Una scomoda verità

Locandina del documentario "Una scomoda verità"
Locandina del documentario “Una scomoda verità”

Oggi mi sono reso conto di aver commesso un errore nei vari articoli di questo blog: ho sempre parlato di vita, ma non ho mai parlato dell’ambiente che ci circonda.

I due fattori sono strettamente collegati fra loro:  non possiamo essere sani in un ambiente malato, non possiamo pretendere che l’ambiente guarisca se noi non siamo sani. 

Mentre Al Gore spiega bene nel film Una scomoda verità cosa possiamo fare per contrastare il riscaldamento globale e quali ne siano state le cause, lascia in secondo piano lascia in sospeso una domanda

Cosa possiamo fare per l’ambiente?

La risposta è pazzescamente semplice: amarlo e rispettarlo di più.

Qualcuno potrebbe sostenere che non dipende dalle singole persone: siamo oltre sette miliardi sulla terra, quasi che un singolo individuo non possa cambiare nulla.

Ricordo sempre una frase di Steve Jobs, in questi casi

Mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

Questa domanda può essere fatta sia per la vita che per l’ambiente: di certo è più semplice trovare qualcosa da modificare per non danneggiare l’ambiente…più difficile è modificare anche parzialmente il proprio stile di vita, ma possiamo riuscirci.

 

 

 

Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini?

Vignetta pubblicata sul blog di cecigian e condivisa dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini? Di certo non il razzismo

Ieri la pagina Facebook Informazione Libera ha condiviso una vignetta originariamente pubblicata sul https://cecigian.blogspot.it.

Un personaggio femminile disegnato in un modo molto simile in cui lo farebbe Vauro, si domanda

Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini? Di certo non il razzismo

La frase sembrerebbe essere pienamente condivisibile, ma – concretamente – dobbiamo fronteggiare tutti i giorni il razzismo.

Non un razzismo evidente, ma più subdolo e strisciante, che pochi ammettono di nutrire nei confronti del prossimo, ma che si evidenzia in determinati atteggiamenti:

  • Ignorare chi chiede la carità
  • Allontanare sbuffando i venditori ambulanti
  • Mostrare insofferenza nei confronti dei continui sbarchi proposti dal telegiornale

Se qualcuno ci chiedesse una giustificazione qualsiasi per il nostro atteggiamento in questi casi, dubito che vi dichiarerete apertamente razzisti. Immagino, invece, che risponderete con giustificazioni più o meno politicizzate.

Politicizzate o meno che siano, si tratta comunque di giustificazioni che denotano il razzismo. Chi non è razzista, non ha bisogno di giustificazioni: aiuta il prossimo e – forse – si scusa nei casi in cui non gli è possibile fare di più.

Non essendo razzista, mi domando

Quali sono le motivazioni di chi odia qualcuno di diverso?

Sinceramente, vorrei proprio saperlo, ma non credo che qualcuno dei chiamati in causa avrà il coraggio di rispondere.

Non hai mai notato quanta tristezza c’è negli occhi di chi ride e scherza sempre?

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Non hai mai notato quanta tristezza c’è negli occhi di chi ride e scherza sempre?

Quando ho trovato la frase

Non hai mai notato quanta tristezza c’è negli occhi di chi ride e scherza sempre?

sulla pagina Facebook Una pioggia di te, pensavo si trattasse di un contributo originale, per poi scoprire che circola su internet almeno da due anni.

Il motivo del successo di questo concetto è semplice: è profondamente vero. Anche se i problemi ci tartassano non lasciandoci dormire di notte, raramente la gente è più interessata a risolvere i propri problemi che ascoltare i nostri.

Poichè siamo persone e, in quanto tali, animali sociali, ecco che ogni mattina – preparandoci per andare al lavoro – senza rendercene conto ci stiamo preparando a recitare una parte: quella della persona

  • Di successo
  • Senza problemi
  • Allegra

Che la gente vorrebbe frequentare: una recita in cui siamo attori e spettatori contemporaneamente.  Consapevoli che ognuno vive in un modo diverso, siamo arrivati a pensare che nessuno si interessi di noi e che – pertanto – siamo liberi di fare ciò che ci pare, apparendo possibilmente sempre vincenti.

