Si fa una domanda all’immigrato appena sbarcato

Un passo su un immigrato
Si fa una domanda all’immigrato appena sbarcato

In un periodo in cui si fa tanto parlare della figura dell’immigrato, anche gli utenti Facebook si interrogano sulla questione condividendo immagini e frasi. Uno di essi (non faccio nomi, dato che si tratta del profilo personale), ha scelto un passo del romanzo Pulvis et umbra di Antonio Manzini

È molto semplice. Si fa una domanda all’immigrato appena sbarcato. A seconda di quale lingua parla, lo si manda nel paese d’appartenenza…. Se parlano quelle europee è perché un paese europeo per centinaia di anni ha occupato e sfruttato la terra dei loro nonni.

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Quando non sai se andare al lavoro

Immagine di un gatto al lavoro dalla pagina Facebook "Frasi Bellissime"
Quando non sai se andare al lavoro o lasciare il Paese e iniziare una nuova vita

Tutte le mattine, andando al lavoro, sulla metropolitana vedo persone che hanno la stessa espressione del gatto che sta guidando raffigurato nell’immagine condivisa dalla pagina Facebook Frasi Bellissime.

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Andrò a Sanremo quando…

Ritratto di Fabrizio De Andrè
Andrò a Sanremo quando mi faranno cantare il cantico dei drogati, cioè mai

 

Fino a pochi anni fa, vigeva una regola: per avere successo in questo periodo dell’anno, una Canzone deve partecipare al Festival di Sanremo. Dal giorno successivo alla chiusura della Kermesse canora, il relativo album sarebbe stato disponibile in tutti i negozi di dischi. Un’abitudine molto coformistica, sicuramente. Continua a leggere Andrò a Sanremo quando…

Vuoi cambiare l'Italia?

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Vuoi cambiare l’Italia?

Il titolo del post di oggi sembra un manifesto elettorale: in realtà, è solo la frase che introduce un decalogo proposto sulla pagina Facebook Caffeina.

Vuoi cambiare l’Italia?

Non è una domanda retorica, ma un quesito a cui chi ha scritto il foglio rappresentato nell’immagine fornisce anche un decalogo.

Ecco l’elenco completo delle azioni proposte

  1. Rispettare le file
  2. Essere puntuale
  3. Non inventare pettegolezzi
  4. Svolgere bene il tuo lavoro
  5. Non sprecare acqua
  6. Dire per favore grazie
  7. Non gettare rifiuti per strata
  8. Goderti lo sport per ciò che è: un gioco
  9. Mettere la freccia quando svolti
  10. Parcheggiare correttamente negli spazi consentiti

Fatti salvi gli ultimi due punti, comprensibili solo da chi guida un qualsiasi mezzo a motore, credo saremmo tutti d’accordo sugli altri otto.

Messi in fila, gli obiettivi proposti sembrano piuttosto semplici da mettere in pratica per cominciare ad ottenere quel cambiamento di cui parlavo più di un anno fa.

La conclusione a cui sono arrivato mi pare piuttosto ovvia: non occorre essere politici per cambiare l’Italia, ma basta partire dalle piccole cose.

L’elenco proposto è solo uno spunto, ovviamente: visto che siamo prossimi all’inizio dell’anno nuovo, vi invito a compilare il vostro decalogo personale per cambiare vita anche se, ad essere sincero….io devo ancora compilare il mio!

 

Troppo presto per questo passo? Ma noi ci amiamo

NicoloGiorgioSposiGayGiovaniLaRepubblica
Nicolò e Giorgio, i neo-sposi

È di oggi la notizia proposta dal quotidiano La Repubblica

Niccolò e Giorgio, gli sposi gay più giovani d’Italia: “Troppo presto per questo passo? Ma noi ci amiamo”

Francamente, non credo sia una notizia degna di un quotidiano, ma non certo per colpa del giornalista Gabriele Guccione, autore dell’articolola colpa è  della società italiana.

Non trovo per nulla strano che in un Paese in cui

  1. I matrimoni omosessuali sono ancora poco accettati
  2. Ci si sposa sempre più tardi

un fatto del genere meriti spazio sui giornali, perché siamo così benpensanti che non accettiamo il modo di vivere altrui, se diverso dal nostro.

Non sono necessarie notizie di cronaca, per rendersene conto, ma basta porci una semplice domanda

Quando è stata l’ultima volta che abbiamo criticato qualcuno?

Sicuramente, è passato molto meno tempo di quanto immaginiamo, ma non ce ne rendiamo conto.

A muso duro

 

Come qualcuno ricorderà, il 22 settembre 2012 si tenne il concerto Italia loves Emilia. Per la sigla finale, fu scelta A muso duro.

Nonostante il testo cantato dal compianto Pierangelo Bertoli avesse tutto un altro significato, ho sempre trovato questa scelta azzeccata.

Sostenere che la canzone paragona la vita alla strada sarebbe quantomeno superficiale: uno di quegli ascolti che facciamo con le cuffie nelle orecchie durante il percorso da casa all’ufficio con i mezzi pubblici.

La vita somiglia anche ad una corsa a tappe: giorno dopo giorno, costruiamo quello che sarà il nostro avvenire e, anche quando sembriamo fermi, in realtà stiamo solo recuperando le forze per affrontare ciò che ci riserverà il futuro.

Così facendo, come dice Bertoli

alla fine della strada potro’ dire che i miei giorni li ho vissuti

Poco importa se, lungo la strada, incontreremo qualche persona che ci ostacola: noi sappiamo di essere sulla strada giusta.

