Incidente in un’azienda

LaminaViaRhoEsterno
Foto Aerea della Lamina ripresa dal sito aziendale

Milano è una metropoli: impossibile conoscere tutte le persone che vi abitano e ancor meno tutte le persone che vi lavorano, la maggior parte dei quali pendolari. Purtroppo, deve accadere qualcosa di grave affinché una persona sia ricordata, almeno per qualche tempo.

Continua a leggere Incidente in un’azienda

Ti ho vissuta sempre come un sogno…

GiulianoSangiorgiDoloresOriordanRitrattoBN
Ritratto in e nero di Dolores O’Riordan e Giuliano Sangiorgi che si abbracciano

Il post di oggi è difficile da scrivere, perché riguarda la morte di Dolores O’Riordan. Scrivere della morte è già difficile, scriverne a caldo ancor di più: si rischia di essere asettici o banali.

Tra le migliaia di frasi trovate su Facebook spicca quella di Giuliano Sangiorgi

Continua a leggere Ti ho vissuta sempre come un sogno…

La legge del buon cuoco

PrimoPianoGualtieroMarchesiChefBiancoNero
Primo Piano dello chef Gualtiero Marchesi

Sembra strano dover parlare di una morte in un periodo come questo. Del resto, il legame fra vita e morte resta indissolubile: credo che sia questo il primo messaggio che ci ha lasciato la notizia della morte di Gualtiero Marchesi.

Continua a leggere La legge del buon cuoco

Fantozzi e il biliardo

Questa mattina avevo già pubblicato lo spoiler dell’articolo che avrei scritto oggi sulla mia pagina Facebook, quando l’ANSA ha rilanciato la notizia della morte di Paolo Villaggio.

Il modo migliore di omaggiarlo è parlare della mia scena preferita di uno dei suoi tanti film con protagonista il ragionier Ugo Fantozzi: quella della mitica partita a biliardo contro il Direttore  della Megaditta Conte  Diego Catellani.

Chi non ha mai sognato di battere il proprio capo in uno sport in cui quest’ultimo dice di eccellere, magari facendo un colpo che possa ricordare un triplo filotto reale ritornato con pallino?

Credo tanti di noi….Pazienza, poi, se ciò avrà ripercussioni. Se è vero che tutti hanno diritto al proprio quarto d’ora di celebrità, è anche vero che tutti noi abbiamo diritto di essere rispettati come persone.

La saga di Fantozzi ha più di un punto in comune con la vita reale: spesso cerchiamo la rivalsa dalle frustrazioni del lavoro in un hobby o in uno sport.

Questo è l‘errore che commettiamo più frequentemente: già il Barone De Coubertin ci ha insegnato che

L’importante non è vincere, ma partecipare

Eppure tutti noi ci comportiamo come un qualsiasi Fantozzi:

  • Agognando ad una posizione sociale più elevata
  • Volendo eccellere in un campo
  • Conquistando la Signorina Silvani dei nostri sogni

Quello che non abbiamo ancora capito è che ogni persona è unica ed irripetibile: perché ci sforziamo così tanto di emulare gli altri, anziché vivere la nostra vita?

La morte di Erin Moran

Ritratto di Erin Moran da "Huffington Post"
Ritratto di Erin Moran

Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato per strada, ma che sono entrate nelle nostre case tutti i giorni grazie alla televisione: una di queste era Erin Moran, meglio nota per essere stata la Jonie Cunningam nel telefilm Happy Days.

Così come entrano, queste persone escono dalle nostre case con una logica televisiva: come cantavano i QueenThe show must go on.

Noi spettatori raramente ci chiediamo

Ma che fine ha fatto…?

Fino a quando non leggiamo la notizia della morte del personaggio in questione. Questa è la sorte toccata ad Erin, morta  oggi in povertà.

Lo spettacolo è anche questo: dimentichiamo i nostri idoli perché ce ne vengono proposti sempre di nuovi. Purtroppo, applichiamo questa logica alla vita di tutti i giorni.

Quante persone conosciamo e frequentiamo per lavoro o per piacere mediamente nel corso della vita? Non ho trovato statistiche a riguardo, ma non ci vuole molto a capire che sono centinaia e che con ognuna di esse abbiamo trascorso molti momenti, belli o brutti che siano.

Le persone comuni non sono certo ricordate spesso nei notiziari: se abbiamo perso contatti con una persona, possiamo

  • Chiedere ai conoscenti se hanno notizie
  • Telefonare
  • Fare una ricerca su internet

In questo modo, faremo capire a queste persone che sono importanti per noi. Allora, cosa aspettate a scrivere quella mail o a usare quel telefono?

'A livella

 

Pur non potendomi definire cattolico, non mi sembrava giusto far passare la ricorrenza dei defunti senza parlarne. Scavando nella memoria, mi sono ricordato della poesia A livella.