Putroppo, stiamo recitando e, quando la sera ci togliamo il trucco di scena, dobbiamo fare i conti con quella parte di vita che abbiamo deciso di non affrontare. Guardandoci allo specchio, molti di noi vedrebbero riflessa un’immagine tenebrosa, come quella rappresentata.

La soluzione sarebbe ovvia: smetttere di recitare, ma chi vuole farlo veramente?

Non dir di me finché di me non sai, pensa di te poi mi dirai

NonDirMeFincheNonSaiPensaTePoiDirai
Non dir di me finché di me non sai, pensa di te poi mi dirai

I proverbi sono strani: nessuno potrà mai dire chi ha pronunciato per primo una determinata frase, ma tutti trovano nel testo qualcosa di profondamente giusto.

La frase di stasera ben rispecchia queste caratteristiche

Non dir di me finché di me non sai, pensa di te poi mi dirai

Un concetto talmente condivisibile che l’immagine non mente: è stata scritta su pietra!

 

Le persone parlano molto degli altri, ma parlano pochissimo di sè stesse. In entrambi i casi, spesso lo fanno in modo improprio

  • Elogiano sè stesse e chi gli sta vicino
  • Trovano difetti in chi non fa parte della propria cerchia
  • Biasimano chi non la pensa come loro

Mi domandoperchè ci comportiamo così? Se avete una risposta, sarò felice se la scriverete nei commenti di questo articolo, perchè io non so proprio cosa pensare.

Di certo, la vita ha forgiato in modo diverso il carattere di tutti noi, ma non riusciamo a fare una riflessione banale: la nostra vita ed il nostro modo di pensare vale quanto quella del prossimo!

Il modo per risolvere il problema sarebbe molto semplice: lasciare che gli altri parlino di sè stessi e chiedere qualsiasi chiarimento venga in mente. Eppure, tanti saltano questi passaggi per giungere alle più classiche delle conflusioni affrettate e sbagliate.

Il carattere ha sicuramente una forte influenza in tutto questo: c’è chi è più sanguigno e chi più pacato, chi più riflessivo e chi più irruento. A prescindere dal carattere, però, nessuno pensa al modo in cui il prossimo reagisce a certi eventi.

 

 

Opera visiva di Guy Billout

OperaVisivaGuyBillout
Opera visiva di Guy Billout

Di solito, mi concentro su una frase o una canzone per scrivere un articolo, lasciando l’immagine di contorno.

Oggi debbo per forza concentrami sull’immagine che ho trovato sulla pagina Facebook Informazione libera…perchè la frase non c’è.  La donna bionda è triste in mezzo ad un prato fiorito, mentre la donna mora è felice in mezzo ad una realtà desertica perchè ha trovato un singolo fiore. Una siepe funge da divisorio fra i due mondi.

Guy Billoutt ha scelto di rappresentare così la differenza fra

  • Felicità ed infelicità
  • Ricchezza e povertà materiale
  • Ricchezza e povertà emotiva

Trovo che sia una rappresentazione grafica e floreale del proverbio

I soldi non fanno la felicità

o, per meglio dire, di quanto i poveri sappiano apprezzare le piccole cose ed i ricchi no. Non voglio denigrare i milanesi, che mi hanno – in un certo senso – adottato da tanti anni, però io mi sentirei più a mio agio in mezzo a quella realtà desertica della ragazza bruna piuttosto che nel prato fiorito della ragazza bionda. Fuor di metafora: preferisco un Kebap in mezzo alla strada ad una cena in ristorante stellato.