Sèisme a l'Italienne

Vignetta di Charlie Ebdo
Penne sauce tomate, Penne gratinées, Lasagnes

Chi segue questo blog avrà notato che non mi occupo mai di politica o di satira: mi occupo di immagini, video e canzoni e del loro significato che hanno per me. Analizzerò la vignetta satirica di Charlie Ebdo sotto questo aspetto: parlarne sotto un altro profilo significherebbe – anche- andare contro ciò che avevo scritto il 9 luglio scorso.

Accostando piatti tipici italiani alle figure di feriti, Charlie Ebdo ironizza sul sisma che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto.Il miglior ristorante  italiano secondo la satira francese –  si chiamerebbe Sèisme a l’Italienne e i migliori piatti del suo menu sarebbero

Penne sauce tomate

Penne gratinées

Lasagnes

Non credo sia necessaria traduzione per capire il significato. Sinceramente, mi aspettavo una reazione di questo tipo:

  1. In quanto giornale satirico che non le manda certo a dire, Charlie Ebdo ha seguito solo la sua linea editoriale
  2. Data la situazione che sta affrondando l’Italia, la sua reputazione all’estero sia come sistema – Paese che come popolo rischia di essere ulteriormente compromessa
  3. È risaputo che all’estero siamo visti come un popolo passionale…e la nostra reazione deve aver ulteriormente alimentato questa percezione

Accecati dalla rabbia, ci siamo dimenticati di considerare Charlie Ebdo per ciò che è: un giornale satirico. Per quanto aggressiva e di dubbio gusto, resta comunque satira: sarebbe bastato guardare la vignetta con più attenzione e meno passione per capire che Charlie Ebdo ha solo seguito la sua linea editoriale.

L'Italia è un Paese malato di mente…

L’Huffington Post ha pubblicato oggi un’intervista dal titolo

L’Italia è un Paese malato di mente. Esibizionisti, individualisti, masochisti, fatalisti

in cui lo psichiatra Vittorino Andreoli analizza un paziente molto particolare: l’Italia e gli italiani.

Il medico individua quattro sintomi che accomunano tutti gli italiani:

  • Masochismo nascosto: l’italiano gode nel trattarsi male, ma vuole apparire sempre il migliore in tutto per celare il sintomo
  • Individualismo: l’italiano pensa più a sè stesso (o alla propria famiglia) che agli altri
  • Recita: l’italiano è malato di protagonismo
  • Fede nel miracolo: l’italiano non spera, anzi è sicuro che in un prossimo futuro accadrà qualcosa che risolverà la situazione del paese

Lo ammetto: mi riconosco in almeno la metà dei sintomi…Il che mi fa sentire normale in un Paese anormale.

Quest’intervista può far riflettere molti lettori, che decideranno in coscienza se modificare il proprio comportamento o continuare a vivere come hanno sempre fatto.

 

To Be Number One

 

L’inizio degli Europei di calcio mi ha riportato alla mente l’estate di sedici anni fa: la cosiddetta estate italiana, riprendendo la canzone di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, inno ufficiale dei mondiali di quell’anno.

Pochi, però, si ricordano la versione inglese di quell’inno: To be number one di Giorgio Moroder.

Il video, ovviamente, risente ancora delle influenze del decennio precedente:

  • pettinature cotonate
  • inglese usato anche in Italia
  • Colori freddi ed elettrici per le ambientazioni notturne
  • Colori caldi per le ambientazioni diurne

La storia del video mescola lo spirito di sacrificio (italiano e sportivo) alla capacità di sognare adolescenziale.

Ciò che abbiamo perso (forse a causa dell’età, forse a causa degli eventi) è proprio la capacità di sognare. È una grave perdita: significa perdere la speranza e capacità di immaginare un’alternativa.

Lo ammetto: in passato sono caduto anch’io in questo errore, ma sto cercando di recuperare.  Perdere i sogni è un sintomo: la vera malattia è perdere la speranza.

I sintomi di questa malattia li riconosco subito: si tende a trovare una soluzione pragmatica ad ogni problema, lasciando poco spazio alla fantasia.

Non esiste una cura medica per questa malattia: siamo noi che dobbiamo lasciarci andare un po’ di più.

Non fate finta di vivere in un paese normale

FintaViverePaeseNormaleRobertoSaviano
Non fate finta di vivere in un paese normale

Il titolo e l’immagine di oggi è un po’ politica (e – forse – anche un po’ polemica): d’altronde, sono state condivise da Roberto Saviano sul suo profilo Facebook

Non fate finta di vivere in un paese normale

Dell’Italia (all’estero, ma anche dentro i nostri confini) se ne dicono letteralmente di tutti i colori: non solo bianco, rosso e verde. Putroppo, in Italia si legge poco, perciò molti ignorano l’opinione altrui.

Vocabolario alla mano, Saviano ha ragione: il concetto di normalità è sconosciuto al DNA italico. In compenso, gli italiani sono dotati di un’inventiva invidiabile: alcuni la chiamano arte di arrangiarsi, altri creatività, ma il concetto non cambia.

Data questa situazione,  un brainstorming nazionale per normalizzare il Paese sarebbe inutile: ve lo immaginate un gruppo di pazzi alla guida di un ospedale psichiatrico?

Verrebbe da chiedersi

Che fare, allora?

Avrei una risposta, ma ho deciso di non scriverla: andrei contro il principio di questo post..ma, ovviamente, ho la mia opinione.