentemente mi è capitato con Francesca. Ogni volta mi sono scusato: non per mera educazione, ma perché ogni volta è stata una vera e propria lezione di vita.

So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Tatuaggio con bambino e cuore in mano
So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Oggi sulla pagina Facebook amore è poesia ho trovato l’immagine di un insolito tatuaggio. Come potete vedere, raffigura un bambino a braccia tese, che regge con le mani un cuore. Altri cuori completano la figura.

Il tutto è completato dalla frase

So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Come hanno commentato già molti miei contatti, non è certo poco. Il problema è proprio questo: prestiamo troppa attenzione al gesto in sè e troppa poca attenzione al significato emotivo di quel gesto. Faccio un piccolo esempio, calzante con il periodo che stiamo vivendo. Fra quattro giorni, quando scarterete i regali di Natale, forse troverete sotto l’albero qualcosa che non sarà di vostro gradimento.

Posso immaginare la delusione che proverete: non importa che non siate più bambini. Considerate, però, che la persona ha pensato a voi: vi ha fatto un regalo che riteneva di vostro gradimento.

Non penso che i regali siano fatti semplicemente per mantenere un usanza: si fanno solo se si vogliono fare. Escludendo questa ipotesi, si giunge a due sole possibili conclusioni:

  1. La persona che vi ha fatto il regalo vi conosce poco
  2. Voi non vi siete aperti abbastanza con questa persona

Ci vuole poco a smontare la prima ipotesi: generalmente, non siamo portati a regalare qualcosa a persone appena conosciute (anche se sarebbe bello, devo ammetterlo).

Dunque, resta in piedi solo la seconda ipotesi: cosa intendete fare?

In case of war break glass

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
In case of war break glass

L’immagine di oggi mi piace soprattutto perchè è un fotomontaggio molto diretto: non so quale utente della pagina Facebook Informazione Libera abbia avuto questa idea, ma debbo farglii complimenti.

Se pensiamo alla colomba con un ramocsello d’ulivo, pensiamo alla pace, se pensiamo ad una teca su cui è scritto

In case of war break glass 

ovvero

In caso di guerra rompere il vetro

Pensiamo – appunto – alla guerra: solo Lev Tolstoj  è stato capace di tanto.

Putroppo, far scoppiare la guerra è molto più semplice che far scoppiare la pace…ma il vetro è una buona metafora: la guerra divide le nazioni così come il vetro divide l’interno dall’esterno. Se abbiamo bisogno di aria fresca possiamo solo aprire la finestra…ma se la finestra è bloccata? Dobbiamo rompere il vetro?

La risposta è – ovviamente – no: rischiate di farvi male. Abbiamo varie alternative:

  • Provare a scardinare la finestra con i giusti attrezzi
  • Collaborare per aprire la finestra

Non vi ricorda un po’ una mediazione? A me sì….