L’importante, per me, è essere in compagnia: questo simboleggiano i fiori. Per esempio: preferite andare ad un concerto  sentendovi da soli in mezzo ad una folla, oppure andare ad ascoltare un coro di monaci tibetani insieme ad un amico? Io preferisco la seconda opzione: non è importtante ciò che si fa, l’importante è farlo insieme.

 

Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Proprio nel giorno in cui il re dei social Gianluca Vacchi balza agli onori della cronaca per un’attività che non ha nulla a che fare con Instagram, ho trovato questa immagine sulla pagina Facebook Informazione Libera: una scritta in pennarello incorniciata.

Anche se la fotografia è leggermente sfocata, la frase si legge benissimo

Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Sembra quasi una risposta alla famosa battuta di Alberto Sordi ne Il marchese del Grillo

Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo!

ma ripetuta a bassa voce, sospirando una vita che appartiene ad altri, non a noi.

Non so se sia giusto avere questa forma di invidia, ma trovo giusto cercare di migliorarsi continuamente, anche a livello sociale. A volte, dobbiamo ricominciare da zero, più spesso possiamo fare riferimento

  • Al nostro modo di vivere
  • Al nostro modo di pensare
  • Alle nostre passioni

Se crediamo di non avere più passioni, occorre sperimentare cose nuove. Se non troviamo subito qualcosa di nuovo, dobbiamo osservare il mondo e capire cosa ci piace veramente e provarlo.

Io ho trovato questo blog ma, forse, è solo la prima delle tante cose che troverò anche in futuro.

Spero che anche voi riuscirete a trovare più di una passione.

 

 

Non dimenticare che dare gioia dà anche gioia

Frase di Friedrich Nietzsche
Non dimenticare che dare gioia dà anche gioia

Tutti vogliono ed hanno il diritto di essere felici. Del resto, la ricerca della felicità non è solo il titolo di un film, ma anche sancito esplicitamente dalla Costituzione americana e, implicitamente, anche dalla Costituzione Italiana.

Usando il sinonimo gioia, la frase di oggi proposta dalla pagina Facebook Scrigno di ghiaccio ci ricorda un modo per ottenere la felicità

Non dimenticare che dare gioia dà anche gioia

Quante volte vorremmo che gli altri ci stessero vicini o ci facessero un favore? Moltissime, secondo me. Quante volte siamo stati vicini agli altri? Dipende dal carattere, ovviamente, ma credo che abbiamo dato meno di ciò che abbiamo ricevuto.

Come spesso accade, voglio proporvi un esperimento: per alcuni giorni, provate a fare un piacere a qualcuno, sia un vostro amico o una persona che incontrate casualmente

  • Fornite informazioni stradali
  • Offrite il vostro aiuto senza che nessuno ve lo chieda
  • Trattate gli altri come vorreste essere trattati voi

Forse la vostra vita non cambierà dal punto di vista pratico ma, sicuramente, lo farà quello emotivo.

Ho personalmente sperimentato questa strategia varie volte e sono i giorni che ricordo con più piacere della mia esistenza

Bologna, 2 agosto 1980: io non dimentico

Bologna2Agosto80
Bologna, 2 agosto 1980: io non dimentico

Il mio post di oggi riguarderà lo stesso argomento di cui parlai un anno fa:

E’ proprio necessario?

Si domanderà qualcuno.

La risposta non può che essere

Sì, lo è

Perché è l’unico giorno in cui vogliamo ricordare una data che tutti vorrebbero dimenticare, ma che è – a suo modo – indimenticabile. Un po’ come la ricorrenza dei morti,  ma in un clima più festoso, in cui il pensiero vaga ricordando le ferie appena trascorse o immaginando quelle che arriveranno fra poco.

Cercare di dimenticare  vorrebbe dire fare finta che l’evento non sia mai accaduto, dando credito ai colpevoli, reali, presunti, coperti o scoperti che siano e screditando la memoria di quei volti che vedete nell‘immagine, agli oltre duecento feriti ed ai parenti che ancora oggi protestano per avere giustizia.