Chi meglio del suo stesso autore, il principe della risata Totò, può declamare il testo con la giusta intonazione, conferendole un tono a volte drammatico e a volte nel simpatico dialetto napoletano, senza scadere nel comico?

In modo molto più prosaico, spesso si constata (e, altrettanto spesso si nega) un fatto

Tutti dobbiamo morire

Anche io sono spaventato dalla morte, ma c’è una cosa che trovo ancora più ingiusta: una volta morti, i defunti sono spesso omaggiati anche da persone che non si sono fatte vedere da vive…soprattutto nel momento del bisogno.

La vita ci porta a dover fronteggiare prima le difficoltàpoi la morte stessa: alla seconda non c’è rimedio, ma alle prime sì. Pertanto, vorrei che – durante la vita di qualcuno – ci siano le stesse persone che partecipano alla cerimonia funebre.

La Famiglia Reale Inglese

 

Per certi versi, tenere questo blog è facile: si prende un video, si scrivono i propri pensieri e l’articolo viene da solo. Ci sono fatti, però, che possono rendere tutto più complicato.

È la prima volta che parlo di morte: avrei voluto già farlo con la giornalista Letizia Leviti, ma il suo video mi ha commosso troppo per riuscire a  scrivere qualcosa di sensato.

Con Anna Marchesini il discorso non è sicuramente più semplice: il suo testo, per quanto ironico, resta comunque un testamento.

Ho deciso di ricordare Anna così, con un video dei tempi del Trio, perchè credo sia il modo migliore per ricordare una persona scomparsa. L’immagine con cui tutti cercano di ricordare un defunto:

  • Sano
  • Mentre sta lavorando
  • In compagnia di amici o colleghi

In fin dei conti, credo che quest’immagine sia una sorta di eredità collettiva: qualcosa che il defunto (Anna, in questo caso) lascia a chi vive ancora.

 

Nadia Benedetti, Claudio Cappelli, Vincenzo D'Allestro, Claudia Maria D'Antona, Simona Monti, Adele Puglisi, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Marco Tondat

Nadia Benedetti, Claudio Cappelli, Vincenzo D'Allestro, Claudia Maria D'Antona, Simona Monti, Adele Puglisi, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Marco Tondat
Nadia Benedetti, Claudio Cappelli, Vincenzo D’Allestro, Claudia Maria D’Antona, Simona Monti, Adele Puglisi, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Marco Tondat

Una bandiera italiana elenca i nomi delle vittime del massacro in Bangladesh.

La considero una specie di lapide virtuale. Putroppo, questa lapide non durerà per sempre: internet ha una memoria troppo corta, o troppo capiente…Dipende dai punti di vista.

Digitando uno dei nomi su Google, troverete sempre qualcosa che parla di loro: questo post sarà parte di quel qualcosa.

Putroppo,  la memoria si concentrerà sugli eventi più recenti. Non me lo auguro, ma so che in futuro accadranno ancora eventi tragici come questo, perciò il nostro cervello si concentrerà su quelli.

Qualcuno si informerà fino a quando i quotidiani non saranno presi da qualche altra notizia più recente, il ricordo dei caduti rimarrà indelebile solo per i famigliari delle vittime e per i server sparsi sulla superficie terrestre.

Non è giusto, ma è la vita….

Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre

BrandonLeeCorvo

Negli ultimi giorni siamo stati colpiti da un grave lutto a causa degli attentati di Bruxelles, la Capitale d’Europa che ho visitato quest’estate.

Dopo alcune incertezze, ho deciso di dedicare questo post alle vittime ed ai loro famigliari senza fare considerazioni politiche o militari.

Per farlo, ho scelto la frase con cui si chiude il film  Il Corvo con Brandon Lee :

Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre

Fino a quando non siamo toccati personalmente dalla morte di qualcuno che ci è caro, non possiamo sapere come reagiremo, nè nell’immediato, nè a lungo termine.

Io ho sperimentato sulla mia pelle questa sensazione due volte:

  • Nel 2001, quando morì mio nonno materno: il giorno del  funerali piansi tutte le mie lacrime ed i miei singhiozzi sovrastavano il canto del coro
  • Nel 2011, quando morì mia nonna materna: in quell’occasione tenni un comportamento più compassato, ma non per questo meno triste

Anche se ora sono passati anni, non passa giorno in cui non mi ricordo qualche accadimento del tempo trascorso con loro. Non vi farò un lungo elenco: vi è sufficiente sapere che – ogni volta che accade – ho un sorriso strano, quasi dolce per l’amore che provo e al contempo rammaricato per un tempo che non torna più.

Auguro ai famigliari delle vittime di Bruxelles, una volta elaborato il lutto, di avere lo stesso sorriso che ho io in quei momenti.