Ho commesso il peggiore dei peccati…

Frase di Jorge Luis Borges
Ho commesso il peggiore dei peccati che possa commettere un uomo. Non sono stato felice.

La differenza fra peccati veniali peccati mortali dovrebbe essere nota anche ai non credenti, ma non credo che molti sappiano stilare un elenco in  ordine di gravità all’interno di questi due gruppi.

Non credo che ne sia stato in grado nemmeno Jorge Luis Borges. Tuttavia, lui è riuscito a individuare il peggior peccato del mondo, coniando l’aforisma

Ho commesso il peggiore dei peccati che possa commettere un uomo. Non sono stato felice.

Non so se Borges e John Lennon si siano mai incontrati, ma credo sarebbero andati d’accordo.i

Ognuno ha il suo concetto di felicità, su questo non ci sono dubbi. Alcuni di questi sono aleatori (quante persone hanno vinto un milione di euro o più al superenalotto?), altri impossibili (quante persone sono riuscite a volare usando solo il proprio corpo?).

Fra questi due estremi, c’è una quantità di possibilità che non si possono elencare. Non sono il tipo abituato a concludere un post dicendo

Perciò, alzate il culo da quella sedia e agite!

Sono, piuttosto, il tipo di persona che vi invita a meditare: stasera, prima di dormire, provate a elencare i vostri desideri. Spero per voi che riuscirete ad immaginarne qualcuno che non solo si possa realizzare, ma che si possa realizzare con poco sforzo.

Quando fai qualcosa di nobile e bello e nessuno lo nota, non essere triste. …

Frase di John Lennon
Quando fai qualcosa di nobile e bello e nessuno lo nota, non essere triste. Il sole ogni mattina è uno spettacolo bellissimo e tuttavia la maggior parte del pubblico dorme ancora.

Non è la prima volta che cito una frase di John Lennon: un autore così prolifico ci lascia sempre anche qualche pensiero nelle sue interviste o nelle sue diachiarazioni

Quando fai qualcosa di nobile e bello e nessuno lo nota, non essere triste. Il sole ogni mattina è uno spettacolo bellissimo e tuttavia la maggior parte del pubblico dorme ancora.

A tutti piacerebbe essere notati (e – magari – anche ricordati) per ciò che fanno nella loro vita. Putroppo, al novantanove percento degli abitanti di una qualsiasi nazione ciò non è concesso.

Ogni mattina ognuno di noi si alza per andare al lavoro, ma la maggior parte di noi non vedrà mai il suo nome su un giornale per aver ottenuto dei risultati eccezionali.

Penso ai medici che ogni giorno fanno nascere, curano e fanno guarire tante persone nel mondo, facendo un lavoro encomiabile senza ricevere encomi. Nessuno di loro esercita la professione aspirando al Nobel: lo fa per semplice vocazione.

Credo che il miglior modo per essere felici sia andare a letto soddisfatti per ciò che si è fatto nella giornata appena trascorsa.

Quando andavo a scuola

LennonVitaFelice

 

Oggi ho trovato casualmente su internet questa frase di John Lennon:

Quando andavo a scuola, mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi “felice”. Mi dissero che non avevo capito il compito e io dissi loro che non avevano capito la vita.

Capire perché mi piaccia questa frase è stato semplice.

Durante le scuole elementari, dal 1985 al 1990, ebbi solo un’insegnante: non saprei dire quanti anni avesse, ma andò in pensione proprio nel 1990.

ll suo modo di insegnare era molto pratico: non c’era nessuno spazio per la fantasia, tutto era incentrato sul dovere. Potrei dire lo stesso riguardo al modo in cui mi hanno educato i miei genitori.

Questo modus pensandi mi ha fatto crescere come una persona affidabile, ma ha tarpato le ali all’immaginazione.Il destino, fortunatamente, mi ha dato una via d’uscita: la lettura. Grazie ai libri ho potuto capire cosa fossero la fantasia e il piacere .

Non occorre essere John Lennon per capire che nella vita servono (anche) fantasia e piacere. I motivi sono molti:

  • Aiutano a risolvere i problemi in modo innovativo
  • Aiutano a rilassarsi
  • Possono indicarci la strada per il nostro futuro

Ognuno di voi può trovare altri benefici derivanti dalla fantasia e dal piacere, ma credo saremmo tutti d’accordo nel dire che  – alla fine – sono i veri motori che ci conducono verso la felicità duratura.