Per questo anche io voglio dire oggi

Io non dimentico

 

I have a very intelligent mind but a god damn stupid heart

Frase di Matt Baker
I have a very intelligent mind but a god damn stupid heart

 

Oggi, grazie alla pagina Facebook Informazione Liberaho conosciuto Matt Baker: ma si riferisce all’artista o al presentatore? Questo ci dimostra che internet ha ancora molta strada da fare per arrivare a sostituire tutto il sapere umano.

In ogni caso, la frase è molto interessante

I have a very intelligent mind but a god damn stupid heart

La traduzione letterale non sarebbe necessaria, ma in italiano suonerebbe più o meno

Ho una mente molto intelligente, ma un cuore maledettamente stupido

quasi a rimarcare il concetto che espressi il 20 settembre scorso. Il problema è sempre lo stesso: ascoltiamo più il nostro cervello che il nostro cuore.

Certo, c’è anche chi si fa guidare dal proprio istinto, ma non credo che – in questo caso – si possa parlare di ascolto.

Voglio farvi un esempio pratico: siete in casa con la radio accesa mentre state lavando i piatti. Un lavoro che non richiede una grossa concentrazione, ma probabilmente vi assicurerete che le stoviglie siano ben pulite ed asciugate, mentre – nello stesso tempo – non sapreste dirmi quale canzone stanno strasmettendo. Ecco il tipico caso di ascolto del cervello e non del cuore.

Il nostro cuore non è stupido: siamo noi che, stupidamente, non abbiamo studiato il suo linguaggio.

Se ho parlato di cuore e non di istinti il motivo è semplice: a volte confondiamo le due cose. Non credo nei colpi di fulmine: in questo caso, preferisco parlare di infatuazione La famosa scappatella ci può stare ma, se una cosa dura da tempo, forse è meglio chiamarlo amore, non credete?

C’è un piccolo esercizio che vorrei proporvi: quando credete di essere innamorati o – più semplicemente – vi siete emozionati per una qualsiasi cosa durante la giornata,  prima di addormentarvi, prendetevi qualche minuto. Ripercorrete l’accaduto con la mente e domandatevi

Cosa ho sentito in quel momento?

Saprete senz’altro distinguere amoree infatuazione.

 

Fra 5000 anni gli archeologi troveranno questi resti

5000AnniArcheologiResti
Fra 5000 anni gli archeologi troveranno questi resti

Mi chiedo spesso

Come giudicheranno gli storici il nostro mondo attuale?

Sinceramente, non vedo chi o cosa potrebbe essere tramandato ai posteri. Sembriamo così preoccupati di noi stessi che non ci rendiamo conto di chi ci circonda.

L’immagine proposta dalla pagina Facebook Metteteci una pietra sopra ma anche no rende bene l’idea. Lo scheletro fossilizzato di un uomo intento a farsi un selfie spiega benissimo la frase

Fra 5000 anni gli archeologi troveranno questi resti

Una cosa molto diversa dal futuro immaginato nella saga cinematografica Ritorno al futuro o nel cartone I pronipoti. In entrambi i casi, si nota una certa permanenza di cose che – ai tempi in cui uscirono questi lavori – sembravano dover durare per sempre.Concetti come

  • Famiglia
  • Amici
  • Persone

Sembrano invece essere stati dimenticati, lasciando spazio all’edonismo e all’egocentrismo.

Cosa ci aspettiamo di raggiungere agendo così? Probabilmente, una sorta di soddisfazione. Se è vero che è immediata, è altrettato vera che è effimera. La fotografia potrebbe essere cancellata pochi minuti dopo o disperdersi tra i miliardi di cose postate ogni giorno. L’unica cosa che potrebbe salvarli dall’essere dimenticati è fare il backup del proprio account molto di frequente,a meno che un giorno i server dedicati non vengano dismessi.

Se, invece, collaborassimo più spesso l’uno con l’altro o – più semplicemente – ci parlassimo di più, avremmo qualcosa di bello da tramandare alle prossime generazioni.